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The end

 Novembre. Sembra il venticinque luglio,
 Fini lo invita a dar le dimissioni,
 Umberto se ne sta dietro un cespuglio,
 tutti lo voglion fuori dai coglioni.

 Comincia a impietosire l’uom del fare
 che a causa di Gianfranco e di una troia
 vive un dilemma: o tira a campare
 o va a finire che tira le cuoia,

 come un democristiano del passato.
 Dai predellini e dai bagni di folla
 il leader più potente del creato
 sta in un bagnomaria, in un tira e molla

 che neanche Andreotti ai tempi suoi…
 Fra una verifica e un caminetto
 si vedon volteggiare gli avvoltoi
 che aspettano le spoglie del ducetto.

 Ci proporrà rimpasto o rimpastino?
 Governicchio o minestra riscaldata?
 Governo fotocopia o ballerino?
 O sarà crisi? Al buio o pilotata?

 Con un esploratore oppure senza?
 L’uomo del far, l’alfiere dell’amore,
 il simbolo mondial della potenza,
 si aggira nella sua villa di Hard-core

 come Adolfo nel bunker di Berlino,
 circondato dai più fedel lacché:
 Ghedini Nicolò, Bondi, Angelino,
 Cicchitto, Gianni Letta e Santanché.

 Il Cavaliere è ormai pronto alla resa
 e dalla testa ha già tolto il diadema
 perché è finita in campo la discesa.
 Lo può salvar sol Massimo D’Alema.

Carlo Cornaglia, 12 novembre 2010
 
 

Pubblicato il 12/11/2010 alle 16.25 nella rubrica Le poesie di Carlo Cornaglia.

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