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Le gambe corte di Riotta


Vignetta di Molly BezzCon Gianni Riotta non serve il buonismo, bisogna essere cattivi: applausi della sala. Ecco, se l'altro ieri sera il ministro dell’Interno Bobo Maroni avesse pronunciato questa lapidaria sciocchezza, sul Tg1 del medesimo Gianni Riotta, non l’avremmo sentita e il nostro giudizio su Maroni avrebbe perso un notevole elemento per farsi più aspro e peggiorare.

Peggiora, ma non tanto, quello su Gianni Riotta che d’abitudine toglie il “viva voce” ai potenti quando fanno i bulli o dicono fesserie. Lo fa per prudenza. Perché ha una sincera fiducia nel futuro. Perché pur sapendo che le dichiarazioni del potere vanno sempre registrate e messe a disposizione dell’opinione pubblica - come insegnano da qualche anno alla sua università, la Columbia University di Nuova Yorche - ma tante volte è più utile non farlo, meglio soprassedere con un riassunto, dedicarsi all’elogio d’altri poteri, da  Napolitano in giù. Diciamo fino a Schifani.

Quando Silvio Berlusconi ha detto che da Obama non ci sarebbe andato, “perché io non faccio la comparsa, sono un protagonista”, Riotta non l’ha mandato in onda. E neppure la volta dopo, quando ha detto che per evitare gli stupri ci vorrebbe un soldato accanto a ogni bella donna, cosa che lui, Silvio, intendeva “come elogio alle belle donne italiane”.

E’ un caso di omertà giornalistica - evocativa di cupi tremori e sonni d’infanzia palermitana - che andrebbe studiata per singolare incoerenza con il look esibito a copertura. Perché certo serve a occultarla (quella cupezza) sotto l’allegria di una vasta familiarità con le copertine dei libri, delle quali Gianni Riotta sottilmente ragiona coadiuvato dalla sua bella postura in maniche di camicia.

Ignorando, nel suo zelo di inchini davanti al sole e ai piccoli re passeggeri, quel che (tuttavia) si dice alla Washington Post: “Le camicie hanno le gambe corte”.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

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Pubblicato il 4/2/2009 alle 12.31 nella rubrica Pino Corrias.

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