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Liberali alle vongole


Vignetta di NatangeloZorro
l'Unità, 3 febbraio 2009


Fra le tante parole che han perso il loro significato, anzi hanno assunto quello contrario, c’è “liberale”. Ieri Ostellino, che ogni due per tre ricorda di essere un “liberale” (forse per convincere se stesso), scrive sul Corriere che Di Pietro è “autoritario” perché chiede al capo dello Stato di non firmare leggi incostituzionali, e “ha un certo seguito in quella parte dell’opinione pubblica che, negli anni 20, ingrossò in buona fede le file del fascismo”. “Nelle democrazie liberali - spiega Ostellino - i politici non sono legibus soluti, ma sottoposti essi stessi alla Legge. Che è ‘uguale per tutti’”. Ben detto. Peccato che le critiche al Quirinale riguardino proprio la firma sulla legge Alfano che rende “legibus solutae” le quattro alte cariche dello Stato, trasformandole in cittadini più uguali degli altri. Ma, anziché prendersela con quella legge e con chi l’ha voluta e avallata, Ostellino, liberale in crisi di identità, attacca chi la contesta dandogli del fascista autoritario. Altri noti liberali, come gli avvocati affiliati alla setta delle Camere penali capitanata da Oreste Dominioni, già difensore di Dell’Utri, denunciano penalmente Di Pietro per “offesa all'onore e al prestigio del capo dello Stato” (art.278 Codice penale) a proposito delle pacatissime critiche rivolte a Napolitano in piazza Farnese. In qualunque altro paese i liberali difenderebbero il diritto di critica, tanto più nei confronti di un’alta carica dello Stato che da sei mesi non è più soggetta alla legge penale. In Italia i “liberali”, quando qualcuno dissente, chiamano la Celere.
(Vignetta di Natangelo)

Pubblicato il 3/2/2009 alle 15.3 nella rubrica Marco Travaglio.

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