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Gli insaccàti

Foto di swardraws da flickr.comUliwood party
da l'Unità del 14 dicembre 2007

Il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella ha subito capito qual è il problema: non Berlusconi che si compra i senatori un tanto al chilo, ma i magistrati che l’hanno scoperto e i giornalisti che l’hanno scritto. Diagnosticata la malattia, ecco la cura: «Ho presentato un ddl sulle intercettazioni che ha raccolto ampi consensi alla Camera, ma è fermo al Senato. Se si sblocca, si risolve il problema. Che esiste. Ma non solo quando tocca qualcuno. Se tocca me, nessuno interviene».

Mastella - parlando a margine della presentazione del calendario dell’Associazione per i disturbi alimentari e l’obesità - è coerente. L’altro giorno gli hanno arrestato il 50% della delegazione Udeur al governo: il sottosegretario Verzaschi (l’altro 50% è Mastella). Ora, se i pm non possono più intercettare, i reati non si scoprono più e per l’Udeur è un bel vantaggio. Ma basterebbe pure - come da legge Mastella - impedire ai giornali di scrivere e ai cittadini di sapere.

Così pure Bellachioma può comprarsi i senatori che gli occorrono senza che la cosa si sappia in giro, disturbando fra l’altro il dialogo sulle riforme. Il sen. avv. Guido Calvi, in una memorabile intervista al Corriere, non dice una parola sul capo dell’opposizione che compra senatori di maggioranza. Parole di fuoco, in compenso, per pm e giornalisti: «Ho sempre paura che qualche magistrato, come dire? possa deviare nell’esercizio delle sue funzioni», nel qual caso «il controllo del Csm deve diventare estremamente rigoroso». Poi, si capisce, una bella legge destra-sinistra per silenziare i giornali «prima dell’uso processuale delle intercettazioni», e «punizioni severe a chi sgarra». Tolleranza zero per stampa e toghe. Per Berlusconi no, anzi il dialogo deve proseguire indisturbato: «Credo e spero che questa vicenda giudiziaria resti separata dalla politica». Uno tenta di comprarsi i senatori dell’Unione e l’Unione che fa? «Separa la vicenda giudiziaria dalla politica». Come se la compravendita non fosse avvenuta al Senato, ma al mercato del pesce. Basta parlar d’altro.

È quel che fa Paolo Guzzanti sul Giornale della ditta: che il suo capo compri senatori, dopo aver strillato per 13 anni al «ribaltone», non gli fa né caldo né freddo. Lui preferisce ricordare «quando passeggiavamo con Saccà per chilometri avanti e indietro sulla terrazza del Psi parlando di politica». Che tenero. Anche Littorio Feltri, solitamente così vispo, non ha ben capito qual è la notizia: anziché del Capo che compra senatori, lui parla delle quattro «attrici» raccomandate da Silvio a Saccà. Confessa di essere pure lui un raccomandatore, poi domanda: «Chi non ha raccomandato qualcuno? È un reato?».

Questi signori sono così spudorati da pensare che facciano tutti come loro. Pure Tweed Berty, secondo l’amico Curzi, «è arrabbiato e seriamente preoccupato». Ma non col Cavaliere, anzi: «Berlusconi è un animale politico e sulle riforme è un interlocutore indispensabile». Ce l’ha con la Procura di Napoli che calpesta le «prerogative dei parlamentari sancite dalla Costituzione». Cioè vuol sapere se i pm di Napoli sono impazziti e hanno intercettato Berlusconi. Naturalmente non è così: intercettato era Saccà, non Berlusconi, il quale astutamente usava un cellulare della scorta (perfettamente intercettabile). E poi il Parlamento ha appena massacrato Forleo perché aveva chiesto alle Camere il permesso per usare intercettazioni indirette di parlamentari per indagarli, mentre - han sostenuto destra e sinistra - per indagare D’Alema e Latorre non occorreva alcuna autorizzazione.

Oggi, per Berlusconi (come per Mastella a Catanzaro), han di nuovo cambiato idea: occorre l’ok anche per acquisire tabulati e telefonate. Poi c’è il cosiddetto Garante della Privacy che, come sempre quando c’è di mezzo un Vip, annuncia in tempo reale l’apertura di una pratica: non a tutela del sen. Randazzo, a cui hanno addirittura spiato i conti correnti per stimare il suo eventuale prezzo; ma a tutela di Berlusconi. Il dito indica la luna e tutti guardano il dito.

Fortuna che, a entrare nel merito dei fatti, c’è il Cavaliere. Che, senz’accorgersene, confessa: «Non ho corrotto nessuno, ho solo promesso». purtroppo per il Codice penale la corruzione scatta quando uno «dà o promette denaro» all’incaricato di pubblico servizio. Ma i suoi onorevoli avvocati, con quel che gli costano, non gli hanno spiegato niente?

Pubblicato il 16/12/2007 alle 12.49 nella rubrica Marco Travaglio.

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