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Il silenzio del Palazzo

flickr.comSono (per lo più) i politici l’antipolitica. La verità lampante l’ha scritta Barbara Spinelli l’altro giorno su La Stampa. E’ la loro crescente quantità di privilegi, di separatezza, di sordità, di omertà a scatenare quel risentimento che Beppe Grillo ha portato sul palco di piazza Maggiore a Bologna e in quello planetario della Rete. Che si è imposto come un allarme assordante per il Palazzo da parte di milioni di cittadini che disprezzando i politici – da Burlando a Berlusconi, da Gustavo Selva a Clemente Mastella -  invocano la politica.

E’ altrettanto vero, come ha detto fuggevolmente Romano Prodi, che i politici sono lo specchio fedele del Paese. La Casta ci  rappresenta, interpreta le nostre aspirazioni, asseconda i nostri stessi vizi, e addirittura li moltiplica avendone il modo e i mezzi accresciuti dal potere. Il nostro Parlamento, a differenza di quelli europei, ha sempre contenuto una quota di inquisiti, o addirittura di condannati. Negli Anni della Prima Repubblica, il doppio di oggi. E basterebbe riflettere sul caso della Sicilia e dei siciliani che alle ultime elezioni per la poltrona di Governatore, tra il molto inquisito Totò Cuffaro e Rita Borsellino, la sorella del giudice ucciso in via D’Amelio, scelgono Cuffaro senza tentennamenti, o vergogna, con 12 punti di scarto.

Non è il (fantomatico) qualunquismo di Beppe Grillo che dovrebbe preoccuparci. O le sue parolacce, fastidiose d’accordo, ma chi se ne frega. E’ un comico che parla, ha il diritto di farlo nei modi che si merita e che ci meritiamo. Il pericolo viene dal silenzio del Palazzo. E contemporaneamente dalle molte sordità del Paese reale che sa indignarsi sempre guardando altrove, o in alto, mai nello specchio che si porta dietro.

Pubblicato su Vanity Fair del 04 ottobre 2007

Pubblicato il 28/9/2007 alle 15.22 nella rubrica Pino Corrias.

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