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Foto di Francesco Di Fazio da flickr.comDue cose debordano scandalosamente in questo finale di commedia 2007. La spazzatura a Napoli e Lamberto Dini. Non si assomigliano nell’aspetto, non si assomigliano nell’odore, ma entrambi violano il senso comune, l’estetica delle cose. La prima è troppa, il secondo troppo poco. Disarmano chi guarda, avvelenano chi respira. Una è assai colorata, l’altro è perfettamente grigio, eppure emanano la medesima infelicità. Si sono guadagnati il palcoscenico nello stesso anno, il 1994. Da allora incarnano le conseguenze di situazioni intollerabili. L’intasamento napoletano deriva dalla pretesa di una intera comunità di non smaltire i propri rifiuti, per conferirli in un qualunque altrove, purché distante. L’ingorgo diniano tracima sulla polverizzazione della politica, dei suoi rappresentanti professionali, che diventano perpetuo ostaggio di ogni singolo colonnello, moltiplicando i ricatti, paralizzando le decisioni, generando questa immensamente noiosa guerra di ripicche, minacce, annunci, retromarce, allarmi, litigi, pacificazioni, vertici, emergenze. Che intasa - come la monnezza - il suolo pubblico, la pubblica decenza, i cassonetti dell’informazione.

A scorrere gli ultimi tre mesi della sua personale guerriglia extraparlamentare è un infinita sequenza di assalti e retromarce. Dini minaccia di non votare la spesa pubblica. Poi invece vota. Critica il pacchetto sicurezza, ci ripensa. Respinge il Welfare, lo accoglie. Disapprova i provvedimenti sui precari, li sottoscrive. Dini una volta si oppone. E la volta dopo asseconda. Dini se ne va a sorpresa. E a sorpresa resta. Dini resiste. Dini sfida. Dini fa retromarcia. Dini chiede mani libere. Dini minaccia mani libere. Dini vota per l’ultima volta. Per la penultima. Poi lascia. No, non lascia, verifica.

Dini vale un voto, più quattro senatori, più una moglie miliardaria condannata in primo grado per bancarotta fraudolenta. La spazzatura vale 90 mila tonnellate, una mezza regione in ginocchio, un affare perpetuo per le canaglie della camorra. Auguriamoci - per l’anno che verrà - uno smaltimento differenziato.

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