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Il Riformista
15 ottobre 2010
Onida: «Sbaglia il Pd a sostenere Boeri.
Nelle primarie non ci sono etichette»
Alessandro Da Rold




Il Sole 24 Ore
15 ottobre 2010
"Stretta" su Csm e Consulta
Donatella Stasio


Corriere della Sera
15 ottobre 2010
Consulta, la proposta del Pdl: due terzi per bocciare le leggi
Dino Martirano




MEDIASET: DIRITTI TV, INVITO A COMPARIRE PER BERLUSCONI
(AGI) - Roma, 15 ott.
-
La procura di Roma ha mandato un invito a comparire a Silvio Berlusconi, al figlio Piersilvio e ad altri imputati nel processo milanese sui diritti televisivi di Mediaset e si riacutizza la tensione tra Pdl e toghe. E' Niccolo' Ghedini, deputato Pdl e legale del presidente del Consiglio, a spiegare che "dall'eventuale prosieguo delle indagini si potra' agevolmente evidenziare come i prezzi dei diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da societa' terze e che pacificamente il presidente Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire ad una pronta archiviazione". Ma e' Daniele Capezzone a dare la reazione politica al caso: "Non esiste un solo caso nell'Occidente avanzato e nella storia delle democrazie moderne, in cui un plurivincitore delle elezioni, un leader scelto e piu' volte confermato da una larga maggioranza di cittadini, sia stato e sia oggetto di una cosi' massiccia, sistematica, inesauribile serie di attacchi, inchieste, procedimenti giudiziari". "E cosi', e' proprio il caso di dire: a ciascun giorno la sua inchiesta", dice il portavoce Pdl che ribadisce: "Chiunque dovesse pensare di poter battere Berlusconi per via giudiziaria mostrerebbe di non aver capito nulla ne' di Berlusconi ne' della maggioranza degli italiani. In democrazia, i governi li scelgono gli elettori, non le procure".
  E' invece Fabrizio Cicchitto a rilevare che la novita' "e' la dimostrazione che fino al '94 la magistratura non si e' occupata di Berlusconi mentre dal '94 in poi ha iniziato a occuparsene perche' lui fa politica". E questo, ha aggiunto, "e' un grande problema per la democrazia del paese".
  Ed e' polemica per le parole con le quali il Pdl Francesco Casoli invita "i giudici che amano stare sotto ai riflettori" a "fare molta attenzione perche' il clima politico e' molto pesante, e se disgraziatamente dovesse accadere qualcosa le toghe non saranno esentate dal non avere la coscienza macchiata". "Al netto della loro inquietante vaghezza, la parole di Casoli sono di gravita' inaudita", replica il Pd Emanuele Fiano, sottolineando che cosi' si tende "a intimidire i giudici, a stravolgere l'equilibrio tra i poteri costituzionali e a procurare un allarme nelle popolazione tanto pericoloso quanto indimostrato".



RAI/SANTORO: USIGRAI, MASI CONTINUA AD AGGRAVARE SUA POSIZIONE
(ASCA) - Roma, 15 ott -
''Annozero non puo' non andare in onda. La legge e' molto chiara. Se il DG Masi non accetta l'arbitrato richiesto regolarmente da Michele Santoro la sospensiva della sanzione opera di diritto. Sottolineo piuttosto che da quando esistono gli accordi interni sull'arbitrato e' la prima volta che la Rai non accetta la procedura prevista dalle intese con l'Usigrai. Masi continua ad aggravare la sua posizione di fronte al buon senso. E' un ultimo disperato atto di arroganza di un uomo solo al comando, che e' tutt'altro che Fausto Coppi''.
E' quanto ha dichiarato Carlo Verna, segretario del sindacato Rai Usigrai.

RAI/SANTORO: AVVOCATO CONDUTTORE, NO ARBITRATO? SANZIONE RESTA SOSPESA
(ASCA) - Roma, 15 ott
- '
'Secondo me la sanzione resta quantomeno sospesa''. E' questo il secco commento dell'avvocato di Michele Santoro, Domenico D'Amati, alla notizia del rifiuto, annunciato dal direttore generale della Rai, Mauro Masi, dell'arbitrato interno proposto da Santoro contro la sanzione decisa dal vertice dell'Azienda nei suoi confronti.
La vicenda riguarda un insulto rivolto dal conduttore di Annozero allo stesso Masi, nel corso della trasmissione, che il direttore generale aveva deciso di sanzionare con una sospensione di dieci giorni.

RAI/SANTORO: MASI, AZIENDA NON ACCETTA ARBITRATO
(ASCA) - Roma, 15 ott
- ''
Non accettiamo questo arbitrato.
Come prevede e ci consente la legge, proseguiremo il giudizio nelle sedi di magistratura ordinaria''. E' quanto ha annunciato il direttore generale della Rai, Mauro Masi, intervenendo al programma ''L'ultima Parola'' su Rai2, riferendosi alla querelle con il conduttore di Anno Zero, Michele Santoro.



Se hai solo un martello è facile che tutti i problemi ti sembrino chiodi



Panorama
15 ottobre 2010
Emma, i giornali e i tiratori scelti
Così la libertà di stampa finisce in mano alle lobby
AA.VV.


Panorama
15 ottobre 2010
C'è un unico modo per essere giornalisti rispettati in Italia: votare a sinistra.
Vittorio Feltri



Panorama
15 ottobre 2010
La morale? Chi ha fatto della pornografia politica il proprio canone nella campagna sulle escort non ha il diritto di lamentarsi
Giuliano Ferrara



Panorama
15 ottobre 2010
L'insopportabile ipocrisia su "violenza privata", pressioni e libertà di stampa
Giorgio Mulè



Panorama
15 ottobre 2010
Il fango degli altri
Carlo Puca



Panorama
15 ottobre 2010
Se la libertà di stampa è a senso unico
Silvia Grilli




l'Espresso

15 ottobre 2010
Diavolo di un Aristotele
di Umberto Eco

Il filosofo ha il merito di aver definito per primo la metafora, sia nella Poetica sia nella Retorica, e in quelle sue definizioni sosteneva che essa non è puro ornamento bensì una forma di conoscenza


Libero Quotidiano
10 ottobre 2010
Maestri di giornalismo fazioso
Il Verbale secondo Marco
La strategia di Al Gogna per fingere di aver ragione
Mario Giordano



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La Stampa
14 ottobre 2010
Intervista
Travaglio: Masi obbedisce al premier
"Michele li riempe di soldi, e lo smantellano"
Paolo Festuccia



Alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai


Il Messaggero
14 ottobre 2010
Masi: se stasera Santoro mi attacca, lo licenzio
di Alberto Guarnieri


ROMA (14 ottobre) - «Ma lei lo sa che alla Bbc solo per aver ironizzato sul direttore generale con un messaggio su Facebook un dipendente è stato licenziato? Li-cen-zia-to, mica dieci giorni di sospensione».
Mauro Masi scandisce. Non urla ma è senz’altro arrabbiato.
Per la protesta che monta anche sotto le sue finestre (davanti all’ingresso Rai, oggi chiuso per bonifiche dall’amianto, si è tenuta ieri pomeriggio una manifestazione anti direttore generale)?
«Guardi che io non ho paura. Non ne ho mai avuta e non ne ho oggi».

Non è questione di coraggio. L’accusano di essere stato troppo duro, di aver messo in essere una punizione sproporzionata all’accaduto.
«Di sproporzionato sento tante dichiarazioni che inventano dietrologie e scenari del tutto inventati, dimenticando curiosamente il punto fondamentale di tutta questa vicenda».

Che è?
«Che milioni di italiani hanno visto in diretta televisiva un dipendente che manda platealmente a quel paese il suo capoazienda. Ciò è totalmente intollerabile in punta di diritto e nel senso comune. Tutto il resto è fuffa».

Compreso il danno che la Rai ricava dal non mandare in onda una trasmissione che fa ascolti quasi doppi della media della rete che la trasmette?
«Accusate la Rai di sbagliare perché pensa troppo gli ascolti. Voglio vedere domani chi tirerà in ballo questo argomento».

Si è sempre parlato di una sospensione per due puntate. Con questi dieci giorni Santoro potrebbe cavarsela con una, andando a condurre un programma preparato dalla sua squadra.
«Sono due le puntate che salterà. Non una soltanto».

Nel suo contrattacco ha lasciato però all’avversario la possibilità, stasera, di parlare dalla seguitissima tribuna di ”Anno zero”.
«Io, sentiti i legali, ho fatto il massimo come tempi e come modi. Ho applicato puntualmente la normativa vigente».

E se stasera Santoro l’attacca ancora?
«Lo licenzio».

Bersani stasera da Santoro ad Annozero
Masi querela per una vignetta di Vauro




Il Manifesto

14 ottobre 2010
Tagli e censura
Norma Rangeri



Il Manifesto

14 ottobre 2010
Intervista a Carlo Freccero
Quando tutto è iniziato con l'editto bulgaro
«Via il giornalismo, avanti tutta con l'intrattenimento»
di Alberto Piccinini


«Devo fare una premessa politica, e poi citare un aspetto pratico». Al telefono per parlare degli ultimi sviluppi del caso Santoro, Carlo Freccero ci risponde con la solita verve. Gli diamo la parola: «La premessa politica è questa: tutte le iniziative berlusconiane non vogliono essere solo restrittive, ma produttive di un nuovo ordine. L’editto bulgaro viene sempre ricordato come un atto di censura, ma c’è una seconda chiave di lettura, e Berlusconi la ribadisce continuamente con le sue decisioni». «L’editto bulgaro – prosegue Freccero – vuole colpire un certo modo di fare televisione: il famoso uso criminale del mezzo televisivo; e allo stesso tempo vuol dettare la linea editoriale del servizio pubblico. Lo fa in negativo, vietando un certo uso della televisione, ma queste decisioni diventano operative dato che indirettamente promuovono altri programmi. Praticamente si vieta il giornalismo d’inchiesta a favore dell’intrattenimento: infatti, in diverse occasioni vengono portate ad esempio le reti Mediaset che seguirebbero quest’ultima linea editoriale».

Quello che Berlusconi chiamò «uso criminale del mezzo televisivo», insomma, era ben poco criminale. Era giornalismo d’inchiesta.
C’è una costante nel pensiero berlusconiano: è buono ciò che è scelto dal popolo, ed è avallato dalla maggioranza. Il pensiero critico, essendo per definizione contro la maggioranza, è criminale. E questa regola vale in tutti i campi: la maggioranza, e non il presidente della repubblica, deve scegliere il premier; i giudici, che non sono eletti dal popolo, non possono giudicare chi è eletto dal popolo, ed è perciò la maggioranza col suo voto a stabilire cos’è vero e cosa è falso. E’ una concezione della verità su base plebiscitaria. Nemmeno i giornalisti possono permettersi di giudicare chi è eletto dal popolo. Questa regola taglia via dal servizio pubblico il giornalismo d’inchiesta e quello politico, vanificando di fatto la possibilità di fare informazione. Perciò, esclusa la politica come campo d’indagine, l’informazione non può che rivolgersi al privato nelle due varianti di cronaca rosa e nera.

Hai detto prima che volevi citare un aspetto pratico di tutta questa vicenda.
L’aspetto pratico sta nell’inadeguatezza a gestire la Rai, perché Santoro fa il programma di maggiore audience della rete, e anche di maggiore audience di tutte le reti Rai. Porta pubblicità. E inoltre, come mai Santoro che è in onda dall’87 con Samarcanda, poi col Rosso e il Nero, poi con Tempo reale, solamente oggi dev’essere punito, perseguitato, angustiato? In qualunque azienda televisiva un programma che produce audience e ricchezza sarebbe protetto e non perseguitato. Perché c’è un aspetto politico che si incrocia con l’aspetto – posso dirlo senza incorrere nel licenziamento? – di una gestione della Rai alquanto personalistica.

La «buona gestione di un azienda televisiva» Berlusconi sostiene di avercela mostrata a suo tempo, prima di scendere in politica. Santoro ha lavorato in Mediaset, a suo tempo. Quando si inceppa questo meccanismo?
La frattura sta nell’editto bulgaro. Santoro non appartiene alla linea editoriale che lui ha codificato per le sue reti e per la Rai. Nel 2001, dopo la mia Raidue, dopo Luttazzi e Santoro, spiegano a Berlusconi che io avrei mosso spettatori e voti, mentre questa linea editoriale – lo ripeto ancora una volta – era fatta solamente in luce televisiva, era una controprogrammazione. Lui invece ci legge dietro un impianto politico e da lì decide tutto quanto.

In sostanza Berlusconi stabilisce un equazione tra audience e voti guadagnati o ricevuti.
Esattamente. Pensa un attimo a come l’informazione non potendo affrontare i temi più consoni che sono politica, economia, controinformazione, si fa rotocalco popolare con gossip e processi, secondo il modello di tabloid popolare che è in voga in tutti i paesi anglosassoni. Lui decide che l’informazione dev’essere infotainment.

Infine caccia anche Mentana, che gli aveva inventato il telegiornale. A proposito, come leggi il successo del tg7?
Non esaltiamolo troppo, Mentana. E’ uno che mostra l’«a» e il «b», non solamente l’«a». Il pubblico che vuol vedere un telegiornale vuole essere informato, e così pure il pubblico di Santoro. Quello di Santoro sarà pure un punto di vista, ma il punto di vista è tipico del pluralismo della Rai, ed è l’unica missione di servizio pubblico che le rimane. Oggi si vuole accreditare soltanto un punto di vista: è questa l’enormità, la bestemmia. Se togliamo anche il pluralismo, cosa rimane alla Rai?

Non credi che quel che accade stia portando all’esaurimento del rapporto tra la televisione generalista e le fasce di pubblico perlomeno più «alte»?
Infatti sospendere, censurare i programmi, è un aiuto solamente a Sky, a La7. Chi oggi gestisce la Rai, non fa gli interessi della Rai. Occorrerebbe a questo punto una class action. Non dico di fare la rivoluzione, pensa un po’, ma di fare fronte a quel che accade perché evidentemente, in questo momento, per Berlusconi il consenso è più importante dell’industria televisiva.

Invece che sta succedendo a te, e alla tua Rai4?
Ho scritto al consiglio di amministrazione perché senza nessun rispetto delle procedure sono stato «messo a disposizione» con una lettera. La stessa lettera – con tutto il rispetto – che ha ricevuto la mia segretaria. Ho detto che se non avrò risposte in tempi brevi, procederò ad un’azione legale contro la Rai.

Cos’è stata? Una vendetta, un dispetto personale, un effetto fuori tempo del vecchio editto?
No, penso che sia stato soltanto un problema di efficienza, un errore procedurale. Per Berlusconi la Rai non è qualcosa da gestire in modo formalmente ineccepibile, e questo è sorprendente perché solitamente si circondava di persone che erano molto attente a questo. Ma qui vengono scelte persone che non rispettano nemmeno le procedure.


Rai/ Freccero: Cda capisca errore e annulli sospensione Santoro
Conduttore fa programma altamente professionale
Roma, 13 ott. (Apcom)
- "Mi auguro che il Consiglio di amministrazione capisca l'errore di procedura che è stato compiuto e possa annullare la sospensione, che procurerebbe un danno al pubblico e alla pubblicità". Lo dice Carlo Freccero ai microfoni di Cnr media.
"Santoro rappresenta il servizio pubblico e il pluralismo, che è l'elemento distintivo della Rai", dice Freccero. "Santoro fa il maggior ascolto di Raidue e uno dei più importanti ascolti della Rai, procurando molta pubblicità". L'ex direttore di Rai4 si dice attonito e stupefatto per questa decisione: "Michele Santoro fa programmi televisivi dal 1987 e non ha mai avuto problemi nè di censura, nè di sospensione, nè di licenziamenti. Nel 1996 Berlusconi lo chiamò per lavorare a Mediaset, questo vuol dire che Santoro fa un programma altamente professionale".



La Repubblica
14 ottobre 2010
La neolingua del Cavaliere
Gustavo Zagrebelsky




The Economist
Oct 14th 2010
Renewable electricity
Not just wind
Enel Green Power comes to market with an unusually broad technological base


The Economist
Oct 14th 2010
Sharia in the West
Whose law counts most?
Finding an accommodation between Islamic law and Western legal codes is difficult. But there are some ways forward



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Celebrazioni dell'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre

Corriere della Sera
13 ottobre 2010
Violante: io alla scuola pdl?
Sono un comunista democratico
Monica Guerzoni


Corriere della Sera
2 ottobre 2008
Violante: sì alla Festa pdl, io credo nel dialogo
Aldo Cazzullo


www.annozero.rai.it
Attentato alla televisione
Michele Santoro al Consiglio d'Amministrazione RAI

13-10-2010 12:49
 Gentile Presidente e gentili Consiglieri,
il provvedimento disciplinare assunto nei miei confronti, con una procedura ad personam, è di una gravità inaudita e, contro di esso, reagirò con tutte le mie forze  in ogni sede. Ritengo, tuttavia, che il Consiglio, anche senza entrare nel merito di questa “punizione esemplare”, debba pronunciarsi sulla decisione assunta dal Direttore Generale di metterla in atto cancellando due puntate di Annozero. Una punizione nei miei confronti si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già sottoposto a una partenza ad ostacoli, dopo che ogni settimana deve andare in onda in un clima di tensione, dopo che  Vauro e Travaglio sono costretti  a fornire gratuitamente le loro prestazioni senza che vengano fornite motivazioni di sorta. Considero tutto questo un vero e proprio attentato alla televisione di fronte al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
Cordiali saluti.

Michele Santoro



L'Unita'   
13 ottobre 2010
L'amica dei giornali amici: Santanchè, l'inserzione è certa
Federica Fantozzi

L'Unita'   
13 ottobre 2010
Il metodo Feltri
"Il suo giornalismo senza buona fede"
Ecco perche' e' sospeso 
Andrea Carugati


Il Giornale
13 ottobre 2010
Le delicate riflessioni della signora in rosso che dirige l'Unità
Vittorio Feltri




Il Messaggero
13 ottobre 2010
Ai nomi "sporchi", record di preferenze.
La camorra paga un seggio anche 60 mila euro
Mario Ajello


La Repubblica
13 ottobre 2010
Le mani mafiose sulla democrazia
Roberto Saviano




Riauspicio


Corriere della Sera

12 ottobre 2010
Il processo d' appello
Il comandante della base di Aviano sotto accusa a Milano
Abu Omar, Alfano scrive ai giudici: «Seguite l' interpretazione della Nato»
«Auspicio» Il Guardasigilli «auspica» che le sue considerazioni «possano essere condivise in sede giurisdizionale»

Luigi Ferrarella
MILANO - Il ministro della Giustizia che dice ai giudici di merito come debbano interpretare una norma e decidere parte di sentenza: succede nel processo di secondo grado che inizia oggi a Milano per il sequestro Cia di Abu Omar, nel quale il Guardasigilli Angelino Alfano ha scritto una lettera alla Corte d' Appello non soltanto per «condividere» l' interpretazione di un trattato Nato prospettata dagli Stati Uniti per sottrarre alla giurisdizione italiana l' allora comandante Usa della base militare di Aviano condannato a 5 anni in primo grado, ma anche per «auspicare» che le proprie considerazioni «possano essere condivise in sede giurisdizionale». Cioè di decisione da parte dei giudici d' Appello, con i quali gli unici a poter interloquire e avanzare richieste dovrebbero essere le parti processuali (difensori, accusa, parti civili)...


The Associated Press
Tuesday, October 12, 2010; 1:09 PM
Italy appeals trial of CIA kidnapping case begins   


Il Velino Sera
24 settembre  2009
Abu Omar, gli Usa: Non può essere processato il nostro ufficiale
Oscar Magi, il giudice che sta processando i presunti autori del sequestro dell'ex imam egiziano Abu Omar, dopo i paletti posti dalla Corte costituzionale dovrà rispettare i forti limiti alla sua azione posti dai trattati internazionali stipulati dall'Italia. Il procuratore militare della base area americana di Aviano Roger M. Welsh ha inviato una lettera ai giudici milanesi ed al ministro della Giustizia Angelino Alfano affinché in applicazione del Nato- Sofa (Status of Force Agreements) firmato dall'Italia a Londra nel 1951 si dichiari incompetente a emettere la sentenza contro il colonnello Joseph Romano imputato con 25 agenti della Cia (oltre ad una decina di italiani) di aver sequestrato l'ex imam.
Al paragrafo, lettera A n. 2 dell'Articolo 7 del Nato-Sofa, infatti, i presunti reati per cui è imputato il colonnello, sarebbero avvenuti, come contestato dal procuratore Armando Spataro, il 17 febbraio del 2003 nella sua qualità di militare di stanza presso la base aera di Aviano. Questo status, riconosciutogli anche dal piemme, farebbe si che il colonnello per "presunti reati - sta scritto nella lettera di Welsh - potrebbe essere imputato a vario titolo in base al codice uniforme di giustizia militare" degli Stati Uniti e per questo gli Usa, "intendono esercitare il loro diritto primario di giurisdizione sul colnnello Romano". Quindi il giudice Magi rinunci alla sua competenza per carenza di giurisdizione. Della questione non si parlerà alla ripresa del processo prevista per mercoledì prossimo, con la seconda parte della requisitoria dei pubblici ministeri. La prima parte è stata interamente dedicata alla responsabilità ( hanno agito come dei criminali comuni, ha detto Spataro) di Romano e dei 25 agenti Cia nel sequestro di Abu Omar, il 30 settembre prossimo saranno esaminate le responsabilità di Nicolò Pollari e degli altri agenti Sismi coinvolti a vario titolo, con il limite insuperabile imposto alla pubblica accusa dalle sentenze della Corte costituzionale che ha "vietato" di far riferimento ai rapporti fra i servizi segreti, alle disposizioni ed agli accordi. La sentenza della Corte chiarisce, infatti, in modo inequivocabile che i rapporti fra Cia e Sismi, anche se relativi ad Abu Omar, sono coperti dal segreto di Stato.
 
Adnkronos
21 ottobre 2009
Caso Abu Omar: Alfano A Usa, scaduti termini per rinuncia a giurisdizione  
''Sono scaduti nel 2007 i termini per la rinuncia alla giurisdizione da parte del nostro Paese, previsti dalla Convenzione di Londra del 1951,
nel procedimento penale nei confronti del Col. Joseph L. Romano; a questo punto, posso solo auspicare che l'autorita' giudiziaria milanese riconosca il difetto di giurisdizione e ritrasmetta gli atti, per competenza, alle autorita' militari statunitensi''. Questo, in sintesi, il senso della lettera con la quale il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha comunicato nei giorni scorsi all'ambasciatore Usa David H. Thorne di non potere - essendo gia' avviato l'8 giugno 2007 il procedimento penale nei confronti del colonnello americano accusato del rapimento dell'Imam Abu Omar - '' piu' avviare richiesta consequenziale all'autorita' giudiziaria competente'' per procedere alla rinuncia della giurisdizione italiana, come previsto dal D.P.R. 1666/56.


La Stampa
13 ottobre 2010
La doppia sfida di Alfano il Guardasigilli a responsabilità limitata
Alla ricerca di un difficile armistizio con la magistratura
e di un salvacondotto per i processi del premier
Marcello Sorgi



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La Repubblica
12 ottobre 2010
La politica come scorreria
Franco Cordero



Martedì 12 ottobre
Antimafia - Alla Commissione Antimafia di Senato e Camera dibattito su stragi 1992-1993.


La Tribuna di Treviso
12 ottobre 2010
«Stragi, sentire il premier»
Sulla proposta del Partito Democratico oggi battaglia in commissione Antimafia
di Natalia Andreani




El Pais
Roma - 12/10/2010
Entrevista: Gianfranco Fini Presidente de la Cámara italiana y líder del FLI
"No quiero hacer caer un Gobierno que yo mismo ayudé a construir"
Miguel Mora

[...]
…tras 16 años de convivencia y "colaboración leal" fue expulsado del Pueblo de la Libertad ("lo fundé con gran fe, pero estaba equivocado", dice) el 29 de julio, según recuerda, "sin poder defenderme y con un edicto interno que ni Stalin" habría concebido.
[...]
Si se le pregunta por el conflicto de intereses del jefe del Gobierno y por la anomalía que supone tener un primer ministro recurrentemente imputado, Fini se muestra evasivo y afirma que "en Italia no todo es blanco o negro", que Berlusconi "nunca ha sido condenado" y que "hay magistrados que ejercen el activismo político".
[...]
Fini se muestra abierto a aprobar "una ley realmente ad persónam que suspenda, como sucede en otros países [no cita ninguno], los procesos al primer ministro y otros altos cargos del Estado hasta el fin del mandato, siempre que no sea retroactiva y no perjudique a otros ciudadanos".
[...]
"Umberto Bossi es un verdadero líder político y sabe leer las tripas del país"



Isterico chi?

Il Giornale
12 ottobre 2010
Fabbriche di fango, tiro al bersaglio sul Giornale
di Gabriele Villa

Manovra d’accerchiamento al nostro quotidiano: non esiste il dossier sulla Marcegaglia ma politici, stampa e poteri forti si schierano compatti. E giustificano la censura preventiva dei pm per indurci al silenzio. Metodo "Repubblica": fango e giustizialismo a senso unico. L'editoriale di A. Sallusti: Ecco le vere fabbriche del fango


I magistrati accelerano con Feltri. Su Arpisella neanche un fascicolo
di Mariateresa Conti

A quasi sette giorni dal blitz in redazione vogliono ascoltare il direttore come teste. Sulle frasi del portavoce riguardo ai complotti invece non chiedono spiegazioni


I maestri di giornalismo ci difendono dalle accuse: inchieste, non dossier
di Gian Maria De Francesco

Due articoli di Ostellino e Pansa ristabiliscono la verità: "Pazzesco non indignarsi per la censura preventiva". Sul Corriere critiche per la Marcegaglia che limita la libertà di stampa: ma il pezzo finisce a pagina 36

Tutti i pretesti dell’«Unità» per coprire d’insulti «il Giornale»

… a Giovanni Maria Bellu, editorialista dell’Unità, lattacco del fondo di ieri doveva esser sembrato più luminoso e convincente con un bell’insulto ai due direttori del Giornale…



La Repubblica
12 ottobre 2010
Garantisti ad personam lasciate stare Sciascia
Francesco Merlo



La Stampa
12 ottobre 2010
Ordigni di pace e di guerra
Michele Ainis



Corriere della Sera
12 ottobre 2010   
"Verdini ha mentito sui suoi affari
Cosi' raccomando' Fusi negli appalti"
Fiorenza Sarzanini


Corriere della Sera
12 ottobre 2010
Il buco da un milione e la mossa della perizia che salva la societa' 
Mario Gerevini



Corriere della Sera
12 ottobre 2010
I partiti, l’illegalità e l’idea del codice etico
Umberto Ambrosoli



La Stampa
12 ottobre 2010
Le regole di una buona pensione
Peter Diamond

(Il testo è tratto dal volume «Pension Systems: Beyond Mandatory Retirement», curato da Elsa Fornero e Paolo Sestito. L'autore e' uno dei tre vincitori del Nobel per l’economia)


Washington Post
Foreign Service
Monday, October 11, 2010; 10:25 PM
Italy's crackdown on Gypsies reflects rising anti-immigrant tide in Europe
By Anthony Faiola



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Washington Post
Foreign Service
Monday, October 11, 2010; 10:25 PM
Italy's crackdown on Gypsies reflects rising anti-immigrant tide in Europe
By Anthony Faiola



Corriere della Sera

11 ottobre 2010
Smaltimento dì rìfiutì
Da qui e' nata l'indagine del caso Marcegagiia

di Fiorenza Sarzanini
Accertamenti e verifiche su alcuni affari riconducibili al «gruppo Trevi» che fa capo al vicepresidente di Confindustria Cesare Trevisani. Nasce da qui l’inchiesta che giovedì scorso ha portato i carabinieri nella redazione del Giornale per ordine della procura di Napoli. Nasce casualmente, perché intercettando il telefono del portavoce del presidente Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, i pubblici ministeri hanno ascoltato le sue conversazioni con il vicedirettore Nicola Porro che — dopo avergli inviato un sms «ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia» — gli annunciava lo spostamento «dei segugi da Montecarlo e Mantova» e quanto sarebbe poi accaduto: «Adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo».
Il procuratore Giovandomenico Lepore smentisce che Arpisella o la presidente siano sotto inchiesta anche perché, come si fa notare a palazzo di Giustizia, «avremmo dovuto convocarli con l’avvocato in quanto indagati di reato connesso». E invece sono stati interrogati come testimoni per raccontare il tenore delle telefonate effettuate e ricevute e, più in generale, lo stato dei rapporti e dei contatti con il vertice del quotidiano milanese. Quando Marcegaglia ha dichiarato di aver «percepito l’”avvertimento” di Porro come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine» e ha parlato di un tentativo «di coartare la mia volontà» per i giornalisti è scattata l’accusa di violenza privata...


la Repubblica
11 ottobre 2010
"Pas d'ennemis à droite" l'ultimo slogan del Cav
di Mario Pirani


la Repubblica
4 ottobre 2010
E ora lo sdoganamento del fascismo estremo
di Mario Pirani


la Repubblica
27 settembre 2010  
Berlusconi a pieno agio fra i camerati di Destra
di Mario Pirani


La Stampa
11 ottobre 2010
La giustizia "sotto il trono"
Carlo Federico Grosso



Corriere della Sera
11 ottobre 2010
I misteri di Southstream e il cda di Eni in scadenza
Salvatore Bragantini



repubblica.it
24 settembre 2010
I barbari sono alle porte
Alexander Stille

…Nello stato di New York ha vinto contro un deputato repubblicano abbastanza noto un personaggio molto strano di nome Carl Paladino, noto per il suo stile rozzo: ha mandato in giro e-mail razziste piene di parolacce, attacchi personali contro il candidato democratico Andrew Cuomo, un principe della politica newyorkese, figlio dell’ex governatore Mario Cuomo.
Ma i modi poco diplomatici di Paladino che minaccia di portare una mazza da baseball ad Albany, la capitale dello stato di New York, e di usarla contro i politici della legislatura dello stato, evidentemente sono piaciuti a una parte dell’elettorato…

The New York Times
October 11, 2010
Paladino Attacks Gays in Brooklyn Speech
By Elizabeth  A. Harris




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A journalist and a gentleman

«La Marcegaglia è un’isterica – ha detto ieri tra l’altro Sallusti a La7 – non dovrebbe essere a capo di Confindustria».

Sallusti ha anche definito Concita De Gregorio,”un’oca, anzi una gallina”:

ascolta


Il Giornale
10 ottobre 2010
Se gli imprenditori italiani si consegnano a Travaglio
di Alessandro Sallusti



Il Giornale
10 ottobre 2010
E ora vogliono radiare Sallusti e Porro
di Antonio Signorini

L'associazione Pannunzio si batte per i diritti dei giornalisti. Poi propone sanzioni per direttore e vice. Ci attaccano persino sul dossier-sberleffo: "Mai un giornale usato così per fare pressioni illegittime"


Il Riformista
10 ottobre 2010
Dossieraggi
killeraggi
pompieraggi
di Giampaolo Pansa

Che cosa ho imparato nei primi anni di giornalismo? Alla Stampa, al Giorno e al Corriere della sera, mi hanno insegnato che l’inchiesta è il top della professione, la prova di eccellenza, il traguardo glorioso di un cronista. A Repubblica la pensava nello stesso modo Eugenio Scalfari. Del resto lui veniva da anni di Espresso.



La Stampa
10 ottobre 2010
Il giornalismo davanti a un incrocio
Barbara Spinelli

Se apocalisse significa letteralmente ritiro del velo che copre le cose, quella che viviamo in Italia è l’apocalisse del giornalismo: è giornalismo denudato, svelato. È giornalismo che si trova davanti a un incrocio: se si fa forte, rinasce e ritrova lettori; se si compiace del proprio ruolo di golem della politica, perde i lettori per il semplice motivo che non ha mai pensato a loro. Diciamo subito che il male oltrepassa la piccola storia del Giornale di Sallusti e Feltri, nonostante la piccola storia sia tutt’altro che irrilevante: se la redazione è stata perquisita come fosse un covo di banditi, è perché da tempo il quotidiano si conduce in modo tale da suscitare sospetti, apprensione.

I suoi vertici orchestrano campagne di distruzione che colpiscono uno dopo l’altro chiunque osi criticare i proprietari della testata (la famiglia Berlusconi, il cui capo è premier): prima vennero le calunnie contro Veronica Lario, poi contro Dino Boffo direttore dell’Avvenire, poi per mesi contro Fini, adesso contro il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Il male oltrepassa questa catena di operazioni belliche perché tutti i giornali scritti sono oggi al bivio.

La crisi è mondiale, i lettori si disaffezionano e invecchiano, i giovani cercano notizie su altre fonti: blog, giornali online. Philip Meyer, professore di giornalismo all’Università della Carolina del Nord, sostiene che l’ultimo quotidiano cartaceo uscirà nel 2040.

Viviamo dunque gli ultimi giorni della stampa scritta e vale la pena meditarli in un Paese, l’Italia, che li vive così male. Per questo le aggressioni a Fini e alla Marcegaglia sono decisive, vanno studiate come casi esemplari. Si dirà che è storia antica, che da sempre il giornalismo sfiora il sensazionalismo. Alla fine dell’800, chi scriveva senza verificare le fonti veniva chiamato yellow journalist, e i primi giornalisti-liquidatori innamorati del proprio potere politico furono Joseph Pulitzer e William Hearst (Citizen Kane nel film di Orson Welles).

Perché giornalismo giallo? Perché un vignettista di Pulitzer aveva dato questo nome - yellow kid - al protagonista dei propri fumetti. Ma quelli erano gli inizi del grande giornalismo, fatto anche di preziose inchieste. Perfino il compassato Economist apprezzava la cosiddetta furia mediatica. Negli Anni 50, il direttore Geoffrey Crowther prescrisse ai redattori il motto seguente: «Semplifica, e poi esagera» (simplify, then exaggerate).

Ora tuttavia non siamo agli inizi ma alla fine di una grande avventura. Per ogni giornale stampato è apocalisse, e a ogni giornalista tocca esaminarsi allo specchio e interrogarsi sulla professione che ha scelto, sul perché intende continuare, su quel che vuol difendere e in primis: su chi sono gli interlocutori che cerca, cui sarà fedele. Nel declino gli animi tendono a agitarsi ancora più scompostamente, e questo spiega lo squasso morale di tante testate (e tante teste) legate al magnate dei media che è Berlusconi. Se quest’ultimo volesse davvero governare normalmente, come pretende, dovrebbe interiorizzare le norme che intelaiano la democrazia e non solo rinunciare agli scudi che lo immunizzano dai processi ma ai tanti, troppi mezzi di comunicazione che possiede. Lo dovrebbe per rispetto della carica che ricopre. Aiuterebbe l’informazione a rinascere, a uscire meglio dalla crisi che comunque traversa.

Chi scrive queste righe, si è sforzato di avere come sola bussola i lettori: non sempre con successo, ma sempre tentando una risposta alle loro domande. Ritengo che il lettore influenzi il giornalista più di quanto il giornalista influenzi il pubblico: in ogni conversazione, l’ascoltatore ha una funzione non meno maieutica di chi parla. Per un professionista che ami investigare sulla verità dei fatti, questo legame con chi lo legge prevale su ogni altro legame, con politici o colleghi. Una tavola rotonda fra giornalisti, senza lettori, ha qualcosa di osceno.
Tanto più sono colpita dalla condotta di esponenti del nostro mestiere che sembrano appartenere alle bande mafiose dei romanzi di Chandler. Nella loro distruttività usano la parola, i dossier o le foto alla stregua di pistole. Minacciano, prima ancora di mettersi davanti al computer.

Soprattutto, gridano alla libertà di stampa assediata, quando il velo cade e li svela. Hanno ragione quando difendono il diritto alle inchieste più trasgressive, e sempre può capitare l’errore: chi non sbaglia mai non è un reporter. Quel che non si può fare, è telefonare alla persona su cui s’indaga e intimidirla, promettendo di non agire in cambio di qualcosa. In tal caso non è inchiesta ma ricatto, seguito semmai da vendetta. È qui che entriamo nel romanzo criminale, nella logica non dell’articolo ma del pizzino. Il giornalista Lonnie Morgan dice a Marlowe, nel Lungo Addio: «Per come la penso io, bloccare le indagini su un omicidio con una telefonata e bloccarle stendendo il testimone è solo questione di metodo. La civiltà storce il naso in entrambi i casi».

Conviene ascoltare e riascoltare le parole pronunciate dai vertici del Giornale, perché inaudita è la violenza che emanano. Sentiamo quel che il vicedirettore Porro dice al telefono, pochi minuti dopo aver spedito un minatorio sms, a Rinaldo Arpisella, portavoce della Marcegaglia: «Ora ci divertiamo, per venti giorni romperemo il c... alla Marcegaglia come pochi al mondo. Abbiamo spostato i segugi da Montecarlo a Mantova». Perché? «Perché non sembra berlusconiana,... e non ci ha mai filati». Porro s’è presentato tempo fa in tv come «volto umano» del quotidiano (la «belva umana» è secondo lui Sallusti). Il presidente della Confindustria, come Boffo o Fini, ha criticato il premier: questo peccato mortale, non altri ritenuti veniali, indigna i giornalisti-vendicatori.

Il turpiloquio non è perseguibile: alla cornetta si dicono tante cose. Quel che è scandaloso viene dopo la telefonata. Spaventata dai malavitosi avvertimenti, la Marcegaglia telefona a Confalonieri, presidente di Mediaset e consigliere d’amministrazione del Giornale. Confalonieri telefona a Feltri, direttore editoriale. Si ottiene un accordo. Si parlerà della Marcegaglia, ma con cura: pubblicando magari articoli, fin qui ignorati, di altri giornali. È così che il giornalista si tramuta in smistatore di pizzini, e demolitore della propria professione.

Quello del giornalista è un bel mestiere con brutte abitudini, e tale doppiezza gli sta accanto sempre. È qui che l’occhio del lettore aiuta a star diritti, a non farsi usare: è il lettore il suo sovrano, anche se la maggior parte dei giornali dipende purtroppo, in Italia, da industriali e non da editori. Berlusconi ha reso più che mai evidente un vizio ben antico. Così come lui carezza la sovranità del popolo senza rispettarlo, così rischiamo di fare noi con i lettori. Rispettarli è l’unica via per lottare contro la nostra fine, e le opportunità non mancano: è il resoconto veritiero, è smascherare le falsità. È servire la persona che ancora acquista giornali. Ci vuole qualcuno che trattenga l’apocalisse, cioè l’avvento dell’anomia, dell’illegalità generalizzata: un katéchon, come nella seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi (2,6-7).

Il giornalista che aspira a «trattenere» lo squasso è in costante stato di Lungo Addio, come il private eye di Chandler. Il suo è un addio alle manipolazioni, alle congetture infondate, alla politica da cui è usato, ai tempi del Palazzo, a tutto ciò che lo allontana da tanti lettori che perdono interesse nei giornali scritti, troppo costosi per esser liberi. Chi vive nella coscienza d’un commiato sempre incombente sa che c’è un solo modo di congedarsi dalle male educazioni del mestiere: solo se il Lungo Addio, come per Philip Marlowe, ignora le bombe a orologeria ed è «triste, solitario e finale».




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Il Sole 24 Ore
9 ottobre 2010
Alfano: priorità a doppio Csm e separazione delle carriere.
D.St.



La Repubblica
9 ottobre 2010
Giustizia, il premier cambia agenda
leggi ad personam dopo la riforma
Tutte le soluzioni escogitate per evitare una sentenza al processo Mills. Una delle ipotesi per "proteggere" Berlusconi è un nuovo legittimo impedimento 
di Liana Milella



La Stampa
9 ottobre 2010
Ora Alfano frena sulle intercettazioni
Il ministro: prima discutiamo la riforma costituzionale complessiva della giustizia
Ugo Magri




Consiglio cinese: rispettare la cultura ed i costumi locali


"Il viceministro, Signora Fu Ying, ha ammesso che in passato si sono verificate delle «frizioni» sul ruolo della comunità cinese, in particolare in riferimento alla situazione dell'industria tessile di Prato. «Noi - ha affermato - raccomandiamo ai cinesi all'estero di rispettare le leggi del paese nel quale vivono e di dare il loro contributo allo sviluppo della società rispettando la cultura ed i costumi locali".
(Il Sole 24 Ore, 2 ottobre 2010)

"Grazie alla debolezza delle istituzioni italiane e alla gran tolleranza nei confronti di chi non rispetta le regole, i cinesi hanno reso incerta la distinzione tra “Made in China” e “Made in Italy, creando una minaccia per il marchio italiano e per la possibilità di proporlo al mercato esclusivamente come prodotto di fascia alta [… ] Ma ciò che più sembra irritare alcuni italiani e' il fatto che i cinesi li battano al loro stesso gioco, evasione fiscale e brillanti intuizioni per districarsi nella complessa burocrazia italiana, e abbiano creato un nuovo fiorente settore, anche se in gran parte sommerso, mentre molte aziende pratesi devono chiudere. […] L'Italia, con la sua burocrazia, le politiche protezionistiche e il crimine organizzato, e' probabilmente il paese europeo che meno attrae gli investimenti. Eppure, a Prato, i cinesi, in pochi anni, hanno creato dal nulla un tipo di economia completamente nuovo. Una tecnica usata comunemente, spesso con l'aiuto di abili commercialisti e avvocati italiani, consiste nel creare una ditta, chiuderla prima che la Guardia di Finanza riesca a raggiungerla, e poi riaprirla con un nuovo codice fiscale. Dice Riccardo Marini, industriale tessile a capo della Confindustria locale "I cinesi sono molto furbi, non come altri immigrati che sono piuttosto sprovveduti".
(The New York Times, 13 settembre 2010)


la Repubblica
9 ottobre 2010
La rabbia dei mandarini
di Lucio Caracciolo

Le reazioni isteriche opposte dal regime di Pechino alla scelta del semisconosciuto dissidente cinese Liu Xiaobo come Premio Nobel per la pace sono un segno di debolezza della Cina. Per capire il perché bisogna considerare il contesto...


Il Messaggero
12 marzo 2010
Una piccola storia
Una grande lezione
di Romano Prodi


Il Messaggero
17 marzo 2010
La crescita cinese è prodotta dall’enorme aumento dell’istruzione e della ricerca
Se la Cina salva i produttori del lusso e della moda.
di Romano Prodi




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