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Vignetta di theHandda Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2009


In questo momento di gioia irrefrenabile per i sinceri democratici, un pensiero di gratitudine va al vero vincitore della giornata di ieri: Umberto Bossi. Il vecchio Senatur, pur acciaccato, non tradisce mai. Da due giorni la Corte costituzionale discuteva animatamente se la legge fosse uguale per tutti o solo per qualcuno: un po' come se un convegno di matematici dibattesse su quanto fa 2+2 e qualcuno proponesse un onorevole compromesso a 3 e mezzo. Per salvare capra e cavoli, Palazzo Grazioli e Quirinale. Al Tappone e Al Fano si eran pure portati a cena due ermellini. Poi avevano sguinzagliato l'Avvocatura dello Stato, pronta a coprirsi di ridicolo pur di difendere una legge incostituzionale. Cicchitto s'era levato il cappuccio, spettinandosi i boccoli, per organizzare una marcia su Roma pro-impunito. Littorio Feltri chiamava a raccolta i lettori per una colletta ai bisognosi Fininvest. Il duo comico Pecorella & Ghedini, i Gianni e Pinotto del diritto e soprattutto del rovescio, collezionavano un'altra figura barbina sostenendo che l'Utilizzatore Finale è un “primus super pares”: il più alto fra i bassi. Mancava solo Giampi Tarantini, momentaneamente ristretto, nel collegio difensivo. Insomma il pateracchio sembrava inevitabile.

Poi è entrato in scena Umberto B., che Dio lo benedica. Ha chiamato alle armi il popolo padano, compresi galli, celti, cimbri e teutoni. A quel punto anche qualche ponziopilato in ermellino s’è guardato allo specchio: “Ma porc@#§%&$£! Possibile arrivare a 90 anni di onorata carriera per farsi minacciare da uno che inneggia a Odino, brandisce fuciletti a tappo e ampolle di acqua fetida, si pulisce il culo col Tricolore e si crede Alberto da Giussano? Che diranno i nostri nipoti? Che scriveranno i libri di storia? Che ce la siamo fatta sotto e abbiamo devastato la Costituzione, rinnegando tutto quel che abbiamo studiato e insegnato per una vita, per salvare le chiappe a un puttaniere corruttore che ne ha combinate di tutti i colori e poi è andato in politica per farle pagare a noi?”.

L'urlo di battaglia dell'Umberto, astutamente studiato a tavolino e piazzato lì nel momento del bisogno, ha fatto pendere la bilancia dalla parte giusta. Ha dato coraggio ai pavidi e li ha spinti al colpo di reni. Altro che Pd: i diversamente concordi non avevano voluto nemmeno firmare il referendum. Ma là dove non poterono i pidini, potè l'Umberto. E' lui il Gran Visir che congiura contro il premier, evocato da Calderoli. Oggi come nell'ottobre del '93, quando fu decisivo per abrogare l'autorizzazione a procedere. Castelli, Maroni e Bossi tuonarono a una voce contro l’“inaccettabile degenerazione dell’immunità parlamentare… trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio”, con “conseguenze aberranti”, trascinandosi dietro Fini, Gasparri e La Russa che aggiunsero sdegnati: “L’uso dell’immunità è visto dai cittadini e dai giudici come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”. Nel '94 il replay, quando Bossi, sempre in tandem con Fini, costrinse il Cainano a ritirare il decreto Biondi che scarcerava corrotti e corruttori. Poi, a fine anno, gli rovesciò il governo. E ora dà un contributo decisivo a smantellare il Lodo Al Nano e a restituire il premier al suo habitat naturale: il Tribunale. Grazie, Umberto.

Segnalazioni

da Micromega.net
Chi di lodo ferisce... di Gianni Barbacetto
Vincono verità e giustizia. Bocciato anche Napolitano di Salvatore Borsellino
Uguaglianza è fatta, Berlusconi si dimetta di Pancho Pardi
Scudo, Margherita Hack contro Napolitano: "Pertini e Scalfaro non avrebbero firmato"


Cambiare vita, lasciare tutto e andare - Scrivi a Simone Perotti di come hai cambiato, di come hai detto basta, di come hai reinventato la tua vita

Fango
- Ucuntu n.53 (8 ottobre 2009)

La pace può di Carlo Cornaglia
A zonzo navigando su internet
con la fortuna approdi a un sito strano
di gente che vuol far ‘sì che l’umett
si trasformi in colomba da caimano.

Il comitato della Libertà
si batte perché Silvio, il più efficace
benefattore dell’umanità,
ottenga il premio Nobel per la pace...
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Vignetta di BandanaxLa legge è uguale anche per lui
da antefatto.it

Dopo due giorni di discussioni, minacce e pressioni, la Corte Costituzionale ha detto chiaro e tondo (si spera, vedremo la motivazione) che la legge è uguale per tutti. Sarebbe bastato un minuto per ribadire l'articolo 3 della Costituzione, ma siamo in Italia e dunque ci son volute 48 ore.
C'era qualche giudice costituzionale (6 su 15, si dice) che la pensava diversamente. Per fortuna è rimasto in minoranza.

Berlusconi ritorna al suo status naturale, quello di imputato
. E forse il presidente Napolitano rifletterà su quella firma in calce a una legge incostituzionale, una delle tante.

E' bello avere un giornale libero per poterlo scrivere. E' bello sapere che abbiamo almeno un'istituzione di garanzia che non si è ancora venduta all'Utilizzatore finale.
(Vignetta di Bandanax)

Gli approfondimenti da Signori della corte a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni
Voglioscendere e i suoi commentatori citati su La Stampa - Leggi



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Vignetta di FranzaroliVanity Fair, 7 ottobre 2009

Narrativamente questa storia delle escort è anche una tragedia: la tragedia dell’uomo più ricco, più potente e più solo d’Italia. Ci rivela che Silvio Berlusconi possedendo tutto (o quasi tutto) non possiede nulla (o quasi nulla) e che per organizzarsi una cena è costretto a comprarsi non solo l’argenteria e il risotto, ma pure i commensali. Un po’ di maschi in cardigan che accorrono per fare affari. E un po’ di femmine a tassametro che sono lì per sdraiarsi tra quegli affari e divertire i titolari.

La circostanza - se non implicasse alcuni capisaldi della democrazia come la libertà di stampa, il diritto di conoscere le qualità morali e mentali del capo del governo, l’equilibrio della sua condotta che è sempre pubblica, mai privata -  sarebbe persino patetica. Lo scandalo è clamoroso e se ne indigna il mondo intero. Ma il suo risvolto umano è se possibile più penoso. Il Cavaliere ha un partito, due famiglie, cinque figli, cinquanta aziende, migliaia di militanti, tredici milioni di voti. Ma per non rimanere solo nei suoi palazzi, deve fare shopping di ragazze. Distribuirle sui divani. Tormentarle con i suoi video autocelebrativi. Pagare i comici del Bagaglino e obbligarli a ridere delle sue vecchie barzellette. Esibire la sua amicizia con Putin, Bush e Gheddafi, come se ci fosse da vantarsene. Raccontare aneddoti piccanti. E poi scegliere - tra le signorine che sognano un ricco risarcimento - la compagnia per la notte, credendosi un veterano della conquista gratuita. Eguaglia per tristezza la storia di quel tale Von Aschenbach, che il Cavaliere non ha mai letto, ma che qualcuno dovrebbe trovargli su Google.
(Vignetta di Franzaroli)


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Vignetta di Natangelo
da Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2009

C’è l’insegnamento dell’inglese obbligatorio fin dall’asilo. Ci sono le province e le prefetture che vanno da subito abolite. C’è la class action da introdurre come negli Usa. E ci sono i posti in consiglio di amministrazione delle società quotate da riservare ai rappresentati dei piccoli azionisti. Poi, ecco le nuove norme sull’ambiente e i trasporti - modello Obama - e il dovere da parte del parlamento di dibattere e votare le leggi d’iniziativa popolare.

È lungo, anzi lunghissimo, il programma del “Movimento a cinque stelle” di Beppe Grillo che dalle prossime settimane verrà discusso on line con gli iscritti. Tra le pareti rosse del Teatro Smeraldo di Milano, Grillo lo illustra davanti a più di 2000 persone. Quasi tutti ragazzi tra i venti e 35 anni che hanno deciso di rinunciare a un pomeriggio di sole per ragionare di politica. Sì, di politica. Perchè qui, mentre nel Pd si battaglia per la leadership a colpi di tessere false e nel Pdl si pensa ad organizzare una grande manifestazione in difesa dei soldi del Capo (ovvero Berlusconi Silvio, appena condannato a versare 750 milioni alla Cir di De Benedetti Carlo), i cittadini (alcuni) tentano di riappropriarsi dello Stato.

Grillo insomma passa definitivamente dalla protesta alla proposta. Spiega come i 122 punti del suo programma, che spazia dall’energia, all’economia, per arrivare all’educazione e all’informazione, non siano definitivi. Chiarisce che, prima delle elezioni politiche e di quelle regionali, si deciderà tutti assieme. “Uno vale uno”, dice annunciando tessere gratuite per gli iscritti dotate di cip e di password grazie alle quali tutti i dibattiti e le votazioni sui contenuti potranno avvenire via internet.

“Se fossi stato Veltroni, io il movimento lo avrei abbracciato e invece ci hanno dato dell’anti-politica”, dice Grillo, forse senza pensare che non poteva essere altrimenti. Se raccogli milioni di firme per reintrodurre il voto di preferenza, per sbarrare le porte delle Camere ai pregiudicati e fissare per i parlamentari un tetto massimo di due legislature, è ovvio che ti chiamino qualunquista. Anche perché, come ricorda il comico dal palco, “Piero Fassino sta a Roma da 25 anni e sua moglie da trenta”. Così gli unici apprezzamenti sono per “kriptonite” Antonio Di Pietro e per i due euro-parlamentari che i ragazzi del Movimento hanno contribuito a far eleggere: Sonia Alfano e Luigi De Magistris, seduti in prima fila. Per loro la folla riserva un’ovazione pari a quella che accoglie l’annuncio della presenza in sala di Adriano Celentano e Claudia Mori: due, dice Grillo, che hanno “anticipato molti dei nostri temi”.

Poi si passa alla strategia politica: il Movimento a cinque stelle alle prossime amministrative si presenterà solo “in due regioni, forse tre”. Certe sono Piemonte ed Emilia Romagna, in bilico è la Campania. Alle politiche invece gli uomini e le donne di Grillo saranno in tutti i collegi. “Avremo liste fatte di gente di trent’anni. Io ne ho ormai 62, non credo proprio che ci sarò”, dice il comico come per stoppare sul nascere la consueta accusa, mossa dai media e dai partiti tradizionali, di essere solo un leader populista. Un attore capace di smuovere i fan, ma non i militanti. Per questo il Movimento non vuol commettere errori. La diffusione di internet, anche perché la banda larga non copre tutto il Paese, è ancora troppo bassa per pensare di condurre campagne elettorali esclusivamente in rete. Il modello svedese dove, come spiega via Skipe, il suo leader, Rick Falkvige, il “partito dei pirati” è riuscito a portare due rappresentanti al parlamento europeo rinunciando totalmente alla propaganda tradizionale, non può essere riprodotto integralmente. Per questo alle imminenti regionali il Movimento volerà basso concentrando gli sforzi solo su quelle   aree dove è realistico pensare di poter arrivare al 4 per cento dei voti. Il 18 settembre il Pdl ha proposto che anche alle regionali si voti con questa soglia di sbarramento. È visto il silenzio del Pd è quasi scontato che si arrivi ad approvare la legge.

La scelta fa tirare un sospiro di sollievo all’Italia dei Valori. Il rischio di non raggiungere il quorum in molte regioni a causa della presenza dei grillini, è scongiurato. E così, è probabile che nelle prossime settimane l’Idv offra la possibilità al Movimento di candidare come indipendenti dei rappresentati nelle liste di Di Pietro. Non siamo ancora alla nascita di un terzo polo, diverso da destra e sinistra, ma a Milano, al teatro Smeraldo, qualcosa si muove.
(Vignetta di Natangelo)


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Testo:
Buongiorno a tutti, oggi parliamo del Lodo Alfano o Al nano, perché domani la Corte Costituzionale comincia a esaminarne la costituzionalità, la legittimità costituzionale o meno, in seguito ai ricorsi presentati da due tribunali: il Tribunale di Milano in due processi che riguardano Silvio Berlusconi e il G.I.P. del Tribunale di Roma, in merito a un altro processo che riguarda Silvio Berlusconi, ossia quello per la presunta compravendita di Senatori del centrosinistra, “ Affare Berlusconi /Saccà”, per intendersi. Sono tutti processi congelati in attesa che la Corte Costituzionale dica se anche il Presidente del Consiglio è sottoposto alle leggi del suo Paese, oppure se ne è, come stabilisce il Lodo Alfano, immune...
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La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Scudo fiscale: l'opinione di Roberto Scarpinato - Ascolta l'intervista di ResetRadio

La società civile difende la Costituzione dalla politica - L'iniziativa degli Amici di Beppe Grillo di Roma alla vigilia dell'esame di costituzionalià del lodo Alfano
5 ottobre 2008 - piazza Barberini, ore 18


In girotondo contro Berlusconi e i leader mosci dell'Ulivo - Intervista a Paolo Sylos Labini del 13 settembre 2002

"La pillola rossa" intervista Luigi De Magistris - guarda il video

La vignetta di theHand


continua




Vignetta di Natangelo

di Peter Gomez e Antonio Massari

da Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2009

La chiave è tutta nelle registrazioni. Nei nastri che Patrizia D’Addario ha consegnato in giugno ai magistrati di Bari titolari delle indagini sul giro di droga e prostitute del giovane imprenditore Giampaolo “Giampi” Tarantini. Basta ascoltarli per capire come, nelle affermazioni di Silvio Berlusconi sulla sua notte d’amore trascorsa il 4 novembre a Palazzo Grazioli con la prostituta pugliese, ci sia qualcosa che non torna.

“Mai saputo che fosse una escort”, ripete da settimane il premier. “Lo sapeva. Lo sapevano tutti. Eravamo in tre quella sera e io non ero l’unica” prostituta, ribatte la bionda Patrizia in ogni occasione (lo ha fatto anche giovedì sera ad Annozero). Ma Berlusconi non molla. Resta fermo sulla linea Maginot tracciata il 24 giugno con un’intervista al settimanale della Mondadori Chi: “Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista”. E ancora: “Se solo sospettassi di una persona una cosa del genere (cioè che è una professionista, ndr) le starei lontano mille miglia”.

I nastri degli incontri tra Patrizia e il Cavaliere, e quelli nei quali la escort ha inciso le sue conversazioni con Tarantini, però, i sospetti li autorizzano. Eccome. Infatti, anche se in un primo colloquio fra il giovane imprenditore e Patrizia, Tarantini è quanto mai esplicito (“Lui non ti prende come escort, ti prende come un’amica mia”, le dice), con le registrazioni successive lo scenario cambia. Di molto. In quelle incisioni si sente la donna che si presenta a Berlusconi con il suo nome d’arte: “Alessia”. Poi, la mattina del 5 novembre, dopo aver trascorso la notte col premier, l’escort scrive su un bigliettino il suo numero di cellulare e le sue reali generalità. “Puoi darmi il cognome?”, chiede il presidente del Consiglio. Lei risponde: “E’ un cognome famoso, c’è una grossa concessionaria che fa pubblicità, e un grosso dottore ginecologo”. “D’Addario?”, dice il premier dopo aver dato un’occhiata al foglietto. “Non è tanto comune”, riflette Patrizia, mentre lui ripete: “D’Addario”.

Passa qualche ora. La donna è al telefono con Tarantini. A Giampi spiega che è “andato tutto bene” anche se Berlusconi non le ha dato “la busta (con i soldi ndr)”. “Tu mi avevi detto che c’era una busta!”, protesta. Poi sembra calmarsi perché il premier le ha promesso di aiutarla a sbloccare una pratica edilizia che le sta a cuore: “Ha detto che mandava gente sul cantiere, lo ha detto lui, quindi ci devo credere, no?”. Tarantini: “Sì, e va beh, se lo dice lui. Gli hai dato il tuo numero?”. Patrizia: “Sì, gli ho dato il mio numero, l'ha voluto stamattina, anche il mio cognome e ha detto che mi avrebbe aiutata. Sul cantiere mi mandava gente (conoscere l’esatto cognome di Patrizia è indispensabile per seguire la pratica edilizia ndr)”.

Durante la serata trascorsa “nel lettone di Putin”, insomma, Berlusconi ha scoperto che Alessia non era Alessia. Che il suo nome era un altro. Possibile che non si sia domandato niente? Davvero non si è chiesto perché una donna si fosse presentata a lui con un nome falso? Rispondere a questi interrogativi non è semplice. L’ascolto dei nastri finora conosciuti fornisce più spunti per analisi di tipo psicologico, che certezze. Complessivamente la sensazione che si trae è quella di essere di fronte a un uomo anziano deciso a non confessare nemmeno a se stesso la realtà: gli anni passano per tutti, anche per Berlusconi che ormai non è più il seduttore di un tempo. Non per nulla in un altra incisione si sentono Tarantini, la D’Addario e una terza persona che discutono del Cavaliere. La conversazione scivola su particolari molto privati. I due uomini insistono nel dire che il premier “non deve assolutamente sapere” la reale professione di Patrizia. Poi la terza persona spiega: “Lui non è invadente... Lui viene da me e mi dice ‘Ci sta? O no?’ E io gli dico sì o no”. In attesa di conoscere il contenuto esatto anche dei colloqui tra Patrizia e Barbara Montereale, un’altra ragazza pugliese alla quale Berlusconi regalò una busta con diecimila euro, il reality di Palazzo Grazioli è insomma sempre più un triste gioco di specchi. Un gioco in cui il vecchio imperatore mente a se stesso, prima ancora che al Paese.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

2 ottobre: approvazione definitiva (con fiducia) dello Scudo fiscale alla Camera - l'approfondimento da Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

da Italiadallestero.info
E' guerra tra Berlusconi e la stampa d'opposizione di Marie Simon (L'Express, Francia - 2 ottobre 2009)
Un nuovo quotidiano d'opposizione esce in Italia (Slate, Francia - 23 settembre 2009)
Italia: libertà di stampa in pericolo (Wiener Zeitung, Austria - 22 settembre 2009)



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Bignetta di Bandanax

Signornò

da l'Espresso in edicola


Davvero avvincente il dibattito sul reato di clandestinità. Sarà razzista o no? Costituzionale o no? I giudici possono contestarlo dinanzi alla Consulta (come peraltro stabilisce quel ferrovecchio chiamato Costituzione) o chi lo fa è un sabotatore? Affaccendati in queste batracomiomachie ideologiche, politici e commentatori non hanno certo il tempo per rispondere a una domandina da niente: la legge Maroni, che punisce gli immigrati per il sol fatto di essere immigrati, funziona o no? Serve allo scopo dichiarato di ridurre il numero dei clandestini? La risposta dei pochi esperti che l’hanno letta e capita (esclusi dunque i suoi autori) è: no, non serve a nulla. Non c’è bisogno che i giudici la boicottino: si boicotta da sé.

Marco Imarisio ha seguito per il Corriere i primi processi ai clandestini: scene da “Un giorno in pretura”, nel senso del film di Alberto Sordi. Da quando la geniale trovata è in vigore, 8 agosto, gl’imputati per clandestinità (articolo 10 bis: “soggiorno e ingresso illegale”) sono stati 27 a Genova, 25 a Torino, 16 a Firenze. E meno male che sono pochi: quando saranno migliaia, i giudici di pace che se ne occupano, già oberati e sottopagati, andranno in tilt. E per cosa, poi? Per infliggere condanne che non prevedono un’ora di carcere (e meno male: le patrie galere esplodono), ma un’ammenda di 5-10 mila euro. Indagini e tre gradi di giudizio per condannare un tizio che non si sa come si chiama, da dove viene, dove abita e ovviamente non è presente in aula, a qualche migliaio di euro. Che ovviamente l’interessato, essendo o risultando nullatenente, non pagherà mai.

In compenso l’Italia verrà condannata dalla Corte europea a multe salatissime per il malvezzo di processare i contumaci. Intanto però - dicono i cervelli clandestini che hanno concepito la legge – il tizio verrà subito espulso. Ma poteva essere espulso anche prima, in via amministrativa, con semplice denuncia. Solo che le espulsioni non si sono mai fatte e si continuano a non fare. Perché costano un occhio (affittare voli charter e rimpatriare i clandestini, sempre ammesso che i paesi d’origine li accettino come propri concittadini, visto che non hanno documenti). E perché il meccanismo non funziona. Chi viene sorpreso in Italia senza permesso riceve un foglio di via. Ma di solito non va via. Però - obiettano lorsignori - se viene di nuovo fermato, incorre nel reato di mancata ottemperanza al foglio di via (pure questo già previsto dalle vecchie norme), finisce dentro per un paio di giorni e rischia una pena un po’ più severa della multa. Già, a meno che non avesse un “giustificato motivo” per non lasciare l’Italia. Esempio: non aveva i soldi per pagarsi l’aereo. Finora, per la Cassazione, questo è un motivo giustificato solo per chi l’ha fatto subito presente al questore. Molti clandestini si stanno facendo furbi e vanno in massa dal questore: “Non posso andare via perché non ho un euro”. Il questore allarga le braccia e confessa: “Nemmeno io”.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Dieci proposte per costruire una società basata sul merito, la legalità e l’uguaglianza
di Michele Ainis

"LIbera Stampa in LIbero Stato"

Sabato 3 ottobre, dalle ore 17 alle ore 20,00 a Milano, in via Mercanti angolo piazza Duomo
Manifestazione per l'indipendenza e il pluralismo dell'informazione in contemporanea con la manifestazione nazionale di Roma
Organizza: Qui Milano Libera in collaborazione con un gruppo spontaneo di cittadini nato sul web


Difendiamo la costituzione dal Lodo Alfano!

Partecipa all'iniziativa degli Amici di Beppe Grillo di Roma, lunedì 5 ottobre ore 18 - Piazza Barberini (Roma)


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