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Se li conosci li eviti in libreria a Salerno

Dal nostro nuovo libro "Se li conosci li eviti" e dagli aggiornamenti che stiamo apportando in vista della nuova edizione, abbiamo tratto una sintesi dei candidati nei guai con la giustizia, suddivisi per liste: condannati in via definitiva, o in primo grado, o in appello (dibattimenti e patteggiamenti); indagati; rinviati a giudizio; salvati dalla prescrizione o miracolati da leggi vergogna e dalle varie forme di immunità e di insindacabilità parlamentare (compresi i dinieghi di autorizzazione all'uso delle intercettazioni telefoniche).

Guida la speciale classifica delle "quote marron", o dei "diversamente onesti", il Popolo della libertà (provvisoria) con 56 elementi; l'alleata Lega Nord segue a ruota con 9. Anche l'Udc è a quota 9. Il Pd ne ha 18. Il Partito socialista e la Sinistra Arcobaleno ne contano 3 per ciascuno, seguiti da La Destra con 2 e da Aborto No Grazie con 1. Totale: 101. L'unica lista con la fedina penale pulita è l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
I candidati in "quota marron": scarica il pdf

Post scriptum: ho risposto con un commento alle sollecitazioni su Leoluca Orlando
mt

Siti, sondaggi, pistoleri
Il sito della destra berlusconiana che pubblica allegramente i sondaggi...
di Pino Corrias


Segnalazioni
Questa sera Marco Travaglio è ospite di Corrado Formigli a Controcorrente, su SkyTg24 alle 22.30
Speciale veltrusconi: ogni mattina le piccole (o grandi) contraddizioni dei due candidati premier
Nasce Viaggionelsilenzio: il blog che affronta il problema della pedofilia nel clero

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Foto di Gonzalo Barrientos da flickr.comSe l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato.

Questo signore d’altri tempi, questo economista colto e spiritoso, discreto e competente, ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori (vedi l'illuminante documento che allego qui, preparato da un gruppo di studenti di Economia che hanno a cuore i fatti e i dati concreti, non le balle elettorali); ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione aperta dall’Europa ai tempi del miracolo berlusconiano; ha recuperato insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora Berlusconi e i suoi boys torneranno a prosciugare. Perché naturalmente Padoa Schioppa è visto come il fumo negli occhi dal centrodestra delle spese folli, ma anche dal Pd alla Veltroni, tutto paillettes e cotillons, dunque allergico alle persone serie.

Nel caravanserraglio di nani e ballerine, a metà strada fra “Uomini e donne” e una sfilata di moda, messo insieme da Uòlter, una persona seria come Padoa stonerebbe. Infatti l’hanno rimosso come un ferrovecchio ingombrante, fanno finta di non conoscerlo, sottosotto gli rimproverano la lotta all’evasione fiascale (far pagare le tasse agli evasori è un peccato mortale e “fa perdere voti”). Anziché elogiare e rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle nostre imprese private fossero colpa del governo.

Rimozione forzata per Padoa Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care” e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel silenzio generale. Nel ’96 ha battuto Berlusconi e nel ’98 ha portato l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea. Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie.

Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”. Vedremo che cosa saran capaci di fare questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con dignità ed eleganza. Due signori che, quando non avevano niente da dire, non parlavano. Due signori.


Segnalazioni
Tana De Zulueta:
non mi ricandido

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Foto di Sospensorio da flickr.com

Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L’entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l’ultima settimana di campagna elettorale dev’essere giocata all’attacco di Berlusconi, per “mobilitare gli indecisi” ad andare a votare. “Il buonismo - avrebbe detto Goffredo Bettini - mi ha rotto le scatole”. Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l’avversario che rispondeva a colpi d’intrighi e insulti, un’improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l’effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente...
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Il caso Europa 7
Questa è la storia di un’emittente nazionale che dovrebbe trasmettere sui nostri teleschermi insieme alle reti Rai, a quelle Mediaset (solo due, però) e a La7, dal 1999, quando ottenne dallo Stato la concessione. Ma non ha mai potuto andare in onda nemmeno per un minuto, perché le sue frequenze sono occupate da Rete4, che la concessione l’ha perduta 9 anni fa, ma continua a occuparle “in proroga” grazie ai governi di centrosinistra e di centrodestra. Questa è la storia di un imprenditore, Francesco Di Stefano, che ha il solo torto di aver creduto nelle leggi dello Stato e della concorrenza. Dunque, è stato punito...
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La lettera di Emma Bonino sul caso Europa 7 al direttore de l'Unità e la mia replica
L'intervista
sul caso Europa 7 a Ottavio Grandinetti e Roberto Mastroianni, avvocati di Di Stefano

Segnalazioni
La lettera inviatami da Aldo Pecora sugli ultimi sviluppi del cosiddetto "caso De Magistris"
Elezioni e candidature: MicroMega intervista Marco Travaglio - guarda il video
Noicittadinilucani: il blog - Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi
Se li conosci li eviti in libreria a Salerno: guarda la foto

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Formidabili quei danni
Uliwood party, l'Unità, 3 aprile 2008
Tenetevi forte: Mastella chiede i danni. Anziché ringraziare questo Paese demente che non ha ancora organizzato una class action per chiedergli i danni, lo statista di Ceppaloni, momentaneamente ai box, strilla su giornali e tv che vuol esser risarcito e si appella a Napolitano. Perché mai? Perché la Procura di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico suo e di Rutelli per abuso d’ufficio a proposito del volo di Stato al Gran premio di Monza, svelata dall’Espresso. E il gip di Catanzaro ha archiviato la sua posizione nell’inchiesta «Why Not». Ma intanto lui ha perso il posto. Ora, lui s’è dimesso per l’inchiesta di S. Maria Capua Vetere, più che mai aperta, e non per le altre due...
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E chiedere scusa?
Uliwood party, l'Unità, 2 aprile 2008
Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni. Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte. Ma non si sono lasciati abbattere. Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti». Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere. A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l’ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa. E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo»...
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Segnalazioni
La lettera inviatami da Aldo Pecora sugli ultimi sviluppi del cosiddetto "caso De Magistris"


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Foto di M.Franchi da flickr.comVanity Fair, 3 aprile 2008
Prendete la lugubre vicenda di don Gelmini. Deve esserci un piano contro la Chiesa. Deve esserci un demo pluto complotto. Se ogni grande tema dell’Umano e del Divino, transitando per Roma, smette all’improvviso di palpitare, per diventare l’involucro inerte di qualcos’altro: un giocattolo di chiacchiere da contesa elettorale (Giuliano Ferrara e l’aborto), una gaffe di cospicua ridondanza (il papa alla Sapienza), uno spettacolo di dubbia propaganda seicentesca (il battesimo di Magdi Allam). Persino il venerdì santo, nella versione tv del premuroso Gianni Riotta, diventa una grottesca apertura di tre minuti del telegiornale, tipo: nato 33 anni prima a Betlemme, oggi lo hanno crocifisso.

Con Don Gelmini si scendono ben altri abissi di senso e di decoro. E con lui la virtù teologale della carità. Che esercitava nelle sue multiple comunità per tossicodipendenti, ma anche incassando denari in diretta tv, per il giubilo sventato di Mara Venier: “Evviva! Un assegno di dieci miliardi dal presidente Berlusconi! Pensate! Dieci miliardi!”.

Ora che don Gelmini è sotto inchiesta per violenza sessuale, il Vaticano gli ha vietato di esercitare le sue funzioni di sacerdote. Ma sarebbe bastata un’occhiata alla sua notevole biografia per andarci cauti con questo salvatore d’anime di strada. Annovera, oltre al celebre fratello Padre Eligio, quello di Mondo X e dei party in piscina, una condanna definitiva a 4 anni per bancarotta, truffa, assegni a vuoto. Una permanenza in Vietnam con fuga. Un secondo arresto per tangenti. La imperitura passione per i ragazzi e per le Jaguar. L’esibizionismo. Un talento nell’accaparrarsi casali, ville, castelli. Celebrare feste. Invitare politici. E in cima a un simile Calvario fare la morale al mondo, che sarebbe bastato come indizio di un qualche terremoto imminente. O almeno di un complotto.

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