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Ora d'aria
l'Unità, 19 aprile 2008


Mentre i migliori analisti ed editorialisti del bigoncio continuano a spacciare la favola del Berlusconi “trasformato”, dello “statista che vuol passare alla Storia” con la “rivoluzione liberale” senza ricadere negli “errori del passato”, lui riparte esattamente da dov’era partito nel 1994 (la rissa con Bossi per il ministero dell’Interno è un pezzo di repertorio di 14 anni fa) e da dov’era arrivato nel 2006. In attesa di trasferirsi a Napoli per risolvere da par suo l’emergenza rifiuti, ieri e l’altroieri il Cainano era in una della sue ville, la numero sette, quella in Costa Smeralda, con l’amico Putin.

Per sottolineare la gravità della crisi mondiale, ma anche per evidenziare la dura posizione che assumerà il nuovo governo italiano sulle continue violazioni dei diritti umani in Russia, il futuro presidente del Consiglio si è portato dietro la compagnia del Bagaglino. Una ventina di elementi aviotrasportati dal Salone Margherita a Villa Certosa, fra cabarettisti e ballerine, hanno intrattenuto i due statisti – provvidenzialmente sprovvisti delle rispettive consorti - fino a notte fonda. Senza dimenticare una cantatina con Mariano Apicella, peraltro in fase calante. Nei ritagli di tempo, fra una gag, un balletto e un karaoke, s’è parlato anche di Alitalia, che un mese fa lo Statista voleva regalare ai figli e ad Air One (già pronto il nuovo marchio: Pier One), salvo ripiegare due giorni fa su Air France-Klm (“ne parlerò con l’amico Sarkò”) e ieri su Aeroflot...
Foto di Roberto Corradi

Post scriptum: Come per le cause che vinco, per fortuna la stragrande maggioranza, ritengo giusto che chi mi legge conosca anche le cause che perdo... leggi tutto

Leggi l'articolo di Bice Biagi: Cronaca di un paese anormale

La poesia
Se po' fà
“Se po’ fa’…”, non era vero,
ci hanno fatto un culo nero
e così Pd e Veltroni
ci han ridato Berlusconi.

“Se po’ fa’…”, non s’è potuto
e la Lega ci ha fottuto.
Grazie al magico Pd
or ci ritroviamo qui...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia

continua

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Foto di Alex Antonini da flickr.comNessun festeggiamento, o quasi. Nessun carosello di auto e di bandiere. Solo i militanti e i simpatizzanti della Lega hanno (giustamente) brindato. Gli altri, a partire da quelli del Pdl, sono invece rimasti zitti e muti: persino nelle sedi di partito, che erano già praticamente vuote alle 10 di lunedì sera, l'entusiasmo è stato moderato. Non è un caso: il voto che ha portato per la terza volta Silvio Berlusconi a palazzo Chigi, questa volta non è stato un voto (solo) ideologico. È stato un voto di disperazione.

Anche per questo il cammino per Berlusconi, nonostante la schiacciante maggioranza parlamentare, si preannuncia difficilissimo. Il Cavaliere, infatti, ha dalla sua uno zoccolo duro di un 15-20 per cento di cittadini-fans sfegatati. Gli altri lo hanno invece premiato o perché stavano con la Lega o perché consideravano il centro-destra un po' meno peggio del centro-sinistra.

Walter Veltroni, come ho scritto un mese fa, aveva la possibilità di ribaltare il risultato, o quantomeno di ridurre il margine di sconfitta. Ma per farlo avrebbe dovuto presentare delle liste di candidati radicalmente nuove, prive di condannati ed inquisiti, piene di giovani e di amministratori locali radicati sul territorio. Solo così avrebbe potuto rimarcare le differenze con lo schieramento avversario. E condurre, come si fa nelle democrazie mature, una campagna elettorale d'attacco. Che questa fosse l'unica strada percorribile lo dimostra quello che è accaduto in Sicilia, dove la donna di apparato Anna Finocchiaro, è riuscita a raccogliere il 15 per cento di consensi in meno, rispetto a quanto aveva fatto Rita Borsellino nel 2006. Invece la novità non c'è stata, e il centrosinistra ha perso. Di brutto.

Veltroni farà tesoro della lezione? Per il momento c'è da dubitarne. La discussione che si è aperta nel Pd per la sostituzione di Prodi sulla poltrona di presidente del partito, lascia presagire il peggio. Quel posto è infatti reclamato a gran voce dagli uomini di Franco Marini e Massimo D'Alema, i quali vogliono sbarrare la strada a Rosy Bindi. E il tutto si sta svolgendo all'interno delle più perfette e vecchie logiche della nomenklatura.

Berlusconi, però, ha poco da gioire. Oggi, soprattutto grazie alla Lega, si trova ad avere a che fare con una base realmente popolare che chiede un miglioramento delle condizioni di vita, aumenti di stipendio e più sicurezza. Difficile che sia in grado di dare queste risposte. La congiuntura economica internazionale è quel che è e inoltre nelle prime settimane di governo il Cavaliere si troverà a dover risolvere i problemi di sempre: i suoi processi (due in corso a Milano, uno a Napoli più un'inchiesta a Roma) e quelli dei suoi amici. Non è insomma difficile pensare che tra qualche mese anche gli elettori di centro-destra ricominceranno a ricordare come a Roma si sia insediato un parlamento non di eletti, ma di nominati dalle segreterie dei partiti. Un parlamento oltretutto pessimo sotto il profilo delle biografie di moltissimi deputati e senatori.

Per questo la lotta per un sistema elettorale che consenta in qualche modo di scegliere direttamente i propri rappresentanti, dovrebbe diventare il cavallo di battaglia delle opposizioni. Una parola d'ordine semplice, immediatamente comprensibile, capace di raccogliere consensi sia a destra che a sinistra. Sempre che non ci pensi prima Berlusconi: quale aria tiri nel paese lui lo sa benissimo. Non per nulla garantisce che dimezzerà i parlamentari e abolirà le province. Dell'elezione "diretta" di deputati e senatori, invece, parla poco o niente: se passasse una riforma del genere dopo pochi mesi, infatti, il nuovo parlamento, il suo parlamento, dovrebbe andare a casa. Anche per questo sarebbe forse il caso di capire se al ritorno al voto di preferenza (o al maggioritario), si può arrivare attraverso un referendum. Una consultazione  del genere riserverebbe molte piacevoli sorprese. E sarebbe senz'altro molto più efficace delle 350.000 firme raccolte per una legge d'iniziativa popolare che nessuno nei palazzi della Capitale vuole discutere.

Segnalazioni
Venerdì 18 Marco Travaglio è ospite a Tetris su La7 - ore 24
Sabato 19 aprile Peter Gomez partecipa all'incontro Libertà di stampa, l'Articolo 21 della Costituzione nell'ambito del Fantasio Festival di Perugia - ore 18

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Foto di O'CC da flickr.comHo molti amici che con generosa (e ottusa) ingenuità hanno votato anche stavolta la sinistra radicale di Fausto Bertinotti, il vero interprete di quell’equivoco politico che in questi anni ha usato il proprio estremismo per rafforzare (nel Paese e in tv) la destra berlusconiana, pettinare il suo leader di Arcore (“devo dirlo, Silvio mi è simpatico”) e in definitiva incoronarlo ogni volta che si sventolavano parole d’ordine rosse come bandiere al vento.

Ricordate le trovate di Fausto? Tassare i Bot. Uscire subito dalla Nato. Ridurre la settimana lavorativa a 35 ore. Sembravano petali di un crisantemo per allestire il funerale della sinistra moderata, spaventare più ceti possibile, ostruire le vie intermedie di un riformismo praticabile.
Dai e dai ci è riuscito a liquidare il comunismo, sebbene con vent’anni di ritardo, e partendo dal punto più lontano, l’idea di rifondarlo. Che la sua ultima serata in tweed si sia chiusa all’Hard Rock Cafe di via Veneto, con fantasmi incorporati di Dolce vita per turisti, aggiunge un che di malinconico e di pertinente.

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Commento delle ore 19, in base alle proiezioni sul campione di dati reali (ma non sul totale dei dati reali). Berlusconi torna al governo per la terza volta, con un’ampia maggioranza alla Camera e una buona maggioranza al Senato. Ha stravinto le elezioni, neutralizzando addirittura la minaccia Storace-Santanchè (che pure gli han levato più di 2 punti). In 14 anni ha cambiato, anzi sfigurato l’Italia a sua immagine e somiglianza: al punto da farle digerire addirittura la beatificazione di un mafioso sanguinario come Vittorio Mangano. Veltroni è stato sconfitto. Può consolarsi con qualche punticino in più della somma Ds-Margherita (peraltro rubato non al centrodestra, ma alla Sinistra Arcobaleno, a rischio estinzione): ma non giocava per partecipare, giocava per vincere. E ha perso. Scontenti e grillini ortodossi hanno rimpinguato le truppe astensioniste, salite di altri 3 punti. I veri vincitori sono i partiti che parlano chiaro e picchiano duro: Lega Nord e Italia dei Valori. Bossi e Di Pietro si sa da che parte stanno e cosa vogliono (guardacaso, le forze politiche più apertamente contrarie all’indulto Mastella-Previti).

Lo stesso Cavaliere ha attaccato senza pudore i “comunisti”, mentre Uòlter ha balbettato e, quanto al suo avversario, non l’ha mai nominato (se non una volta, per sbaglio, chiedendo subito scusa). In tutto il mondo le campagne elettorali si fanno all’attacco. Anche nella tanto decantata America. Ottima l’idea veltroniana di partire soft, annunciando il programma e la “novità” del Pd ed evitando di avvitarsi nel gorgo delle dichiarazioni e delle smentite incorporate berlusconiane. Ma questo solo nella prima fase della campagna elettorale: nella seconda, occorreva attaccare. Invece la seconda fase non c’è stata. E anzi s’è provveduto a zittire Di Pietro che tentava di sopperire all’enorme deficit di parole chiare e nette su giustizia, conflitto d’interessi, televisioni. Berlusconi ha "demonizzato" il Pd raccontando balle, mentre il Pd ha rinunciato a "demonizzare" Berlusconi raccontando la verità. Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio. Infatti il Pd non ha sfondato, non riuscendo a togliere dalla testa degli elettori l’ombra del “Veltrusconi”, cioè dell’inciucio in caso di pareggio, vivamente caldeggiato dal Vaticano e dai giornali confindustriali. E alla fine s’è ridotto pateticamente a protestare con l’Authority per il trattamento subìto dalle tv: lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima, anziché cincischiare su antitrust e conflitto d’interessi.

Anche Casini, rimasto a metà del guado, è arretrato e al Senato è ufficialmente estinto (a parte 3 senatori, uno dei quali sarà Totò Cuffaro, allegria!). Poi ci sono gli errori, tipo la sostituzione di Rita Borsellino con una grande esperta in fiaschi e in inciuci come Anna Finocchiaro senza passare per le primarie: risultato, l’ennesimo tracollo siciliano, col centrosinistra molto indietro rispetto ai voti raccolti due anni fa dalla sorella del giudice antimafia. Sconfitti anche i tromboni del Corrierone e del Riformista, i Sergiromano, i Panebianchi, i Gallidellaloggia, e, nel loro piccolo, i Polito e i Caldarola, quelli che suggerivano a Uòlter di "non demonizzare" il Cavaliere, cioè di non chiamarlo col suo nome, e anzi di mettersi d’accordo con lui per un bel “governo insieme”, o almeno per le “riforme insieme”, e ovviamente di scaricare Di Pietro (magari per imbarcare qualche salma craxiana). Senza Di Pietro, oggi, il Pd sarebbe alla catastrofe. Con Di Pietro, almeno, si spera in un’opposizione durissima al governo Berlusconi III prossimo venturo. Anzi, al nuovo regime.

Leggi l'articolo della Bbc

Vai ai commenti al voto su micromega.net

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foto di JOAN PLANAS da flickr.com"Appello elettorale. E' necessario battere col voto il così detto Polo delle Libertà. Destra e sinistra non c'entrano: è in gioco la democrazia. Berlusconi ha dichiarato di voler riformare la prima parte della Costituzione, che contiene i valori su cui si fonda la nostra società, e di volere altresì una legge che darebbe al Parlamento la facoltà di stabilire ogni anno la priorità dei reati da perseguire. Una tale legge subordinerebbe il potere giudiziario al potere politico, abbattendo così uno dei pilastri dello stato di diritto. Oltre a ciò Berlusconi, che è ancora indagato, in Italia e all'estero, per reati diversi, fra cui uno riguardante la mafia, insulta i giudici e cerca di delegittimarli in tutti i modi, un fatto che non ha riscontri al mondo. Ma siamo veramente un paese civile? Chi pensa ai propri affari economici e ai propri vantaggi fiscali governa malissimo: nei sette mesi del 1994 il governo Berlusconi dette una prova disastrosa. Gli innumerevoli conflitti di interesse creerebbero ostacoli tremendi a un suo governo sia in Italia, e ancora di più, in Europa. Le grandiose opere pubbliche promesse dal Polo dovrebbero essere finanziate almeno in parte col debito pubblico, ciò che ci condurrebbe fuori dall'Europa. A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare, diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia".
(Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Alessandro Pizzorusso, Paolo Sylos Labini, marzo 2001)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto. E dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo. (...) Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere. (...) È strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile".
(Indro Montanelli, intervista a Repubblica, 26 marzo 2001)

Vai alle dichiarazioni di voto di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio


Segnalazioni

Rispondo
a Massimiliano D'Ostilio e ad altri amici che mi domandano che differenza c'è fra il reato d'opinione di Leoluca Orlando e quelli di Lehner, Bobo Craxi e Giuliano Ferrara

Chiadere scusa a chi? Leggli l'articolo di Felice Lima sul caso Mastella-De Magistris

guarda il video: "Io sono l'editore più liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana..."




I nostri autori Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio fanno outing e dicono per chi votano. E perché.
La redazione

Ma anche sì
di Pino Corrias

Un voto contro
di Peter Gomez

Con Di Pietro, per fare il guastafeste
di Marco Travaglio


Segnalazione di Marco Travaglio

Rispondo all'articolo di Facci su Il Giornale con le intercettazioni Dell'Utri-Mangano (14 febbraio 1980)
Domenica 13 aprile Io sto con l'Unità

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Foto di sisagitta da flickr.comVanity Fair, 16 aprile 2008

Se non siete di Ceppaloni, se non sposerete il figlio o la figlia di un miliardario, il lavoro che fa per voi è fondare un partito, investire un po' di soldi nella prossima campagna elettorale e poi diventare ricchi. Con i rimborsi.

Secondo la relazione della Corte dei Conti appena depositata alle Camere, i partiti hanno incassato 500 milioni di euro di rimborsi elettorali, oltre quattro volte i 117 milioni spesi nella campagna elettorale del 2006. Una magia resa possibile da piccolissime modifiche legislative modellate in silenzio, mese dopo mese, legislatura dopo legislatura, dagli stessi parlamentari che erogano davanti a uno specchio. E dietro allo specchio incassano.

Dal 1993 a oggi - rivela una istruttiva ricerca dei Radicali - i partiti hanno aumentato i propri contributi del 600 per cento. Cavalcando la prateria di cinque elezioni successive, mentre nel Paese reale accadevano piccoli inciampi senza importanza, come Tangentopoli, le bombe di mafia, la globalizzazione, l'ascesa della Lega Nord e poi di Berlusconi, un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, lampi di terrorismo con morti ammazzati, la resa di almeno tre regioni del Sud al potere nero del crimine, il collasso campano. E insomma quella deriva italiana che va separando l'iceberg della politica e dei politici dalle onde oceaniche del risentimento che monterà, prima o poi, in tempesta.

Sarebbe interessante sapere se qualcuno - a destra o a sinistra - dirà una parola su questo mezzo miliardo di euro appena dissipati per mantenere la destra e la sinistra. Specialmente in questo finale di partita elettorale, tra le cento promesse per alleviare la quarta settimana degli italiani sprovvisti di partito (e di rimborsi). Sarebbe interessante, ma non accadrà.

Segnalazioni
La trascrizione dell'intervento di Berlusconi a Omnibus - 10 aprile

Da articolo21.info
Mangano: se un mafioso diventa eroe di Lirio Abate
Elogio all'omertà di Peter Gomez
Nuovo editto bulgaro. Questa volta contro Travaglio di Beppe Giulietti
Forti pericoli per la democrazia intervista a Bice Biagi di Gianni Rossi

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