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Vignetta di NatangeloInteresserebbe sapere se questa gustosa iniziativa della porno tax, varata nei dieci minuti dell’ultimo Consiglio dei ministri dedicato alla manovra anti crisi, sia stata pensata di notte, tra le lenzuola in seta e la penombra di quelle tre ore di sesso (consenziente tra adulti) che il premier si vanta di praticare quotidianamente. A riprova della sua prestanza fisica, chimica (e onirica) che ogni giorno esibisce in un vento di parole, commuovendoci.

O se sia farina del sacco di ex signorine da calendario, cresciute nel frattempo dentro a carriere politiche che le hanno rese (giustamente) ricche, spietate, moralizzatrici. E per di più vendicative con le debolezze che un tempo piegarono la loro tempra, fin troppo giovani e ingenue, poverine, affamate di qualche spicciolo. Vittime per di più di quel permissivismo figlio del ‘68, e di quel disordine etico, da liquidare immantinenti. Magari sanzionandolo con l’unico corrispettivo riconosciuto, il denaro, come ai vecchi tempi, ma nella sua forma più disumana: le tasse.

Il resto della manovra si capisce benissimo. Ci sono da recuperare - oltre ai milioni di miliardi dissipati dalle truffe della finanza planetaria - i soldi sperperati per tenere in piedi il buco nero di Alitalia, per aver cancellato l’Ici e per aver allentato i controlli sulla solita evasione fiscale. Si capisce pure la doppia tassa inflitta ai 4,5 milioni di abbonati di Sky, la tv a pagamento che si sta confermando come una delle poche fonti di notizie non controllate direttamente dal governo. Una tv concorrente dell’impero Mediast da penalizzare con l’inchiostro della legge ad personam.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Rai, di tutto... di più - il video di Roberto Corradi



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Vignetta di Molly BezzZorro

l'Unità, 4 dicembre 2008

Dice bene il presidente Napolitano sul verminaio campano: occorre “forte capacità di autocritica e autoriflessione nel Mezzogiorno sull’impoverimento culturale e morale della politica”. Ora però, visto che l’autocritica non può ridursi a un “tua culpa, tua maxima culpa” battuto sul petto altrui, s’impone qualche parola sul Csm. Il Csm che, sotto la sua presidenza, ha cacciato in malo modo da Catanzaro un pm perbene come Luigi De Magistris che, pur con possibili e rimediabili errori, aveva scoperchiato altri letamai politico-affaristici in Calabria e Lucania. Il Csm che ha espulso a pedate da Milano una gip onesta come Clementina Forleo, colpevole di aver difeso De Magistris e sventato le scalate illegali a Bnl, Antonveneta ed Rcs facendo i nomi dei politici di destra e sinistra che proteggevano la Banda Furbetti. De Magistris e Forleo han dovuto emigrare a Napoli e a Cremona per “incompatibilità ambientale”. E mai formula si rivelò più azzeccata: per fortuna abbiamo ancora magistrati galantuomini (sempre più rari), dunque incompatibili con certi ambienti putridi. Ora, con il blitz della Procura di Salerno al palazzo di giustizia di Catanzaro per stanare i persecutori di De Magistris, comincia ad affiorare la trama che portò all’incredibile scippo delle sue indagini più scottanti. Una trama illustrata un anno fa dai pm salernitani al Csm. Che però finse di non sentire e procedette come un caterpiller contro i due reprobi. Ora urge una “forte capacità di autocritica” del Csm. E’ già tardi per cacciare da Catanzaro i magistrati inquisiti, reintegrarvi De Magistris e riabilitare la Forleo. Ma non è mai troppo tardi.
(Vignetta di Molly Bezz)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Per il TG1 meglio lo yo-yo che la lotta alle mafie - di Stefano Corradino (Articolo21.info)


I video di Qui Milano Libera - L'Acqua, bene comune?

G8 2001 - Fare un golpe e farla franca
Presentazione del film di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio con Mario Portanova
Milano, 10 dicembre 2008 - scarica l'invito

E tre! -
di Carlo Cornaglia
Dell’Umberto il bel germoglio
si presenta al Bentivoglio
per la sua maturità.
Renzo ha già una certa età
  
poiché è ben la terza volta.
La famiglia è molto colta,
ma è una vittima il ragazzo
di una scuola da imbarazzo...
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Foto di Roberto CorradiRispettandone l’intimo e assai sofferto convincimento nulla si poteva eccepire alla conversione di Magdi Allam, giornalista e profeta, che per alogena illuminazione, proprio sul set vaticano, ha ricevuto la scorsa Pasqua il santo sacramento del Battesimo dalle mani gocciolanti del papa. Facendosi Cristiano anche nel nome. Con molti (e lieti) sorrisi del gregge che festeggiava la circostanza - non del tutto conciliare, ma rispettosa del libero arbitrio - di un infedele strappato sul mercato alla concorrenza.

Ma ora che a quasi nove mesi da quella notte stellata il nostro abbia fondato con la sua nuova fede niente di meno che un partito politico, il quarantunesimo della riarsa costellazione italiana, non può che entusiasmarci. Già ci sentiamo con lui, nella medesima trincea, in difesa di questa Europa smidollata e anarchica, orfana dei valori, vittima del relativismo, infingarda e nullafacente contro la quotidiana infiltrazione del veleno fondamentalista. Fiacchi e mollaccioni che non siamo altro. Capaci al massimo di radere al suolo, e per il loro bene, i villaggi dell’Iraq, le città dell’Afghanistan, accerchiare l’Iran, fare affari con i sauditi, finanziare i servizi segreti pakistani, far crescere il prezzo del petrolio, oppure dimezzarlo, aprire Guantanamo, spassarcela a Abu Graib, consumare l’80 per cento delle risorse del Pianeta, consumare il Pianeta, e poi riempirlo di farmaci scaduti. 

Basta. Qui ci vogliono fatti, muscoli e partiti, visto che nessuno ci regalerà ancora a lungo i nostri privilegi. Questo di Magdi si chiama partito dei “Protagonisti per l’Europa Cristiana”. Non tragga in inganno il nome. Lui dice che non si tratta di un partito religioso. Ma di una palestra per i diritti e per la più efficace delle equivalenze: guerra alla guerra. Come tanto sarebbe piaciuto a una protagonista d’altri tempi, la tenera Oriana.


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Vignetta di Roberto Corradi
di Peter Gomez e Marco Lillo

Espresso.repubblica.it
1 dicembre 2008


«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.

Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito (oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.

L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti da Signori della corte a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

Colpa e dolo: perché non si informano prima di parlare? di Bruno Tinti (dalla rubrica Toghe rotte)

Il "welfare mafioso" e la sfida di Lo Bello - di Roberto Scarpinato (CorrierEconomia, 1 dicembre 2008)

Andrea Camilleri recita 15 nuove poesie incivili - guarda il video (Micromega.net)

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Massimo D'Alema

Inquietante recrudescenza di aggressioni contro i giornalisti a Roma
(Reporters sans frontières, Francia - 24 novembre 2008)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


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