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Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria
l'Unità, 22 dicembre 2008

Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez. Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.

Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia. Il Tg1, per esempio, era molto impegnato a intervistare il produttore De Laurentiis sul nuovo film-panettone di Christian De Sica. Un vero peccato, perché Riccio ha raccontato di quando Ilardo incontrò Mori e gli avrebbe detto: “Le stragi non le abbiamo fatte solo noi della mafia, ma anche voi dello Stato”. Mori, anziché domandare spiegazioni o fare obiezioni, girò i tacchi e - sempre secondo Riccio - se ne andò senza dire una parola. Poi Riccio s’è soffermato su uno strano vertice nello studio Taormina: “Il mio difensore Carlo Taormina mi fece incontrare il senatore Dell'Utri, con la scusa di studiare le carte del suo processo. Passò a salutarci l'avvocato Cesare Previti (che poi non partecipò alla riunione, ndr)… Taormina mi chiese di dire, nei processi per mafia a Palermo, che Ilardo non mi aveva mai parlato di Dell'Utri”. Invece gliene aveva parlato eccome. Riccio - riferisce l’Ansa - non seguì l'amorevole consiglio di Taormina e mesi dopo gli revocò il mandato. Previti - ricorda Riccio - era presente da Taormina anche in occasione di un’altra riunione. Una presenza interessante, la sua, anche se “inattiva”, visto che - come ricorda Riccio - Previti conosceva bene Mori e “sovente veniva a trovarlo negli uffici del Ros”.

Di più: “Nel 1994 ho visto Mori che dal proprio ufficio spostava in un'altra stanza il piatto d'argento che gli era stato regalato da Previti, commentando con una battuta: ‘Cambiato il governo, si deve cambiare anche la disposizione del vassoio’…”. Dopo aver ricostruito il mancato blitz di Mezzojuso, Riccio riferisce i nomi che Ilardo gli fece prima di morire: nomi delle persone che gli risultavano legate a Cosa Nostra o agli amici degli amici, sulle quali non potè aggiungere altro perché fu ammazzato prima di mettere a verbale le sue dichiarazioni. E, fra gli altri, cita Dolcino Favi, il procuratore generale reggente di Catanzaro che un anno fa tolse a Luigi De Magistris l’inchiesta “Why Not”, e che in passato era stato in servizio a Siracusa. Favi - riferisce l’Ansa - sarebbe stato “gestito” da un avvocato di Lentini “molto legato a un uomo del boss Santapaola”. Dichiarazioni tutte da verificare, s’intende (il processo serve a questo). Ma piuttosto avvincenti e attuali. Peccato che nessuno le racconti.

Ps. Un mese fa, chi scrive fu condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per aver diffamato Previti riportando sull’Espresso il racconto di Riccio ai pm di Palermo sulla presenza dell’ex deputato nello studio Taormina il giorno della riunione fra l’avvocato, l’ufficiale e Dell’Utri. Il Tg1 diede la notizia con grande risalto. Ora che Riccio, in Tribunale, ha ribadito e arricchito il suo racconto, il Tg1 tace. Viva il servizio pubblico.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Etica, evitiamo una Caporetto
- di Roberto Scarpinato (CorrierEconomia, 22 dicembre 2008)

Pd e giustizia: Lucia Annunziata discute con Paolo Flores D'Arcais e Luciano Violante (In Mezz'ora, 21 dicembre 2008 - Rai3)


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Testo:
"Buongiorno a tutti. Oggi, in questa ultima puntata prima di Natale vorrei ancora soffermarmi sulla vicenda di Salerno e Catanzaro perché continuano ad arrivarmi, giustamente, delle richieste di chiarimento, per quanto riguarda ciò che siamo riusciti a far vedere, credo sia stato molto importante, nella puntata di giovedì sera di Annozero. Una puntata che sta già terremotando la magistratura fin dalle sue fondamenta. Chi ha notizie o conosce qualche magistrato può farsi dire che il comportamento del segretario dell'Associazione Magistrati ha lasciato interdetti molti suoi colleghi, soprattutto perché la ricostruzione di Annozero ha mostrato dove stia il marcio tra le procure di Catanzaro e di Salerno. Il fatto che, invece, il rappresentante ufficiale dell'associazione magistrati abbia continuato a prendersela con Salerno senza dire una parola su quello che è successo a Catanzaro ha lasciato molti interdetti, addirittura c'è chi chiede un cambio al vertice dell'ANM."
Clicca su continua per il testo completo dell'intervento.

Segnalazioni

Rettifica dell'on. Briguglio (per "Se li conosci li eviti")


continua

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Vignetta di NatangeloZorro
l'Unità, 20 dicembre 2008


Il dibattito su come uscire dalla nuova Tangentopoli si fa ogni giorno più avvincente, con soluzioni vieppiù innovative. Andrea Romano (Il Riformatorio): “Via Veltroni”, cioè uno dei pochi non inquisiti. Follini: “Via Di Pietro” (come sopra). Il Giornale di Berlusconi (Paolo): “Via Di Pietro”. Il Foglio di Berlusconi (Veronica): “Il Pd dimentichi Berlinguer e la questione morale”. Berlusconi (Silvio): “Basta intercettazioni”, così non si scoprono più le tangenti e il caso è chiuso. Violante: “Riformare Csm e Procure” (come sopra). Lanzillotta: “Impegnarsi a fondo per riformare la magistratura” (brava: non la giustizia, i magistrati). Fassino: “Non fare come Occhetto che sbagliò, dicendo ai giudici di fare il loro lavoro e a noi di fare pulizia interna” (quindi fare come Craxi, finito benissimo). Cicchitto: “Loro non parlino più di questione morale nei nostri confronti e noi non saremo farabutti come loro nel ‘92” (cioè come lo furono i suoi alleati Lega e An, tifosi di Mani Pulite). Capezzone: “Chiedere scusa a Craxi” (che in quattro anni portò il debito-pil soltanto dal 70 al 92%). Pomicino: “Chiedere scusa a Pomicino” (due volte condannato, insiste che le assoluzioni sono di più, quindi le condanne non contano). Mantini e Minniti (Pd): no all’arresto di Margiotta anche senza fumus persecutionis e in barba alla Costituzione, perché “non ci sono le prove” (come se spettasse al Parlamento valutarle). Margiotta, appena salvato: “La Russa ha subito difeso Bocchino, ma nessuno del Pd ha difeso Lusetti” (un po’ di omertà di casta non fa mai male). Tutto molto bello e interessante. Ma, absit iniuria verbis: e provare a non rubare?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

22 dicembre, Reggio Emilia
Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano
Il ritorno del principe.
C/o Auditorium Centro Loris Malaguzzi. Via Bligny, 1 -
ore 21
La locandina


Intercettazioni: Santoro non ne deve parlare e Vespa sì? di Beppe Giulietti (Articolo21.info)

Il caso Catanzaro. L'ANM disvelata in diretta Tv
di Felice Lima (Micromega.net)


Guarda l'intervista a Gianni Dragoni e Giorgio Meletti, autori de La paga dei padroni sul blog di Grillo



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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 19 dicembre 2008


Non riusciamo a esser seri neppure nei momenti più drammatici, quando scattano le manette, crollano le giunte, si estinguono i partiti. C’è un che di spensieratamente dadaista nei commenti dei politici napoletani, coinvolti nelle intercettazioni e non. Spiega Lusetti, candidato ai domiciliari: “Faccio promesse a tutti, ma non le mantengo mai, è il mio carattere”. E se ne vanta pure. Gli fa eco Bocchino, il dioscuro di destra che a Napoli doveva opporsi ma faceva solo finta: “Chi fa politica al mio livello certe cose deve aspettarsele”. Perché, quale sarebbe il livello Bocchino? Parla come se gli avessero teso una trappola. Ma ha fatto tutto da solo: “Siamo un sodalizio”, diceva al faccendiere Alfredo Romeo, quello degli appalti Global Service (global nel senso di destra-sinistra), che rispondeva: “Bocchi’, siamo ‘na cosa sola”. Notevole pure Gambale, assessore alla Legalità, ovviamente arrestato: riceveva i versamenti su un’opera pia, “A’ voce d’e creature”. Da applausi l’eterno ritorno di Pomicino: lui c’è sempre. Come Romeo, condannato per tangenti, poi miracolato da Santa Prescrizione e subito reingaggiato dai comuni di Napoli e Roma, ma anche dal Quirinale. Ancora l’altroieri l’assessore Velardi giurava: “Romeo è pulito, tant’è che gli curo l’immagine io”. Appunto: dev’essere impegnativo curare l’immagine di un detenuto. Nel sistema Global dove “siamo tutti una cosa sola”, giunge a proposito l’appello del Colle per una “riforma condivisa della Giustizia”. Condivisa come gli appalti e le mazzette. Una riforma Global. Facite ‘mpress, guaglio’, prima che v’arrestano a tutti quanti.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Domenica 21 dicembre
Marco Travaglio
ospite di Enrico Bertolino a Glob, l'osceno del villaggio.
Rai Tre - ore 23.30


Saviano racconta Gomorra agli studenti dell'onda - guarda il video (Micromega.net)


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Vignetta di Molly Bezz

Zorro

l'Unità, 18 dicembre 2008


Ci mancava il complotto. I poteri forti. I giornali. L’immancabile Di Pietro che pilota nell’ombra le procure di Firenze, Potenza, Pescara, Napoli e altre. Una mente raffinatissima domanda su “Europa”: “Perché tante inchieste tutte insieme?”. Il sagace Bettini denuncia “l’aggressione dei giornali” orchestrati dalla Spectre. L’acuta ministra-ombra Paola Merloni spiega: “Dietro queste inchieste c’è Di Pietro, l’unico che ci guadagna: forse la magistratura ha scelto l’Idv come il nuovo referente” (il vecchio, ce lo spiegherà un’altra volta). A furia di guardar dietro, il davanti: politici che intrallazzano, rubano e, una volta scoperti, finiscono in galera o sott’inchiesta. Come in tutto il mondo: non c’è paese - carriere separate o no, azione penale obbligatoria o no, giudici eletti o no - dove un politico preso a rubare non finisca dentro. La differenza è quel che accade dopo: in Italia si parla dei giudici; nel resto del mondo, dei reati. Ma un Salvatore Margiotta, inquisito da un anno a Potenza e Catanzaro, ora a un passo dai domiciliari, non l’avrebbero candidato nemmeno nelle isole Andamane. Si vedrà se quel ”Salvato’, ti porto 200 mila euro” si riferisse a lui o a un omonimo. Ma dire, come l’eccelso Pierluigi Mantini, che non ci sono elementi per l’arresto, ergo la giunta per le autorizzazioni dirà no, è una barzelletta. Nei prossimi giorni Camera e Senato dovranno dire sì o no ai giudici che chiedono di usare intercettazioni indirette di Dell’Utri, Latorre, Margiotta, Lusetti, Bocchino. Il Pd ha un’arma infallibile per farsi del male: votare no insieme a Berlusconi. Riusciranno i nostri eroi a suicidarsi come Craxi nel 1993?
(Vignetta di Molly Bezz)

Precisazione: l'onorevole Margiotta era già indagato da un anno, ma a Potenza e non a Catanzaro.

Segnalazioni

L'Articolo 68 della Costituzione -
a cura di Barbara Buttazzi

G8 2001: Fare un golpe e farla franca
- un film di Beppe Cremagnini e Enrico Deaglio con Mario Portanova


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Vignetta di Roberto Corradi"In Abruzzo vince l’inquisito Chiodi”. “Colpa della questione morale nel Pd”. “Il Pd perde 10 punti, l’Udc ne perde 1, Di Pietro raddoppia, la Sinistra avanza”. “Bisogna scaricare Di Pietro e la Sinistra e allearsi con l’Udc”. “Sei mesi fa votò l’80%, ora solo il 53: un elettore su due è rimasto a casa, soprattutto in casa Pd, dopo l’arresto di Del Turco”. “Colpa di Di Pietro, bisogna andare con Casini, Cesa e Cuffaro, così gli elettori ritrovano l’entusiasmo e si precipitano alle urne”. “Costantini ha preso meno voti della coalizione: nel Pd qualcuno ha fatto votare Chiodi”. “Colpa di Di Pietro, bisogna escluderlo non solo dalla Vigilanza e dal Cda Rai, ma da tutti gli incarichi: in fondo ha solo il terzo partito d’Italia”. “Hanno arrestato per tangenti il segretario abruzzese del Pd, sindaco di Pescara”. “I giudici fanno politica”. “Ma hanno atteso che si chiudessero le urne”. “L’han fatto apposta per infierire sugli sconfitti”. “Ma han pure inquisito Carlo Toto, quello di Air One, che ha il nipote deputato Pdl e s’è visto salvare la compagnia dal governo, ma aveva ottimi rapporti anche col Pd”. “E’ la prova che i giudici fanno politica, contro la destra e contro la sinistra”. “A Potenza chiedono l’arresto del deputato Pd Francesco Margiotta”. “Anche a Potenza i giudici fanno politica”. “Ma l’inchiesta è di Woodcock, quello che ha indagato lo staff di Fini e Pecoraro Scanio”. “Anche lui fa politica contro destra e sinistra”. “Ma Margiotta era indagato da un anno in un’altra inchiesta, e il Pd l’ha ricandidato e riportato alla Camera lo stesso”. “Ha ragione Berlusconi: bisogna riformare la giustizia”.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

La Finanziaria siamo noi
Presentazione del libro di Stefano Lepri (Chiarelettere editore)
18 dicembre 2008 - ore 18
Con l’autore ne parlano: Mario Baldassarri, Dino Pesole, Giuseppe Pisauro, Vincenzo Visco
Nazionale Hotel & Conference Center, Sala Cristallo - Piazza Montecitorio, 131 Roma
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Scarica l'invito

Un'onda vi seppellirà! - In edicola lo speciale di Micromega


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Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria
l'Unità, 15 dicembre 2008


E’ vero, ogni giorno inghiottiamo una tal quantità di bocconi amari che ormai digeriamo anche i sassi. Ma quel che è accaduto una settimana fa, prontamente sparito dalle pagine dei giornali (in tv non ci è nemmeno arrivato) e dunque dal dibattito politico, meriterebbe una riflessione. Almeno nel centrosinistra, visto che nel centrodestra non si riflette: si obbedisce al padrone unico, o prevalente, comunque non facoltativo. Il governo Manidiforbice, sempre a caccia di soldi, aveva tagliato di un terzo (133 milioni su 540) i contributi alle scuole private “paritarie”, quasi tutte cattoliche. Poi i vescovi han protestato, minacciando di “scendere in piazza” con un’Onda nero-porpora. E in cinque minuti l’inflessibile Tremonti s’è piegato, restituendo quasi tutto il malloppo (120 milioni su 133).

Inutile discutere qui sulla costituzionalità della legge 62/2000 che regala mezzo miliardo di euro l’anno alle scuole private, in barba alla Costituzione che riconosce ai privati il diritto di creare proprie scuole, ma “senza oneri per lo Stato”. Qui c’è un Paese allo stremo, dove - a causa della crisi finanziaria e dei folli sperperi su Alitalia e sull’Ici - si taglia su tutto, a partire da scuola pubblica, università pubblica, ricerca pubblica. E’ troppo chiedere anche ai genitori che mandano i figli in istituti privati, dunque non proprio spiantati, di contribuire una tantum ai sacrifici per il bene di tutti? Quel che è accaduto in Parlamento dimostra che sì, è troppo. Anzi, non se ne può nemmeno discutere. Non solo il Pdl ha obbedito senza fiatare al “non possumus” vescovile. Non solo il Pd non ha detto una parola contro la sacra retromarcia tremontiana. Ma il ministro-ombra dell’istruzione Mariapia Garavaglia ha addirittura presentato al Senato una mozione per “l’immediato ripristino dei 133 milioni al fondo scuole paritarie”, e financo per l’aumento dello stanziamento in base alle promesse “del precedente governo”. Mozione firmata anche dai senatori Pd Rusconi, Bastico, Ceruti, Serafini, Soliani, Pertoldi e Vita, in nome di un imprecisato “diritto costituzionale”.

Le finalità dichiarate sono nobilissime: evitare danni agli asili, che specie nei piccoli comuni sono esclusivamente privati. Ma forse tanto allarmismo sarebbe stato più serio se accompagnato da qualche proposta per recuperare altrove le risorse necessarie: per esempio dando una ritoccatina al regime fiscale degl’immobili del clero che, anche quando dichiaratamente a scopo commerciale, in Italia sono esentasse. Certo, la cosa avrebbe suscitato non una, ma cento “onde” vaticane di protesta. Ma perché non prendere in parola il fondamentale discorso del Papa, l’altroieri, sul valore decisivo - per lo Stato e per la Chiesa - della separazione Stato-Chiesa? Cioè della laicità delle nostre istituzioni? Non si tratta di tornare al vetero-anticlericalismo ottocentesco. Basta ricordare quel che scrisse nel 1952 a Pio XII un cattolico doc come Alcide De Gasperi, quando il Papa gli revocò l’udienza privata nel trentesimo anniversario del suo matrimonio per essersi opposto al diktat vaticano di allearsi con i fascisti alle elezioni comunali di Roma: “Come cristiano accetto l’umiliazione, benchè non sappia come giustificarla. Come presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, la dignità che rappresento e della quale non possono spogliarmi neppure nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccessivo”. Parole sante, e durissime. C’è qualche politico italiano, a destra o a sinistra, che oggi saprebbe ripeterle
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Rai: Vigilanza vuole discutere di Travaglio? Prosegue il tiro al bersaglio - leggi il comunicato di Giuseppe Giulietti (Articolo21.info)

Siamo tutti Carlo Vulpio - Già raccolte 1024 firme: aderisci!
(La storia di Carlo Vulpio - leggi qui)

Dall'alta velocità a Castello di Marco Ottanelli (Democraziaelegalita.it)
(Contiene brani video della requisitoria del P.M.al Processo Tav.)

Don Camillo e l'onorevole Al Tappone - il video di Roberto Corradi


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