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Vignetta di Molly BezzStraordinario l'avvocato Niccolò Ghedini. Quando i giudici del caso Berlusconi-Mills decidono di sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale il Lodo Alfano, ovvero la legge (ideata dallo stesso Ghedini) che impone la sospensione dei processi a carico del premier, lui afferma: «Milano non applica le norme approvate dal Parlamento che consentono al presidente del Consiglio di curare gli interessi del Paese. Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia». Poi mette le mani avanti. E assicura che un'eventuale sentenza di condanna di David Mills (il dibattimento contro l'avvocato inglese prosegue) non avrà effetti «né politici, né giuridici» sul suo presunto corruttore Silvio Berlusconi.

La prima affermazione di Ghedini è sbagliata. La seconda, purtroppo, è esatta. Ricorrere alla corte costituzionale contro una legge non vuol dire ribellarsi alla volontà del Parlamento o degli italiani che hanno dato a uno dei due schieramenti un'ampia maggioranza. Nelle democrazie di tutto il mondo, ogni giorno, le varie corte costituzionali vagliano la legittimità delle norme varate dal potere legislativo. Anche in Italia accade spesso, tanto che la nostra Consulta è perennemente al lavoro.

Diceva Montesquieu: «Perché non ci sia abuso di potere, occorre che il potere arresti il potere». Essere una democrazia, insomma, non significa solo dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri governanti. Chi governa, invece, deve sapere che anche per lui esistono dei limiti invalicabili. Delle decisioni che non possono essere prese qualunque sia stato il proprio risultato elettorale o la popolarità di cui si gode. Se non è così la democrazia si trasforma velocemente in dittatura della maggioranza. E questo non migliora la vita dei cittadini, ma la peggiora. Non a caso in Europa buona parte dei regimi autoritari del '900 (Unione Sovietica, Germania e Italia) hanno ricevuto per molti anni un forte e diffuso sostegno popolare e sulle ali di quel sostegno hanno preso delle scelte disastrose.

Qualsiasi potere (esecutivo, legislativo o giudiziario) se non è sottoposto a controlli finisce per sbagliare di più, non di meno. Pensate solo a che cosa sarebbe accaduto se già 4 anni fa Berlusconi avesse allora approvato le leggi sulle intercettazioni telefoniche che oggi propone. Giampiero Fiorani, Stefano Ricucci, Giovanni Consorte e gli altri furbetti del quartierino avrebbero messo le mani sulle banche che stavano scalando. E per farlo avrebbero continuato a truccare i bilanci, a nascondere perdite enormi, a indebitarsi con altri istituti di credito. Oggi insomma il sistema bancario italiano sarebbe molto più debole davanti alla crisi finanziaria internazionale. E con tutta probabilità anche nel nostro paese si assisterebbe a una serie di bancarotte a catena.

Non per niente in queste ore lo stesso Berlusconi tuona contro la «mancanza di etica» nel mondo della finanza, mentre gli altri capi di Governo del G4 chiedono punizioni severe per i banchieri che in questi anni hanno sbagliato.

Ghedini che, in virtù della nomina a parlamentare e dello straordinario successo economico-professionale ottenuto dopo aver assunto la difesa del Cavaliere, dimentica questi semplici principi liberali cui pur aveva aderito in gioventù, non ha però torto quando si dimostra ottimista sul futuro dell'imputato Berlusconi. A questo punto, qualunque sarà il verdetto della Corte sul lodo Alfano, o se anche il referendum indetto per la sua abrogazione avrà successo, il Cavaliere può legittimamente ritenere di aver chiuso la propria partita con la giustizia milanese.
Con lo stralcio della posizione del presunto corruttore (il premier) da quella del presunto corrotto (Mills) il tribunale presieduto da Nicoletta Gandus, è diventato incompatibile: non potrà cioè più pronunciarsi sulla colpevolezza o l'innocenza di Berlusconi perché ha già sentenziato sul suo coimputato. Il dibattimento contro il presidente del Consiglio, se e quando ripartirà, dovrà ricominciare da capo davanti a un nuovo collegio. E prima del terzo grado di giudizio scatterà la prescrizione.

D'altra parte la forte campagna di delegittimazione scattata mesi fa contro il presidente Gandus (un giudice ricusato dal Cavaliere perché accusata di essere «un nemico politico») farà il resto. Anche l'eventuale condanna di Mills per aver ricevuto 600mila dollari da Berlusconi, verrà vista da molti elettori e commentatori solo come la prova delle ragioni del premier.

Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile se l'informazione in Italia, a partire da quella televisiva, facesse il suo dovere e raccontasse con la dovuta attenzione i reali contenuti del dibattimento. Ma questo, lo sappiamo già, non avviene e non avverrà mai in un paese in cui tutte le principali reti televisive hanno come editori di riferimento dei politici (da una parte Berlusconi, dall'altra il parlamento). Restano, è vero, altri spazi: sulla carta stampata, sui libri, su internet, un paio di trasmissioni sul piccolo schermo. Ma a chiuderli ci penseranno le leggi bavaglio che la Casta delle Libertà e il suo leader hanno già proposto. Se venissero votate oggi sarebbero tutte approvate. Tra gli applausi scroscianti di Camera e Senato.
(Vignetta di Molly bezz)

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Video di RaiNews24, 3 ottobre 2008

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Ora d'aria

l'Unità, 3 ottobre 2008


Un sondaggio commissionato su 2 mila persone dall’Ordine dei giornalisti Lombardia rivela che gl’italiani hanno un’immagine pessima (32%) o cattiva (23%) dei giornalisti. Ma va? Il 31 agosto, prima giornata di campionato, tg e giornali annunciarono che un’orda di ultras napoletani in partenza per Roma avevano assaltato l’Intercity “Modigliani” Napoli-Torino devastandolo, malmenando i controllori e sequestrando decine di passeggeri terrorizzati. Unica fonte della presunta notizia: un comunicato di Trenitalia che parlava di “treno interamente vandalizzato, danni ingenti a 11 carrozze, azionato più volte il freno d’emergenza, prima stima dei danni circa 500 mila euro”. Meglio del Vangelo.

Tg1
: “Intercity per Roma, a bordo solo ultras: danni per 500 mila euro”. Tg2: “Caos alle stazioni di Napoli e Roma: i tifosi partenopei assaltano treno”. Tg3: “Tifosi del Napoli padroni del treno, inferno nella stazione di Napoli, 300 passeggeri in ostaggio, devastate le stazioni”. Studio Aperto: “Guerriglia, panico tra i passeggeri cacciati dal treno, 4 ferrovieri feriti”. Corriere della sera: “Assalto ultrà ai treni: danni e caos”. La Repubblica: “Assalto ultrà al treno, passeggeri cacciati dai tifosi”. Il Mattino: “Napoli, assalto ultrà al treno”. La Stampa: “Gli ultras distruggono il treno”. L’Unità: “Il treno della paura: Intercity in ostaggio dei tifosi napoletani”. Il Giornale: “Ultrà napoletani ‘rubano’ il treno: c’è la partita, cacciati i passeggeri” (segue commento: “Gomorra pallonara”). Qualcuno parla addirittura di “bombe carta” esplose all’arrivo alla stazione Termini. Poi governo e Polizia, sommersi dalle critiche per non aver saputo prevenire un evento piuttosto prevedibile, buttano lì che gli ultras erano camorristi travestiti e dediti al “terrorismo”. Altri titoloni a fotocopia: “200 pregiudicati sul treno degli ultras”. “Non ultras, ma camorristi e terroristi”. “Che fanno i giudici?”. “Tolleranza zero”.”Certezza della pena”. Il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese propone di arrestarne qualche migliaio e recluderli direttamente negli stadi, come faceva il buon Pinochet.

Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più.

E gli “assalti alle due stazioni?”. Altra bufala
: normali immagini di ordinaria tifoseria domenicale. Rainews mostra le sequenze dei tifosi veronesi che lasciano Napoli un paio d’anni fa, insultando poliziotti e napoletani nella solita nuvola di fumogeni (allora, però, sui giornali non uscì nemmeno un trafiletto). Cappucci intervista alcuni testimoni oculari. Tommaso Delli Paoli, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil: “Gli ultras non sono angioletti, ma non è accaduto niente di quel che si è voluto raccontare. Normali tensioni tra gli ultras con biglietti e documenti, che volevano raggiungere lo stadio di Roma, e i responsabili di Trenitalia che han bloccato il treno prima in stazione e poi di nuovo in aperta campagna. Non credo che abbiano tirato il freno d’emergenza, avevano fretta di arrivare a Roma. Pare che il treno mostrato in tv non fosse quello vero”. Violenze sul personale, sugli agenti e sui passeggeri? Due giornalisti sportivi austriaci, anch’essi sul treno incriminato, non han visto “nessuna violenza o scontro. Devastazioni? No, il treno era troppo pieno perché qualcuno potesse muoversi. L’unica paura è stata quella di perderci la partita, visto che il treno non partiva”. E la camorra? E il terrorismo? Qualche decina di pregiudicati c’erano: meno comunque di quelli presenti in Parlamento. Magari finirà con Trenitalia che ringrazia gli ultras: i loro cori potrebbero aver messo in fuga le zecche e i pidocchi.

Segnalazioni

Nell'anniversario dell'assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, l'associazione AnnaViva organizza un presidio per commemorare la sua memoria. Perché il suo sacrificio in favore dei diritti umani in Cecenia non venga dimenticato.
7 Ottobre 2008, ore 20.30, piazza della Scala - Milano

La catena di San Libero - di Riccardo Orioles (4 ottobre 2008, n.371)

Papà, cos’è l’etica? - di Carlo Cornaglia
Una Onlus milanese,
Young Milano, oggi è alle prese
con un etico convegno
preparato con ingegno
   
dalla figlia del premier.
Vicepresidente è
di quell’etico consesso
che alla presidenza ha messo...
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Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria

l'Unità, 2 ottobre 2008


L’altra sera, a “Porta a Porta”, Rosy Bindi e Di Pietro contro Gasparri e Verdini. A un certo punto, però, colpo di scena. Gasparri avverte Di Pietro: “Attento che Vespa di Giustizia se ne intende”. Qualcuno intravede un’allusione alla sua signora, la giudice Augusta Iannini, già intima di Squillante e dunque promossa da Castelli, Mastella e Angelino Jolie a direttore del ministero della Giustizia. Bruno Vespa, in arte Fede, capisce al volo: imparziale come sempre, si unisce al duo Pdl e comincia a pestare Di Pietro. Tre contro uno. Tema: i processi al Cainano: “Se Berlusconi - sostiene l’insetto - è un’anomalia, lo sono pure i 26 suoi processi, dai quali è sempre uscito assolto”. Pari e patta. Di Pietro prova a ricordare di averne avuti 33, di processi, ma lui si dimise da pm e da ministro per farsi giudicare (bella forza, era innocente), mentre il Cainano si assolve da sè depenalizzando i suoi reati e dimezzando la prescrizione con leggi ad personam.

Vespa, aspirante Ghedini, dice che “su 26 processi, 4 sono in corso, 4 sono finiti in prescrizione e 18 in assoluzione”. Tutti “successivi alla discesa in campo”. Parla di appena “4 leggi ad personam”. E sostiene che, per le tangenti alla Guardia di Finanza, “Berlusconi è stato assolto con formula piena”, mentre “il caso di Lentini al Milan era analogo a quello di Dino Baggio alla Juve, ma Agnelli non fu nemmeno chiamato a testimoniare, mentre Berlusconi fu condannato”. Cinque balle in cinque frasi.
1) Le leggi ad personam sono 16: decreto Biondi, Tremonti, rogatorie, falso in bilancio, Cirami, Maccanico-Schifani, ex-Cirielli, Gasparri, salva-Rete4, Frattini, condoni fiscale e ambientale, Pecorella, bloccaprocessi, Alfano, prossimamente intercettazioni.
2) Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvo grazie all’amnistia del 1990); nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, tangenti a Dc, Psi e Cariplo. Come scrive il gip bresciano Carlo Bianchetti nel 2001, archiviando le denunce berlusconiane contro il pool di Milano: “L’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, è probabile che sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste già aperte sul suo gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
3) I processi al Cavaliere non sono 26, ma 17: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 12 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.).

Nei 12 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni - All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati).

4) Dunque, per le mazzette alla Finanza, niente formula piena, ma insufficienza di prove.
5) Il caso Lentini non era affatto analogo al caso Baggio: Lentini fu pagato dal Milan con fondi neri extrabilancio (reato), Baggio con una donazione personale di Agnelli (non reato). E comunque, per Lentini, Berlusconi non è mai stato “condannato”. Ora non vorremmo che l’imparziale insetto dovesse risponderne all’Authority o, Dio non voglia, scusarsi in diretta. Ma non c’è pericolo: in tv deve scusarsi chi dice la verità, non chi racconta balle. Emilio Vespa è in una botte di ferro.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Se qualcuno sostiene "sono stato sempre assolto", sempre meglio controllare "come" - gli aggiornamenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Quale giornalista ritieni più credibile? Il sondaggio di virgilio.it

Le intercettazioni telefoniche/3 - dalla rubrica sulla giustizia a cura di Bruno Tinti

Manifestazione antimafia - 3,4 e 5 ottobre, Santa Margherita di Belice (AG)

I video di Qui Milano Libera - Intervista a Moni Ovadia


Chi dorme non piglia caimani - di Carlo Cornaglia
E alla fine Walterloo
dal suo sonno si svegliò.
Lunga fu la pennichella
nella quale quel brighella
  
sognò che Silvio statista
era un grande riformista
con un desiderio solo:
del caiman lasciare il ruolo...
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Vignetta di Natangeloda Vanty Fair, 1 ottobre 2008


Le colpe, in politica e nella vita pubblica, sono sempre degli altri. Quando Prodi non riuscì a rifilare (vantaggiosamente) Alitalia a Air France, la colpa fu dei sindacati e della Destra. Per Berlusconi, nel lungo settembre di trattative stop & go con Cai, Air France, Lufthansa, la colpa di ogni impasse era dei piloti, dei sindacati, delle hostess che giocano a golf e di Veltroni.
Anche davanti ai giudici, Berlusconi ha adottato lo stesso scarica barile. Corruzione? Fondi neri? Falso in bilancio? Chiedete a mio fratello. Chiedete a mio cugino. Chiedete ai miei manager.

I rifiuti che ingombrano Napoli da quasi due decenni, arrivano sempre “dal governo precedente”. Persino Bassolino, che guida la Regione Campania da due mandati, cioè dal 2000, se ne professa estraneo e quando qualcuno glieli rinfaccia si guarda intorno, si stringe nelle spalle, dice: “E io che c’entro?”.

Il debito pubblico italiano - oggi a quota 1621miliardi di euro - non lo ha scavato nessuno, lo hanno ereditato tutti, la Destra dalla Sinistra e viceversa, al massimo è colpa di Bettino Craxi, defunto in latitanza. La colpa della crisi economica non è mai nostra, ma europea, anzi americana, dell’11 settembre, degli arabi, delle Cina. La colpa dei morti ammazzati sulle strade è dei rumeni ubriachi. La colpa dei furti è degli zingari. La colpa della disoccupazione è degli immigrati che lavorano in nero. La colpa della cattiva scuola è del ’68 e della scomparsa dei grembiuli. La colpa delle prostitute è dei clienti. La colpa dei clienti è delle prostitute. La colpa delle prostitute e dei clienti è della mafia albanese. La colpa della mafia albanese è della globalizzazione e di Bruxelles, dei suoi burocrati, dell’euro, del nuovo secolo. Poveri noi, anziani e  bamboccioni, che di tante cattiverie altrui siamo sempre le vittime innocenti.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Ascolta l'audio della presentazione di "Bavaglio" a Torino

Con Peter Gomez, Antonio Ingroia, Antonio Padellaro, Marco Travaglio (29 settembre 2008, Teatro Nuovo)
(formato mp3, fai click sul link e salva con nome)


Peppino Impastato. Una vita contro la mafia
Iniziative dedicate al ricordo del suo martirio e del suo impegno civile contro la mafia in terra di Sicilia.
3 ottobre 2008, comuni di Pieve Emanuele e Opera (Milano)
Partecipa
, tra gli altri, Peter Gomez


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Vignetta di Molly BezzOra d'aria

l'Unità, 1 ottobre 2008


Negli Stati Uniti il Parlamento, libero e sovrano, boccia sonoramente il piano di salvataggio della finanza tossica americana a spese dei contribuenti, firmato dal presidente Bush con l’accordo dei vertici dei partiti democratico e repubblicano. In Italia il Parlamento è una pròtesi del presidente del Consiglio, che lo convoca e lo sconvoca a seconda delle scadenze dei suoi processi e dei finti impedimenti dei suoi onorevoli avvocati, per il resto bypassandolo allegramente con continui decreti legge (su 12 leggi approvate finora, 11 sono dl e solo uno è un ddl, la porcata Alfano, ovviamente incostituzionale). E le possibilità che il Parlamento bocci il piano delinquenziale che scarica sui contribuenti i debiti dell’Alitalia per regalarne la parte sana a una compagnia di giro di profittatori di regime, capitanata da Colaninno condannato dal Tribunale di Brescia a 4 anni per la bancarotta del gruppo Italcase-Bagaglino, è pari a zero. Anzi, una volta tanto che il Pd non c’entrava nulla in una sciagura, Veltroni s’è precipitato a rivendicarne il merito.

Negli Usa la gente scende in piazza da Denver a Washington contro i profittatori di regime al grido di “Aiuti a Main Street, non a Wall Street”, “Niente salvagente, per questi ci vuole la galera”. In Italia manifestare in piazza è considerato eversione e invocare la galera per i ladri di Stato non si usa più: sarebbe giustizialismo. Negli Usa Obama e Mc Cain se le suonano di santa ragione. In Italia, se il leader del Pd comincia con quattro mesi di ritardo a fare opposizione al governo più indecente della terra, si becca subito i rimbrotti del Corriere della sera per la penna, anzi l’estintore, del pompiere di Viggiù, al secolo Pigi Battista. E viene subito sbugiardato dai suoi compagni di partito. Per Enrico Letta, “non si vincono le elezioni del 2013 con l’antiberlusconismo”: infatti ha appena perso quelle del 2008 dialogando con Berlusconi (che intanto monologava, chiamava Veltroni “maschera di Stalin” e vinceva a mani basse). Ma c’è di meglio: tal Giorgio Tonini del Pd, in un convegno a Orvieto, lancia con Enrico Morando l’idea di “separare le carriere di pm e giudici”, che sarebbe anche originale, se non l’avessero già lanciata Gelli, Craxi e Berlusconi. Più innovativa un’altra trovata del Tonini: la deriva putiniana denunciata da Veltroni non sarebbe colpa di Berlusconi ma, pensate un po’, di Prodi. Il quale, essendo l’unico ad aver battuto Berlusconi, è stato spedito a casa anzitempo, così impara a non perdere le elezioni come tutti gli altri.

Intanto Al Tappone, sempre spiritoso, annuncia: “Basta dialogo con Veltroni”. Un po’ come se Putin annunciasse “basta dialogo con la Georgia”. D’Alema, per punizione, lo candida subito al Quirinale: “Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica della Stato perché ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il Paese”. Frattanto, in Francia, il presidente Sarkozy è bersagliato dalle polemiche per aver osato partecipare all’assemblea condominiale e interessarsi della nuova rete fognaria della villa della suocera in Costa Azzurra, non per procurarle privilegi, ma solo perché siano rispettati la legge e l’ambiente.

In Italia il premier attacca i giornali altrui, essendo proprietario di giornali. Attacca le tv altrui, essendo proprietario di tv. Attacca i giudici, essendo imputato. Confessa, dopo aver mentito promettendo di non usarlo, che il Lodo Alfano gli serve “contro i giudici politicizzati”. Ma il pompiere Battista trova che la colpa della fine del dialogo sia tutta di Veltroni, che osa addirittura descrivere il premier come “nemico ontologico della democrazia”, cioè per quello che è, mentre il Cainano sarebbe colpevole soltanto di qualche “reazione sgarbata”. Ma certo, uno che minaccia la Consulta di rappresaglie se oserà dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale, uno che definisce “nemici” i giudici che si occupano dei suoi reati, uno che passeggia quotidianamente con le scarpe chiodate (con tanto di rialzo interno) sulla Costituzione, uno che annuncia con l’apposito Ghedini la riforma del Csm di cui il capo dello Stato non sarà più presidente, uno che vola sull’elicottero di Stato in una beauty farm chiusa per lavori ma fatta riaprire apposta per lui e ci trascorre tre giorni anziché andare all’Onu a rappresentare l’Italia, ecco, uno così è soltanto un po’ sgarbato. Birichino.
(Vignetta di Molly Bezz)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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Peppino Impastato. Una vita contro la mafia
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I video di Qui Milano Libera - Incontro con Franco Frattini e Giorgio La Malfa

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