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"Buongiorno a tutti.
Oggi ringrazierò dei giornalisti perché qualcuno ce l'abbiamo ancora, per fortuna.
E meno male perché così non ci sentiamo inutili. Il primo giornalista che vorrei ringraziare è Milena Gabanelli.
Non soltanto per la splendida puntata di Report di ieri sera, in cui abbiamo visto crollare, alla seconda o terza domanda, il grande patriota Colaninno che doveva salvare l'Alitalia.
Ieri sera abbiamo appreso che ancora non c'è niente di deciso, che il prezzo che loro offrono per rilevare la parte sana dell'Alitalia è tutto da verificare.
Ma soprattutto abbiamo appreso che il famoso impegno a non vendere da parte dei sedici patrioti della cordata CAI in realtà è una balla.
Quando la Gabanelli ha messo il piano della CAI sotto il naso di Colaninno chiedendogli dove sta scritto l'impegno dei sedici soci a non vendere, Colaninno si è messo a ridere, come dire "lo sai anche tu che c'è!".
Però non è riuscito a trovarlo nemmeno lui.
Abbiamo anche appreso che la ragione sociale della CAI, fino a questo momento, è quella di trattare passamanerie, che non mi pare siano sinonimo di aerei.
Ma la Gabanelli va ringraziata soprattutto, insieme a Giovanna Boursier che curava il servizio sull'Alitalia, per avere scoperto ciò che nemmeno l'opposizione parlamentare aveva scoperto..."

Approfondimenti dalla Rassegna Stampa, a cura di Ines Tabusso:
Alitalia
Corrado Carnevale

La sentenza della Corte di Cassazione sul giudice Corrado Carnevale (2003) - da Signori della Corte, a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

E i capitali, mio capitano? (parte prima - parte seconda)
di Marco Travaglio (Giudizio Universale, ottobre 2008)

La catena di San Libero: "Parla, Santapaola!", "Zitto tu, Fava!" - di Riccardo Orioles (12 ottobre 2008, n. 372)

Berlusconi turba i mercati azionari con notizie che dice di aver sentito alla radio (Bloomberg, Usa - 11 ottobre 2008)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


continua

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Guarda la seconda parte del video 

Sarà per lo tsunami finanziario o per la catastrofe economica che in molti assicurano essere alle porte, ma alla fine anche Morfeo Napolitano si sta svegliando. Certo, non lo dice nessuno. Tutta la stampa, o quasi, ha dedicato solo poche righe ai contenuti dell'intervista rilasciata dal presidente della Repubblica all'Osservatore Romano. I titoli sui giornali sono stati incentrati solo sulla sua richiesta di «regole etiche» per le banche che fa seguito a un'analoga denuncia contro «i guasti di una corrosiva caduta dell'etica nell'economia e nella politica». Ma a ben vedere Napolitano ha detto di più. Ha respinto, definendole «velleitarie» le ipotesi «di riscrittura globale almeno della seconda parte della costituzione». Ha spiegato che sul razzismo c'è poco da scherzare e che «bisogna essere preoccupati perché il diffondersi di paure sproporzionate e irrazionali e anche il perpetuarsi di predicazioni xenofobe» alla lunga finiranno per intaccare l'antico spirito di accoglienza degli italiani. Ha difeso senza tentennamenti la via della democrazia parlamentare. «Credo», ha detto, «che questa scelta vada ribadita, che l'allontanarsi da questa scelta possa condurre fuori strada, e in vicoli ciechi». Insomma il presidente è sembrato a un passo dal denunciare i pericoli del rinascente regime berlusconiano.

Vabbè, direte voi, Napolitano parla, ma intanto ha firmato senza tentennamenti il Lodo Alfano, una legge che sancisce la fine del non negoziabile principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. È vero. Ma è altrettanto vero che la libertà e la democrazia non sono dei doni caduti dal cielo. Sono invece dei valori che vanno difesi e (ri)conquistati giorno per giorno dalla collettività. Non si può sempre sperare che qualcuno lo faccia per noi. Quattro anni fa il Lodo Maccanico-Schifani fu alla fine controfirmato e promulgato da Carlo Azelio Ciampi. Poi a cancellarlo ci pensò la Corte Costituzionale. Oggi la scena si ripete. Con una differenza sostanziale: Silvio Berlusconi, al contrario di allora, vive ancora un momento di buona popolarità. Affidarsi alla Consulta non basta. È necessario che anche gli elettori, firmando per il referendum e poi partecipando attivamente alla campagna per la legge uguale per tutti, facciano sentire forte la loro voce. La battaglia è tutt'altro che persa. Nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nei comuni messi alle corde dal taglio dell'Ici, ci si sta a poco a poco rendendo conto di quale tipo di Stato sogni questa maggioranza. Insomma anche il Paese si sta risvegliando. C'è solo da sperare che non sia troppo tardi.

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Vignetta di NatangeloDopo il mio articolo "Balla a balla", Bruno Vespa ha scritto due lettere all'Unità (alle quali ho risposto) nel tentativo di dimostrare di non aver raccontato balle. Lascio giudicare agli amici del blog se ci è riuscito.

I processi a Berlusconi, gli errori di Travaglio - di Bruno Vespa (l'Unità, 8 ottobre 2008)

Mi dispiace, confermo tutto - di Marco Travaglio (l'Unità, 8 ottobre 2008)

Berlusconi e i suoi processi - di Bruno vespa (l'Unità, 11 ottobre 2008)

I brindisi dell'avvocato Vespa con il vino di Mannino - di Marco Travaglio (l'Unità, 11 ottobre 2008)

(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Benigni XVI (parte prima - parte seconda) - di Stefano Disegni

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Vignetta di NatangeloOra d'aria

l'Unità, 11 ottobre 2008

Le manifestazioni della sinistra e dell’Italia dei Valori, oggi, e quella del Pd il 25 ottobre non potrebbero cadere in un momento migliore. La macchietta di Palazzo Chigi, tra una visita al Bagaglino e quattro salti in discoteca, è l’emblema del dilettantismo con cui il governo sta affrontando la crisi. Non passa giorno, anzi minuto, senza che Al Tappone si e ci copra di ridicolo. Garantisce ciò che non può garantire (“non fallirà una sola banca italiana, i risparmiatori non perderanno un soldo”). Organizza strane adunate a Palazzo Chigi col governatore di Bankitalia e un banchiere privato, il plurimputato per bancarotta Cesare Geronzi, a cui due berluscloni tentano nottetempo di garantire l’impunità nei processi per bancarotta nei casi Cirio, Parmalat e Italcase (a proposito: dov’era l’opposizione mentre passava l’emendamento, visto che a scoprirlo è stata una giornalista, Milena Gabanelli?).

Invita la gente a investire nelle società più solide, cioè “Eni, Enel e Mediaset”, che guardacaso è sua. Annuncia per l’ennesima volta “il taglio delle tasse”, eventualità catastrofica, visto che - come nota Salvatore Bragantini sul Corriere - “la crisi gonfierà un debito pubblico già debordante”. Promette di “estirpare la corruzione”, essendo imputato in tre processi per corruzione appena sospesi dalla porcata Alfano. Minaccia la Consulta che dovrà giudicare la porcata e tenta d’infilarci il suo avvocato Pecorella al posto di un altro suo avvocato, Vaccarella. Proclama: “Si può governare solo con i decreti”. Annuncia “un G8 straordinario”, subito smentito persino dall’amico Bush. Esalta le virtù democratiche dell’amico Vladimur nel senso di Putin, massacratore di ceceni e di georgiani, giustificando con false versioni l’illegale invasione russa della Georgia e facendo infuriare persino Paolo Guzzanti (subito manganellato da orde di forzisti a comando). Compila liste di proscrizione per la Vigilanza Rai (“né Orlando né Giulietti”), pretendendo di decidere anche le cariche spettanti all’opposizione. Senza contare i tagli selvaggi alla scuola, alla giustizia, alle forze dell’ordine, alla ricerca e persino agli italiani all’estero.

Bene: di fronte a questo spettacolo da repubblichetta delle banane, il Pd che fa? Anziché impegnarsi allo spasimo per portare in piazza quanta più gente possibile,e magari rimangiarsi la scriteriata decisione di sabotare il referendum anti-Alfano, si divide addirittura sull’opportunità di scendere in piazza. Ha cominciato il solito Follini sul Corriere, invitando il Pd a suonare la ritirata in vista del 25 ottobre. Posizione comprensibile, visto che fino a due anni fa Follini stava con Al Tappone e votava tutte le leggi vergogna. Meno comprensibile l’uscita di Rutelli sul Riformatorio: “La piattaforma della manifestazione è superata, occorre un corteo non centrato sulla contrapposizione al governo, ma sulle nostre proposte aggressive per uscire dalla crisi”. Aggressive, Rutelli: vabbè.

Ma il bello deve ancora venire: l’intervista di Enrico Morando al Giornale di Berlusconi, in cui l’esponente del Pd lancia, restando serio, l’idea di una bella manifestazione “non anti-governativa”, anzi, di più: per “incoraggiare e sostenere il governo nello sforzo che sta facendo per fronteggiare l’emergenza”. In piazza, la gente del Pd dovrà “stringersi intorno al governo”, perché “i cittadini hanno un atteggiamento di fiducia nel governo. I calcoli di parte sarebbero infondati oltre che sbagliati. L’opposizione deve fare la sua parte…”. Spettacolare questa idea dell’opposizione che deve chiamare la gente in piazza per sostenere il governo. Figurarsi l’entusiasmo con cui gli elettori del Pd, soprattutto quelli che han firmato l’appello per “Salvare l’Italia” dal “governo che la sta distruggendo”, si sveglieranno all’alba per salire su auto, treni, aerei e pullmann verso Roma, con la prospettiva di “stringersi intorno al governo” Berlusconi, mentre dal palco i Morando e i Rutelli li inviteranno a non essere antigovernativi e Follini, da casa, li sgriderà per non essersene rimasti a casa. Prospettiva elettrizzante, che potrebbe indurre molti a non muoversi, col rischio di far fallire la manifestazione. Per scongiurarlo, non resta che una strada: se l’obiettivo è stringersi intorno al governo, tanto vale invitare anche gli elettori del Pdl, e magari lo stesso Al Tappone. Lui la gente in piazza (“contro il regime delle sinistre”, s’intende) ha già dimostrato di saperla portare. Pienone assicurato.

Segnalazioni

Peter Gomez presenterà Bavaglio e parlerà del Lodo Alfano e della legge sulle intercettazioni a Piazza Navona - ore 15 circa

Nuovo impulso all'esportazione - Gli approfondimenti dalla rassegna stampa di Ines Tabusso

La C...zzata Silviomkin! - il video di Roberto Corradi



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Vignetta di Molly BezzOra d'aria
l'Unità, 9 ottobre 2008

Molti hanno ironizzato sul black-out televisivo indetto giovedì scorso da Berlusconi, proprietario di 5 tv su 6, e subito disatteso domenica dal suo riporto personale, Renato Schifani, che bivaccava a Domenica In (Rai1); dalla ministra della Pubblica Distruzione, Maria Stella Gelmini, che pascolava a Buona Domenica (Canale5); e dal ministro Antifannulloni, Renatino Brunetta, che squittiva nella stessa Domenica In (in ossequio alla par condicio). Ancora un piccolo sforzo e il Consiglio dei ministri potrà riunirsi direttamente a Rai1, non a caso diretta da un ex deputato di Forza Italia. Ma qui c’è poco da ironizzare. Il Cainano non ha mai detto che lui e i suoi avrebbero disertato le tv tout court. Ha detto che non parteciperanno più a dibattiti dove rischiano di essere “insultati”. Tradotto in italiano: non parteciperanno più a dibattiti con persone che la pensino diversamente da loro e minaccino di contraddirli, cioè non parteciperanno più a dibattiti. Nemmeno a quelli finti del sempre servizievole Emilio Vespa, che “confeziona addosso” monologhi camuffati da dibattiti.

Ora Al Tappone s’è accorto che il suo governo e il suo personale politico fanno talmente ribrezzo che preservare solo se stesso dai confronti non basta più: meglio mettere in salvo anche il resto della truppa. L’ha capito la settimana scorsa, quando ha visto Gasparri e Verdini a Porta a Porta contro Di Pietro e Rosy Bindi. Sebbene amorevolmente assistiti dall’insetto, che anziché arbitrare il match picchiava Di Pietro raccontando frottole, il capo dei senatori Pdl e il coordinatore forzista sono usciti con le ossa rotte. Non certo per colpa loro, ma di chi ha avuto la bella idea di mandarceli, visto che i due riuscirebbero a perdere anche contro un paracarro e un termosifone spento. Era dai tempi in cui mandavano Giovanardi che non si assisteva a una simile catastrofe. Comprensibile che Al Tappone, che almeno di queste cose s’intende, abbia suonato la ritirata. Interessante che l’abbia fatto proprio quando s’è parlato dei suoi processi sospesi (momentaneamente, si spera): l’ennesima riprova del fatto che l’opposizione più efficace è quella di chi vuole una legge uguale per tutti (infatti, nei giorni del blocca-processi, del lodo Alfano e di piazza Navona, il premier crollò nei sondaggi di 10-12 punti). E che in tv bisogna mandare solo gente preparata.

Quella sera Di Pietro, nonostante l’encomiabile marcatura a uomo di Vespa, è riuscito a spiegare che Berlusconi non è stato quasi mai assolto, ma s’è abolito i reati e prescritto i processi per legge, poi ha premiato chi pagava le tangenti alla Guardia di Finanza con un seggio al Parlamento. Così per un istante, malgrado l’impegno del conduttore, un barlume di verità s’è fugacemente infiltrata in un programma che era riuscito a scansarla fin dalla nascita. Il Cainano è uscito pazzo e s’è lagnato con Emilio Vespa per non aver oscurato quelle poche frasi dell’ex pm: doveva tagliarle, parlarci sopra come un Vito o uno Schifani dei tempi d’oro, mangiarsi la cassetta della registrazione, alla peggio sparare qualche colpo in aria. Invece l’insetto ha perso l’attimo, poi ha mandato in onda quel raro scampolo di verità. Che Berlusputin, per celebrare degnamente l’anniversario di Anna Politkovskaja, chiama “insulti”.

Naturalmente l’embargo non vale per le interviste scendiletto di Monica Setta, che riesce a far sembrare uno statista persino Schifani, né per i siparietti tra Giletti e la Brunetta dei Ricchi e Poveri (ma soprattutto dei ricchi), né per il salottino di Paola Perego, che in campagna elettorale martellava sui delitti e gli sbarchi di clandestini ordinati dal governo Prodi, mentre ora fa lo shampoo e la manicure alla ministra Gelmini che piace tanto al padrone. Là dove non si fa una domanda nemmeno per sbaglio, là dove è tutto precotto, i berluscloni posson continuare ad andare. A Porta a Porta, che pure è una succursale di Palazzo Grazioli, non più. Almeno finchè non sarà bandita l’opposizione che si oppone, tipo Di Pietro e Bindi.

Qualche anno fa la Rai vietò ai politici di infestare i programmi di intrattenimento: Chissà che fine ha fatto quella regola. Se fosse ripristinata e rispettata, e la cosiddetta Autorità per le Comunicazioni la estendesse alle tv private, i politici dovrebbero rinunciare a posteperte e provedelcuoco e pupeesecchioni e, per esistere ancora, rassegnarsi a rispondere nei programmi giornalistici. Almeno in quei pochi che fanno domande. E’ bene pensarci, possibilmente prima che Berlusputin ordini i suoi a boicottare il Tg4.
(Vignetta di Molly bezz)

Segnalazioni

La paga dei padroni - il nuovo libro di Chiarelettere in libreria da oggi


Sciopero a "La Stampa" (Der Standard, Austria - 2 ottobre 2008)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Errore di stompa - di Carlo Cornaglia
In Italia, santi numi!,
son a troie ormai i costumi.
La tivù domenicale
era quasi celestiale,
  
le famiglie ben protette,
castigate le vallette,
no a argomenti birichini.
La domenica i bambini...
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Vignetta di NatangeloVanity Fair, 8 ottobre 2008


Papa Ratzinger ha 80 anni compiuti. Non c’è da stupirsi se non trascorre giorno - ora che purtroppo ha alle spalle l’intera vita trascorsa presumibilmente illibata - senza che in nome e per conto di Dio si occupi di sesso. Il sesso degli uomini che lo inquieta. Il sesso delle donne che ha solo immaginato. Il sesso dei riti coniugali che non conosce. La purezza opposta al sesso. La procreazione opposta al piacere. Lo spavento per l’omosessualità, la masturbazione, la pornografia. Una vera ossessione.

L’ultima è che “la contraccezione nega il significato stesso del matrimonio”. La pienezza dell’amore, dice il Papa, non ammette preservativi, pillole o il diaframma, anche se è disposto a chiudere un occhio sul calcolo delle ovulazioni Ogino Knaus. Come se il Dio universale si occupasse di frugare in ogni letto, quando cala la sera, per controllarne il candore o l’impudicizia, la regolarità delle intenzioni e dei metodi, proprio come facevano le nonne di casa Gozzano, ignare anche loro di quanta impudicizia e di quante irregolarità si nutra l’amore.

Quello che fa sorridere, di quei risibili precetti è il tono altisonante con cui vengono pronunciati dai tempi dell’Humanae Vitae. Le sedi pomposamente dorate. Le circostanze rituali che li accompagnano, ermellini, pergamene, scarpini di seta. La convinzione che siano destinati a un gregge di quadrupedi e non a una contemporanea società di donne e uomini consapevolmente adulti.

Ma se uno considera i rischi planetari della demografia, la povertà, la fame, le malattie, i dolori universali riservati ai nuovi nati nei due terzi del pianeta, quei precetti d’alto intelletto, sentenziati al sicuro, nel tepore dei ricchi palazzi vaticani, non fanno più sorridere, ma risultano così irresponsabili da diventare offensivi. Il papa, a fine prolusione s’è lamentato che “i cattolici non ascoltano abbastanza”. Meno male.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Giovedì 9 ottobre, Marco Travaglio partecipa ad Annozero, il programma condotto da Michele Santoro - Rai Due - ore 21.05

La paga dei padroni - il nuovo libro di Chiarelettere in libreria da oggi

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Vignetta di Molly BezzHo risposto ad alcuni commenti in questo post

Ora d'aria

l'Unità, 7 ottobre 2008


A sentir lui, Al Tappone ha già speso “180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti”: oltre 10 milioni per ciascuno dei 17 processi subiti finora. E con risultati tutt’altro che esaltanti, visto che è ancora imputato in 5 e rischia di tornare in tribunale se la Consulta boccerà la legge Alfano. Già spremuto fino all’osso dai suoi legali, il Cainano deve poi pagare un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a pappagallo le panzane dei suoi avvocati. Spesa del tutto inutile, almeno per i giornalisti: basterebbe nominare direttori, cronisti ed editorialisti degli house organ di famiglia gli avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, con notevole risparmio. Si chiama “economia di scala”.

Prendiamo per esempio quello biondo platino con le mèches del Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone. L’altro giorno ha scritto una pagina sull’ordinanza del Tribunale di Milano che, per la seconda volta, ha spedito alla Consulta la porcata Alfano, in quanto viola almeno 6 articoli della Costituzione. E ha deciso di proseguire il processo Mills-Berlusconi a carico di Mills, che non è un’alta carica dello Stato e nemmeno bassa (oltretutto è cittadino britannico), quindi non rientra nella porcata. Decisione scontata e tutt’altro che inedita: capita di continuo che, come prevede la Costituzione, i giudici che la ritengono violata da una legge chiedano alla Consulta di cassarla per evitare di applicare una norma incostituzionale. Stavolta però c’è di mezzo il padrone, dunque l’ordinaria amministrazione diventa scandalo.

Ghedini, sempre spiritoso, dichiara: “Per la seconda volta i giudici di Milano rifiutano di applicare una legge del Parlamento... Ma, se questo collegio prevenuto dovesse condannare Mills, la sentenza non avrebbe valore politico né giuridico per Berlusconi”. Il giornalista ossigenato copia e incolla: “Milano rifiuta per due volte di applicare una norma approvata dal Parlamento… Nella remotissima ipotesi che Mills dovesse essere condannato, l’effetto su Berlusconi sarebbe nullo” perché “le difese ritengono la Gandus troppo politicamente orientata”. Questa Gandus è addirittura “tracotante”, perché se ne infischia del “Capo dello Stato” che ha firmato l’Alfano. Il poveretto forse ignora che tutte le eccezioni di incostituzionalità puntano a cancellare leggi firmate dal capo dello Stato (senza la firma non sarebbero leggi e non ci sarebbe bisogno di impugnarle alla Consulta). Poi, in un italiano malfermo, se la prende con Di Pietro, reo di essere addirittura in sovrappeso: “Il corpulento dell’Italia dei Valori è sicuro che ci sarà una condanna (per Mills): questo nonostante trattasi, il processo Mills, del procedimento in assoluto più inconsistente tra tutti quelli che Berlusconi ha subìto in da una quindicina d’anni”.

Chiedendo scusa alla lingua italiana
per aver riportato una simile bestialità, azzardiamo una domanda: ma perché il procedimento in assoluto più inconsistente eccetera preoccupa così tanto Al Tappone e le sue badanti? Perché lo aboliscono per legge, ricusano il giudice (anche ora che non potranno più giudicare il Cavaliere) e dedicano alla faccenda ettolitri d’inchiostro? Se, come dicono, Al Tappone è sempre stato assolto nei processi più consistenti, non avrà difficoltà a farsi assolvere anche in quello più inconsistente. Invece sono terrorizzati. E hanno ragione, perché qui le toghe rosse c’entrano poco: qui c’è la confessione scritta, verbalizzata e poi comicamente ritrattata da Mills. Ma il simil-Ghedini ossigenato, con grave sprezzo del ridicolo, insiste: “I legali di Berlusconi si erano dapprima augurati di poter andare a sentenza, così da incassare un’assoluzione che sarebbe stata (o sarà) inevitabile anche per il giudice più prevenuto di questa terra”, perché “in mano al pm De Pasquale non c’è nulla”. Ecco: l’avv. Ghedini non vedeva l’ora di arrivare a sentenza, infatti ha chiesto di rinviare il processo a dopo le elezioni, poi i suoi testimoni han fatto di tutto per non farsi trovare e allungare il brodo di un processo agli sgoccioli, infine ha ricusato la giudice Gandus per ricominciare tutto da capo. Dopodichè ci si è messo anche l’on. Ghedini, un semplice omonimo, che proprio sul più bello ha ispirato la legge Alfano che ha espulso Al Tappone dal processo. Deve averlo fatto per dispetto: per impedire alla Gandus di assolverlo. Figurarsi la rabbia dell’avv. Ghedini contro l’on. Ghedini. Dev’essere proprio furioso.
(Vignetta di Molly bezz)

Klauscondicio - Intervista on. Ghedini a cura di Ines Tabusso

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Berlusconi: Giulietti non gradito - di Stefano Corradino, Articolo21.info

Notazione di un "idiota" su un delitto senza castigo - di Oliviero Beha

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Mi chiami dottor Tronchetti! - Guarda il video di Roberto Corradi

Il buco di Scapagnini - di Carlo Cornaglia
Il dissesto ormai dilania
il comune di Catania.
Borgomastro non è più
quel dottor pien di virtù
  
ch’era Umberto Scapagnini,
quello che coi flaconcini
pien d’immunostimolanti
e prodotti antiossidanti...
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