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L'inarrestabile susseguirsi degli eventi delle ultime ore ha scatenato la penna dei nostri autori. Troverete di seguito il post odierno di ciascuno, in rigoroso ordine alfabetico.
Buona lettura!
La redazione

Peccato
di Pino Corrias
Peccato abbia rinunciato. Perché a danneggiare il papa nessuno é efficace quanto il papa. Anche per questa estrema ragione sarebbe stato sacrosanto (e opportuno) che papa Benedetto XVI avesse parlato liberamente dal pulpito in mogano dell’Università La Sapienza, in Roma, addi’ giovedì 17 gennaio 2008, Ventunesimo secolo...
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Ottimisti, nonostante tutto
di Peter Gomez
Non sappiamo ancora quali siano esattamente gli elementi che hanno spinto la magistratura di Santa Maria Capua Vetere a ordinare l'arresto di Sandra Mastella e di più o meno tutto lo stato maggiore dell'Udeur campano. Già ora però sappiamo che il ministro dimissionario e i suoi familiari erano al corrente del blitz almeno da martedì sera...
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Casalinghe disperate
Lettera a Beppe Grillo di Marco Travaglio
Caro Beppe, siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone...
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Foto di PinkCakeBox da flickr.comSo bene che i giornalisti non si scelgono gli editori: di solito è il contrario. Se a un giornalista non va bene l'editore, se ne va. E non viceversa. Ma scrivo sull'Unità praticamente tutti i giorni dal 2002, quando, grazie al grande Claudio Rinaldi, fui chiamato a collaborarvi con la rubrica Bananas da Furio Colombo e Antonio Padellaro. E vorrei dire due parole su quanto sta accadendo e non sta accadendo in quello che tutti chiamano "il giornale dei Ds", mentre non lo è affatto. E' il giornale che i Ds hanno chiuso nel 2000 per mancanza di lettori e che un gruppo di imprenditori ha riaperto, affidandolo a due uomini liberi e liberali come Colombo e Padellaro (mai stati comunisti) e a una redazione molto agguerrita, che infatti entrò subito nel mirino del Cainano allora al potere. Questa Unità, che usufruisce dei contributi previsti dalla legge per la stampa di partito per una libera scelta (revocabile tra un anno, credo) del gruppo parlamentare dei Ds, è un giornale che vende più di 50 mila copie vere e che vale sul mercato decine di milioni di euro.

Qualche mese fa gli editori attuali, ansiosi di "realizzare" il loro investimento, l'hanno messa sul mercato. Si è fatta viva la famiglia Angelucci, nota alle cronache sanitarie e giudiziarie per le sue cliniche private convenzionate e per i processi per corruzione che coinvolgono alcuni suoi membri, e ha messo sul tavolo una quarantina di milioni (a quel che si dice) per comprarsi la maggioranza dell'Unità. Piccolo problemuccio: gli Angelucci già editano un giornale di destra, Libero (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale vero di un partito finto: il Partito monarchico), e uno di pseudosinistra, Il Riformista (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale finto di un partito finto: Le Ragioni del Socialismo, con un solo simpatizzante e un solo iscritto, Emanuele Macaluso). La società capofila del loro impero, la Tosinvest, ha nel suo Cda l'ottimo Littorio Feltri, il direttore di Libero, che dunque metterà presto becco a pieno titolo nella nomina del nuovo direttore dell'Unità (il nome più accreditato è Antonio Polito, figurarsi i meno). A raccogliere la pubblicità del giornale fondato da Gramsci, invece, sarà una società di Daniela Santanchè, numero due del partito fascisteggiante La Destra di Francesco Storace.

I giornalisti dell'Unità hanno scioperato il 14 dicembre, ricevendo una grandinata di dichiarazioni di solidarietà dai leader dei fu-Ds e degli altri partiti del centrosinistra. Ma il più delle volte, come diceva Falcone, la prima corona di fiori la manda l'assassino. Infatti sono noti i rapporti di affettuosa amicizia che legano alcuni settori dei Ds, quelli dalemiani, (oltrechè di Forza Italia e di An e di tutta la politica che conta) con la famiglia Angelucci, che anni fa s'è ricomprata il palazzo delle Botteghe Oscure e ha sistemato i debiti dell'ex-Pci con la collaborazione dell'amico Cesare Geronzi (allora in Capitalia, ora al vertice di Mediobanca e di tante altre cosine)...

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Foto di Random_Reality da flickr.comBruno Contrada, già capo della squadra Mobile di Palermo, poi della Criminalpol e infine numero 3 del Sisde, è stato condannato sette mesi fa a 10 anni di reclusione dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa: per il suo trentennale “contributo sistematico e consapevole alla conservazione e al rafforzamento di Cosa nostra”. 

Di seguito pubblichiamo una sintesi delle motivazioni della condanna d’appello del 2006, chiesta e ottenuta dal Pg Nino Gatto e confermata dalla Suprema Corte: 792 pagine firmate dal presidente Salvatore Scaduti e dai giudici a latere Chiara Boni e Giuseppe Melisenda, che illustrano le accuse a suo carico (lanciate non solo da mafiosi pentiti, ma soprattutto da testimoni incensurati: magistrati, poliziotti, parenti di vittime della mafia) e i riscontri che le hanno supportate (documenti, intercettazioni telefoniche, accertamenti di polizia giudiziaria). Il testo integrale è già da qualche giorno sul nostro blog.

Sentenza Contrada I

Nella prima parte della sentenza Contrada, i giudici esaminano le accuse mosse all’ex poliziotto dai mafiosi pentiti e confermate da documenti e testimonianze. Nella seconda parte i pentiti escono di scena e cedono il passo a una ventina di testimoni insospettabili.

Sentenza Contrada II


L’ultima parte della sentenza di condanna per Bruno Contrada, cominciare da due intercettazioni molto significative.

Sentenza Contrada III


Segnalazioni

Guarda il video della presentazione di Mani sporche al Quirino, Roma - 10 gennaio 2008

No alla grazia per Bruno Contrada

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Foto di comparsita da flickr.comOgni volta che in Italia accade un guaio, Gianfranco Fini ci passeggia dentro. L’altro giorno si è fatto un giro a Napoli, tra le lische di acciughe, mille quintali di pummarola marcia, un milione di sacchetti di cellophan, le plebi plaudenti dei Quartieri spagnoli e un paio di operatori tv.

Camminava calmo, riflettendo, conversando. Con la sigaretta in una mano e La Russa nell’altra.
Un mese fa, con lo stesso rallenty di gesti e di parole, Fini è comparso tra le sterpaglie di Tor Di Quinto, periferia romana, dove una manciata di ore prima era stato ritrovato il corpo massacrato di Giovanna Reggiani. Anche lì a documentare tanta afflizione c’erano cameramen, fotografi, taccuini. La sigaretta per una volta era spenta, La Russa invece rimaneva acceso.

Durante le sue passeggiate Gianfranco Fini si attiene al tema che di volta in volta suggeriscono il paesaggio e l’evento. A Tor Di Quinto ha dettato asciutti strali contro l’immigrazione clandestina, i campi rom e le lentezze burocratiche delle espulsioni. Per poi chiedere le dimissioni del sindaco e in subordine del governo.

A Napoli era ancora più facile: abbasso la spazzatura, abbasso Jervolino, Bassolino, Prodi. Sempre turandosi il naso e la memoria. Sempre dimenticando di essere stato per cinque anni al governo. Sempre buttando la cenere per terra, un po’ di propaganda in prima pagina e un La Russa che segue. 


Segnalazioni

Antimafia, magistratura e informazione ai tempi del centrosinistra: cosa avrebbe fatto e scritto Beppe Alfano.
Barcellona Pozzo di Gotto, 8 gennaio 2008
Gli interventi si possono ascoltare su radioradicale.it

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Foto di uomoincravatta da flickr.comNel 2005 se l'era presa con Giorgio Bocca e le sue inchieste sulla crisi della metropoli. «Abbiamo capito, Napoli è finita e noi stiamo per morire. Facciamo gli scongiuri, così ci salviamo», aveva gracchiato con sarcastico disprezzo. Subito dopo aveva allargato il tiro a un po' tutti i quotidiani nazionali «dolendosi», come recita un'agenzia Ansa, «degli articoli che parlano di Napoli come di una città in preda al degrado». Poi, in un'intervista a Repubblica, aveva sparato a zero anche contro l'autore di Gomorra, Roberto Saviano: «Qui si continua a guardare Napoli con occhi strabici. C'è lo strabismo di una certa stampa. Quel Saviano, poi ha una fissazione per Napoli».

Infine era andata allo scontro frontale con Annozero e L'Espresso mollando un uno-due destinato a fare epoca. Prima il destro: «Penso ad un'azione civile di risarcimento nei confronti di Michele Santoro e dei responsabili di rete. La stampa è libera, ma se lui ha il diritto di denigrare in televisione la nostra città io ho il dovere di difendere Napoli e i napoletani». E poi il sinistro: «Quelli de L'Espresso buttano altro fango con un ennesimo scoop mancato costruito a tavolino».

Oggi, dopo essere arrivata a polemizzare con l'ambasciata Usa che consigliava i turisti a stelle e strisce di stare alla larga da Napoli per questioni di salute, il sindaco Rosa Russo Jervolino, si ritrova seduta su un immenso cumulo di spazzatura. Verrebbe da dire che se lo merita, se non fosse che con tutta quella monnezza ci devono fare i conti anche i cittadini.
 
I napoletani, infatti, di responsabilità ne hanno di certo molte, ma non quella di non aver saputo scegliere. Da una parte avevano il centrosinistra, con i Bassolino, le Iervolino ed i Mastella. Dall'altra il centrodestra con il sempre giovane Paolo Cirino Pomicino e l'indimenticato "mister 100.000 preferenze" Alfredo Vito, nel '94 reo confesso di una quindicina di diversi episodi di corruzione, ma prontamente candidato in Forza Italia. Infine al centro, o se preferite ovunque, il senatore Sergio De Gregorio, dipietrista per un solo giorno (quello delle elezioni). Tenuto conto del campionario umano era insomma impossibile pretendere che l'elettore medio procedesse con la raccolta differenziata. 


Segnalazioni

Il 10 gennaio al Teatro Quirino di Roma, Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Mani sporche insieme a Roberto Scarpinato, Procuratore aggiunto Antimafia di Palermo e David Lane, corrispondente dall'Italia dell'Economist.

Peter Gomez a La7 - guarda il video

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Foto di Dunechaser da flickr.comLa cagnara intorno alla grazia a Bruno Contrada e alla revisione del suo processo (prim'ancora che siano depositate le motivazioni della condanna in Cassazione!) si è momentaneamente spenta. Ma c'è da giurare che riprenderà presto, anche perchè Contrada è l'unico rappresentante di alto livello dello Stato che sia stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa: dunque il partito dell'impunità e della mafia non può tollerare questo precedente, che potrebbe presto "figliarne" altri.

Proprio l'altroieri è stato notificato al generale Mario Mori - ex capo del Ros e del Sisde, l'uomo che insieme al capitano Ultimo non perquisì il covo di Riina lasciandolo perquisire dalla mafia - l'avviso di chiusura delle indagini di un'altra inchiesta palermitana su presunti favori alla mafia per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Sempre a Palermo, è imminente la sentenza di primo grado a carico di Totò Cuffaro, imputato di favoreggiamento mafioso e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Seguirà a ruota la sentenza d'appello nel processo a Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni sempre per concorso esterno. Insomma, si scrive Contrada e si legge Dell'Utri, Cuffaro, Mori. Si difende Contrada per salvare tutti gli altri esponenti dello Stato che trattarono (o sono accusati di averlo fatto) con la mafia. La partita esula dunque dall'avventura del vecchio poliziotto morente (o sedicente tale) e investe la possibilità di fare luce sui legami tra Cosa Nostra e chi dovrebbe combatterla.

L'unico antidoto al colpo di spugna è la conoscenza approfondita dei fatti. Per questo, da oggi, il nostro blog riporta le due sentenze decisive del processo Contrada: le conclusioni di quella del Tribunale di Palermo (1700 pagine), che nel 1996 condannò Contrada a 10 anni; e il testo integrale (700 pagine) di quella del secondo processo d'appello, che nel 2006 ricondannò Contrada a 10 anni (dopo che la Cassazione aveva annullato l'assoluzione nel primo appello) e fu definitivamente confermata nel maggio 2007 dalla Cassazione. Così ciascuno potrà toccare con mano la solidità delle accuse e dei riscontri trovati dai giudici alle parole dei mafiosi pentiti, ma soprattutto la mole di testimonianze rese da magistrati, questori, poliziotti, cittadini incensurati e servitori dello Stato, perlopiù intimi di Falcone e Borsellino, su questo traditore dello Stato che oggi pretenderebbe addirittura la grazia e il grazie dallo Stato. Il grazie dalla mafia, invece, l'ha già ricevuto in abbondanza.

Le conclusioni della sentenza di I grado (1996)

La sentenza d'appello (2006)


Segnalazioni

No alla grazia per Contrada: firma la petizione - approfondimenti - scarica il banner

Leggi l'ultima recensione di Mani sporche su ilfattonline.com

Chiediamo i danni alla mafia: firma la petizione

Il 10 gennaio al Teatro Quirino di Roma, Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Mani sporche insieme a Roberto Scarpinato, Procuratore aggiunto Antimafia di Palermo e David Lane, corrispondente dall'Italia dell'Economist.

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Foto di aaardvaark da flickr.comUno si ripromette per l’anno nuovo di essere più buono, di non fare il qualunquista, di trovare qualcosa che non va nelle invettive di Beppe Grillo, poi accende la tv o legge un giornale e diventa più cattivo, più qualunquista e più grillista.

La situazione è questa: la Campania affoga nei suoi escrementi dopo aver ingurgitato quelli di tutti noi. Bassolino e la Jervolino, invece di chiudersi in un cassonetto e sparire per sempre, opinano ed esternano come se fossero due passanti. Il Sole 24 ore, edito anche dall’Impregilo che s’è ingrassata a spese nostre sul non-smaltimento dei rifiuti a Napoli, pontifica sul “fallimento della classe dirigente” (esclusi i presenti, s’intende, cioè gli editori).

Per la strada si muore di freddo, nel senso che due clochard nella civilissima Roma del molto democratico Veltroni vanno al creatore per il gelo, mentre il molto democratico Veltroni insegue Berlusconi per un dialogo sulla riforma elettorale, ma trova occupato perché intanto il Cainano è partito alla volta di Antigua per farsi un’altra villa.

Mentre Torino seppellisce il settimo operaio della ThyssenKrupp, molto opportunamente D’Alema domanda ai compagni se siano per caso impazziti, ma non perché si fanno le pippe coi Vassallum, i Mattarellum, i Franceschinum, i Biancum alla francese corretti alla tedesca ritoccati alla olandese corrotti alla spagnola mentre nel mondo reale succede di tutto, bensì perché si fanno le pippe in ordine sparso.

Il Molto Intelligente Ferrara, in compenso, fa la dieta contro l’aborto, riuscendo a trasformare un’immane tragedia in farsa con la collaborazione della Binetti e di James Bondi, e nei ritagli di tempo chiede la grazia per Contrada: non per i morti in Irak e in Afghanistan, non per i morti sul lavoro, non per le vittime della criminalità e per gli avvelenati dai rifiuti, ma per Contrada, cioè per l’unico esponente dello Stato in galera per mafia.

Lamberto Dini, dal canto suo, si appresta a far cadere il governo se Prodi non accetterà a scatola chiusa 12 proposte che non risolverebbero uno solo dei problemi dell’Italia, ma in compenso riporterebbero Berlusconi al potere.

La Moratti, cioè Berlusconi con la lacca, riserva il centro di Milano ai ricchi che pagano, come se la merda che respirano i milanesi dipendesse da qualche auto in più o in meno (nelle pagine economiche, i giornali segnalano trionfalmente che ogni due italiani ci sono cinque auto e tutti ad applaudire la Fiat che ha fatto il miracolo).

Chiude in bellezza Mastella, che denuncia una gravissima intimidazione: un artista gli ha inviato un’opera d’arte e lui l’ha scambiata per una minaccia terroristica. Dulcis in fundo, i politici si aumentano di nuovo gli stipendi. Questo il bilancio, purtroppo provvisorio, dei “professionisti della politica”, gente che ha fatto le scuole alte. Quelli che invece non lo sono, come Rita e Salvatore Borsellino, trovano le sole parole adeguate per rispondere a Contrada e al suo pittoresco avvocato. E non a caso due professori prestati alla politica, come Prodi e Padoa Schioppa, riescono a far pagare un filo di tasse agli evasori e a sistemare un po’ i conti pubblici. Il che - di questi tempi e vista l’armata brancaleone che li sostiene - è un miracolo a cielo aperto. Infatti, nei sondaggi, sono impopolarissimi.

Ps. Dimenticavo: ieri, alle 13.30, il Tg1 dell’ameregano Johnny Raiotta aveva un lungo servizio sulle flatulenze dei canguri. Questa sì che è controinformazione.

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