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Foto di piotr.amigo da flickr.comLa cosa più irritante di questi giorni insanguinati sono le facce dei capi della destra che sfilano in tv con cupi sorrisi e una soddisfazione implosa che irrigidisce i loro sguardi, tipo: lo sapevamo che sarebbe finita così. Quel loro pattinare sui nervi scoperti del Paese per annettersi qualche voto, qualche consenso, qualche maledizione. Gianfranco Fini in impermeabile bianco che sfila, insieme al suo manipolo di colonnelli, tra le sterpaglie di Tor Di Quinto, dove è stata uccisa Giovanna Reggiani. Fuma, si guarda in giro, vede tutto per la prima volta, ma la racconta come se fosse l’ultima: è copla del governo, e’ colpa di Veltroni.

Silvio Berlsuconi che passa la serata al Bagaglino, sale sul palco, racconta barzellette, se la spassa, poi esce e davanti ai cronisti ritorna in parte: sono davvero addolorato per la vittima. Ma è tutta colpa del governo, è colpa di Veltroni.

Pierferdinando Casini che torna, come un figliol prodigo, tra gli applausi, nei saloni bianchi di Palazzo Grazioli all’ultimissimo vertice della destra, convocato sul tema “sicurezza”, per dire che finalmente sì “siamo tornati tutti insieme, perche gli italiani non meritano divisioni”.  E che per il resto è tutta colpa del governo, è colpa di Veltroni.

Ma se era tutto risaputo, se la violenza del giorno per giorno, vittima per vittima, stava già chiarissima davanti ai loro fiammeggianti occhi, come mai in cinque anni di governo non hanno varato niente di niente, a parte cancellare il falso in bilancio, tagliare i tempi delle prescrizioni, ideare le migliori modalità per inceppare rogatorie e processi, difendere Previti, occupare la Rai, scalare il Corriere, scassare i conti pubblici?

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Foto di Lady Apollo da flickr.comSegnalo due notizie apparse sulle colonne de "L'Unità". La prima: sabato 3 novembre il ministro Antonio Di Pietro scrive a Marco Travaglio, che lo aveva aspramente criticato, ammettendo di essersi sbagliato: il voto contrario dell'Italia dei Valori alla commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, dice il ministro, è stato un errore. Certo, Di Pietro continua a difendere le ragioni, a mio parere non condivisibili, che hanno spinto il suo partito a votare in quel modo. Ma dice: «ho sbagliato nel non essere riuscito a trovare una soluzione politica nell´ambito della coalizione in materie che - con il dialogo e la reciproca comprensione - potevano trovare una giusta soluzione».

Seconda notizia: domenica 4 novembre il ministro Clemente Mastella viene intervistato sull'emergenza criminalità e i gravi problemi spesso causati dall'immigrazione rumena. Il Guardasigilli dice: «Le critiche dell'opposizione sono pretestuose». Il giornalista lo interrompe: «Come la mettiamo con l'indulto? Ha aggravato la situazione?». Mastella si attorciglia: `«L'indulto con questo non c'entra. La metà di quelli che sono usciti, quindi 12 mila persone, sarebbe uscita comunque perché ha scontato la pena. I rumeni che delinquono sono dentro». Ovviamente non è vero: l'indulto, grazie al cielo, non è stato un provvedimento razzista. Ha riguardato detenuti di tutte le nazionalità e di tutti i ceti sociali (Previti insegna). È stato solo un provvedimento sbagliato.

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Foto di Honest da flickr.comDa quando Clementina Forleo e Luigi De Magistris hanno partecipato alla trasmissione Annozero, s’è aperto un appassionante dibattito fra politici, commentatori, giuristi e magistrati sul tema: possono i magistrati andare in tv? E, se ci vanno, possono parlare? La risposta pressoché unanime è che no, i magistrati non possono parlare. Lo affermano tra gli altri il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e il presidente della commissione Affari costituzionali, Luciano Violante. Ora, questo dibattito può svolgersi soltanto in un paese che ha perso non solo la memoria, ma anche il comune senso del pudore.

Ieri, sul sito di Annozero, Michele Santoro ha pubblicato queste poche righe: Luciano Violante ha svolto il lavoro di magistrato per 13 anni, fino al 1979. Da allora, cioè da 28 anni, è in politica. Dall’83 è anche docente di istituzioni di diritto e procedura penale. Da ciò si evince che è uomo espertissimo di legge. E da uomo di legge dovrebbe sapere che non c’è nessuna legge che impedisce ai magistrati di esprimersi in qualunque sede ritengano giusto farlo, sia essa un convegno o una trasmissione televisiva, astenendosi dall’entrare nel merito dei processi che li riguardano.

E sia in un convegno che in una trasmissione televisiva può accadere ad un magistrato italiano di incontrare l’onorevole Violante. Ad esempio i magistrati Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini e Carlo Alemi colloquiarono con l’ex-magistrato Violante negli studi de “Il Rosso e il Nero” di Michele Santoro nel 1994 (vedi l'estratto video "Magistrati in TV": 
mms://rntlivewm.rai.it/raidue/annozero/annozero_borrelli311007.wmv).

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