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E' online il blog dell'Antefatto, con le rubriche di Travaglio e Padellaro, le notizie e le analisi dei giornalisti del Fatto Quotidiano

Vignetta di BandanasTutti gli anni il presidente Giorgio Napolitano compie gli anni. E quando lo fa, va a Capri. E quando è a Capri, passeggia. E quando passeggia esterna. Stavolta ha detto che per il bene dell’Italia bisognerebbe dare un taglio alle polemiche almeno fino alla fine del G8. Dice: “Capisco le ragioni della politica e dell’informazione, ma il mio auspicio in questo momento è di una tregua”. La Destra ha festeggiato la parola tregua e ha tradotto il “basta polemiche” con il “basta notizie, anzi gossip”. Trasformando l’innocua passeggiata di Napolitano in un auspicio al silenzio. Anzi in un viatico. Il che non ha migliorato l’umor nero (e l’eloquio) di Silvio Berlusconi che ne ha approfittato per moltiplicare le polemiche - i democratici sono morti, i complotti sconfitti, le pupe un’invenzione - ignorare le notizie, non rispondere alle domande, irridere i fatti, specchiarsi nel proprio trionfo farmacologico: “Il mio governo è il più stabile e il più forte dell’Occidente”.

Ma naturalmente né lui, né la destra hanno capito l’auspicio del Presidente. Il quale, compiendo 84 anni, e tenendosi ben saldo ai valori costituzionali che in una democrazia occidentale presidiano il sommo bene dell’informazione, ce l’aveva proprio con le polemiche e gli insulti tipo “grumi eversivi”, “odiatori”, “invidiosi”, “comunisti”, “mentitori”, “giudici a orologeria”. E che usando la parola “polemiche”, temperata dal panama bianco, dalla camicia slacciata, dal sole caprese, non intendeva “fatti”, notizie”, “indiscrezioni”, “testimonianze”, “rivelazioni” “dichiarazioni”, eccetera. Conoscendo bene la differenza tra le chiacchiere fatte di vento (e di politica) e le notizie.

Le quali continueranno a fluire liberamente e persino in modo speciale, proprio nei prossimi giorni, visto che sul palcoscenico del G8 attraccheranno non meno di 2 mila giornalisti stranieri accreditati. Nessuno dei quali si sognerebbe mai di ignorare la cronaca, fiorita in queste settimane su infiniti spunti, e tutti assai adatti ai tempi: l’inchiostro di Veronica Lario, i sorrisi di Noemi, il silenzio di Elio Letizia, le confessioni di Patrizia D’Addario, la paura di Barbara Montereale, gli attributi non intellettuali di Topolanek, il mistero delle 5 mila foto, l’attesa per un certo numero di registrazioni video e audio, i riscontri dell’inchiesta a Bari su malasanità, cocaina, prostituzione, la sentenza per la corruzione di Mills, lo sbriciolamento di Giampaolo Tarantini, la cena del premier a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella che dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità del Lodo Alfano, l’inchiesta a Milano sui diritti tv. Notizie. Neanche mezza polemica, proprio come auspica il nostro presidente Napolitano dal mare blu di Capri, auguri.
(Vignetta di Bandanas)

Il Fatto Quotidiano: istruzioni per l'uso e risposte alle domande sull'8 luglio
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8 luglio: notte bianca anti-bavaglio a Roma - scarica la locandina



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Testo:
"Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio. 
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale”... Leggi tutto

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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Internet e diritto all'oblio: quando la memoria cade in prescrizione - di Antonello Tomanelli, avvocato

La maxi tangente Enimont e i suoi misteri di Gianluigi Nuzzi

Silvio Berlusconi e la stampa: problemi di linguaggio (The Economist, 18 giugno 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

In anteprima assoluta, mercoledì 1 luglio Riccardo Mannelli presenta "Apoteosi dei corrotti" alla Scuola Romana di Fotografia

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Vignetta di NatangeloSignornò
da l'Espresso in edicola


Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia dell’umanità. Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso, Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già raggiunto da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno) al 1981 è iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà di non rispondere.

Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni 90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla (“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati, tant’è che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un mare di guai” (lo confesserà al commercialista). Poi riceve 600 mila dollari dal gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).

Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo Grazioli, è una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier (l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’è che in quel mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’ sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco perspicace, fare il presidente del Consiglio?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Marco Travaglio a colloquio con Sabrina Faller alla Radio Svizzera Italiana - Ascolta

Intervista a Marco Travaglio - di Mariluna Bartolo

da
Micromega.net
Berlusconi a cena con due giudici costituzionali: “Un attacco al cuore dello stato di diritto” - Il commento della costituzionalista Lorenza Carlassare
Appello di donne alle first ladies: "Non venite al G8 italiano" - Firma l'appello che ha già raccolto 9500 firme

No Dal Molin: 4 luglio a Vicenza - Firma l'appello e partecipa alla manifestazione


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Vignetta di theHandda l'Espresso in edicola

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi.

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d'Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un'elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.

Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. Solo che durante l'incontro carbonaro l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 135 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.
(Vignetta di theHand)

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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Cari amici, siamo entrati nella fase decisiva del nostro nuovo giornale. Le prenotazioni per gli abbonamenti hanno superato quota 40mila, il che vuol dire che Il Fatto Quotidiano partirà a settembre con un’ampia base di lettori, almeno potenziali, molto superiore a quella che inizialmente, nei nostri calcoli prudenziali, avevamo stimato. L’entusiasmo per la nostra avventura e la voglia di un’informazione libera, senza padroni e senza soldi pubblici, hanno superato ogni più rosea previsione.

Ora però siamo al dunque: per partire, abbiamo bisogno di un buon numero di abbonati. Cioè che le persone che si sono prenotate contattando via mail fax o telefono il nostro service e poi il sito antefatto.it complétino il percorso con il versamento. C’è un mese di tempo, per chi vorrà approfittare della tariffa superscontata che scade il 31 luglio. Essa riguarda l’abbonamento alla versione cartacea (220 euro l’annuale, 130 il semestrale: anche a rate) e a quella che sarà “scaricabile” online dalla mezzanotte della sera prima (100 euro l’anno). Siccome, a causa dei costi folli della distribuzione, il Fatto Quotidiano non potrà essere disponibile capillarmente in tutte le edicole di tutte le città, ma soltanto nei centri più popolosi, l’unico modo per averlo con certezza sarà appunto l’abbonamento.

Per abbonarsi, sono già a disposizione il conto corrente bancario e quello postale (tutte le istruzioni pratiche le trovate sul sito antefatto.it). Dalla prossima settimana, contiamo che la banca ci apra la strada anche alla formula più pratica del versamento con carta di credito. Preghiamo tutti i prenotati di provvedere al versamento.

Intanto sta partendo l’Antefatto, il sito che anticipa il Fatto Quotidiano online e che entro fine settimana ospiterà ogni giorno i nostri commenti e le nostre notizie esclusive. Lì, per esempio, sarà trasferita la rubrica quotidiana di Marco Travaglio, che il 30 giugno lascerà l’Unità dopo sette anni di collaborazione per dedicarsi soltanto al nuovo giornale.

L’8 luglio, come abbiamo annunciato, ci ritroveremo a Roma, intorno alle ore 20, al circolo Alpheus, via del Commercio 34/36 (zona Ostiense) per la notte bianca contro la legge-bavaglio. Nei prossimi giorni vi daremo tutti gli altri ragguagli, sul programma della serata e sui nomi dei partecipanti: giornalisti, scrittori e artisti.
Abbonatevi e passate parola! Grazie di cuore!

                          
Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Vignetta di Vauro
La vignetta di Vauro censurata dal Corriere della Sera
La lettera di Vauro
La replica di Ferruccio de Bortoli

Fenomeni paranormali
Zorro
domani su l'Unità


Strani fenomeni paranormali s’intensificano su tutto il territorio nazionale. Al Tg1 scompaiono le notizie su Puttanopoli (tranne quelle diffuse dall’autorevole “Chi”). A Bari l’auto della testimone Barbara Montereale prende fuoco, nel solco di una lunga tradizione che vede chiunque dia noia ad Al Pappone cadere vittima di strani incidenti di autocombustione (celebre l’autoesplosione della villa di Chiara Beria d’Argentine dopo un servizio dell’Espresso sulle toghe sporche).

Da La7 e da Rai2, causa cortocircuito, sparisce la satira di Crozza e Gnocchi. E sul Corriere un misterioso prestigiatore fa scomparire la vignetta di Vauro, già punito dalla Rai per Annozero e poi oscurato dalla Bignardi. Escludendo che la cosa sia opera del direttore galantuomo De Bortoli, defenestrato anni fa per leso Previti, si attende di conoscere il nome del genio che ha censurato la vignetta (“Berlusconi non ha scheletri nell’armadio”, con uno scheletro che tenta invano di entrare nell’armadio del premier, ma lo trova occupato da donnine).

E’ lo stesso genio che ora spiega la censura con un’arrampicata sui vetri a base di “questione di stile” e di “gusto”, con un finalino mortificante: “Il Corriere non è una buca delle lettere”. Infatti il Corriere ha riservato una pagina a un articolo (!) della Carfagna e, ieri, mezza pagina a un’imbarazzante intervista con Angelo Rizzoli, quello che consegnò il Corriere alla P2. Tre anni fa il Corriere s’era scagliato contro la fatwa islamica al vignettista danese che irrideva a Maometto. Ma, del resto, chi sarà mai questo Maometto di fronte ad Al Pappone?

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I video di Qui Milano Libera


Lettera a nu compère de lu piddiell' - guarda il video di Roberto Corradi


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Vignetta di theHandSia chiaro che noi stiamo con Minzolini. Anticipando di poche settimane la legge-bavaglio - che gli fa un baffo, lui il bavaglio ce l'ha incorporato - il popolare Scodinzolini ha spiegato alla stampa mondiale che il pornoscandalo di Puttanopoli che sta travolgendo il premier e ha destato le attenzioni anche di Avvenire e Famiglia Cristiana, ma persino di Tg5, Matrix, Giornale e Foglio, non è una notizia. È «gossip», «pettegolezzo», «chiacchiericcio» usato dai criminosi giornalisti stranieri, succubi di «interessi economici», a fini di «strumentalizzazione politica». Gliele ha cantate chiare. Chissà come dev'essersi sentito quel suo omonimo che fino a un mese fa si dedicava, per La Stampa, al gossip, al pettegolezzo e al chiacchiericcio (a proposito: che fine avrà fatto?).

Ora il solito Di Pietro vorrebbe licenziarlo dal Tg1, forse ignaro del fatto che da due giorni le scuole di giornalismo e le facoltà di scienza della comunicazione sono prese d'assalto da orde di piccoli e piccole fans che, da grandi, sognano di diventare Minzolini. Anche la Rai ha dovuto transennare il cavallo di Viale Mazzini per contenere l'entusiasmo degli abbonati, ansiosi di pagare un canone triplo o quadruplo pur di garantire al nostro Pulitzer i necessari mezzi di sostentamento. Ora si spera che l'amico Silvio, che lo chiama «l'amico Minzo», voglia manifestargli un minimo di gratitudine: una farfallina tempestata di brillanti o un collier di diamanti modello Noemi potrebbero andar bene. O magari un invito nei bagni di Palazzo Grazioli. O, meglio ancora, una Mini azzurra: la famosa MinzoMini.
(Vignetta di theHand)

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Manifestazione per la libertà d'espressione
Lecco 27 giugno ore 16.30 in piazza Diaz

Disturbare il manovratore si puo’ e si deve.
Specie se il manovratore va avanti a colpi di censura televisiva e abusi di potere.
Noi ci saremo.


Un giorno, un solo giorno a Roma di Bruno Tinti

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Il Super Ego televisivo che deforma gli italiani di Enzo Di Frenna



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Immagine di Roberto CorradiAlla fine i meglio sceneggiatori ingaggiati dal Cavaliere hanno tirato fuori questa parola magica del gossip (“è solo gossip”, “non ci sono notizie”, “non mi occupo di gossip”, “questa è spazzatura”) che da sola dovrebbe metterlo al riparo dalle macerie che incombono.
Si da’ i caso che i tre più furenti fautori di questa risibile linea difensiva, Augusto Minzolini, Emilio Fede e Carlo Rossella, di gossip ci hanno allegramente campato l’intera vita. Sul gossip hanno fondato le loro carriere di carta, le loro rubriche, e persino le loro quotidiane conversazioni.
Da questa parola magica discendono altri piccoli sillogismi da trincea: una cosa è il gossip, un’altra sono la politica e l’azione di governo; la sfera privata del premier è affar suo, dentro casa può fare quello che vuole, come ogni cittadino italiano.

Balle. Provate a immaginare, in termini di sicurezza e ricatti, quello che possono combinare trenta sgallettate dentro casa, a ogni week end, armate di macchine fotografiche, registratori, telefonini & tanga. In quelle feste c’erano bimbe ingaggiate solo da Giampaolo Tarantini, esperto in protesi, o anche dall’amico Putin? Sicuri che nessuna di loro venisse dalle collezioni della Gazprom? O dalle signorine ninja del colonnello Gheddafi? E qualche gentile agente Cia c’era?
Quante chiacchiere si possono estrarre da un ometto di 72 anni, pieno di cerone, di farmaci e di capelli finti, impacchettato in un accappatoio bianco, steso su un letto rotondo, carezzato, vezzeggiato da esperte in sogni da rotocalco, eccitato dai suoi stessi video girati a casa dell’amico Bush, e addirittura nelle proprie ville (“guardate che rifiniture!”) mentre racconta i portenti virili dei suoi soldi?

E poi: che razza di affidabilità può mai avere un capo di governo che passa gran parte del suo tempo a giocare sui divani con ragazzette da calendario (ma potrebbero anche essere morbidi ufficiali dei servizi segreti israeliani, per quel che ne sappiamo) disegnando farfalline colorate, mostrando il bicipite, le foto della moglie, il cactus e l’assegno?
Quale credibilità può mai avere un tizio che è contemporaneamente l’uomo più potente d’Italia e anche il più solo, il più disperato, ridotto a ore di conversazioni con una minorenne (“mi chiamava quando era triste, lo ascoltavo per ore”, Noemi dixit), o addirittura con escort pagate per non sbadigliare?  
Davvero nessuna interferenza tra vita privata e quella pubblica, a parte la tolleranza alla vergogna e al buon gusto? La scorsa settimana i microfoni di Sky lo hanno pescato al vertice di Bruxelles al telefono con il suo onorevole avvocato, Nicolò Ghedini, a sbrogliare sue matasse emotive. Gli fregava qualcosa di quel summit?

Racconta Patrizia D’Addario che lo scorso 4 novembre, notte elettorale di Obama, lui rimase in camera con lei sebbene atteso alla Fondazione Italia Usa da molti invitati e dall’ambasciatore americano. “Venne informato dell’elezione dai suoi collaboratori”. E’ un’interferenza con la sua vita pubblica? Con i suoi doveri politici? E quante altre ce ne sono stati se neppure l’elezione americana, cioè la Storia, riesce a smuoverlo dal suo lettone di povera cronaca?
(Immagine di Roberto Corradi)

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Una gnocca al giorno leva il medico di torno
- di Carlo Cornaglia
Dovunque Silvio Berlusconi vada,
a Palazzo Grazioli in quel di Roma
od a villa Certosa a punta Lada,
si distingue di gnocca un buon aroma
  
e lo inseguono torme di ragazze,
non si sa se per loro convenienza
oppur perché d’amore sono pazze.
Eccellon tutte quante in avvenenza...
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