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Foto di Roberto CorradiOra d'aria
l'Unità, 30 aprile 2008

C’è stato un momento preciso, nella campagna elettorale di Roma, in cui s’è capito che Rutelli era spacciato. E’ stato quando Giuliano Ferrara ha annunciato che avrebbe votato per lui. In quello stesso istante, Alemanno ha avuto la certezza matematica di avere la partita in pugno: se il Platinette Barbuto appoggiava il suo avversario, nulla più si frapponeva tra lui e il Campidoglio. Intendiamoci: Er Cicoria riesce a perdere tranquillamente da solo, senza l’aiuto del direttore del Foglio. Come ha detto Bettini, “Francesco è stato un sindaco indimenticabile”. Infatti molti romani non l’han dimenticato. Ma forse qualche chance l’aveva persino lui. Poi però è arrivato il suo bacio della morte, che - com’è noto - non perdona. La Donna Pelosa è fatta così: qualunque posizione prenda, e ormai ne ha prese più di quante ne contempli il Kamasutra, porta bene a sé e male a tutti gli altri.

Ne sa qualcosa la buonanima di Craxi, che da quando se lo mise in casa in fuga dal Pci non ebbe che guai: indagato da Mani Pulite, anziché confessare e patteggiare, scelse la linea dura suggerita da Ferrara. Risultato: dovette scappare in Tunisia, inseguito dai gendarmi. Intanto il Platinette era trasmigrato in Forza Italia. Primo incarico: ministro ai Rapporti col Parlamento e portavoce del premier Berlusconi. Appena apriva bocca, il governo finiva a gambe all’aria. Mai visto un governo con peggiori rapporti col Parlamento. “Più che di un portavoce, avrei bisogno di un portasilenzi”, sospirò Berlusconi. Infatti durò 7 mesi, un record mondiale. “Lascio la politica per sempre, non fa per me”, annunciò il Platinette. E fondò Il Foglio, coi soldi della signora Veronica e soprattutto dei contribuenti. Un miracolo editoriale che non ha mai superato le 10 mila copie vendute. Nel 1996 proclamò: “Squillante è un uomo probo”, infatti poco dopo finì in galera. Nel ‘97 assunse la direzione di Panorama, che dovette lasciare qualche mese più tardi, prima che anche l’ultimo lettore passasse all’Espresso. Poi quello che aveva lasciato per sempre la politica si candidò al Mugello contro Di Pietro. Una catastrofe epocale, roba da Protezione civile: il noto frequentatore di se stesso trascinò il Polo sotto i minimi storici (16%).

Lasciata la politica per la seconda volta, ovviamente per sempre fino alla successiva, il Platinette tornò al Foglio, dove si diede un’altra missione epocale: appoggiare la Bicamerale per la riforma bipartisan della Costituzione, soprattutto della Giustizia. Da quel preciso istante, la sorte della Bicamerale fu segnata: infatti naufragò rovinosamente poco dopo. Per qualche anno, prudenzialmente, il Cavaliere evitò di seguire i consigli del suo aspirante Tigellino, anzi Tigellone. Infatti rivinse le elezioni nel 2001. La Donna Barbuta si buttò sugli esteri, esportando il suo mortifero influsso su scala internazionale. Anche lì, con ottimi risultati. Appena Bush s’inventò le armi di distruzione di massa in Iraq, Il Foglio pubblicò decine di articoli per rivelarne l’esatta ubicazione: Ferrara le vedeva a occhio nudo dalla sua terrazza in Trastevere. Purtroppo erano allucinazioni dovute a indigestione di supplì. Il Platinette indossò l’elmetto e divenne neocon, anzi più neocon dei neocon. Risultato: Bush oggi è il presidente americano più detestato dell’ultimo secolo e i neocon non osano più mettere il naso fuori di casa.

Non contenta, la Donna Barbuta si buttò a corpo morto su Sarkozy. Infatti Sarkò è subito precipitato nei sondaggi. Pare che Carla Bruni sia passata di recente dal Foglio per pregare il direttore di non parlare più del marito: non può fargli che bene, al marito. Nessun problema: Ferrara, dopo aver sponsorizzato e dunque incenerito la candidatura di D’Alema al Quirinale, s’era già convertito all’ateo-clericalismo, costringendo i suoi sventurati redattori a tornei di rosari, voti di castità e pubbliche letture delle vite dei santi. Già meditava l’ultimo colpaccio: il partito Aborto No Grazie, purtroppo boicottato dagli elettori cinici e bari. Nessun voto, ma in compenso molte uova. E un’impennata negli ascolti di Otto e mezzo che, quando lo conduceva lui, non superava il 2% di share, mentre quando s’è sparsa la voce che lui non c’era più è subito schizzato verso l’alto. Anche Veltroni, molto apprezzato da Ferrara nella versione dialogante col Cavaliere (“W il Caw”), non se n’è ancora riavuto. Anche lui avrebbe fatto sapere al Platinette che già il Pd ha tanti problemi: se potesse evitare di elogiarlo per qualche settimana, ecco, farebbe cosa gradita.

Segnalazioni

Leggi il ritratto di Gianni Alemanno, tratto da Se li conosci li eviti, di Peter Gomez e Marco Travaglio

Il video
Dopo Sex crimes and Vatican finalmente online anche in Italia Hand of God

La poesia
Mare molto mosso, con moto ondoso in aumento
 “Si può fare!” ha sempre detto,
 ma il novello chierichetto
 con la sua giaculatoria
 non parlava di vittoria,
 
 ma di far la via più dritta
 verso un’epocal sconfitta
 del nuovissimo partito
 democratico ed unito...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia

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Foto di Pash Mani da flickr.comLa netta sconfitta di Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno nella corsa per la poltrona di sindaco di Roma è quanto di più positivo potesse accadere al centro-sinistra. Arrivati a questo punto nessuno potrà più mettere in discussione la necessità di un totale rinnovamento delle classi dirigenti del Pd. Rutelli infatti non ha perso perché Alemanno era un candidato migliore di lui, o perché nel paese soffia ormai un vento di destra. La vittoria alle provinciali della Capitale di Nicola Zingaretti (ex Ds ora Pd), dimostra che il problema di Rutelli era quello di essere Rutelli.

La sua faccia, come quella di buona parte dei leader del Partito Democratico, non è più spendibile. E non lo è da un pezzo. La speranza è che Walter Veltroni, uscito debolissimo dalle consultazioni elettorali, se ne renda finalmente conto. I primi segnali fanno però temere il peggio. Veltroni è favorevole alla nomina come capigruppo di camera e senato del Pd di Antonello Soro e Anna Finocchiaro. Cioè di due "vecchi" perdenti, la seconda dei quali, oltretutto, è riuscita a raccogliere nelle regionali siciliane più di 15 punti in meno rispetto a quanto avesse fatto, solo tre anni fa, Rita Borsellino. C'è da augurarsi che la debacle romana, spinga ora a rimescolare le carte. I capigruppo sono il biglietto da visita con cui ogni sera, nei tg delle 20, i partiti si presentano ai cittadini. I programmi e le proposte contano, è vero. Ma le idee (che in questo caso sono tutt'altro che entusiasmanti) camminano sulle gambe degli uomini (e delle donne).

Non per nulla ormai sei anni fa Nanni Moretti diceva: «Con questi dirigenti non vinceremo mai». E oggi, visto che anche le elezioni del 2006 erano state solo pareggiate, credo che in pochi si sentano di dargli torto. Il responso degli elettori è stato chiarissimo: per ricominciare il centrosinistra deve solo prenderne atto.

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Foto di nikolamassaro da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 27 aprile 2008

Spiaceva quasi, l’altroieri, sentire l’intera piazza San Carlo che sfanculava ogni dieci minuti Johnny Raiotta, il direttore del Tg1 che fa rimpiangere Mimun. Troppi vaffa per un solo ometto. Poi però uno rincasava, cercava il servizio del Tg1 di mezza sera su una manifestazione criticabilissima come tutte, ma imponente, che in un giorno ha raccolto 500mila firme per tre referendum. Invece, sorpresa (si fa per dire): nessun servizio, nessuna notizia, nemmeno una parola.

Molti e giusti servizi sul 25 aprile dei politici, sulle elezioni a Roma, sul caro-prezzi, sul ragazzino annegato, poi largo spazio alle due vere notizie del giorno: le torte in faccia al direttore del New York Times e la mostra riminese su Romolo e Remo (anzi, per dirla col novello premier, Remolo). Seguiva un pallosissimo Tv7 con lo stesso Raiotta, Tremonti, la Bonino e Mieli che discutevano per ore e ore di nonsisabenechecosa. Raiotta indossava eccezionalmente una giacca, forse per riguardo verso il direttore del Corriere. Questo sì che è servizio pubblico. Così, nel tentativo maldestro di contrastare - oscurandolo - il V-Day sull’informazione, Johnny Raiotta del Kansas City ne confermava e rafforzava le ragioni...i

Il mio intervento in piazza San Carlo: prima parte - seconda parte - terza parte

Questa sera alle 20.30 Peter Gomez è a Iceberg - Telelombardia

La poesia
Aggiungi un posto a tavola
“Con il team del predellino
 non avremo più casino,
 tradimenti, marachelle,
 con il nuovo Pdl
 
 decisioni collegiali
 senza dispute infernali,
 senza lotte tra alleati,
 siamo proprio fortunati!”...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia


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Beppe Grillo mi presenta al V2-day a Torino in piazza San Carlo, in questo video la prima parte del mio intervento.


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Il tempo, il problema per Sivio Berlusconi è il tempo. Ad appena dieci giorni dalla grande vittoria elettorale del Cavaliere, la luna di miele tra il premier in pectore ed il Paese rischia già di stemperarsi. Ieri il leader del Pdl si è presentato con Gianni Letta al Quirinale e ha chiesto al presidente Giorgio Napolitano il permesso di aumentare il numero dei ministeri rispetto al massimo di 12 previsto dalla nuova legge. Berlusconi sa benissimo che si tratta di un pessimo segnale per il suo elettorato che si attendeva da lui chiari provvedimenti anti-casta. Ma i partiti che sostengono la sua maggioranza, anche se abilmente nascosti per un paio di mesi all'interno del calderone del Popolo della Libertà, stanno rialzando la testa: persino la nuova Dc di Rotondi reclama poltrone e lo stesso fanno An e l'Mpa di Raffaele Lombardo. Berlusconi che ha annunciato «misure impopolari» non può permettersi di non averli al 100 per cento dalla sua parte. Anche perché nelle prime settimane di vita, il governo oltre che mettere mano all'economia con tagli che si prospettano draconiani, affronterà la questione giustizia in modo da liberarsi definitivamente dai processi che tanto preoccupano Silvio e i suoi cari. E per farlo non basta controllare il ministero con un fedelissimo (Elio Vito e Marcello Pera sono considerati i più papabili), bisogna avere anche una maggioranza disposta a votare tutto senza fiatare.

Ma è necessario operare in fretta. Prima che il vento cambi. In Campania le strade sono ancora piene di rifiuti e tra un mese quella monnezza, da tutti considerata di Bassolino e del centrosinistra, diventerà la spazzatura di Berlusconi. Idem per Alitalia: il fatto che il Cavaliere abbia chiesto a Prodi di concedere alla compagnia un prestito ponte di 300 milioni di euro, dimostra come nessuno sappia esattamente quale sarà il futuro degli aerei tricolori. Certo, in soccorso del nuovo-vecchio premier sono arrivati l'ex comunista Putin (Aerflot) il pregiudicato Salvatore Ligresti e Marco Tronchetti Provera, un imprenditore noto più per sfasciare le aziende che per salvarle (vedi Telecom). Con tutta probabilità saranno loro con (la disastrata) Airone e le banche a prendersi Alitalia. Ma non è difficile preventivare che la storia della compagnia finirà come quella di Swissair: prima salvata da imprenditori nazionali e dopo due anni definitivamente fallita. Poco importa: l'essenziale per i futuri soci è baciare la pantofola del vincitore avendo qualcosa in cambio su altri tavoli (per Ligresti i lavori per l'Expo milanese). Mentre per Berlusconi è importate posporre il più possibile il problema.

Quanto tempo avrà dunque il Cavaliere? Molto se i media, con in testa le tv, continueranno ad essere quelli di oggi, o peggio. Poco se grazie al V-day la questione informazione diventerà per una volta centrale per il Paese. La questione in fondo non è Berlusconi o la classe politica. La questione è quello che si sa di loro.


Segnalazioni

Cappotto di legno:
la canzone scritta da Lucariello (rapper napoletano) presentata giovedì sera ad Annozero

Leggi l'articolo di Guy Dinmore del Financial Times su Se li conosci li eviti

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Berlusconi's familyLeggi la lettera che ho inviato a Beppe Grillo

Ora d'aria

l'Unità, 22 aprile 2008


Diversamente dalle altre volte in cui vinse le elezioni, stavolta il Cainano non dovrà cambiare granchè in Viale Mazzini. Con un moto spontaneo che previene e anticipa gli ordini ancor prima che il padrone li abbia emanati, i tg Rai, al seguito di quelli Mediaset, han cominciato a suonare la grancassa sulla cosiddetta “emergenza sicurezza” in perfetta sintonia con la campagna elettorale del camerata Alemanno per il Comune di Roma.

Per giorni e giorni, come se nel mondo non accadesse niente d’importante, hanno “aperto” con una serie impressionante di incidenti stradali. Che peraltro sono un fenomeno piuttosto datato, fin da quando fu inventata l’automobile. Da allora càpita sovente che chi attraversa la strada venga falciato da un pirata del volante. Dispiace, ma succede. Ora improvvisamente, in mancanza di meglio, gli incidenti stradali, fino a qualche mese fa confinati nelle brevi delle cronache locali, diventano la prima notizia dei tg nazionali. Per dimostrare il lassismo della sinistra e il buonismo della magistratura rossa, che anziché inseguire gli automobilisti-killer se la prendono con eroi tipo Mangano e Contrada (santo subito anche lui).

Poi, provvidenzialmente, è giunta la notizia di uno stupro a Roma...

La poesia
Monnezza zero
Da padron delle ferriere
è partito il Cavaliere,
ma ora, dopo le elezioni,
diventato è Berlusconi
 
lo schiavetto della Lega.
Chi iniziò come stratega
nella lotta contro i rossi
finì agli ordini di Bossi...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia

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Il ritorno dell'ora legale...Signornò
l'Espresso, 18 aprile 2008


Una notizia di 21 righe sul Corriere e una candidatura nel Pdl passata inosservata gettano nuova luce su un’affaire dimenticata da tutti fuorchè da Silvio Berlusconi, che seguita a citarla come prova dell’”uso politico della giustizia”: le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, peraltro accertate dalla Cassazione che ha condannato gli ufficiali corrotti e il manager corruttore, Salvatore Sciascia, arrestato nel ’94 e reo confesso di tre mazzette da 100 milioni di lire per ammorbidire verifiche fiscali a Videotime, Mondadori e Mediolanum. Chi gli diede l’ok e il denaro? Lui dice: Paolo Berlusconi. Questi conferma, ma il Tribunale l’assolve e condanna Silvio. Che pure per i giudici d’appello (reato commesso, ma prescritto) è il vero mandante. Poi la Cassazione assolve pure lui per “insufficienza probatoria”, sostenendo che potrebbe esser stato Paolo, ormai improcessabile.

Strano: è per proteggere Silvio - allora presidente del Consiglio - che il consulente Fininvest Massimo Maria Berruti, l’8 giugno ’94, manda il maresciallo Alberto Corrado a suggerire al colonnello Angelo Tanca di non far parola con i giudici della mazzetta Mondadori. Berruti finisce in carcere, subito dopo Sciascia e Paolo. Dalle sue carte salta fuori il “pass” che prova come quella sera, poco prima di chiamare Corrado, Berruti fosse a Palazzo Chigi per incontrare il premier. Giunto apposta da Milano, salì da lui alle 20.45, uscì alle 21.30 e chiamò Corrado. Per questo il Pool invia a Berlusconi il famoso invito a comparire: per interrogare lui e Berruti, separatamente, su quella sera fatidica. Mossa azzeccata: il premier si dice contrario alle mazzette; precisa di non sapere nulla di quelle alla Finanza; ma aggiunge che i suoi manager erano concussi. Strano: se non sa nulla, come sa che è concussione? Poi rievoca dettagliatamente l’incontro con Berruti (“parlammo della campagna in Sicilia”). Ma Berruti nell’altra stanza nega che sia avvenuto: “Il consiglio dei ministri finì tardi e me ne andai prima”. L’indomani Berlusconi scopre la contraddizione e telefona in Procura per ritrattare: “Mi sono sbagliato, l’incontro non ci fu per il protrarsi del consiglio dei ministri”. I suoi due segretari, Marinella Brambilla e Niccolò Querci, confermano. Ma il verbale ufficiale indica che il Cdm finì alle 21: Berruti ebbe tutto il tempo di vedere il premier, ottenere l’ok al depistaggio e metterlo in atto.

Il mese scorso Brambilla e Querci sono stati ricondannati in appello a 16 mesi per falsa testimonianza (21 righe sul Corriere, non una parola sugli altri giornali e in tv). Berruti, condannato a 8 mesi per favoreggiamento, è deputato dal 1996. Ora, a Montecitorio, lo raggiunge Sciascia, condannato a 2 anni e 6 mesi per corruzione. Strano: Berlusconi è contrario alle mazzette e poi promuove chi le paga e chi le copre? E come poteva Berruti favoreggiare un innocente? E perché mai i due segretari avrebbero mentito per proteggere un innocente? Se Vittorio Mangano, per la sua omertà a tenuta stagna, è un “eroe”, questi sono perlomeno martiri. Santi subito.

Segnalazioni
Dopo 15 anni, per non dimenticare: il
manifesto inviatomi dall'Associazione tra i familiari delle Vittime di via dei Georgofili

Tengofamiglia: esercizio per tentare di comprendere i risultati dei recenti governi italiani
(fonte: tengofamiglia.com)

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