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Questa è una specie di mozione d’ordine, che scrivo pensando d’interpretare anche il pensiero di Pino Corrias e Peter Gomez. Riguarda le risposte di tanti dei sempre più numerosi amici del blog. Perché questo blog sia qualcosa di attivo e di reciproco, senza guru e senza pecore, occorre che noi evitiamo di pontificare e voi di idolatrare. Cioè di aspettare che qualcuno vi dica cosa dovete fare, o addirittura agisca al posto vostro. Il vostro apprezzamento ci fa enorme piacere e ci aiuta a continuare.

Ma noi non siamo eroi coraggiosi, combattenti per una qualche causa, cavalieri senza macchia e senza paura. Siamo tre giornalisti che cercano di fare onestamente il loro mestiere: cioè informare, raccontare cose che non si sanno e spiegare cose che non si capiscono.

Voi siete cittadini che, se volete, potete approfittare del nostro lavoro per riflettere e ragionare meglio, cioè più informati. Per cambiare le cose, anche nella propria vita quotidiana e nel proprio ambiente famigliare, amicale e lavorativo, è sempre meglio saperne di più. Solo così noi giornalisti possiamo sperare di cambiare le cose: con le mani e le gambe dei nostri lettori. Se pensate che questo sia vero, allora lasciate perdere i messaggi del tipo: “Marco vai avanti”, “Pino sei tutti noi”, “Peter sei grande”. Noi giornalisti, da soli, abbiamo solo l’arma della parola, scritta e orale. Se “andiamo avanti” da soli, parliamo nel deserto. E siamo sostanzialmente inutili.

Evitiamo, allora, tutti di sentirci una piccola élite di migliori accerchiati dai cattivi e di pretendere il cambiamento dagli altri. Domandiamoci se non dobbiamo cominciare a cambiare qualcosa nella nostra vita. Io, per esempio, dovrei iniziare a rispettare i limiti di velocità in autostrada e i divieti di sosta con l’auto. Parafrasando Gaber, più del Berlusconi in sé dovrei preoccuparmi del Berlusconi in me. E anche del Mastella.

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flickr.comSono (per lo più) i politici l’antipolitica. La verità lampante l’ha scritta Barbara Spinelli l’altro giorno su La Stampa. E’ la loro crescente quantità di privilegi, di separatezza, di sordità, di omertà a scatenare quel risentimento che Beppe Grillo ha portato sul palco di piazza Maggiore a Bologna e in quello planetario della Rete. Che si è imposto come un allarme assordante per il Palazzo da parte di milioni di cittadini che disprezzando i politici – da Burlando a Berlusconi, da Gustavo Selva a Clemente Mastella -  invocano la politica.

E’ altrettanto vero, come ha detto fuggevolmente Romano Prodi, che i politici sono lo specchio fedele del Paese. La Casta ci  rappresenta, interpreta le nostre aspirazioni, asseconda i nostri stessi vizi, e addirittura li moltiplica avendone il modo e i mezzi accresciuti dal potere. Il nostro Parlamento, a differenza di quelli europei, ha sempre contenuto una quota di inquisiti, o addirittura di condannati. Negli Anni della Prima Repubblica, il doppio di oggi. E basterebbe riflettere sul caso della Sicilia e dei siciliani che alle ultime elezioni per la poltrona di Governatore, tra il molto inquisito Totò Cuffaro e Rita Borsellino, la sorella del giudice ucciso in via D’Amelio, scelgono Cuffaro senza tentennamenti, o vergogna, con 12 punti di scarto.

Non è il (fantomatico) qualunquismo di Beppe Grillo che dovrebbe preoccuparci. O le sue parolacce, fastidiose d’accordo, ma chi se ne frega. E’ un comico che parla, ha il diritto di farlo nei modi che si merita e che ci meritiamo. Il pericolo viene dal silenzio del Palazzo. E contemporaneamente dalle molte sordità del Paese reale che sa indignarsi sempre guardando altrove, o in alto, mai nello specchio che si porta dietro.

Pubblicato su Vanity Fair del 04 ottobre 2007

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No, non è vero che il governo di centrosinistra stia sbagliando tutto. Certo, ha votato l'indulto, non ha abolito le leggi vergogna, non ha toccato la legge 30, non ha messo seriamente mano al conflitto d'interessi, e via dicendo.

Ma almeno una cosa buona e importante la sta facendo: per la prima volta da 60 anni a questa parte a Roma Foto da flickr.com
c'è un esecutivo che si sforza di far pagare a tutti le tasse. Ed il bello è che i risultati si cominciano a vedere. Se poi sia merito di Prodi, di Padoa Schioppa o di Vincenzo Visco, il vice-ministro con condanna per abuso edilizio in allegato, è quasi secondario. Resta il fatto che in Italia sembra di essere all'alba di un evento rivoluzionario.

Se la lotta agli evasori fallirà o meno lo capiremo nei prossimi mesi. Tutto dipende dalla durata del governo. Per Prodi, con una maggioranza al Senato di un solo parlamentare, sopravvivere è un miracolo. Ma in fondo anche questo era previsto. Vi ricordate quando in piazza Navona Nanni Moretti, rivolgendosi ai vari Fassino, Rutelli e compagnia bella, disse: «Con questi leader non vinceremo mai»? Beh, aveva ragione. Le ultime elezioni, anche se partiva con un vantaggio nei sondaggi di oltre dieci punti, il centrosinistra non le ha vinte. Le ha solo pareggiate.

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Foto di Ronald PoiMettiamo che il pubblico ministero catanzarese Luigi De Magistris sia pazzo. Mettiamo che si sia inventato tutto. Mettiamo che le sue indagini sui forzisti Giancarlo Pittelli e Giuseppe Chiaravalloti, sul ds Nicola Adamo e la sua signora Enza Bruna Bossio, su Nicola Buccico di An, sul governatore di centrosinistra Agazio Loiero, sull'Asl di Locri già denunciata dal compianto Francesco Fortugno prima di morire ammazzato, sul sottosegretario ds Filippo Bubbico, sul segretario Udc Lorenzo Cesa, sul presidente del Consiglio Romano Prodi e su alcuni uomini del suo staff, sui presunti faccendieri Salatino (Compagnia delle Opere) e Bisignani (ex-P2) che telefonavano spesso e volentieri al ministro della Giustizia Clemente Mastella, siano frutto della sua fantasia malata. 

Foto di Ronald Poi (da flickr.com)
Mettiamo che tutti i suddetti indagati siano puri e lindi come gigli di campo. Facciamo finta che la Calabria sia il regno di Saturno, una regione bene amministrata, dotata di una classe dirigente immacolata, e che i 32 consiglieri regionali indagati o condannati su 50 siano tutti vittime della malagiustizia. Ecco, facciamo finta e poniamoci una domanda: quando un privato cittadino finisce sotto inchiesta, si fa tutta la trafila e attende pazientemente la fine delle indagini, la decisione del gip sull'archiviazione o sul rinvio a giudizio e, nel secondo caso, il verdetto del Tribunale, e poi della Corte d'appello e infine della Cassazione. I suddetti signori, invece, vogliono la scorciatoia?

Se il Csm accoglierà la richiesta del ministro Mastella, amico e compare telefonico di alcuni di loro, essi vedranno trasferire il loro pm ad altra sede e la loro inchiesta a un altro magistrato, possibilmente più malleabile. Piacerebbe a tutti potersi scegliere il pubblico ministero preferito, ma un comune cittadino non può. Lorsignori invece sì. Dopo mesi trascorsi a discutere di "casta", di "antipolitica", di "lotta ai privilegi" e di "V day", la classe politica si dà un gran daffare per procurare nuovi proseliti a Beppe Grillo, non bastando il milione dell'8 settembre. Da un lato tuonano contro il "qualunquismo" di chi dice che sono tutti uguali, dall'altro compiono ogni sforzo per dar loro ragione. Berlusconi tentava di cacciare i giudici che lo processavano? Mastella tenta di cacciare il magistrato che indaga su Prodi e sulle telefonate di Mastella. "Casta" ormai è un termine, oltrechè abusato, riduttivo.

E' l'eterna Italia del marchese del Grillo: "Io so' io e voi nun siete un cazzo".

Trasferiteci tutti! raccolta firme per De Magistris: i banchetti a Palermo

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Ogni giorno porta la sua pena e la sua (memorabile) dichiarazione. Oggi è accaduto prestissimo, all’alba, con quella di Oliviero Diliberto. Giornali radio delle 6.30, delle 7 e delle 7.30, due soldati italiani rapiti nella notte, nulla di rassicurante sulla loro sorte, tutti già temendo la prossima trattativa estenuante, il prossimo ricatto con video e ostaggi bendati, supplicanti oppure asciutti. Ma ecco Oliviero Diliberto, area governativa dei Comunisti italiani, che per intercettare il riflettore acceso, cavalcare l’onda emotiva, agitare le braccia per mostrarsi meglio, grida a pieni polmoni la sua dichiarazione: “Dobbiamo al più presto ritirarci dall’Afghanistan”.

Ma come: adesso? Con due soldati appena rapiti? E cosa diciamo alle mogli, ai familiari, e (incidentalmente) agli ostaggi: arrivederci, ciao, cavatevela da soli, noi andiamo, Oliviero ci chiama.

Non si può, è ovvio. Ma intanto dalla luccicanza tragica dell’evento si è rosicchiata un po’ di propaganda. Si è certifica la propria esistenza (quella di Diliberto). Si è messo in moto l’ingranaggio preferito dalla Destra, quel lieto azzuffarsi della Sinistra, quel tutti contro tutti, che manda in estasi i fabbricanti di panini televisivi, uno dice, l’altro disdice, il terzo gode: “Ma che razza di alleati sono quelli?”.

Alle 7.50, con un flash dell’Ansa, l’incubo del doppio rapimento si chiude. Con una raffica di morti a seguire, sembrerebbe, e i feriti, e tutti gli orrori del caso. Ma almeno con un po’ di silenzio su questo nostro versante della commedia.

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Due anni fa, quando con 452 voti contrari e solo 140 favorevoli la Camera aveva respinto la proposta di introdurre anche in Italia le quote rosa, molti osservatori avevano detto che avevano vinto i maschilisti. I soliti uomini che, nascondendosi dietro il paravento del voto segreto richiesto in primis dall'Udeur, non volevano approvare nemmeno una norma blanda in base alla quale nelle liste dei candidati ci sarebbe dovuto essere almeno il 30 per cento di donne. Quella scelta però non era solo maschilismo. Era qualcosa di più e, per certi versi, di peggio: era partitocrazia allo stato puro.

Un parlamento che per legge fosse composto non dal 30, ma dal 50 per cento di donne, metterebbe infatti in un angolo le attuali classi dirigenti. Nei nostri partiti, ormai da 15 anni in cronica emorragia di iscritti, le donne in posizione di vertice sono pochissime. Se, in occasione delle elezioni politiche e amministrative, si dovesse davvero trovare migliaia di candidati donna, tutte le formazioni politiche sarebbero costrette ad andare a pescare le aspiranti parlamentari fuori dai loro apparati: una rivoluzione.

Ma non basta. L'esperienza insegna che le donne sono mediamente più oneste degli uomini. Voi ve la vedete una donna maresciallo della Guardia di Finanza che durante una verifica fiscale chiede una mazzetta? Io no. E allora la prossima legge di iniziativa popolare, dopo le tre già firmate da oltre 300.000 cittadini, dovrebbe riguardare l'istituzione delle quote rosa. Non per le donne, ma per il Paese.

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Alcuni giornali hanno pubblicato anticipazioni di un libro di una "ricercatrice", di prossima pubblicazione per Feltrinelli, che infanga la memoria di Indro Montanelli, naturalmente quando, essendo scomparso, non può più difendersi.

Per quanto potrò, insieme a Peter Gomez e agli altri amici che a Montanelli devono tutto, cercherò di difenderlo io. Carte alla mano.

Ringrazio perciò Alberto Malvolti, presidente della Fondazione Montanelli di Fucecchio, che mi ha inviato questo dettagliato promemoria sulle principali falsità contenute nelle anticipazioni (finora si conoscono solo quelle) del libro.

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