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 Disse un tal che nessuno scorderà:
 “Amico, per favore, uno stalliere
 dalla tua terra fai venire qua.
 Di brianzoli ne ho già bocciati a schiere

 poiché con referenze non specchiate.
 Voglio un uomo per bene, siamo intesi?”
 “Ho il tipo giusto. Stefano Bontate,
 un boss di Cosa Nostra con Teresi,

 mi segnalò tal Mangano Vittorio,
 un buon picciotto delle nostre parti.
 E’ un po’ mafioso ma, com’è notorio,
 la cosa non dovrebbe spaventarti.

 A parte qualche piccolo difetto,
 come fare attentati e rapimenti,
 sarà per te un tuttofar perfetto:
 di persona farà i trasferimenti

 del pizzo per la mafia a fine mese,
 i tuoi ragazzi a scuola porterà,
 assisterà tua moglie nelle spese
 e le stalle ogni giorno pulirà.

 Oltre al forte legam con Cosa Nostra
 ha delle qualità proprio eccellenti,
 assai meglio di quelle messe in mostra
 dai tipi che di solito frequenti.”

 Detto fatto, Vittorio fu ingaggiato,
 con passion lavorò per il padrone
 e per la sua omertà venne chiamato
 nientemeno che Eroe dal duo briccone.

 Un’altra qualità gli si scoprì:
 dal giorno in cui il padrone scese in campo
 con Cosa Nostra Mangano sparì
 e il Boss ritornò vergine in un lampo.

   Carlo Cornaglia
   il Misfatto, 28 novembre 2010
 


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 Comincian le pressioni sulla Corte
 al fine che il legale impedimento
 non vada incontro ad una brutta sorte,
 mandando in tribunal quell’elemento.

 Sarebbe un’eversione bella e buona
 obbligarlo ad andar sotto processo
 senza, ahimé, poter dir: “Vado per mona
 perché Gianfranco Fini mi ha depresso”.

 “Ho un rendez vous-con Ruby Rubacuori,
 dell’amico Mubarak la nipote”.
 “Vado allo Ior per dare ai migratori
 un po’ delle promesse banconote,

 in modo che il governo mio non cada”.
 “Vado da Emilio Fede e Lele Mora
 a cercarmi qualcuna che mi aggrada”.
 “Vado dal Papa a dir: “Ora et labora”

 per farmi perdonar le scappatelle”.
 “Vado a farmi truccar qualche sondaggio
 perché sembri in ascesa il Pdl”.
 “Vo a premiar Minzolini che ha il coraggio

 di dir che sono un ottimo pilota”.
 “Vado a cenare col padano Umberto,
 Calderoli, Maroni e con la Trota,
 del darwiniano orango un bel reperto”.

 “Di Mangano, l’eroe, vado al sacello
 perché intervenga presso il Padreterno
 per salvar dalla cella il buon Marcello
 e mandare Saviano giù all’inferno”.

 “Prendo un Marte al museo d’Antichità
 e gli attacco un pisello come un mulo”.
 “Vo alla Consulta e dico: “Sono qua,
 soltanto per mandarvi a fare in culo”.

 Carlo Cornaglia
 26 novembre 2010
 


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 Si dice che il Berlusca sia bollito
 ed è pertanto dolce immaginare
 la pena con la qual verrà punito.
 Ad Antigua potrebbe rifugiare,

 truccato da turista con bermuda,
 esule, come il povero Bettino
 oppur trovar qualcun che lo rinchiuda
 a Sant’Elena, stil Napoleino.

 Potrebbe, come fece il buon Gesù,
 finire crocefisso fra i ladroni
 oppur, come Benito, a testa in giù
 a Piazzale Loreto a penzoloni.

 Potrebbe far la fine di Saddam,
 impiccato dagli irachen crudeli
 o morir, pugnalato da un infam
 che le fattezze di Gianfranco sveli.

 Potrebbe, come Adolfo, suicidarsi
 ad Arcore avvinghiato a Sandro Bondi
 oppur trent’anni di galera farsi
 per espiare i suoi crimini immondi.

 Potrebbe far la fine di Sindona
 dopo avere sorbito Illy caffè
 oppure su un’elettrica poltrona
 finire la carriera da premier.

 La pena che il Berlusca preferisce?
 Circondato da stuoli di mignotte,
 la morte per infarto lo ghermisce
 mentre arrapato tutte se le fotte.

 Milioni d’italiani, brava gente,
 vorrebbero punir l’anzian tribuno
 assestandogli, delicatamente,
 milion di calci in cul, uno per uno.

Carlo Cornaglia
il Misfatto, 21 novembre 2010




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 Primarie di Milano, mamma mia!
 Non vince l’uomo scelto dal Pd,
 ma il sinistro Giuliano Pisapia
 al qual Vendola Nichi disse: “Sì!”

 Ormai è una gloriosa tradizione
 che del Pd non vinca il candidato,
 successe al Nord, al Centro, in Meridione,
 chi ha il suo sostegno, ahimé, viene trombato.

 Successe a Bari fra Vendola e Boccia
 ed a Firenze fra Renzi e Pistelli,
 mentre laddove un candidato sboccia
 senza primarie, come per Rutelli,

 scelto per fare il sindaco di Roma,
 vince Gianni Alemanno, l’uomo nero.
 che al povero Pd grava la soma.
 E’ bene che Bersani accenda un cero

 per tutte le primarie del futuro:
 se non decide di cambiar sistema
 saranno i risultati di sicuro
 gli stessi di Veltroni e di D’Alema.

 E’ tempo che il Pd scelga una strada
 e, ritrovando un’anima  e uno stile,
 verso sinistra finalmente vada,
 lasciando al centro tutti i baciapile

 che quando parla Papa Benedetto
 si trasformano in tanti farisei
 che, lasciata l’amante dentro il letto,
 fan la sfilata del Family day.

 Caro Bersani, sembra elementare:
 se del Pd non vincono i campioni
 le primarie nemmen, come sperare
 che vincano un bel giorno le elezioni?
 
 Carlo Cornaglia, 
18 novembre 2010
 


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 Già s’avvicina un grande fortunale
 con tuoni, lampi, fulmini e saette
 ed al riparo corre ogni animale
 nelle accoglienti tane ben protette. 

 Ma c’è chi affronta calmo il gran ciclone,
 già sapendo che non si bagnerà.
 Il nostro beneamato Capellone
 grazie ai quattrini sempre scoperà,

 dall’Italia lontan, mal che gli vada.
 Gianfranco Fini che si fa passare
 per colui che aprirà una nuova strada
 il servitore finirà di fare.

 Bersani sta tranquillo: il suo Pd,
 malgrado l’acqua che cadrà dal cielo,
 non potrà andare peggio di così,
 ben diviso fra Marx ed il Vangelo.

 Di Pietro dell’Italia dei Valori
 saprà trovar bersagli alternativi
 da affrontare con tutti i suoi furori,
 naturalmente senza congiuntivi.

 Caltagiron Casini e il prode Cesa
 continueranno a predicare a cazzo
 nel nom di Benedetto e della Chiesa
 senza provare il minimo imbarazzo.

 Della Lega padana il firmamento
 continuerà ad urlar: “Roma ladrona!”,
 pur essendo di ladri un reggimento.
 Allora il fortunale è cosa buona,

 nessuno soffrirà per il ciclone?
 Ebbene, no! Provatevi a pensare
 a Cicchitto, Gasparri, Capezzone
 e a Bondi…, senza un culo da leccare.

 Carlo Cornaglia
 il Misfatto, 14 novembre 2010




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 Novembre. Sembra il venticinque luglio,
 Fini lo invita a dar le dimissioni,
 Umberto se ne sta dietro un cespuglio,
 tutti lo voglion fuori dai coglioni.

 Comincia a impietosire l’uom del fare
 che a causa di Gianfranco e di una troia
 vive un dilemma: o tira a campare
 o va a finire che tira le cuoia,

 come un democristiano del passato.
 Dai predellini e dai bagni di folla
 il leader più potente del creato
 sta in un bagnomaria, in un tira e molla

 che neanche Andreotti ai tempi suoi…
 Fra una verifica e un caminetto
 si vedon volteggiare gli avvoltoi
 che aspettano le spoglie del ducetto.

 Ci proporrà rimpasto o rimpastino?
 Governicchio o minestra riscaldata?
 Governo fotocopia o ballerino?
 O sarà crisi? Al buio o pilotata?

 Con un esploratore oppure senza?
 L’uomo del far, l’alfiere dell’amore,
 il simbolo mondial della potenza,
 si aggira nella sua villa di Hard-core

 come Adolfo nel bunker di Berlino,
 circondato dai più fedel lacché:
 Ghedini Nicolò, Bondi, Angelino,
 Cicchitto, Gianni Letta e Santanché.

 Il Cavaliere è ormai pronto alla resa
 e dalla testa ha già tolto il diadema
 perché è finita in campo la discesa.
 Lo può salvar sol Massimo D’Alema.

Carlo Cornaglia, 12 novembre 2010
 
 


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 Il pace-maker gli dà tanta energia,
 quella che manca gliela dà il viagra
 e, grazie allo scopare in compagnia,
 l’orgasmo senza interruzion deflagra.

 C’è chi si scandalizza, chi lo invidia,
 chi lamenta che tromba e non governa,
 c’è chi cita Bill Clinton con perfidia,
 chi gli amori di Kennedy squaderna,

 chi lo porta ad esempio di amatore,
 chi lo scusa perché lavora tanto
 e di una troia merita l’amore
 della chitarra di Apicella al canto.

 Fede dice che gli morì la mamma
 e dalla moglie ha appena divorziato,
 perciò per superare il doppio dramma
 è giusto scopi come un forsennato.

 Si affannan tanto Emilio, Lele Mora
 e il pappone barese Tarantini
 a accompagnar nella regal dimora
 le prostitute per i suoi festini.

 Di Putin sul lettone in ogni notte,
 per la gioia del grande puttaniere,
 arrivano plotoni di mignotte
 senza trucco e in minigonne nere,

 ma nonostante i gemiti, i sospiri
 e le grida d’amore e di passione
 c’è il dubbio che il pisello non gli tiri
 e il tutto sia la solita finzione.

 Si dà un grande da fare ogni fanciulla
 per arrapare il povero anzianotto,
 con i giochi d’amore lo trastulla,
 ma resta indifferente il passerotto.

 Carlo Cornaglia
 il Misfatto, 7 novembre 2010
 
 
 


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