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Foto di colodio da flickr.comIncredibile, ma vero: il Partito democratico corre il rischio di vincere le elezioni. Senza Udc, con La Destra di Storace che corre da sola, il Pdl di Silvio Berlusconi appare in difficoltà. La forbice tra i due schieramenti si riduce di giorno in giorno. Il clima nel Paese, ma mano che ci si avvicina ad aprile, cambia e il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi non può più essere dato per scontato. A questo punto Walter Veltroni e il suo alleato Antonio Di Pietro devono compiere altri due passi per tentare di completare la rimonta. Il primo riguarda le liste elettorali: i candidati, o meglio i nominati, devono davvero essere nuovi e competenti. In Parlamento devono sedere molte donne, molti tecnici e molti amministratori locali che abbiano dato buona prova di sé. In assenza di primarie solo così il Pd potrà recuperare un po' di credibilità.

Il secondo passo riguarda invece la squadra dei ministri: finora sappiamo che saranno dodici. A metà marzo sarà anche utile conoscerne i nomi e i curricula in modo di dare la possibilità agli Italiani di sapere che cosa scelgono.

Restano invece le perplessità sul programma elettorale: ridurre le tasse, aumentare i salari è un bella cosa. Ma sarebbe anche il caso che qualcuno spiegasse chiaramente quali spese verranno tagliate. Il buco nei bilanci dello Stato, lasciato ormai negli anni '80 dagli uomini del vecchio pentapartito, ci dice infatti che i soldi non ci sono. E la lotta all'evasione, che pure sotto il governo Prodi ha dato risultati apprezzabili, da sola non basta: ci vorranno anni, anzi almeno un decennio o due, prima che in Italia tutti paghino le imposte come nel resto d'Europa.

Inoltre Veltroni traballa pericolosamente quando si parla di libertà di stampa. La sua intenzione di vietare la pubblicazione non solo delle intercettazioni telefoniche, ma anche del contenuto delle ordinanze di custodia cautelare e delle richieste, è sbagliata (per i motivi più volte proposti su questo blog) ed inutile. È infatti prevedibile che una legge del genere finisca per essere dichiarata in conflitto con la Costituzione.

Alla stampa, che lavora nell'interesse dei governati e non dei governanti, si può tentare d'impedire di scrivere (solitamente con poco successo) ciò che è segreto, non quello che è pubblico. E gli atti che finiscono sui giornali sono quasi sempre pubblici, perché depositati a disposizione delle parti. Se la legge immaginata da Veltroni un giorno entrasse in vigore ci troveremmo dunque davanti a una situazione paradossale: avvocati e indagati potranno avere copie delle carte, potranno farle leggere in privato a chiunque, potranno persino fotocopiarle e distribuirle senza commettere nessun reato. Giornali e tv dovranno invece far finta che non esistano anche se, come è più che prevedibile, intorno a quei documenti ormai in circolazione verranno imbastiti ricatti politici ed economico-finanziari. Impensabile dunque che dopo il primo atto di disubbidienza civile alle norme (cioè un gruppo di giornalisti che le viola dichiaratamente e volutamente) la Corte Costituzionale non intervenga.

Detto questo è giusto ricordare che la mordacchia alla libertà di informare ed essere informati è prevista da più o meno tutti gli schieramenti, come dimostrato dal voto alla Camera, plebiscitario ed unanime (sette astenuti), sulla legge Mastella sulle intercettazioni. C'è poco da stupirsi: la nostra classe politica è quello che è. E anche se resto convinto che tra Veltroni e Berlusconi sia meglio il primo che il secondo, non dimentico come l'eventuale vittoria del centrosinistra alle politiche, sarà gioco forza una vittoria di Pirro. Il governo in carica resterà a Palazzo Chigi solo pochi mesi. Il 18 maggio del 2009, a meno che le norme non vengano modificate prima, si terrà il referendum sulla legge elettorale. E in ogni caso con una nuova legge una nuova chiamata alle urne è di fatto obbligatoria. Prepariamoci dunque alle elezioni: ma non a queste, a quelle del 2010. La partita vera si gioca lì. Sempre che l'Italia, per quella data, respiri ancora.

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