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Grazie alle segnalazioni della rete, Voglioscendere è tra i finalisti dell'edizione 2010 dei Macchianera Blog Awards, il premio per i migliori blog italiani.

Ques'anno Voglioscendere è in nomination per le categorie "Miglior blog d'opinione" e "Miglior blog giornalistico".

I blog vincitori saranno scelti al termine di una votazione on line aperta a tutti. E’ possibile votare fino a giovedì 23 settembre cliccando qui 

I risultati verranno resi noti alla cerimonia di premiazione, sabato 25 settembre, ore 21, in occasione della BlogFest di Riva del Garda.

Ancora una volta vi ringraziamo per il vostro entusiasmo e sostegno!



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da oggi in libreria

I blog sono stazioni della Rete da cui partono racconti. Sono convogli di notizie che viaggiano in orizzontale, illuminando paesaggi in ombra, dettagli sconosciuti, e confini che di solito non si vedono. Al loro passaggio altre informazioni si aggregano: racconti che vengono da chi legge, commenta, litiga, discute, e infine scrive da punti di vista differenti e spesso inaspettati, magari solitari, spesso lontani dal centro, eccentrici.
I blog sono libertà di sguardo. Prosperano nelle società libere, ossigenati da una opinione pubblica abituata a esercitare il suo diritto di parola, di critica, di denuncia, di satira. Ma addirittura brillano, come oasi di luce e di parole, nel buio di quelle società assediate dal silenzio violento del potere, quando viene fermata la carta stampata, spenta la televisione, minacciati i giornalisti, ridotte al minimo tutte le reti visibili e invisibili di quel racconto quotidiano dentro al quale si specchia la società intera anche quando va in frantumi.

Accadde per la prima volta a Sarajevo, negli anni della guerra di Jugoslavia, di leggere sui blog degli assediati resoconti clandestini via Internet. Poi nell’Iraq bombardato durante la Prima guerra del Golfo. Poi in tutti gli incendi successivi della Storia, dallo Sri Lanka, fino alle rivolte di Rangoon e del Tibet, e dalle strade di Teheran, dove il regime di Ahmadinejad uccide studenti, oscura tv, chiude agenzie di stampa, deporta gli oppositori.

Sono i blog a saltare quei fili spinati. A diradare il fumo degli incendi, contare i morti, ricostruire dinamiche, svelare bugie, registrare identità di scomparsi, tramandare piccole verità - magari una sola foto, magari poche righe di una testimonianza oculare - ma capaci di smontare grandi menzogne.

Nella nostra Italia solitaria, dove il regimetto allestisce censure quotidiane, non ammette domande, fabbrica bugie di copertura, nega verità conclamate, considera eversive le inchieste giornalistiche, l’effetto sfiora più spesso la farsa della tragedia. Non per niente in questo primo anno il nostro blog ha registrato più risate che lacrime.

Togliete le sciagure vere, il terremoto in Abruzzo, la crisi economica, la strage ferroviaria di Viareggio, la guerra in Afghanistan. Ma il resto? Ignazio La Russa in mimetica, fa piangere o ridere? E le poesie amorose di Sandro Bondi? E la guerra alla prostituzione di Mara Carfagna? E gli occhi inconsapevoli di Capezzone? E le tombe fenice sotto le docce sarde del Sultano? La nostra stazione nella Rete ha smistato tantissimo stupore, qualche risata, un bel po’ di rabbia, infinita pena. Sembrava impossibile tenerci un premier 13 volte processato, e invece accade che passi indenne nel fuoco di scandali che avrebbero divorato qualunque politico occidentale, le notti con donne a tassametro, addirittura registrato con il suo piccolo bagaglio di erotismo coltivato nei bar dell’altro secolo (le barzellette, le palpatine, l’accappatoio), le bugie affidate a tutti i media, le amicizie con Gheddafi e Putin, l’irrisione dei massacri in Cecenia, la moltiplicazione del suo patrimonio personale, la guerra alle inchieste, la guerra alla magistratura, la destrutturazione dei processi, la sistematica irrisione del valore della legalità, l’esibizione della ricchezza, l’elogio della forza, della furbizia, della prepotenza, del cinismo con cui asseconda il consenso, lo enfatizza sacrificandogli minimi gradi di convivenza civile, cavalcando la paura, generando odio verso gli immigrati, conflitti tra Nord e Sud, tra i ricchi e i poveri, tra le generazioni. E varando condoni fiscali.

Sembrava impossibile fare peggio di D’Alema, Bertinotti, Veltroni, invece gran parte dell’opposizione continua a balbettare in un Parlamento congelato dal permanente voto di fiducia, a tollerare il conflitto di interessi, anzi a scenderci a patti in cambio di qualche poltrona e a un osso ogni tanto da rosicchiare. Sembrava impossibile fare un Tg1 più censurato di quello di Gianni Riotta, ma Augusto Minzolini, il successore, c’è riuscito. Sembrava impossibile che uomini e donne adulte continuassero a tollerare lo strapotere di un solo uomo che si è fabbricato un governo a sua immagine, una disinformazione a sua immagine, una opposizione a sua immagine. Proteggendosi con leggi che rovesciano il diritto, e attribuendosi diritti che rovesciano il buon senso. E (sembrava impossibile) che migliaia di giornalisti continuassero a scegliere la piccola fuga quotidiana nel silenzio, e avvocati, professori, impiegati, professionisti, imprenditori non trovassero mai abbastanza coraggio per rovesciare il tavolo, mettersi a ridere davanti a questa deriva di Corea mediterranea, e almeno una volta dicessero: non ci sto, voglio scendere.

Noi ci abbiamo provato. E per un intero anno questa stazione nella Rete è stata la nostra agenda.
L’abbiamo usata un giorno alla volta per parlarvi del nostro tristissimo presente. Ora l’abbiamo fatta di carta, con una selezione di testi e di immagini, sperando che da domani ci scriviate il vostro radioso futuro.

Quadri di Roberto Corradi
Vignette di Bandanas, Natangelo, theHand
Poesie di Carlo Cornaglia
Sfoglia le prime pagine dell'agenda




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Foto di neve di miele da flickr.comCom’era facile dimostrare l’invettiva paga. Accomunare i molto amati Grillo e Sabina Guzzanti al molto detestato Vittorio Sgarbi (tutti e tre da spedire provvisoriamente sull’Isola) ha scatenato una irata sequenza di insulti, qualche schiarita, molto clamore nel nostro comune bicchiere del blog.

A dimostrare che le equivalenze vanno fatte con cautela, comprese quelle tra Napolitano e Berlusconi, tra Veltroni e la destra (tutti uguali, tutti ladri, tutti casta) come sventatamente fanno certi comici in piazza per suscitare il clamore dei media, come fa Sgarbi quando insulta i suoi interlocutori.

Ero in piazza Navona. Ho ascoltato le invettive di Grillo e Sabina Guzzanti. Non le ho condivise. Anzi le ho trovate sciocche, avventate, superficiali. Almeno in una manifestazione politica. Ho trovato il modo di farvelo sapere
Pino Corrias

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Rispondo anch'io su piazza Navona. Non a Pino (quando dobbiamo parlarci, ci telefoniamo o ci vediamo). Ma ad alcuni amici del blog che hanno chiesto a me e a Peter di andare avanti da soli. Chiariamoci una volta per tutte, ragazzi. Questo blog è uno spazio libero per persone libere. Com'era piazza Navona. Ciascuno dice quel che pensa, e lo argomenta. Peter, Pino e il sottoscritto, oltre a essere amici e colleghi (e da oggi anche coautori di un libro, "Bavaglio"), condividiamo alcuni valori fondamentali. Sul modo di esprimerli nel concreto dell'attualità di ogni giorno, ci differenziamo. A me Sabina e Grillo in piazza son piaciuti molto, a Peter un po' meno, a Pino per nulla. Embè? L'abbiamo detto e scritto liberamente. Se dovessimo pensare e dire le stesse cose, un blog a tre voci non avrebbe senso. E invece l'abbiamo voluto a tre voci proprio per far circolare idee, sensibilità e opinioni diverse, pur nella cornice di un sentire comune. Chi invoca censure, ostracismi, anatemi, "fatwe" non ha capito nulla. Si accomodi alla porta e scenda.
Marco Travaglio



Vignetta di The Hand

Segnalazioni

Passeranno alla storia come i giorni del bavaglio
Lunedì 21 luglio appuntamento a Milano con Pino Corrias, Peter Gomez, Bruno Tinti e Marco Travaglio contro le leggi-canaglia del governo Berlusconi e per la presentazione del nuovo libro di Chiarelettere: Il bavaglio (autori: Marco Lillo, Peter Gomez, Marco travaglio, introduzione di Pino Corrias).
Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria, 43 - ore 21

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Provate a immaginare le prime dieci cose da cui vorreste scendere all’istante per non farvi male, per esempio i tacchi della Brambilla, o i cactus di Berlusconi. Oppure provate a immaginare le dieci cose su cui vorreste salire almeno una volta per non sentirvi esclusi, per esempio l’aereo di Mastella, o la Beauty Farm di Fausto Bertinotti.

Noi non lo faremo per voi, ma lo faremo con voi. In forma di inchiostro, si capisce. Provando per quindici minuti al giorno, o dieci, o tre, a misurare l’esistente, dare un’occhiata all’ovvio, mettere in dubbio un alfabeto, smontare un conformismo, magari persino dare una notizia o semplificare una cosa complicata. Esplorare il contrario del contrario. Parlare bene dI qualche politico che se lo merita, per esempio, e malissimo degli italiani che se lo meritano altrettanto. E poi: scendere dalla moto di Valentino Rossi, salire sulla berlina di Vincenzo Visco, tifare Gigi Riva, leggere Simenon, cucinare acciughe.

Mettersi in viaggio. Mettersi in gioco. Giocare. Provando tutti insieme a scendere dal panico che sale.

Pino Corrias, Peter Gomez, Marco Travaglio

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