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Da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2010, il testo della video intervista su "La Questione morale", promossa dall'associazione "Il libro ritrovato", presentata mercoledì 15 settembre al Teatro Carignano di Torino.

Federalismo, legge elettorale, norme ad personam questione morale, sistema fiscale: Marco Travaglio intervista Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta.

 
La prima domanda che viene da fare a un ex presidente della Corte costituzionale che si ostina a difendere la Costituzione è: qual è lo stato di salute della Carta oggi? L’impressione è che molti temano che la Costituzione venga cambiata, sconvolta, modificata, ma che il peggio sia già avvenuto, che la Costituzione sia già stata cambiata senza nemmeno toccarla, svuotata dall’interno lasciando soltanto la corteccia. Infatti si dà per scontato che, su quella scritta, prevalga una non meglio precisata “Costituzione materiale”…
Questo discorso che fai sulla Costituzione si potrebbe fare sulla democrazia più in generale. Costituzione e democrazia sono degli involucri, bisogna vedere cosa c’è dentro:è più importante quello che c’è fuori o quello che c’è dentro? Questa è una domanda che ti farei socraticamente. Volendo usare un’altra immagine: sono più importanti le regole formali o gli uomini che fanno funzionare le regole? È una domanda antica: sono più importanti le istituzioni o la qualità degli uomini? Normalmente si dice: le istituzioni sono molto importanti, ma non c’è nessuna buona istituzione o 
 Costituzione che può dare dei buoni risultati, se è in mano a un personale politico di infimo livello.
Viceversa una mediocre Costituzione può dare luogo a risultati accettabili se è manipolata, usata da un personale politico a sua volta eticamente accettabile. Dico eticamente perché bisogna avere il coraggio di ripristinare alcune categorie, alcune parole: quando si dice
“eticamente” a proposito della politica, non si fa del moralismo, si indica semplicemente la necessità che coloro che occupano posizioni pubbliche siano consapevoli e coerenti con l’ethos che quella funzione comporta. In generale, la Costituzione stabilisce, prevede, auspica che coloro che occupano posizioni pubbliche adempiano alle relative funzioni “con disciplina e onore”: che parole desuete, sembrano quasi delle prese in giro...
(leggi tutto)

 

 

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TESTO:
Buongiorno a tutti, si avvicina la ripresa delle attività, questo è il penultimo Passaparola registrato prima delle vacanze, credo che questi Passaparola così un po’ a volo pindarico ci aiutino a guardare un po’ più dall’alto la nostra realtà e magari a capire meglio quello che succede.


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Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano. (...leggi tutto)

Errata Corrige
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di Passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del Passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. Scampato pericolo, dunque, almeno per ora. Ma conviene restare vigili. Scusatemi per il "procurato allarme".
(m.trav.)
 

Segnalazioni

ad  personam

Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Cuneo, lunedì 7 giugno, ore 18
C/o Parco della Resistenza, viale Angeli. In caso di maltempo l'evento si terrà presso lo Sportarea di Borgo San Giuseppe. 
Napoli, martedì 8 giugno, ore 18
C/o Feltrinelli libri e musica, via Santa Caterina a Chiaia 23


 
Martedì 8 giugno, Senigallia, ore 21.15 - In collaborazione con Liberta' e Giustizia, incontro con Nicola Biondo per la presentazione del libro-inchiesta scritto con Sigfrido Ranucci, prefazione di Marco Travaglio, "Il Patto" (edizioni Chiarelettere). Intervengono: Stefano Canti, presidente del circolo senigalliese Liberta' e Giustizia e Lorenzo Baldo, vice-direttore di Antimafia Duemila. C/o Cortile della Biblioteca Comunale (da antimafiaduemila.org)

Roberto Scarpinato a Wolsburg, da newsclick.de

Video - L'intervento integrale di Marco Travaglio al Festival di Giornalismo d'inchiesta "A Chiare Lettere", Marsala 2010

ilfattoIl Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete di Peter Gomez e Marco Travaglio

 


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bertolottidepirro

da Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2010

Gentile San Guido, nel ricevere l’atto di citazione in cui Lei chiede al sottoscritto e a Padellaro la bellezza di 100 mila euro come risarcimento per il danno patrimoniale e non che avremmo inferto al Suo “decoro” e alla Sua “reputazione” con un solo articolo e – cito testualmente – per “il patema d’animo sofferto in relazione al contesto sociale”, intendo anzitutto congratularmi con Lei per svariati motivi.
1) Lei ha ancora un “decoro” e una “reputazione”, il che non è poco con questi chiari di luna.
2) Lei, nonostante tutto, li valuta addirittura 100 mila euro, il che denota una notevole autostima. 3) Lungi dal contrarre allergie nei confronti dei tribunali, divenuti ultimamente il Suo habitat naturale, Lei ha deciso di trascorrervi altro tempo prezioso in veste non solo di imputato, ma anche, per cambiare un po’, di presunta vittima (“attore”, secondo l’immortale gergo del diritto civile).
4) La Sua citazione dimostra che le recenti vicende giudiziarie non hanno fiaccato la Sua qualità migliore: l’assoluta, tetragona impermeabilità al ridicolo che già imparammo ad apprezzare quando Lei, portando a spasso il Suo monumento, si pavoneggiò per un sondaggio che La indicava come il più amato dagli italiani dopo il Papa e prima della Cuccarini; e ancora quando sbarcò ad Haiti insalutato ospite e impartì i primi rudimenti di Protezione civile a Clinton e agli americani tutti, notoriamente digiuni di calamità naturali.

Passando al contenuto dell’atto, davvero godibile (estenda i complimenti all’avvocato), scorro le “espressioni false e diffamatorie” a Suo avviso contenute nell’articolo “Bertoladri” che commentava sarcasticamente la retata disposta il giorno prima nel Suo regno dai giudici di Firenze con gli arresti di Anemone, Balducci, De Santis, Della Giovanpaola & C. e con la Sua iscrizione nel registro per corruzione. Lei sostiene che, con una “fraseologia di per sé offensiva”, “distorcendo ad arte il cognome dell’attore” e “associandolo al ‘malaffare’”, io L’avrei dipinta come “un soggetto pubblico che persegue fini illeciti arricchendosi indebitamente e causando gravi pregiudizi all’interesse pubblico” e avrei financo insinuato “falsamente l’esistenza di una sorta di associazione per delinquere” dalle Sue parti.

Oh bella, ma se arrestano mezza Protezione civile per associazione a delinquere e ne indagano il capo per corruzione (per non parlare del processo a Napoli per gestione illecita di rifiuti), che dovrebbero scrivere i giornali e pensare i cittadini? Che va tutto bene? La “fraseologia offensiva” e le “false aggettivazioni” che Lei attribuisce al sottoscritto sono del gup Rosario Lupo che dispose gli arresti (“malaffare”, “associazione per delinquere”) o degl’indagati intercettati, quasi tutti vicini o vicinissimi a Lei: quelli che abbiamo chiamato ironicamente i Bertoladri perché – da veri esperti – definivano il clan della Protezione civile “combriccola”, “cricca di banditi”, “gente che ruba tutto il rubabile”, “da carcerare”. Un’istantanea con l’autoscatto.

Attribuire al cronista le parole degl’indagati è come confondere Michael Moore con Bush o Saviano con Sandokan. Ora però, gentile San Guido, non mi fraintenda. Se davvero Le viene il patema d’animo non quando scopre che i suoi amici costruttori gonfiano i costi del 60% o corrompono i suoi amici controllori, o che qualcuno sghignazza per il business del terremoto mentre la gente muore, ma quando i cronisti lo raccontano, Le veniamo incontro. Non mi fraintenda: niente brasiliane in bikini, anche perché i patemi d’animo sono una delle rare patologie che non si curano con i massaggi al Salaria Sport Village. Mi riferisco all’improvvisa indigenza che so averLa colpita da quando Anemone e Zampolini hanno le mani impegnate da pesanti gingilli metallici. So per esperienza cosa significa pagarsi l’affitto o il mutuo di tasca propria e immagino lo choc che ciò comporta in chi non vi è abituato. È a corto di spiccioli? Lasci perdere le cause civili, che non finiscono mai. Ci dica quanto Le serve per tirare avanti. E noi facciamo una colletta.    
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

L'articolo di Marco Travaglio sotto accusa:  "E' l'ora dei Bertoladri. Mazzette da Roma a Milano"
(da antefatto.it)

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Si chiude il sipario sui teatri dell’opera in Italia? (The Times - UK, 26 maggio 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info 



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Da il Fatto Quotidiano del 20 febbraio

Caro Michele,

ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: "Parliamo di fatti". Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d'altro.

La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti.
Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli "di destra" parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l'altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s'impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni.

Invece di contestare i fatti che racconti, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla.
Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perchè il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri.

Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perchè il nostro Ordine non s'è mai accorto che fanno un altro mestiere. Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro "giornali", perchè quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos'è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it di aver pagato il conto fino all'ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell'Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori - Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato - e non fanno una piega).

Ma in tv non c'è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l'ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini. Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un'alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine. Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un'idea migliore?

Le mie ferie siciliane del 2003 e la vergogna dei diffamatori - I documenti

 


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Questo è un instant book, uno di quei libri che si scrivono in fretta e si leggono ancor più velocemente, perché c’è un’urgenza. Noi l’abbiamo avvertita il mese scorso, quando il nuovo direttore del Tg1 ha comunicato all’inclita e al colto che i gravissimi scandali che da mesi inseguono il presidente del Consiglio non sono notizie, ma pettegolezzi, e dunque il principale telegiornale del «servizio pubblico» non li racconterà. Oppure seguiterà a farlo con servizi criptati e cambiando nome alle cose per nasconderle meglio («escort» invece di prostitute, «imprenditori» invece di prosseneti, «utilizzatori finali» invece di clienti, nel nostro caso il presidente del Consiglio secondo un’efficace definizione del suo onorevole avvocato).

Non che prima i tg brillassero per completezza d’informazione, nel paese di nuovo declassato da Freedom House a «semilibero», a pari merito con l’isola di Tonga. Ma che un direttore teorizzasse
la censura, anzi l’autocensura, non era mai accaduto neppure in Italia.

Per farsi un’idea completa sui casi delle euroveline, del divorzio del premier, dei voli di Stato per trasportare nani e ballerine, delle imbarazzanti feste a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa con «ragazzeimmagine » e prostitute reclutate da gente implicata in lenocinii e traffici di droga, gli italiani dovrebbero acquistare quotidianamentecinque o sei giornali, fra italiani e stranieri. Troppi. Anche perché le notizie più scandalose sono emerse dopo la chiusura estiva di tutti i programmi televisivi di approfondimento giornalistico.
Ecco dunque questo libro veloce che mette insieme tutte le tessere dell’osceno mosaico. Nulla di quanto raccontiamo invade la privacy di questo o quello, nulla può essere classificato come gossip sulla vita privata di persone private (di cui saremmo ben felici se venisse decretata l’abolizione per legge). Anche se è grottesco che l’editore di svariate testate dedite al gossip e all’invasione della privacy altrui possa poi invocarla per sé, e soltanto per sé, le vicende narrate in questo libro sono tutte di rilevanza pubblica. E costituiscono un gigantesco scandalo politico. Per una serie di ragioni che qui riassumiamo per punti.

1. La salute psichica del capo del governo italiano, messa in serio dubbio dalla donna che lo conosce meglio, sua moglie Veronica, e da una serie impressionante di suoi comportamenti tenuti in pubblico, o in privato ma di rilevanza pubblica.

2. Le continue menzogne con cui Silvio Berlusconi tenta di annullare gli scandali che lo stanno travolgendo, spesso facendo o lasciando fabbricare veri e propri «falsi da laboratorio» dai suoi numerosi house organ televisivi o stampati. Sia per coprire le gesta del premier-padrone, sia per screditare quei pochi che ancora non si sono posti al suo servizio.

3. L’incoerenza del capo di un governo che emana leggi per vietare agli altri ciò che fanno lui e i suoi amici: dal carcere per i consumatori di droghe anche leggere, al carcere per le prostitute e i loro clienti, al carcere per i molestatori telefonici («stalkers»). Leggere sui giornali in rapida  successione, com’è avvenuto il 25 giugno 2009, che «una prostituta ha trascorso una notte con il premier» e, nella pagina successiva, che «slitta a settembre la legge Carfagna contro la prostituzione», può indurre a sorridere soltanto chi non abbia a cuore le sorti del nostro Paese.

4. Il discredito internazionale a cui il presidente del Consiglio espone ogni giorno il paese che dovrebbe rappresentare «con disciplina e onore» (articolo 54 della Costituzione Repubblicana).

5. L’emanazione di leggi, come quella per limitare drasticamente le intercettazioni da parte della magistratura e la cronaca giudiziaria da parte della libera stampa, al fine di occultare atti giudiziari in cui sono già emerse sue condotte imbarazzanti, o potrebbero emergere in futuro.

6. L’uso politico ed elettorale da sempre fatto da Silvio Berlusconi – «il più grande privatizzatore della politica in Occidente» (Barbara Spinelli) – delle sue vicende familiari e delle sue presunte convinzioni religiose: dai baciamano ai Papi (nel senso dei Pontefici), alla diffusione di fotoromanzi elettorali in cui la sua famiglia viene dipinta come un modello di concordia, alla sfilata del Family Day per contrastare il progetto di estendere i diritti civili alle coppie di fatto, alla lettera di Sandro Bondi ai parroci di tutt’Italia per invitarli a sostenere Forza Italia, partito custode dei più genuini valori cristiani.

7. La commistione fra vicende private e incarichi pubblici o retribuiti con denaro pubblico, emersa clamorosamente con la candidature di alcune «favorite del Sultano» alle elezioni politiche, europee, amministrative, ma anche con la raccomandazione di alcune delle suddette per farle lavorare alla Rai, a spese dei contribuenti. E il disprezzo per la Politica sotteso a queste scelte, che hanno trasformato gran parte del Parlamento e delle istituzioni di garanzia in assemblee e comitati di yesmen pronti e proni a tutto, pur di compiacere il Capo che ha trasformato tante zucche in altrettante carrozze dorate.

8. I pericoli per la sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso incontrollato nelle residenze del premier (assurte al rango di edifici di Stato e spesso protette dal segreto di Stato) di decine di persone, spesso sconosciute allo stesso padrone di casa, fra le quali potrebbe nascondersi un agente provocatore, un attentatore, una spia.

9. Il degrado ormai scandaloso cui, con lusinghe e minacce, promesse ed editti bulgari e post-bulgari, egli ha costretto le due principali istituzioni di garanzia e controllo: la magistratura e l’informazione, davastando la Costituzione, i codici e i diritti di libertà pur di nascondere al grande pubblico il peggio di se stesso. Il tutto in un paese dove – secondo l’indagine del Censis pubblicata dopo le elezioni europee e amministrative di giugno – il 69,3 per cento degli elettori forma la sua scelta attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali (il dato sale al 76 per cento per i meno istruiti, al 78 per i pensionati, al 74,1 per le casalinghe).

10. L’estrema ricattabilità del presidente del Consiglio da parte di decine, forse centinaia di persone, a conoscenza di suoi «altarini» che, se resi pubblici, potrebbero travolgere quel che resta della credibilità sua e del Paese che egli così indegnamente rappresenta. Ricattabilità già peraltro emersa in vicende, se possibile, infinitamente più gravi di quelle trattate in questo libro. L’avvocato Cesare Previti che pretende leggi per salvarsi dal carcere. L’avvocato David Mills che incassa 600mila dollari dalla Fininvest per non dire tutto ciò che sa su Silvio Berlusconi in due processi a carico di quest’ultimo. Marcello Dell’Utri che viene ascoltato dal consulente di Publitalia Ezio Cartotto mentre dice, nel marzo del 1994: «Silvio non capisce che deve ringraziarmi, perché se dovessi aprire bocca io...». Una mezza dozzina di coimputati del Cavaliere trasformatisi, come per incanto, in parlamentari di Forza Italia, ben prima che la stessa sorte toccasse a questa o quell’attricetta. E così via.

Certo, avremmo preferito che il suo crepuscolo politico arrivasse per i suoi rapporti con la mafia, le storie di corruzione, i fondi neri, i bilanci truccati, i conflitti d’interessi, le leggi canaglia. Vicende evidentemente troppo serie per un paese ridicolo, che anche lui ha contribuito a ridurre in questo stato. Ciascuno ha il 25 luglio che si merita: il suo somiglia a un film con Alvaro Vitali. Non sappiamo quando l’Italia si libererà di questa maledizione, e soprattutto in quali condizioni e a quale prezzo.

Ma sappiamo che riuscirà a farlo soltanto quando avrà acquisito un minimo di informazione. Da quando la stampa estera ha messo gli occhi sul caso Italia e ha deciso di non sollevarli più, anche la stampa italiana (quella stessa che, salvo rare eccezioni, ancora un anno fa descriveva Silvio Berlusconi come uno «statista» completamente trasformato rispetto al passato, dunque «pronto per il Quirinale») è stata costretta a raccontare qualcosa. Sia pur di rimbalzo. Vale la pena insistere.

N.B.
Intervista a Vauro e Beatrice Borromeo
L'altra notte, all'alba dell'una o giù di lì, è andata finalmente in onda l'intervista di Vauro e Beatrice Borromeo all'"Era glaciale", tagliata integralmente nella puntata dell'8 maggio da Rai2 diretta da Antonio Marano e dalla semiconduttrice Daria Bignardi. Due mesi e mezzo di ritardo, mica male. Ma ancora oggi basta guardarla per capire come mai non andò in onda in presa diretta, quando mancava un mese alle elezioni europee e al primo turno delle amministrative. La par condicio non c'entrava nulla. C'entrava la censura.
M.T.
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Parte prima
Parte seconda
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Parte quarta

Segnalazioni

Lo sciopero dei blogger contro il DDL Alfano - da El Mundo
Il Fatto e la Rete, Intervista ad Antonio Padellaro - di Claudio Messora

Digerire tutto - Ucuntu n.46, 13 luglio 2009

Sicurezza: con una mano si mette e con l'altra si toglie - di Elena Valdini

Mafia pulita - Il nuovo libro di Elio Veltri e Antonio Laudati - Ed. Le Spade - dal 18 giugno in libreria

L'arroganza suicida dei cacicchi del Partito democratico, il Pd e il no a Beppe Grillo - di Paolo Flores d'Arcais


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Foto di pbo31 da flickr.comPubblichiamo la lettera di Filippo di Robilant (portavoce di Emma Bonino) al direttore de L'Unità sulla puntata di AnnoZero di giovedì scorso, con la risposta di Marco Travaglio.

Caro Direttore,
non si capisce perché Marco Travaglio si assuma l’onere di raccontarci lo svolgimento dell’ultima puntata di AnnoZero come se i telespettatori non avessero occhi per vedere né orecchie per sentire (“Totò e le cozze”, 3 febbraio). Scrive Travaglio: «Poi parlano i tre politici ospiti, tutti favorevoli a Cuffaro: sia Vietti e Alemanno del centrodestra, sia Emma Bonino dell’Unione, che lamenta l’assenza di Cuffaro come se fosse colpa di Santoro. Vietti e Bonino s’incaricano d’interrompere e coprire con la loro voce chiunque dica cose sgradite a Cuffaro». Evidentemente Travaglio era così preso da se stesso da non prestare minimamente attenzione alla posizione espressa dal ministro.

Emma Bonino ha effettivamente lamentato l’assenza di Cuffaro visto che si metteva mano alle carte processuali, segnalando en passant il fatto allarmante che in televisione ci siano sempre meno contraddittori e sempre più monologhi. Ma ha anche espresso in modo estremamente chiaro il suo giudizio sul piano della responsabilità politica - l’unico piano che le competesse in quanto esponente politico e di governo ­ ovvero che il comportamento di Cuffaro fosse riprovevole e, pertanto, doverosamente oggetto di un procedimento governativo di (accertamento della) sospensione. Fine della trasmissione. Nessun favore a Cuffaro, né alla sua parte politica che, come ha sottolineato Emma Bonino, si assume l’onere di sostenerlo e, eventualmente, di candidarlo.

Non a caso ha citato l’esempio della Francia, dove due politici del calibro di Alain Juppé e Dominique Strauss-Kahn si dimisero dai loro incarichi a seguito di un procedimento giudiziario e, una volta prosciolti, tornarono sulla scena politica. Non si capisce quindi perché Travaglio debba ricamarci sopra fino a suggerire, sfiorando il ridicolo, che la Bonino stia addirittura dall’altra parte della barricata.

Filippo di Robilant
Portavoce del ministro del Commercio internazionale e per le politiche europee


Risposta di Marco Travaglio

Mi assumo l’onere di raccontare quel che voglio perché, fino a prova contraria, sono libero di fare come mi pare senza il permesso del governo. Nella fattispecie, ho raccontato quel che è accaduto nell’ultimo AnnoZero perché non tutti l’hanno visto, e non tutti quelli che l’hanno visto sanno che cos’era accaduto prima: e cioè che, diversamente da quel che ha detto il ministro Bonino in trasmissione e ripete ora il suo portavoce, non c’è stato alcun “monologo”. Salvatore Cuffaro era stato regolarmente invitato in studio, aveva rifiutato di partecipare, poi aveva diffidato Santoro dal trasmettere il documentario La mafia è bianca, poi alla vigilia della messa in onda aveva cambiato di nuovo idea, chiedendo in extremis di spostare la trasmissione ad altra data (cosa ormai impossibile, essendo la vigilia) perché trattenuto da un “impegno inderogabile”: una cena a base di cozze e sarde al beccafico con gli ex compagni di liceo. Il ministro Bonino ha potuto esprimere più volte il suo pensiero senza essere interrotta e disturbata, mentre il sottoscritto è stato continuamente interrotto dall’on. Vietti e dal ministro Bonino, che ha addirittura minacciato in diretta di lasciare lo studio di AnnoZero se avessi continuato a raccontare i fatti oggetto del processo che ha portato alla condanna di Cuffaro.

Sia detto una volta per tutte: io metto mano a tutte le carte processuali che voglio senza aver bisogno del permesso del ministro Bonino o di altri politici. Perché faccio il cronista giudiziario e, diversamente dai politici che spesso parlano di cose che non conoscono, sono abituato a documentarmi prima di parlare.

Ogni giorno la stampa di tutto il mondo racconta i processi che si celebrano nei tribunali senza alcun «contraddittorio»: semplicemente elencando i fatti, dopo aver verificato che siano veri. Il «contraddittorio» riguarda le tribune politiche, non l’informazione. Non ho mai sentito proteste quando giornali, tv, film e fiction raccontano l’arresto di Provenzano o di Riina, in assenza di Provenzano e di Riina. A meno che non mi si venga a dire che Provenzano e Riina non hanno diritto al contraddittorio perché sono imputati di serie B. Nel qual caso, sono costretto a ricordare che, in base alla Costituzione ancora vigente, «tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge».
Marco Travaglio


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