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Da ilfattoquotidiano.it, il video dell'intervento di Peter Gomez alla festa per il primo compleanno de Il Fatto Quotidiano sulla libertà di informazione sui giornali e in rete.





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L'intervento di Peter Gomez in piazza a Milano per il No bavaglio day.
(video da C6.tv)

 

Video
La manifestazione di Roma (da ilfattoquotidiano.it)
I poliziotti contro il ddl intercettazioni: “Legalità addomesticata”  (da micromega.net)
Gli interventi di Curzio Maltese, Roberto Saviano, Giuseppe Giulietti e Stefano Rodotà   (da micromega.net)
La manifestazione di Milano (da ilfattoquotidiano.it)



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Renato Schifani, la causa contro Il Fatto Quotidiano e la libertà di informazione.
L'intervista esclusiva di Current a Peter Gomez.

Segnalazioni

Renato Schifani vs Il Fatto Quotidiano -
Tutti i documenti (da antefatto.it)

Commento del giorno
di The Croppy Boy - lasciato il 6/5/2010 alle 9:33 nel post Il mistero Scajola
Se dovessi acclarare di essere me stesso, darò ampio mandato a miei legali affinchè prendano le opportune iniziative.




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Il video della presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio "Ad personam" a Milano, 11 marzo 2010, con gli interventi di Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Peter Gomez.
(video a cura di Alberto Roveri) 



Segnalazioni

Il video della presentazione di "Ad personam" a Torino, 8 marzo 2010. Interventi di Marco Travaglio, Antonio Ingroia e Gustavo Zagrebelsky.


AD PERSONAMLe prossime presentazioni di "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Este (PD), 19 marzo, ore 18
C/o cinema Farinelli, via Antonio Zanchi. Interviene Marco Travaglio
Padova, 19 marzo, ore 20.30
C/o Fornace Carotta, via Siracusa 61. Intervengono Marco Travaglio, Carlo Vulpio e Marcello Veneziani.
Roma, 22 marzo, ore 21
C/o Alpheus – Via del Commercio 36. Intervengono Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Roberto Scarpinato. Modera Antonio Padellaro.

Il calendario di tutte le presentazioni.



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da oggi in libreria

I blog sono stazioni della Rete da cui partono racconti. Sono convogli di notizie che viaggiano in orizzontale, illuminando paesaggi in ombra, dettagli sconosciuti, e confini che di solito non si vedono. Al loro passaggio altre informazioni si aggregano: racconti che vengono da chi legge, commenta, litiga, discute, e infine scrive da punti di vista differenti e spesso inaspettati, magari solitari, spesso lontani dal centro, eccentrici.
I blog sono libertà di sguardo. Prosperano nelle società libere, ossigenati da una opinione pubblica abituata a esercitare il suo diritto di parola, di critica, di denuncia, di satira. Ma addirittura brillano, come oasi di luce e di parole, nel buio di quelle società assediate dal silenzio violento del potere, quando viene fermata la carta stampata, spenta la televisione, minacciati i giornalisti, ridotte al minimo tutte le reti visibili e invisibili di quel racconto quotidiano dentro al quale si specchia la società intera anche quando va in frantumi.

Accadde per la prima volta a Sarajevo, negli anni della guerra di Jugoslavia, di leggere sui blog degli assediati resoconti clandestini via Internet. Poi nell’Iraq bombardato durante la Prima guerra del Golfo. Poi in tutti gli incendi successivi della Storia, dallo Sri Lanka, fino alle rivolte di Rangoon e del Tibet, e dalle strade di Teheran, dove il regime di Ahmadinejad uccide studenti, oscura tv, chiude agenzie di stampa, deporta gli oppositori.

Sono i blog a saltare quei fili spinati. A diradare il fumo degli incendi, contare i morti, ricostruire dinamiche, svelare bugie, registrare identità di scomparsi, tramandare piccole verità - magari una sola foto, magari poche righe di una testimonianza oculare - ma capaci di smontare grandi menzogne.

Nella nostra Italia solitaria, dove il regimetto allestisce censure quotidiane, non ammette domande, fabbrica bugie di copertura, nega verità conclamate, considera eversive le inchieste giornalistiche, l’effetto sfiora più spesso la farsa della tragedia. Non per niente in questo primo anno il nostro blog ha registrato più risate che lacrime.

Togliete le sciagure vere, il terremoto in Abruzzo, la crisi economica, la strage ferroviaria di Viareggio, la guerra in Afghanistan. Ma il resto? Ignazio La Russa in mimetica, fa piangere o ridere? E le poesie amorose di Sandro Bondi? E la guerra alla prostituzione di Mara Carfagna? E gli occhi inconsapevoli di Capezzone? E le tombe fenice sotto le docce sarde del Sultano? La nostra stazione nella Rete ha smistato tantissimo stupore, qualche risata, un bel po’ di rabbia, infinita pena. Sembrava impossibile tenerci un premier 13 volte processato, e invece accade che passi indenne nel fuoco di scandali che avrebbero divorato qualunque politico occidentale, le notti con donne a tassametro, addirittura registrato con il suo piccolo bagaglio di erotismo coltivato nei bar dell’altro secolo (le barzellette, le palpatine, l’accappatoio), le bugie affidate a tutti i media, le amicizie con Gheddafi e Putin, l’irrisione dei massacri in Cecenia, la moltiplicazione del suo patrimonio personale, la guerra alle inchieste, la guerra alla magistratura, la destrutturazione dei processi, la sistematica irrisione del valore della legalità, l’esibizione della ricchezza, l’elogio della forza, della furbizia, della prepotenza, del cinismo con cui asseconda il consenso, lo enfatizza sacrificandogli minimi gradi di convivenza civile, cavalcando la paura, generando odio verso gli immigrati, conflitti tra Nord e Sud, tra i ricchi e i poveri, tra le generazioni. E varando condoni fiscali.

Sembrava impossibile fare peggio di D’Alema, Bertinotti, Veltroni, invece gran parte dell’opposizione continua a balbettare in un Parlamento congelato dal permanente voto di fiducia, a tollerare il conflitto di interessi, anzi a scenderci a patti in cambio di qualche poltrona e a un osso ogni tanto da rosicchiare. Sembrava impossibile fare un Tg1 più censurato di quello di Gianni Riotta, ma Augusto Minzolini, il successore, c’è riuscito. Sembrava impossibile che uomini e donne adulte continuassero a tollerare lo strapotere di un solo uomo che si è fabbricato un governo a sua immagine, una disinformazione a sua immagine, una opposizione a sua immagine. Proteggendosi con leggi che rovesciano il diritto, e attribuendosi diritti che rovesciano il buon senso. E (sembrava impossibile) che migliaia di giornalisti continuassero a scegliere la piccola fuga quotidiana nel silenzio, e avvocati, professori, impiegati, professionisti, imprenditori non trovassero mai abbastanza coraggio per rovesciare il tavolo, mettersi a ridere davanti a questa deriva di Corea mediterranea, e almeno una volta dicessero: non ci sto, voglio scendere.

Noi ci abbiamo provato. E per un intero anno questa stazione nella Rete è stata la nostra agenda.
L’abbiamo usata un giorno alla volta per parlarvi del nostro tristissimo presente. Ora l’abbiamo fatta di carta, con una selezione di testi e di immagini, sperando che da domani ci scriviate il vostro radioso futuro.

Quadri di Roberto Corradi
Vignette di Bandanas, Natangelo, theHand
Poesie di Carlo Cornaglia
Sfoglia le prime pagine dell'agenda




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Da venerdì scorso è in libreria il mio ultimo libro dedicato al caso Mills.

Io e Antonella Mascali abbiamo ricostruito l'inchiesta e il processo che hanno spinto il presidente del Consiglio a far approvare il Lodo Alfano.

E le sorprese, visto che la grande stampa ha pressochè ignorato il dibattimento, non sono mancate.

Ecco qui di seguito l'introduzione a "Il regalo di Berlusconi", per gli amici del blog.
Peter Gomez


Il processo Mills? Meno se ne parla, meglio è
Nicoletta Gandus ci mette meno di tre minuti per leggere la sentenza. Un colpetto di tosse, un’occhiata ai giudici a latere, Loretta Dorigo e Pietro Caccialanza, due cattolici praticanti non iscritti a nessuna corrente che adesso hanno lo sguardo fisso su un pubblico per una volta più numeroso del solito, e il Presidente della X sezione penale dice: «In nome del popolo italiano il Tribunale, visti gli articoli 533, 535 c.p.p., dichiara Mills Mackenzie Donald David colpevole del reato a lui ascritto e lo condanna alla pena di anni 4, mesi 6 di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Visto l’articolo 29 c.p. dichiara Mills Mackenzie Donald David interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. Visti gli articoli 538 e seguenti del c.p.p. condanna Mills Mackenzie Donald David al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita, danno che liquida in successivi euro 250.000».

Il processo per la corruzione giudiziaria del testimone David Mills finisce così. Alle 15,35 di un freddo martedì d’inverno, mentre le televisioni e i giornali parlano solo della vittoria del Pdl nelle elezioni regionali sarde e delle conseguenti dimissioni da segretario del Partito democratico di Walter Veltroni. È il 17 febbraio 2009. Dall’arresto di Mario Chiesa, il presidente socialista della Baggina che con le sue confessioni diede il via al ciclone di Mani Pulite, sono passati esattamente diciassette anni. Ma anche se il verdetto Mills chiude quel ciclo - furono le indagini su Tangentopoli a scoperchiare il sistema occulto delle società offshore della Fininvest gestito dall’avvocato - in pochi vogliono accorgersene.

Lentamente, la piccola aula al piano terra del Palazzo di Giustizia di Milano si svuota. Scarsi i commenti, quasi nulli i servizi nei telegiornali. Il portavoce di Forza Italia, l’ex radicale Daniele Capezzone che solo fino a un anno e mezzo prima militava nel centrosinistra, parla di «sentenza a orologeria». Gli avvocati parlamentari del premier Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella gridano contro il verdetto «annunciato». Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, difende l’imputato. «Certamente - dice - Mills ha pagato a caro prezzo il fatto di essere a suo tempo associato nel processo con Silvio Berlusconi. C’era la prova dell’inesistenza del reato di corruzione che è stata ignorata.» Nell’opposizione, attonita per l’ennesima sconfitta elettorale, si registra un unico intervento di rilievo. Quello del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che dice: «Se Mills è stato condannato in quanto corrotto significa che c’è anche un corruttore. In un paese normale il presidente del Consiglio avrebbe già rassegnato le dimissioni. Qui invece se corrompi un testimone vai a fare il presidente del Consiglio».

Ma l’Italia non è più un paese normale. Forse non lo è mai stato. E per rendersene conto basta guardare il Tg1 delle venti che non ha neppure mandato in tribunale una sua troupe...
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Segnalazioni

'Il regalo di Berlusconi' - Intervista a Antonella Mascali in collaborazione con ResetRadio.net  


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Foto di nessuno di no-luogo.it

Io pd
di Pino Corrias

Voterò per il pd, come alle scorse elezioni europee, politiche, amministrative. Non turandomi il naso, ma qualche volta le orecchie. Perché penso che li dentro - nonostante le piccole nomenklature, le molte timidezze, in certi casi le collusioni con una pratica del potere dedita al compromesso - ci sia anche quel po’ di buona Italia che resta e che resiste. Perché trovo velleitaria la sinistra radicale, e Di Pietro già votato a sufficienza. Perché penso che solo rafforzando la sinistra moderata si riuscirà a arginare la deriva autoritaria in atto, la liquidazione della legalità e della libertà di stampa. Perché forse rafforzando il pd, il nuovo che compare nelle liste, si avvierà la sua rinascita. E in definitiva un riequilibrio dei poteri che è la sola garanzia per una vita democratica del Paese.

Idv, unica opposizione

di Peter Gomez
(da Micromega 3/2009)

Andrò a votare e voterò Italia dei valori. Oggi più che mai è infatti necessario tentare di arginare Silvio Berlusconi e i suoi: se il Cavaliere uscirà dalle europee con una vittoria ancora più larga rispetto a quella ottenuta alle politiche, nel giro di due mesi chiuderà definitivamente la partita con la stampa e con la magistratura approvando, senza nessuna modifica, le leggi bavaglio già messe in cantiere e le norme che impediranno per sempre tutte le indagini sulle classi dirigenti. Votare è dunque un dovere. E anche un dovere votare per le opposizioni.

Tra di esse, a mio parere, l’unica scelta possibile è però quella per l’Idv. Le due sinistre radicali ben difficilmente otterranno il quorum. Mentre le liste del Pd, salvo rare eccezioni (Rita Borsellino, Rosario Crocetta, Debora Serracchiani, Rosaria Capacchione e pochi altri), sono quelle di sempre. Basta scorrere i nomi per rendersi conto che il Partito democratico non ha ancora capito (o meglio, non vuole capire) cosa chiedono gli elettori: un rinnovamento radicale dei programmi e del personale politico. Da questo punto di vista, quindi, una sconfitta per il Pd potrebbe persino risultare salutare. Solo se la crisi sarà evidente, le forze nuove, che anche nei democratici sono presenti, avranno l’occasione di scalzare l’attuale leadership.

Un voto contro ma anche per
di Marco Travaglio
(da Micromega 3/2009)

Rivoterò per l’Italia dei Valori, come già nel 2006 e nel 2008. E per gli stessi motivi delle ultime due elezioni politiche. Ma con l’aggiunta di due nuovi.

Quelli vecchi: com’era facile prevedere, il partito di Di Pietro - per quanto ancora troppo “personale” e poco collegiale e scarsamente selettivo in alcune scelte di classe dirigente, specialmente a livello locale - è l’unica reale opposizione presente in Parlamento contro il regime berlusconiano. Il solo partito che si sia davvero battuto nelle aule parlamentari contro il cosiddetto Lodo Alfano e le altre leggi-vergogna (ammazza-intercettazioni e bavaglio alla stampa in primis), contro lo scandalo Cai-Alitalia, contro le nuove minacce a quel che resta della libertà d’informazione. Ma anche per un’altra causa che ritengo fondamentale per la storia di questi anni: la richiesta di verità sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, che ha inghiottito l’uno dopo l’altro onesti servitori dello Stato come Luigi de Magistris, Gioacchino Genchi, Clementina Forleo e i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani, il capitano Pasquale Zacheo (per non parlare di un giornalista coraggioso come Carlo Vulpio). Su questi fronti il Pd ha fatto il pesce in barile, mentre troppo spesso le formazioni della sinistra radicale (con la lodevole eccezione di Claudio Fava e pochi altri) parlavano d’altro. Soltanto una pesante sconfitta del Partito democratico, ancora prigioniero della linea del “dialogo” col regime, cioè dell’inciucio, direi quasi della sindrome di Stoccolma, può accelerare l’azzeramento della classe dirigente del centrosinistra e assicurare all’Italia qualche speranza di uscire dall’incubo.

E ora le novità, anzi le piacevoli sorprese. Di Pietro e Leoluca Orlando hanno avviato, modificando lo statuto dell’Idv, uno sforzo - che mi auguro proseguirà con iniziative più stringenti - per trasformare un movimento personale in un partito vero e proprio, con regole interne di completa democrazia e trasparenza, anche nella gestione dei finanziamenti pubblici e della selezione delle classi dirigenti. E poi hanno saputo spalancare le sue liste a esponenti della società civile, al punto da candidare quasi tutti personaggi esterni alla nomenklatura dell’Idv: da De Magistris a Vulpio, da Zipponi a Sonia Alfano, da Brutti a Vattimo, da Tranfaglia a Pressburger, da Arlacchi all’avvocato Pesce a Gloria Bardi. Resta il vizio di qualche candidatura spot di troppo (come la hostess Alitalia) e di un paio di riciclati che si potevano evitare, ma nel panorama italiota si tratta di pagliuzze, non di travi. I sondaggi indicano che molti italiani, anche tra le fasce più scolarizzate, apprezzano. Spetterà a Di Pietro evitare di ricadere negli errori del passato e non deludere i tanti che, prevedibilmente, gli daranno fiducia. Spetterà ai suoi nuovi compagni di strada aiutarlo a non sbagliare di nuovo.

(Foto di nessuno di no-luogo.it da flickr.com)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Lo statista
Berlusconi: “E poi il loro ministro degli Esteri era un certo D’Alema che andava a braccetto con gli Ebb… con gli Abb…, con i come si chiama, gli Abbdullah…”
Il conduttore: “Hezbollah, signor presidente”.
Berlusconi: “Ecco, appunto… Stamattina non mi sono ancora svogliato”.
(Radio anch’io, Radiouno, 5 giugno 2009, ore 9,50)
 

Segnalazioni

Berlusconistan - di Carlo Cornaglia
Il coro dei giornali à l’étranger
è stonato poiché non han capito
com’è fatta l’Italia del premier.
Scrive il Financial Times: “Non è Benito
  
ch’era ai suoi tempi un dittatore serio,
ma è un gran pericolo per la Nazione
e per tutti un esempio deleterio
con le squadracce di starlette tettone…”
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Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.





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