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da Vanity Fair, 11 agosto 2010

L’acclamato sovversivismo piccolo borghese di Silvio Berlusconi – che alla luce del giorno, e con il seguito di fotografi, va a pranzo dal corruttore di giudici Cesare Previti - moltiplica il veleno dei suoi frutti. Il suo “governo del fare”, ogni giorno disfa le piccole e le grandi regole del vivere comune, dalla legalità del non rubare, alla buona educazione. Uomini pubblici che un tempo si sarebbero vergognati di ruttare in pubblico, grugnire insulti, esibire il dito medio ai giornalisti, strofinarsi l’inguine con il tricolore, oggi lo fanno, vantandosene.

Al punto che la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini propone, sorridendo del suo stesso zelo, una laurea honoris causa al povero Umberto Bossi che di quei rutti in pubblico ha fatto la sua cifra perenne, offrendola come innovativa “comunicazione politica”.
Il sindaco di Verona Tosi, altro eroe del leghismo sdoganato dall’anomia berlusconiana, nega l’Arena al cantante Morgan “perché è un drogato”, ma non ha mai alzato un sopracciglio contro i neonazisti che infestano la curva del Verona calcio. 
E il commovente ministro Brunetta non lascia scadere un giorno senza nutrire di nuovi improperi la vendetta contro i suoi personali fantasmi di rabbiosa  adolescenza: gli antichi “radical chic”.

Comportamenti che nell’altra Repubblica si sarebbero perfezionati con il favore dell’ombra, perchè erano reati o insulsaggini da bar o personali vendette, ora vengono esibiti nelle piena luce dei media e poi rivendicati con una risata. Gli ingenui e i poveracci – ai quali tocca rispettare le regole e subirne le sanzioni – provvedono all’applauso, diventando complici di un malloppo che non si godranno. 
(Vignetta di Bandanax)





 


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Il tempo, il problema per Sivio Berlusconi è il tempo. Ad appena dieci giorni dalla grande vittoria elettorale del Cavaliere, la luna di miele tra il premier in pectore ed il Paese rischia già di stemperarsi. Ieri il leader del Pdl si è presentato con Gianni Letta al Quirinale e ha chiesto al presidente Giorgio Napolitano il permesso di aumentare il numero dei ministeri rispetto al massimo di 12 previsto dalla nuova legge. Berlusconi sa benissimo che si tratta di un pessimo segnale per il suo elettorato che si attendeva da lui chiari provvedimenti anti-casta. Ma i partiti che sostengono la sua maggioranza, anche se abilmente nascosti per un paio di mesi all'interno del calderone del Popolo della Libertà, stanno rialzando la testa: persino la nuova Dc di Rotondi reclama poltrone e lo stesso fanno An e l'Mpa di Raffaele Lombardo. Berlusconi che ha annunciato «misure impopolari» non può permettersi di non averli al 100 per cento dalla sua parte. Anche perché nelle prime settimane di vita, il governo oltre che mettere mano all'economia con tagli che si prospettano draconiani, affronterà la questione giustizia in modo da liberarsi definitivamente dai processi che tanto preoccupano Silvio e i suoi cari. E per farlo non basta controllare il ministero con un fedelissimo (Elio Vito e Marcello Pera sono considerati i più papabili), bisogna avere anche una maggioranza disposta a votare tutto senza fiatare.

Ma è necessario operare in fretta. Prima che il vento cambi. In Campania le strade sono ancora piene di rifiuti e tra un mese quella monnezza, da tutti considerata di Bassolino e del centrosinistra, diventerà la spazzatura di Berlusconi. Idem per Alitalia: il fatto che il Cavaliere abbia chiesto a Prodi di concedere alla compagnia un prestito ponte di 300 milioni di euro, dimostra come nessuno sappia esattamente quale sarà il futuro degli aerei tricolori. Certo, in soccorso del nuovo-vecchio premier sono arrivati l'ex comunista Putin (Aerflot) il pregiudicato Salvatore Ligresti e Marco Tronchetti Provera, un imprenditore noto più per sfasciare le aziende che per salvarle (vedi Telecom). Con tutta probabilità saranno loro con (la disastrata) Airone e le banche a prendersi Alitalia. Ma non è difficile preventivare che la storia della compagnia finirà come quella di Swissair: prima salvata da imprenditori nazionali e dopo due anni definitivamente fallita. Poco importa: l'essenziale per i futuri soci è baciare la pantofola del vincitore avendo qualcosa in cambio su altri tavoli (per Ligresti i lavori per l'Expo milanese). Mentre per Berlusconi è importate posporre il più possibile il problema.

Quanto tempo avrà dunque il Cavaliere? Molto se i media, con in testa le tv, continueranno ad essere quelli di oggi, o peggio. Poco se grazie al V-day la questione informazione diventerà per una volta centrale per il Paese. La questione in fondo non è Berlusconi o la classe politica. La questione è quello che si sa di loro.


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