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Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l'ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l'uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull'illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo. (leggi tutto)

Segnalazioni

Quando l'informazione diventa propaganda - di Peter Gomez (da ilfattoquotidiano.it)

Mercoledì 7 luglio, Fusignano (RA), ore 21 - Nell'ambito di "Il Grido della farfalla", secondo meeting dell'informazione libera, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro "Buona editoria o giornale farabutto? Lo strano caso de Il Fatto Quotidiano". Interviene Antonio Padellaro. c/o Parco Primieri, via Fratelli Fraccani.

  


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Due anni fa Renato Schifani veniva eletto presidente del Senato. In due articoli sull’Unità e in due programmi televisivi, “Crozza Italia” e “Che tempo che fa”, ricordai le sue frequentazioni con personaggi poi condannati per mafia e le sue consulenze per il Comune di Villabate sciolto per mafia. Nel programma di Fazio osservai anche lo scadimento della classe politica italiana per spiegare l’ascesa di uno Schifani alla seconda carica dello Stato, e mi concessi una battuta: “Mi domando chi verrà dopo… in questa parabola a precipizio… cioè dopo c’è solo la muffa, probabilmente… il lombrico, come forma di vita”. Quando Fazio si dissociò, scherzai ancora: “In effetti, dalla muffa si ricava la penicillina, quindi era un esempio sbagliato…”. Successe un putiferio, ovviamente perché avevo osato accostare il neopresidente del Senato a vicende e personaggi mafiosi, non certo per quel paio di battute. Fui attaccato da tutto il centrodestra e dal Pd (Finocchiaro, Gentiloni, Violante…), per non parlare di tutta la stampa di ogni orientamento.
Ci fu anche quell’“incidente” con Giuseppe D’Avanzo di Repubblica. Schifani annunciò querela poi, tanto per cambiare, promosse un’azione civile per risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chiedendomi 1.750.000 euro in tutto.

L’altro giorno il Tribunale civile di Torino ha emesso la sentenza di primo grado: dovrò risarcirgli danni non patrimoniali per 12 mila euro più 4 mila di riparazione pecuniaria (meno di un centesimo di quanto chiedeva Schifani) per la battuta sulla muffa, il lombrico e la penicillina; mentre tutto il resto (compresa la “parabola a precipizio” della nostra classe politica che ha portato un soggetto del genere al vertice del Senato) è coperto dal “diritto di cronaca politica e di critica”. Cioè: la mia battuta è stata giudicata “satirica”, ma offensiva perché rivolta alla “persona” Schifani e non al “politico” Schifani (naturalmente io mi riferivo al politico, visto che la persona ho la fortuna di non conoscerla, ma il giudice ha ritenuto diversamente e pazienza); invece tutti i fatti che ho raccontato sull’Unità, da Crozza e da Fazio erano veri e le mie critiche erano legittime, “ravvisandosi l’interesse pubblico alla conoscenza delle notizie narrate, la sostanziale verità delle stesse, la contestualizzazione dei vari episodi narrati e la continenza dell’esposizione”.

Non intendo commentare la sentenza, anche perché sono parte in causa. Preferisco pubblicarla, così ciascuno potrà valutarla e farsene un’idea. Trovo particolarmente interessante la risposta che dà a quei fresconi che mi avevano contestato il diritto di ricordare i rapporti di Schifani con certi personaggi solo perché quelli erano stati condannati per mafia “soltanto dopo” aver fatto parte della Siculabroker insieme a lui: “E’ noto – scrive il giudice – che le associazioni criminali di tipo mafioso riescono a realizzare il controllo del territorio attraverso l’inserimento di propri associati, o di fiduciari, nelle attività economiche legali, così realizzando una sistematica attività di infiltrazione nel sistema imprenditoriale dei territori da esse controllati. Tale circostanza non solo è ampiamente nota, ma non è neppure ignorabile da soggetti nati ed operanti da sempre in quel medesimo territorio”. Altrimenti dovremmo pensare che, per fare un solo esempio, Michele Greco, il boss della Cupola detto “il Papa”, o i cugini Salvo vadano considerati mafiosi soltanto dal 1984, quando Falcone li fece arrestare, mentre lo erano dalla notte dei tempi.
“Conseguentemente – prosegue il Tribunale – a maggior ragione, deve chiedersi a chi ricopre incarichi pubblici l’assenza di zone d’ombra nella propria storia professionale, o, perlomeno, una rivisitazione critica di eventuali inconsapevoli contatti avvenuti in passato con soggetti, oggetto di indagini giudiziarie anche successive, che ne hanno dimostrato l’inserimento (o quanto meno la contiguità) in organizzazioni criminali operanti in un territorio identificabile quale proprio bacino elettorale”. Quanto a ciò che avevo scritto e detto, scrive il giudice che le mie “affermazioni non avevano per oggetto la mafiosità dell’attore (che non è un fatto), ma la sua indegnità a ricoprire la seconda carica dello Stato per via delle sue passate e appurate frequentazioni (che sono un fatto)”. L’”attore”, naturalmente, è il senatore Renato Schifani che ha promosso la causa contro di me (il “convenuto”).

Il quale, scrive sempre il giudice, ha detto ripetutamente il falso nell’atto di citazione contro di me: “Non corrisponde a verità che il convenuto non abbia evidenziato che l’attore aveva sostanzialmente contestato il contenuto delle dichiarazioni del ‘pentito’ Campanella…” ed “è altresì infondata la doglianza dell’attore secondo cui il convenuto non avrebbe evidenziato che quanto asserito dal Campanella sarebbe stato appreso da terzi e quindi non fonte di cognizione diretta”; e “non coglie nel segno” neppure quando mi accusa di aver confuso l’amministrazione di Villabate sciolta per mafia nel 1998 con quella di cui era consulente Schifani fino al 1996, “posto che nell’articolo si dice chiaramente che fin dal 1996 l’on. Schifani era stato eletto in Parlamento, con conseguente cessazione dell’incarico per il Comune di Villabate. Inoltre, sebbene i componenti del Consiglio comunale fossero stati rinnovati a seguito delle elezioni del 1998, è però altrettanto vero che i vertici del Comune non erano mutati, essendo nuovamente rieletto Sindaco Giuseppe Navetta, determinandosi così sostanzialmente una continuità con la precedente amministrazione”.

Ho dunque appreso con un certo stupore della soddisfazione espressa da Schifani tramite i suoi legali per la sentenza del Tribunale di Torino. Ma chi si contenta gode. Da oggi si può dire che la seconda carica dello Stato ha avuto rapporti con gente di Cosa Nostra, ma non che il suo successore potrebbe essere un lombrico o una muffa. Questa battuta mi costa un po' cara, ma ne è valsa comunque la pena.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Torino 


 

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Il video della presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio "Ad personam" a Milano, 11 marzo 2010, con gli interventi di Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Peter Gomez.
(video a cura di Alberto Roveri) 



Segnalazioni

Il video della presentazione di "Ad personam" a Torino, 8 marzo 2010. Interventi di Marco Travaglio, Antonio Ingroia e Gustavo Zagrebelsky.


AD PERSONAMLe prossime presentazioni di "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Este (PD), 19 marzo, ore 18
C/o cinema Farinelli, via Antonio Zanchi. Interviene Marco Travaglio
Padova, 19 marzo, ore 20.30
C/o Fornace Carotta, via Siracusa 61. Intervengono Marco Travaglio, Carlo Vulpio e Marcello Veneziani.
Roma, 22 marzo, ore 21
C/o Alpheus – Via del Commercio 36. Intervengono Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Roberto Scarpinato. Modera Antonio Padellaro.

Il calendario di tutte le presentazioni.



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Cari utenti, da questa mattina su alcuni browser digitando l'indirizzo www.voglioscendere.it appare un messaggio di alert che indica il dominio come possibile sito malevolo.
L'incidente, perché di incidente si tratta, è attribuibile a un problema relativo al registrant www.register.it attraverso il quale viene fatto il redirect a voglioscendere.ilcannocchiale.it (la pagina che state navigando in questo momento).
Abbiamo provveduto immediatamente ad avvertire lo staff di register.it che ci ha risposto imputando il problema a google e rassicurandoci che stanno lavorando per risolvere il problema.
Siamo spiacenti per l'accaduto.

Vignetta di Natangelo

Su "Il Giornale" di oggi Alessandro Sallusti scrive in prima pagina a proposito della bomba, fortunatamente inesplosa, ritrovata lunedì notte all'università Bocconi di Milano: "Ora si tacerà sul fatto che gli autori dell'attentato (rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale, ndr) sono fans di Santoro e Travaglio e che quest'ultimo li ha confortati e forse incoraggiati sostenendo che è giusto odiare e augurarsi la morte fisica degli avversari politici (in questo caso anche di classe, cioè i bocconiani, in maggioranza figli della borghesia berlusconiana)".

Questa affermazione è doppiamente grave. In primo luogo perché è falsa: i frequentatori di questo blog possono rivedere e rileggere ciò che ha detto Marco durante la sua diretta del lunedì e rendersi personalmente conto di come il suo ragionamento fosse del tutto diverso. In secondo luogo perché indica, di fatto, Marco come mandante morale ("li ha confortanti e forse incoraggiati") degli attentatori.

Ora il punto non è che scrivendo calunnie di questo tipo si può finire per scaldare gli animi di qualche esagitato. La questione è molto più seria. Qui in ballo c'è l'incolumità fisica di giornalisti che, al contrario dei leader politici e di molti direttori di giornali, girano per l'Italia senza alcuna protezione. Articoli di questo tipo hanno quindi una valenza puramente intimidatoria.

Detto questo bisogna ricordare a tutti che l'unica risposta possibile è la calma. Come giornalisti noi abbiamo il dovere di continuare ad informare. E lo faremo. Sapendo che il clima d'odio, di cui parla la politica, nel paese non c'è. Ma che c'è invece chi fa di tutto, controllando molte testate e televisioni e pagando profumatamente i propri opinionisti, perché questo clima nasca o si risvegli. Insomma la rabbia non serve. Non solo perché è ingiusta. Ma soprattutto perché è controproducente. Alle calunnie vanno contrapposti i fatti, le analisi e i nostri ragionamenti.
(Vignetta di Natangelo)

Firma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola













O mia bela Madunina... di Carlo Cornaglia
Un debole di mente, tal Tartaglia,
ha tirato sul viso al Cavaliere
un souvenir col duomo. La canaglia,
dribblando di gorilla fitte schiere,

il premier ha ferito a un labbro e al naso,
facendogli cadere pur due denti.
“Qui dell’odio sta traboccando il vaso! –
si alza immediato il coro dei serventi...
Leggi tutto


Commento del giorno
di GCMagica - utente certificato - lasciato il 17/12/2009 alle 14:16 nel post Le parole vili e sciagurate dell'on. Cicchitto
Manco da un po' dal blog, ma devo per forza tornare per esprimere la mia solidarietà a Marco.

Annozero live: i vostri commenti alla puntata del 17 dicembre
 


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Vignetta di Natangelo
da Micromega.net

Facendosi vilmente scudo dell’immunità di casta, l’on. Cicchitto ha accusato Marco Travaglio, uno dei rari giornalisti-giornalisti ancora in piedi in questo paese, di essere un “terrorista mediatico”, e uno dei mandanti morali, insieme a “Il fatto quotidiano” e l’intero gruppo Repubblica-Espresso, dell’aggressione di un psicolabile a Berlusconi. Con queste ignobili accuse il disonorevole Cicchitto ha fatto compiere alla maggioranza del malgoverno un ulteriore passo nell’imbarbarimento della lotta politica e nella campagna di odio contro la Costituzione repubblicana, le sue istituzioni, i cittadini che la difendono.

Se ci abbassassimo alla mostruosa illogica del disonorevole Cicchitto, dovremmo accusarlo di “terrorismo parlamentare”. Cosa che non faremo. Il suo è solo piduismo, dispiegato e di regime. Siamo certi che chi nella maggioranza ha ancora un residuo di rispetto per i valori della democrazia liberale stigmatizzerà “senza se e senza ma” l’inqualificabile gesto che ha disonorato il parlamento italiano. Il resto è complicità.

Paolo Flores d’Arcais

(Vignetta di
Natangelo)


Firma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola












La solidarietà di Barbara Spinelli
La solidarietà di Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere

L'appello al presidente della Repubblica di Antimafiaduemila

Segnalazioni


Silvio Berlusconi: Politics alla puttanesca - Leggi l'editoriale del 16 dicembre del Guardian

da Siciliainformazione.com
Come reagisce la Cdl all'aggressione a Berlusconi
Come reagì il Pci all'ettentato a Togliatti

Il triangolo maledetto delle Bermuda, in Italia, è tra Potenza, Catanzaro e Salerno: le domande di Pannella, i guai della Forleo, il silenzio di de Magistris - di Carlo Vulpio

Casa Europa: verso un nuovo modello di convivenza, tra solidarietà e libertà - di Gianni Vattimo
Convegno internazionale a Torino, 18-19 dicembre 2009

Chi ha paura della rete?
Come la rete e i social network incidono nella realtà contrastando i monopoli della politica, dell’economia, dell’informazione.
Convegno - venerdì 18 dicembre, ore 17. C/o Teatro Mediterraneo, Mostra d’Oltremare di Napoli.
Organizzato dall’Europarlamentare On. Luigi De Magistris (IDV/ALDE). Parteciparanno tra gli altri: Beppe Grillo; Roberto Fico (Candidato Presidente Regione Campania Movimento 5 Stelle - meetup Napoli); Gianfranco Mascia (Organizzatore NoB Day); Nicola Conenna (Fisico, ex Greenpeace, pres. Europe Conservation); Gianni Lannes (giornalista, direttore Terranostra); Guido Scorza (promotore carta dei 100);  Andrea D’Ambra (promotore della petizione che ha portato all’abolizione dei costi di ricarica dei telefonini); Nicola Izzo (Wikimedia Itallia); Giovanni Block; Giulio Cavalli; Claudio Messora.  Modera l’incontro Gianni Occhiello (giornalista Rai). Alle 20.30 Concerto di Eugenio Bennato.
Siete tutti invitati!

L'evento su facebook

Commento del giorno
di Daniele G. - utente certificato - lasciato il 15/12/2009 alle 17:53 nel post
I cupi schermi della propaganda
Sforziamoci di guardare il lato positivo. Domenica, in piazza del Duomo, c'erano anche i miei genitori. Mi hanno riferito che tra i sostenitori di Berlusconi e i contestatori c'era una differenza piuttosto netta: i primi erano quasi tutti vecchi, i secondi quasi tutti giovani. Forse il presente è nelle loro mani, ma il futuro è nostro.

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Testo:
Buongiorno a tutti. Sembra di essere ritornati a dieci o quindici anni fa, quando partirono le prime indagini sui rapporti mafia /politica a proposito degli ambienti berlusconiani. La caratteristica che accomuna quei tempi ai tempi di oggi, ai giorni di oggi, è che nessuno risponde mai sul merito delle questioni e si alzano sempre dei grandi polveroni, delle grandi parole d’ordine.
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La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Giorgio Napolitano europarlamentare tallonato dalla TV Tedesca nel 2004 - di Andrea D'Ambra
Guarda il video
Leggi l'articolo

Aderisci al Progetto di resistenza per le associazioni in rete, con Oliviero Beha - www.inuovimostri.it
 
L’ago della sbilancia di Carlo Cornaglia
Ufficio Presidenza Pdl.
Parte all’attacco Silvio Berlusconi
arringando il parterre della sue ancelle:
“Certi piemme, rossi belli e buoni,

vogliono far cadere il mio governo    
e farmi ruzzolare dal sedile,
del voto popolar prendendo scherno.
Sull’orlo siam di una guerra civile
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Torna in libreria, con tutti gli aggiornamenti rispetto agli ultimi processi e alle ultime sentenze, il mio libro “L’odore dei soldi”, scritto insieme a Elio Veltri (Editori Riuniti), che nel 2001 ha venduto 350 mila copie, provocando, pochi mesi dopo, l’epurazione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi. Pubblico di seguito uno stralcio della mia prefazione.
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Nelle prime due settimane “L’odore dei soldi” ha venduto 18 mila copie (merito anche di misteriosi personaggi che si presentano nelle librerie più in vista, come quella dell’aeroporto di Fiumicino, a fare incetta di tutte le copie disponibili, come mi viene riferito dal mio direttore di allora, Ezio Mauro, che l’ha saputo dall’editore Carlo De Benedetti). Della presentazione alla Camera, riferiscono soltanto la Lucca sul “Manifesto” e un articolo di “Liberazione”. Ma la recensione del Manifesto viene notata da Daniele Luttazzi, attore satirico che lavora per Raidue diretta da Carlo Freccero. Luttazzi si procura “L’odore dei soldi” e comincia a leggerlo. Resta colpito dall’ultima vera intervista di Paolo Borsellino prima di morire (rifiutata da tutti i tg Rai e trasmessa nottetempo da RaiNews24 il 19 settembre 2000), in cui il giudice antimafia parla di indagini sui rapporti fra Berlusconi, Marcello Dell’Utri e il cosiddetto “stalliere di Arcore”, il boss mafioso Vittorio Mangano.

Scorre gli stralci della requisitoria del pm di Caltanissetta Luca Tescaroli, che parla anche delle indagini in corso su Berlusconi e Dell’Utri come possibili “mandanti a volto coperto” delle stragi politico-mafiose del 1992-‘93 (indagini all’epoca ancora aperte: saranno archiviate fra mille polemiche soltanto nel 2002). Legge le sintesi dei rapporti dei consulenti tecnici della procura di Palermo sui finanziamenti alle società – le “Holding Italiane” numerate dalla 1 alla 37 – che controllano la Fininvest, imbottite fra il 1978 e il 1983 di oltre 500 miliardi di lire al valore attuale di origine misteriosa e mai spiegata. Non crede ai suoi occhi dinanzi agli esilaranti interrogatori di Berlusconi e Dell’Utri nel processo Publitalia, in cui Dell’Utri è stato appena condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per false fatture e frode fiscale. Luttazzi divora il libro in un paio di giorni. Trova strano che nessuno ne parli: il materiale è incandescente.

L’attore conduce su Raidue un programma “Satyricon”, dichiaratamente ispirato al “David Letterman Show” e di grande successo, vicino al 15 per cento di share, con un pubblico (sopra i 2 milioni di persone) addirittura superiore alla “Piovra 10” e a “Porta a Porta”, ma soprattutto alla concorrenza di Mediaset, che in prima serata strapazza la Rai col “Grande Fratello”. Ogni settimana Luttazzi intervista personaggi della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport. Decide di invitarmi per parlare de “L’odore dei soldi”, che intanto sta scalando le classifiche (il 10 marzo, la settimana precedente la trasmissione, è secondo nella saggistica davanti a “L’Italia che ho in mente”, cioè alla raccolta dei discorsi di Silvio Berlusconi pubblicata da Mondadori). Il suo accordo con Carlo Freccero, direttore di Raidue, gli permette la più ampia libertà nella scelta degli ospiti e degli argomenti.  

L’addetta al casting Raffaella Fioretta mi telefona per concordare la data della registrazione: sarà il martedì 13 marzo, la puntata andrà in onda l’indomani, cioè mercoledì 14. Chiedo di poter incontrare Luttazzi qualche minuto prima della registrazione. Non ci siamo mai visti né conosciuti, e, vista la delicatezza e la complessità dei temi trattati nel libro, voglio capire fin dove Daniele intende spingersi con le domande. Mi dicono di presentarmi in studio alle 20, un’ora prima della registrazione. Lì, nel backstage, incontro David Zard, il produttore che è venuto ad accompagnare un altro ospite, Riccardo Cocciante. Conosco Freccero e la sua assistente Enza Gentile. I ragazzi della produzione Ballandi mi sottopongono al rito che tocca a tutti gli ospiti di “Satyricon”: devo posare per una Polaroid istantanea, sulla quale mi viene chiesto di scrivere a pennarello una dedica al conduttore. La mia, improvvisata sul momento in preda all’emozione, è questa: “Ecco un teppista (quasi) paragonabile a te. Uno che, con quel che dirà, anticiperà la chiusura di Satyricon”. Ancora non posso credere che Luttazzi vorrà rovinarsi la carriera facendomi parlare di un libro del genere in un momento del genere. Lui intanto, bloccato nel traffico romano, non si vede. Io intanto vengo presentato alle ragazze della scuderia di Schicchi, che “assistono” Luttazzi in studio. Una, Edelweiss, è vestita (si fa per dire) con un paio di francobolli di carta stagnola. Mentre sto per perdere i sensi, arriva Daniele. Qualche minuto dopo le 20,30. Appena in tempo per cambiarsi, incontrare la regista Franza Di Rosa per gli ultimi dettagli, salutare di corsa noi ospiti e infilarsi in studio. Mi sfreccia davanti alla velocità della luce, riesco a malapena a stringergli la mano, senza poter concordare nulla. “Ci vediamo dentro”, mi sibila parlando più veloce di quanto cammini. Quando tocca a me, dunque, non ho la più pallida idea di quel che mi chiederà. Nessuna prova, nessuna domanda concordata, tutto improvvisato, senza rete. Anche il distacco improvviso di un pezzo di scenografia che provoca un botto in studio, facendo sussultare tutti visto che in quel momento stiamo parlando delle bombe del 1992-’93.  

Luttazzi mi fa domande su tutto quanto ha letto nel libro: la mafia, le stragi, lo “stalliere” mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia. Il pubblico ascolta ammutolito i 26 minuti dell’intervista, interrompendo più volte con applausi. Alla fine Daniele mi dice: “A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare uomini liberi in quest’Italia di merda”. Io ricambio: “Sai chi mi ricordi? Quel governatore della Pennsylvania che un giorno si presentò in televisione, si infilò la canna di una pistola in bocca, e si sparò”. Mentre torno dietro le quinte, mi viene incontro un Freccero molto emozionato: “Sei stato efficacissimo. Se potessi, ti darei subito un programma. Ma, da domani sera, non avrò più una rete...”. La registrazione con gli altri ospiti va a rilento, e a un certo punto lascio gli studi Rai per andare a cena. Ho appuntamento al ristorante con Curzio Maltese e il giovane regista Paolo Sorrentino, che diverrà celebre per “Il Divo”. Racconto quel che è appena successo, ci domandiamo se la Rai oserà mai trasmettere quell’intervista.

Luttazzi mi racconterà che, finita la registrazione, domandò a Freccero: “L’intervista a Travaglio può andare in onda?”. E il direttore lo rassicurò: “Certamente. Travaglio non ha fatto altro che raccontare i documenti del suo libro”. Luttazzi è un sorvegliato speciale da un bel po’. In quell’edizione di “Satyricon” ne ha già combinate di tutti i colori. Ha annusato gli slip rossi di Anna Falchi infilandoseli nel taschino come pochette. Ha mangiato una finta cacca di cioccolato in risposta al consigliere Rai Alberto Contri che gliel’aveva suggerita come l’ultima cosa disgustosa che gli restava da fare. Ha intervistato Marco Pannella che ha attaccato la Chiesa per la sua posizione sulla droga, la pillola del giorno dopo e il preservativo (“un brutale attacco al Papa”, per l’Osservatore Romano). E poi il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais, che ha rincarato la dose sul cardinale Camillo Ruini e su Massimo D’Alema. Visti i precedenti, ogni mercoledì mattina il consiglio d’amministrazione Rai convoca Freccero per conoscere in anticipo il menu di “Satyricon”.

Il mattino del 14 marzo il direttore ha rassicurato i consiglieri: “Stasera niente sesso né coprofagia”. Quelli, visibilmente sollevati, si sono dimenticati di informarsi su cos’era invece previsto. Saprò più tardi che Silvio Berlusconi era stato informato in extremis da qualche spia interna a Raidue di ciò che quella sera sarebbe stato mandato in onda, e che aveva telefonato personalmente a Freccero per chiedergli di non farlo. Ma Freccero gli aveva opposto un cortese, ma netto rifiuto di ogni censura preventiva. Giocandosi, così, la carriera. La sera della messa in onda, mercoledì 14 marzo 2001, me la ricorderò finché campo. Rientrato a Torino (dove lavoro nella redazione di Repubblica), ho tenuto d’occhio le agenzie di stampa per tutto il giorno, nell’attesa dell’annuncio che do per scontato: i vertici Rai hanno visto la registrazione e hanno cancellato “Satyricon”. Invece le ore passano e non accade nulla. Alle 22.30 o giù di lì parte regolarmente la sigla del programma luttazziano. Poi, a un certo punto, parte la mia intervista. Integrale. Nemmeno un secondo tagliato. Il primo a chiamarmi è Curzio Maltese: ci domandiamo quale sarà la reazione di Berlusconi & C, conveniamo che forse, furbi ed esperti in comunicazione come sono, abbozzeranno per non amplificare le notizie contenute nella mia intervista.

Non sappiamo che, in quegli stessi minuti, Maurizio Gasparri è negli studi di Raitre per partecipare a una puntata di “Mediamente”, il programma   di Carlo Massarini sulle nuove tecnologie informatiche. In attesa di andare in onda, fa zapping e s’imbatte in “Satyricon”. Pochi minuti dopo, quando Massarini comincia a interrogarlo sui problemi di Internet, il deputato ex missino esplode: “Ma quale Internet, su Raidue stanno dando del mafioso a Berlusconi! Questa Rai è una vergogna!”. Altro che incassare in silenzio: la sparata di Gasparri innesca la corsa allo stracciamento di vesti, la gara alla dichiarazione più indignata nella cosiddetta Casa delle libertà. Alle 23,57 l’Ansa dirama quella di Mario Landolfi (An pure lui), presidente della commissione di Vigilanza: “La misura è colma. Quello che è andato in onda stasera non ha precedenti nella storia della tv. Il programma di Luttazzi va chiuso e Freccero deve essere allontanato. Zaccaria e tutto il vertice Rai devono dare le dimissioni”.

Gli fa eco, per non esser da meno, Paolo Romani, responsabile per l’informazione di Forza Italia: “È stato   un attacco proditorio, vergognoso, senza precedenti contro il presidente Berlusconi sul servizio pubblico. Richiediamo una riunione immediata della commissione di Vigilanza per chiedere le dimissioni dell’attuale vertice Rai e dei suoi direttori. Un’azienda totalmente allo sbando non è più in grado di gestire il servizio pubblico nella prossima campagna elettorale”. Tra i tanti amici che mi telefonano eccitatissimi, c’è Franca Rame, con la solita voce da moribonda: “Marco, era da non so quanti anni che non avevo un orgasmo…”. Alle due del mattino, mi chiama Freccero con voce cavernosa e vagamente cospiratoria: “Ho riacceso ora il cellulare che avevo spento all’inizio di ‘Satyricon’. Meglio che non ti dica chi mi ha lasciato messaggi sulla segreteria telefonica e cosa ha lasciato detto…”. Freccero e Zaccaria (che non sapeva nulla della mia intervista) difenderanno a spada tratta la libertà di “Satyricon”. E pagheranno prezzi altissimi per averlo fatto. Così come Franza Di Rosa, la regista, che verrà letteralmente ostracizzata dalla Rai. Quella sera Bruno Vespa, sempre molto informato sul ménage di casa Berlusconi, in uno dei suoi libri-marchetta – il Cavaliere è nella sua villa di Macherio, appena rientrato dopo una riunione ad Arcore. Un suo vecchio collaboratore lo chiama al telefono: “Dottore, guardi Raidue”. “Accesi e vidi quello spettacolo che ci portava ai limiti della convivenza democratica”, piagnucolerà il Cavaliere sulla spalla del fido Bruno, che troverà disdicevole l’assenza di “contraddittorio” a “Satyricon”, lui che da anni lascia parlare Berlusconi per due o tre ore a sera in beata solitudine.

Quel “Satyricon” lo vede una media di 2 milioni 332 mila telespettatori: data l’ora, un esercito, pari a uno share del 16,92 per cento (contro   il 15,66 della settimana precedente). Ma la mia intervista parte sotto i 3 milioni e finisce con un picco di 3 milioni e mezzo. L’indomani si scatena il putiferio. Nei Palazzi della politica e dell’informazione non si parla d’altro. Berlusconi parte per Roma all’alba e alle 9 già incontra il suo portavoce Paolo Bonaiuti nella reggia-ufficio di via del Plebiscito. Chiama Fini e Bossi, trovandoli – riferisce sempre Vespa – “entrambi indignati. Il Senatùr in particolare usò espressioni più forti dello stesso Berlusconi”. (...) Il Cavaliere riunisce a pranzo il consiglio di guerra: Casini, Letta, Bonaiuti, Buttiglione, Pisanu, La Loggia, Scajola e Tremonti. Casini lancia l’idea che gli uomini della Cdl disertino i programmi della Rai. Tutti accettano entusiasti l’Aventino (un paio di giorni, non di più). Poi, mentre Landolfi si appella nientemeno che al capo dello Stato e Francesco Cossiga parla di “crimine politico alla Rai”, Berlusconi incontra con Pisanu il presidente della Camera Violante. Annuncia azioni legali pesantissime, manipolando a suo piacimento le cose scritte nel libro e dette a “Satyricon”: “Davanti all’accusa di essere tra i mandanti occulti delle stragi di Capaci, di via d’Amelio, degli Uffizi, non mi abbasso a rispondere. Dovranno invece renderne conto l’autore del libercolo, il conduttore della trasmissione e   i vertici della Rai”. Berlusconi e i suoi cari presenteranno otto denunce in altrettante cause civili per 140 miliardi di lire di danni. E le perderanno tutte e otto.

Segnalazioni

Video interviste a Roberto Scarpinato
La mafia oggi non ha più bisogno delle pistole perché ha il potere politico (VilaWeb Tv)
Intervista al giudice antimafia Roberto Scarpinato (Televisiò de Catalunya)

da Italiadallestero.info
Una legge aiuta il premier italiano nei procedimenti giudiziari di Bas Mesters (NRC Handelsblad, Olanda - 13 novembre 2009)
Berlusconi piega e vince la legge (Salzburger Nachrichten, Austria - 11 novembre 2009)
Nuova legge su misura salverà Berlusconi di Peter Loewe (Dagens Nyheter, Svezia - 11 novembre 2009)
Un nuovo trucco per risolvere i problemi di Berlusconi con la giustizia di Nikos Tzermias (Neue Zürcher Zeitung, Svizzera - 10 novembre 2009)
Nuovo scudo protettivo per Berlusconi di Dominik Straub (Frankfurter Rundschau, Germania - 10 novembre 2009)
Berlusconi vuole porre fine per legge ai processi a suo carico (Tagblatt, Svizzera - 9 novembre 2009)

Commento del giorno
di saxblu - utente certificato - lasciato il 17/11/2009 alle 8:47 nel post Berluschino il breve
Questo governo sta facendo passi da gigante sulla giustizia...talmente grandi da averla addirittura scavalcata



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