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Non voglio riaprire una vecchia polemica con Giuseppe D’Avanzo, che nel maggio 2008 aveva riportato su Repubblica le infamie di alcuni diffamatori sulle mie vacanze in Sicilia nel 2002 e nel 2003. Un anno fa ho pubblicato su questo blog i documenti che dimostrano come le vacanze del 2002 le abbia pagate interamente io. Ora, dopo lunga attesa per i ritardi della banca, sono riuscito a entrare in possesso dell’assegno con cui il 16 agosto 2003 pagai il mio soggiorno di 10 giorni nel residence Golden Hill di Altavilla Milicia (Palermo). Pubblico anche questo, cancellando per motivi di privacy il nome del beneficiario.

Lo faccio perché l’avevo promesso, quando D’Avanzo mi aveva sfidato a farlo: “E' il saldo del soggiorno al Golden Hill, dunque, a dover essere confermato, se proprio si vuole. Perché l'avvocato di Aiello indica, come pagato dal suo assistito a vantaggio di Travaglio, il soggiorno al residence di Altavilla (2003) e non le vacanze all'Hotel Artale di Trabìa (2002). Dice infatti al Corriere (15 maggio 2008) l'avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello (e naturalmente le sue parole, come quelle di Aiello, non sono oro colato): ‘Posso solo dire che l'ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l'ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio’. Ora sono sicuro che Travaglio, come ha trovato i cedolini del pagamento del 2002, possa agevolmente rintracciare anche quelli dell'anno successivo. E' quel che mi auguro perché Travaglio dovrebbe sapere, come lo so io, che vivere delle colpe altrui è un po' ‘come vivere a spese altrui’. Per vergognarsi c'è allora tempo…” (la Repubblica, 11 settembre 2008).

Ma lo faccio anche perché diversi topi di fogna berlusconiani, su giornali, siti internet, blog e in dichiarazioni pubbliche alle agenzie di stampa, hanno continuato per un anno a insinuare o ad affermare che io mi sia fatto pagare le ferie da altri, addirittura da “mafiosi” e che, dunque, io non possa avere le prove di aver pagato. Eccoli dunque accontentati. Io non ho mai avuto il dispiacere di conoscere il signor Aiello, né il suo avvocato. E questo è l’assegno da 1000 euro con cui pagai quei dieci giorni di ferie ad Altavilla Milicia. Ora chi vuole può tranquillamente vergognarsi per avermi calunniato.

L'assegno

Segnalazioni

Walter Ganapini, l'epilogo
- Com'è andata a finire la vicenda dell'assessore all'ambiente campano Walter Ganapini, di Susanna Ambivero

da Italiadallestero.info
Gotico italiano (The Times, Gran Bretagna - 8 ottobre 2009)
La Corte annulla la legge sull'immunità di Berlusconi di Hada Messia (CNN, Stati Uniti - 7 ottobre 2009)
Berlusconi perde il suo scudo giudiziario di Richard Heuzé (Le Figaro, Francia - 7 ottobre 2009)
I processi di Berlusconi (NRC Handelsblad, Olanda - 7 ottobre 2009)
Berlusconi potrà essere indagato di Julius Müller-Meiningen (Sueddeutsche Zeitung, Germania - 7 ottobre 2009)




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Vignetta di Roberto CorradiAl nuovo attacco di Giuseppe D'Avanzo ho replicato punto per punto in una lettera che ho inviato al direttore di Repubblica. Mi preme però far subito sapere che chi, come D'Avanzo su Repubblica e Facci sul Giornale, ora sposta le insinuazioni dalle mie vacanze del 2002 a quelle del 2003, dovrà inventarsi qualche altra balla. Perchè ho anche l'assegno del 2003.

D'Avanzo, nel suo articolo del 14 maggio, sosteneva che l'avvocato di Michele Aiello aveva raccontato come il suo assistito mi avesse pagato le ferie del 2002 in un hotel di Trabia (il “Torre Artale”, segnalatomi dal maresciallo Ciuro). Dunque ritenni che quella voce falsa e calunniosa si riferisse alle mie vacanze del 2002 nell’hotel di Trabia. Dissi subito che me le ero pagate io e promisi di dimostrarlo con le carte. Dopo lunghe ricerche, ho rintracciato l’estratto conto della mia carta di credito Diners con cui pagai la metà del conto (2 mila euro) e la fotocopia dell’assegno con cui saldai il resto (2.526,70 euro). Li ho pubblicati sul mio blog. Speravo che fosse finita, ma mi sbagliavo.

D’Avanzo mi ha dedicato tre quarti di pagina, cambiando le carte in tavola. Dopo aver sempre parlato del 2002 e di Trabia, ora sostiene che “quei documenti provano poco”: stavolta devo dimostrare che pagai anche la vacanza del 2003 in un residence di Altavilla Milicia (“è il saldo del soggiorno al Golden Hill a dover essere confermato”). E butta lì un simpatico “anche se quei documenti saltassero fuori…”. Bene, sono felice di comunicargli che il mio soggiorno di dieci giorni in un villino del residence Golden Hill ad Altavilla lo saldai con la proprietaria (il cui nome, se vuole, gli fornirò in privato) in data 21 agosto 2003 con un assegno della mia banca, San Paolo-Imi di Torino: assegno di 1000 euro numero 3031982994.

Per la fotocopia, farò subito richiesta alla banca e spero di averla tra qualche settimana, come l’altra. Casomai D’Avanzo gradisse qualche ragguaglio sulle mie ferie precedenti o successive (le faccio tutti gli anni), posso fornirgli la documentazione completa, onde evitare di dovergliene render conto a rate. Dopodichè il collega potrà, magari, occuparsi anche lui del passato di Schifani. Sarebbe la prima volta
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo. Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa.
Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21


Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe". Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - ore 21
Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

Tutti d'accordo sul PM avvocato della Polizia? - L'ultima puntata della rubrica sulla giustizia a cura di Bruno Tinti

I video di Qui Milano Libera - Colaninno dimettiti!


L’avvocata terruncella -
di Carlo Cornaglia
C’è la scuola che si aggrava?
“Quando arrivi al fondo scava…
Poiché non c’è fine al peggio,
trovi questo nuovo aggeggio
  
ch’è il ministro all’Istruzione.”
La domanda che s’impone
è: “Ma chi ce l’ha mandata
questa specie di avvocata...
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Il 14 maggio 2008 Giuseppe D’Avanzo, commentando le cose da me dette qualche giorno prima a “Che tempo che fa” sul neopresidente del Senato Renato Schifani e i suoi rapporti con alcuni personaggi poi risultati mafiosi, mi dava una lezione di giornalismo sulla prima pagina di Repubblica. Mi spiegava che “non sempre i fatti sono la verità”. Poi rivelava un sensazionale scoop, citando fantomatici “investigatori di Palermo” e la loro “fonte, l’avvocato di Michele Aiello”: “Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia. Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano”.

Se D’Avanzo avesse letto la sentenza di condanna di Ciuro, saprebbe che Ciuro non è stato condannato per aver favorito la latitanza di Provenzano, ma per aver passato informazioni ad Aiello che all’epoca era un imprenditore incensurato e mai condannato per alcunchè. Questo per dire la cura con cui il noto maestro di giornalismo investigativo verifica le sue fonti. Ma questo riguarda lui, non me. Quel che riguarda me è che gli “investigatori di Palermo” non “dicono” un bel niente a proposito del sottoscritto (dove? in quali atti giudiziari? Mistero). E non dice un bel niente nemmeno l’avvocato di Aiello, Sergio Monaco, che non è “fonte” di un bel nulla, come egli stesso preciserà nei giorni seguenti con una lettera a Repubblica: “… Tengo a precisare di non essere mai stato la ‘fonte’ del Giuseppe D'Avanzo, che non conosco personalmente e col quale non ho avuto mai alcuna interlocuzione, né di altri su tale episodio”.

Eppure qualcuno - D’Avanzo, messo alle strette dalla smentita del legale, si rifugia in imprecisate “fonti vicine all’inchiesta” - ha messo in giro la falsa notizia che, ”su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco”: l’hotel Torre Artale di Trabia (Palermo), dove soggiornai con la mia famiglia nell’estate del 2002 (Ciuro non c’era, Aiello non l’ho mai visto né sentito in vita mia). D’Avanzo potrebbe verificarla presso l’hotel. Ma, da buon giornalista investigativo, non lo fa. Potrebbe, visto che siamo colleghi, scriviamo sullo stesso giornale e ha il mio numero di cellulare, telefonarmi per sapere come andò quella vacanza su cui qualcuno ha messo in giro quelle voci avvelenate. Non lo fa. Scrive, in prima pagina, quella notizia falsa. Che l’indomani viene ripresa da decine di quotidiani e di siti internet. Il Corriere della sera le dedica addirittura due pagine dal titolo: “Travaglio, la talpa dei boss e il giallo della vacanza siciliana”. Ma ha almeno la buona creanza di sentire la mia versione dei fatti. Il Giornale e Il Riformista la sbattono in prima pagina. Il tam-tam prosegue per giorni e giorni sulla stampa, in tv e sulla rete. Ad Annozero il viceministro Roberto Castelli rende noto che frequento “mafiosi”. Luciano Moggi, in una tv privata piemontese, mi trasforma addirittura in un amico “dei peggiori boss mafiosi”. Totò Cuffaro, appena condannato per favoreggiamento di Aiello e di alcuni mafiosi, dichiara alle agenzie: “… Abbiamo appreso che Travaglio ama fare le sue vacanze sulle nostre coste, specie se a pagare il suo conto sono altri”. Ancora un paio di mesi dopo Riccardo Arena, sul “Foglio” di Giuliano Ferrara (famiglia Berlusconi), insinua che io sia in affanno, per aver promesso di pubblicare ricevute di pagamento di quella vacanza, ma non sia in grado di farlo. Sottinteso: perché la vacanza me la pagò il “mafioso”, la “talpa dei boss”, cioè Aiello.

Bene, sono spiacente di informare lorsignori che, dopo lunghe ricerche, ho finalmente trovato l’assegno e l’estratto conto della carta di credito Diners con cui pagai il conto di quella vacanza all’hotel Torre Artale di Trabia. L’assegno, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia (che lo conservava nei suoi archivi di Palermo), ammonta a 2.526,70 euro. I restanti 2 mila euro li pagai con la carta Diners (versamento datato 18 agosto 2002).

Certo, è curioso che io debba render conto di una mia passata vacanza, soltanto per aver osato raccontare in tv alcuni fatti veri e documentati sul presidente del Senato (il quale naturalmente non ha mai voluto chiarirli, anche perché nessuno gli ha mai chiesto di farlo). Ma pubblico entrambi i documenti, infischiandomene della privacy, perché non ho nulla da nascondere e mi auguro che chi diffuse e amplificò quella falsa notizia voglia renderli noti ai suoi lettori per riparare, sia pur tardivamente e parzialmente, all’enorme danno fatto alla mia onorabilità personale. So che nessuno mi chiederà scusa per aver messo in circolo quelle menzogne sul mio conto. Ma spero almeno che, in cuor suo, si vergogni.

L'assegno

L'estratto conto della carta di credito


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Messaggio ai lettori e agli amici dopo una settimana difficile
Cari amici del blog, ma anche di Repubblica, dell'Unità, di Micromega, di Annozero, una sola parola: GRAZIE. E' stata una settimana difficile, ma ora va un po' meglio e sto leggendo, a rate, la fiumana di commenti e di messaggi di solidarietà che mi sono piovuti da ogni dove. Sono commosso. Credo che, come molti colleghi, se non avessi l'affetto dei lettori sarei già stato schiacciato. Siete la mia scorta, la mia assicurazione sulla vita. Grazie ancora. Continuate a partecipare attivamente e criticamente. E quando avete qualcosa da obiettare, fatelo sempre. Un abbraccio a tutti.
Marco

Foto di f4bi da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 17 maggio 2008

Da qualche giorno, avendo osato raccontare le amicizie mafiose del presidente del Senato, ricevo lezioni di giornalismo anche dal primo che passa per la strada. La cattedra più copiosa di utili suggerimenti è Il Riformista (mi è toccato pure comprarlo, raddoppiandogli le vendite). Quattro giorni fa titolava: “Sconfiggere Furio Colombo e Travaglio”. Ecco, di sconfiggere Berlusconi non se ne parla più, anzi ci si arrende. Si dialoga, con gran trasporto e voluttà. Vedi mai che, dal banchetto del ricco epulone, cada qualche briciola. Tra Mondadori ed Einaudi, Mediaset e Rai, Mediolanum e Milanello, Medusa ed Endemol, per non parlare delle scuderie dell’eroe Mangano, c’è sempre qualcosa da mangiare.

Tre giorni fa, sotto una mega-inchiesta sulla bolletta elettrica di Grillo, altro titolo: “Travaglio e Fazio non è giornalismo”. Parola di uno che, a legislature alterne, fa il giornalista e il parlamentare, ovviamente senza lettori né elettori. Coerente. L’altroieri, non bastando i Pulitzer di redazione, Polito El Drito ha reclutato alcuni maestri di giornalismo presi da fuori. Tipo Minoli, quello che faceva gli spot elettorali per Craxi col garofano all’occhiello. Se esistesse un Ordine dei giornalisti e non questa patetica parodia, l’avrebbe cacciato a pedate (invece hanno radiato Giampiero Mughini per uno spot scherzoso sui telefonini: sponsorizzare ricariche è più grave che sponsorizzare politici). Ora questo maestro d’indipendenza, autore di un recente dvd sull’Opus Dei cui è affiliato suo suocero Ettore Bernabei, mi rammenta “il motto: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Cioè: se so che un politico ha amici mafiosi, devo starmi zitto perchè qualcuno potrebbe inventarsi che ho anch’io amici mafiosi e magari infilarmi pure una bustina di cocaina nella macchina. Dice poi il Woodward di RaiEducational che “intenzionalmente” confondo “la notizia con il commento”. Lui invece confonde direttamente le notizie con le bufale (vedi scoop barzelletta sui brogli al referendum monarchia-repubblica). Monta in cattedra pure l’Annunziata: tra un contratto con l’Aspen e uno con l’Eni, invoca una “grande riflessione sull’etica della professione in generale”. Se evitasse di intervistare Tremonti (vedi sempre alla voce Aspen) ogni tre per due, si rifletterebbe meglio. Poi c’è Alfredo Reichlin, che, non si sa bene a che titolo (è un politico), mi accusa addirittura di “impedire alla sinistra di individuare e affrontare i problemi veri”. Voglio rassicurarlo: a non individuare e affrontare i problemi veri, la sinistra ci riesce benissimo da sola, senza il mio aiuto.

Ma riecco ieri El Drito con un altro editoriale che fa molto discutere (l’ha ripreso fra l’altro l’Eco del Chisone): implora Veltroni di “scrollarsi finalmente di dosso la banda dei quattro, Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro, invece di tenerli ambiguamente in caldo per tempi peggiori”. Non so gli altri tre, ma io sono curiosissimo: quando mai sono stato in braccio a Veltroni, che non ho mai avuto il piacere di conoscere; in che senso Uòlter dovrebbe scrollarmisi di dosso; devo preoccuparmi nell’apprendere che mi tiene “in caldo”, per giunta “per tempi peggiori”? Seguono i consigli del collega Piroso, direttore del TgLa7, che mi suggerisce anche il mio prossimo scoop. Ha scoperto che l’ex pm è indagato su denuncia di un ex Idv perché affittava due suoi appartamenti al suo partito e vuole che me ne occupi perché la notizia, a suo dire, è oscurata dal regime dipietrista. Spiace deluderlo: ma negli ultimi tre anni la faccenda è finita in copertina una dozzina di volte sugli house organ di Berlusconi, ne ho scritto più modestamente io sull’Unità e se n’è occupato soprattutto il Tribunale di Roma: tutto archiviato, nada de nada. E comunque, avendo Piroso a disposizione un tg e un talk show, potrebbe tornare lui sul tema, magari allargandolo agli immobili passati dalla Telecom di Tronchetti Provera alla Pirelli Re di Tronchetti Provera, almeno ora che Tronchetti Provera non è più il suo editore. In fondo è un giornalista anche lui: o devo fare tutto io?

L’ultima lezione di giornata viene da Giuseppe D’Avanzo. Tre giorni fa scrive che “il legale di Aiello dice di aver saputo dal suo assistito che Aiello ha pagato l’albergo a Marco”. Cioè a me. Ieri il legale di Aiello gli scrive di non avergli mai parlato. D’Avanzo risponde: “Il ricordo di Aiello è stato raccolto da fonti vicine all’inchiesta”. Wow! Fonti vicine all’inchiesta. Magari le fonti del Clitumno. O forse le fonti Fiuggi. Anzi, fuggi-fuggi.

Per un errore, ho inviato una versione non corretta della mia rubrica dell'Unità: quella in cui attribuivo al Riformista l'editoriale "Sconfiggere Travaglio e Colombo" (forse perchè è proprio il Riformista a detenere il copyright dell'alato concetto). In realtà l'editoriale era uscito su Europa, per la penna del suo direttore Stefano Menichini. Non so bene con chi scusarmene, se con Europa, o col Riformista, comunque me ne scuso.

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Da domani alle 14 e tutti i lunedì mi collego in diretta con il blog di Beppe Grillo via web. Per saperne di più clicca sul banner.





Firma l'appello sul caso Schifani (da senzabavaglio.info)

Leggi il mio articolo uscito sul numero di maggio di Giudizio Universale: Batti il cinque.Le attività e le prodezze del multimiliardario Salvatore Ligresti - parte prima - parte seconda

La zattera della medusa - di Barbara Spinelli (da La Stampa)

Mangano, l'eroe di Silvio - guarda il video 
da Qui Milano Libera

Cattive letture - cosa c'è sul banco di Cicchitto?

26-27 maggio 2008: Manifestazioni per la ricorrenza del 15° anniversario della strage di Via dei Georgofili -
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di Marco Travaglio
da repubblica.it (15 maggio 2008)

Caro direttore,
D'Avanzo è liberissimo di ritenere che i cittadini non debbano sapere chi è il presidente del Senato. Io invece penso che debbano sapere tutto, che sia nostro dovere informarli del fatto che stava in società con due personaggi poi condannati per mafia, che si occupava di urbanistica come consulente del comune di Villabate, controllato dal clan Mandalà, anche dopo l'arresto del figlio del boss e subito prima dello scioglimento per mafia.

Perciò l'ho scritto (dopo valorosi colleghi come Lillo, Abbate e Gomez) e l'ho detto in tv presentando il mio libro. Anche perché la Procura di Palermo sta ancora vagliando le dichiarazioni rese nel 2007 dal pentito Francesco Campanella, già presidente del consiglio comunale di Villabate e uomo del clan Mandalà, sul piano regolatore che, a suo dire, il boss aveva "concordato con La Loggia e Schifani" (Ansa, 10 febbraio 2007).

Ciò che non è consentito a nessuno, nemmeno a D'Avanzo, è imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l'imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.

Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un'alzata di spalle, limitandomi a una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a quando diventerò presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da nascondere e D'Avanzo sta cercando - con miseri risultati - di minare la fiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi.

Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie, magari rivolgendosi all'albergo o dandomi un colpo di telefono, avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all'ultimo centesimo (con carta di credito, D'Avanzo può controllare); c) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino.

Il primo anno trascorsi due settimane nell'albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c'era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L'anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di "cuscini". Ecco tutto.

Che c'entri tutto questo con le amicizie mafiose di Schifani, francamente mi sfugge. Qualcuno può seriamente pensare che, come insinua D'Avanzo, quella vacanza fantozziana potrebbe rendermi anche solo teoricamente ricattabile da parte della mafia o addirittura protagonista di "una consapevole amicizia mafiosa"? Diversamente da Schifani, non solo sono un privato cittadino. Non solo non sono mai stato socio né consulente di personaggi e di comuni poi risultati mafiosi. Ma non ho mai visto né conosciuto mafiosi, né prima né dopo la loro condanna. Chiaro? Se poi questo è il prezzo che si deve pagare, in Italia, per raccontare la verità sul presidente del Senato, sono felice di averlo pagato.

Ps. Su una sola cosa D'Avanzo ha ragione. Tra i miei ex direttori, ho dimenticato quello del "Borghese": Daniele Vimercati. Era uno splendido e libero giornalista. Purtroppo non c'è più, l'ha portato via a 43 anni una leucemia fulminante. Mi manca molto.

Nessuno ha mai messo in dubbio l'onorabilità di Travaglio. Nessuno ha voluto sollevare una noiosa e irrilevante polemica personale. Si è voluto soltanto ragionare senza ipocrisie su un metodo giornalistico che, con niente o poco, può distruggere la reputazione di chiunque. Era un memento a Travaglio e a noi stessi ad usare con prudenza, armati di niente o poco, la parola "verità" (evocata, purtroppo, anche oggi). E prima di mettere punto: ma davvero c'è qualcuno che, in buona fede, può pensare che Repubblica faccia sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri?
(g. d'a.)
 

14 maggio 2008
Non sempre i fatti sono la realtà di Giuseppe D'Avanzo
14 maggio 2008
Su Schifani ho raccontato solo fatti di Marco Travaglio
13 maggio 2008
La lezione del caso Schifani di Giuseppe D'Avanzo

Segnalazioni
Compromised by compromise: leggi l'articolo di John Hooper del Guardian che parla del caso Schifani
(Qui la traduzione)
Guarda il video e le foto della presentazione di Se li conosci li eviti e Mani sporche alla Fiera del libro di Torino (con Barbacetto, Gomez, Travaglio, de Magistris e Santoro)

Il futuro ci sorride
Berlusconi, il pifferaio
con un francescano saio,
vuol che Walterloo Veltroni
presti fede ai suoi sermoni.
 
E’ la rissa ormai lontana
e la pax berlusconiana
offre in abbondanti dosi,
senza attacchi bellicosi...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia


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