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Foto di dottoresso da flickr.comGli universitari calabresi dell'associazione Ulixes, che insieme ad altri gruppi e associazioni giovanili avevano raccolto migliaia di firme a sostegno del pm di Catanzaro Luigi De Magistris, hanno scritto questa lettera bella e amara, anzi bella proprio perchè amara, sull'epilogo del procedimento disciplinare a carico del magistrato dinanzi al Csm, che l'ha punito con la censura e col trasferimento d'ufficio.
Più di quanto non avesse chiesto il cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, s'è molto adontato, e così molti suoi colleghi e amici, perchè mi sono permesso di ricordare che fino a due anni fa era governatore della Regione Marche per la stessa coalizione - il centrosinistra - che ha dichiarato guerra a De Magistris, il che rendeva sommamente inopportuno che fosse proprio lui a sostenere l'accusa contro De Magistris. I magistrati, come ricorda Edmondo Bruti Liberati, non solo devono essere imparziali, ma devono pure sembrarlo. So bene che D'Ambrosio è un ottimo e specchiato magistrato, ma questa non è un'attenuante: è un'aggravante. Se anche un ottimo e specchiato magistrato non avverte l'inopportunità di una situazione così imbarazzante e non ritiene di astenersi per liberarsene, vuol dire che ci stiamo abituando proprio a tutto. I regimi, com'è noto, peggiorano anche le persone migliori.

C'è poi una dichiarazione inquietante di D'Ambrosio, ripresa da Repubblica il 19 gennaio. Questa: "Una settimana fa le considerazioni sarebbero state diverse". Nel senso - spiega la giornalista dopo aver parlato con lui - che "l'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere lascia a desiderare, il Csm ha duramente criticato le accuse dell'ex ministro ai magistrati, ma ora le toghe devono essere inappuntabili nell'applicare la legge...". Par di capire, salvo smentite che finora non sono arrivate, che De Magistris ha pagato anche per le polemiche seguite all'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere a carico di Mastella & C.: resta da capire che diavolo c'entri De Magistris, pm a Catanzaro, con il lavoro dei suoi colleghi di un'altra Procura e di un'altra regione, peraltro avallato da un gip terzo, e a quale titolo un Pg della Cassazione si permetta di dichiarare che il lavoro di quei colleghi "lascia a desiderare".

Mi auguro che la lettera degli studenti venga letta dai membri della sezione disciplinare del Csm e li induca a riflettere sul messaggio devastante che la loro decisione unanime di venerdì scorso ha lanciato al Paese, soprattutto a chi ancora credeva in un barlume di Giustizia. E ad arrossire un po', almeno di nascosto, per quel che hanno fatto.

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Dico addio alla casta dei giudici - di Luigi De Magistris

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Foto di Ronald PoiMettiamo che il pubblico ministero catanzarese Luigi De Magistris sia pazzo. Mettiamo che si sia inventato tutto. Mettiamo che le sue indagini sui forzisti Giancarlo Pittelli e Giuseppe Chiaravalloti, sul ds Nicola Adamo e la sua signora Enza Bruna Bossio, su Nicola Buccico di An, sul governatore di centrosinistra Agazio Loiero, sull'Asl di Locri già denunciata dal compianto Francesco Fortugno prima di morire ammazzato, sul sottosegretario ds Filippo Bubbico, sul segretario Udc Lorenzo Cesa, sul presidente del Consiglio Romano Prodi e su alcuni uomini del suo staff, sui presunti faccendieri Salatino (Compagnia delle Opere) e Bisignani (ex-P2) che telefonavano spesso e volentieri al ministro della Giustizia Clemente Mastella, siano frutto della sua fantasia malata. 

Foto di Ronald Poi (da flickr.com)
Mettiamo che tutti i suddetti indagati siano puri e lindi come gigli di campo. Facciamo finta che la Calabria sia il regno di Saturno, una regione bene amministrata, dotata di una classe dirigente immacolata, e che i 32 consiglieri regionali indagati o condannati su 50 siano tutti vittime della malagiustizia. Ecco, facciamo finta e poniamoci una domanda: quando un privato cittadino finisce sotto inchiesta, si fa tutta la trafila e attende pazientemente la fine delle indagini, la decisione del gip sull'archiviazione o sul rinvio a giudizio e, nel secondo caso, il verdetto del Tribunale, e poi della Corte d'appello e infine della Cassazione. I suddetti signori, invece, vogliono la scorciatoia?

Se il Csm accoglierà la richiesta del ministro Mastella, amico e compare telefonico di alcuni di loro, essi vedranno trasferire il loro pm ad altra sede e la loro inchiesta a un altro magistrato, possibilmente più malleabile. Piacerebbe a tutti potersi scegliere il pubblico ministero preferito, ma un comune cittadino non può. Lorsignori invece sì. Dopo mesi trascorsi a discutere di "casta", di "antipolitica", di "lotta ai privilegi" e di "V day", la classe politica si dà un gran daffare per procurare nuovi proseliti a Beppe Grillo, non bastando il milione dell'8 settembre. Da un lato tuonano contro il "qualunquismo" di chi dice che sono tutti uguali, dall'altro compiono ogni sforzo per dar loro ragione. Berlusconi tentava di cacciare i giudici che lo processavano? Mastella tenta di cacciare il magistrato che indaga su Prodi e sulle telefonate di Mastella. "Casta" ormai è un termine, oltrechè abusato, riduttivo.

E' l'eterna Italia del marchese del Grillo: "Io so' io e voi nun siete un cazzo".

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