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Black Is Black

Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Carlo Giovanardi, risponde all''onorevole Donadi che ha illustrato l'interpellanza Di Pietro n. 2-00861 concernente chiarimenti, anche alla luce della disciplina in materia di conflitto di interessi, in ordine ad investimenti immobiliari del Presidente del Consiglio dei ministri nell'isola di Antigua, Camera dei Deputati, Seduta n. 387, 21 ottobre 2010:
"…Poi c'è l'ultima ciliegina. Anche questa ci vuole. Questa è bella, perché il nero diventa bianco e il bianco diventa nero. Infatti, per quanto rilevato Antigua non è più nella black list ma oggi è, a pieno titolo, nella white list. Non è nella lista nera. Oggi è nella lista bianca. Ci può essere qualcuno che dice che si tratta di un Paese che è nella lista nera. Oggi è nella lista bianca. Quindi, fra il bianco e il nero penso che vi sia un po' di differenza…"


Il Sole 24 Ore
21 ottobre 2010
Arriva la circolare sulle black list italiane.

[…] La lotta ai paradisi fiscali ha subìto un'accelerazione negli ultimi anni per effetto della crisi che ha svuotato le casse dei grandi paesi occidentali, costretti a varare colossali piani di stimolo all'economia e miliardari salvataggi bancari. Il passo più importante è stato fatto al G 20 di Londra del 2009, nel corso del quale è stato dato un forte incarico all'Ocse.

Il 2 aprile dell'anno scorso l'organizzazione ha pubblicato una black list, dei paesi non collaborativi sul fronte dello scambio di informazioni di cui facevano parte Costa Rica Malesia, Filippine e Uruguay. Un gruppo molto più ampio di paesi, che comprendeva Svizzera, Austria e Belgio invece era stato inserito nella cosiddetta lista grigia. Di questa facevano parte quei paesi che, pur essendosi impegnati ufficialmente ad adeguarsi agli standard internazionali di trasparenza, non avevano ancora messo in pratica misure concrete.

Diversi paesi di questa lista grigia, complice la pressione internazionale, hanno modificato la propria legislazione (la Svizzera ha rivisto le sue norme sul segreto bancario) oppure hanno siglato diversi accordi bilaterali per lo scambio di informazioni. Così nel giro di un paio di anni la lista nera è scomparsa e quella grigia si è svuotata. La pattuglia degli osservati speciali si è ridotta a Belize, Liberia, Monserrat, Nauru, Niue, Panama, Vanatu, Costa Rica, Guatemala e Uruguay.

Questo vuol dire che Antigua (dove Berlusconi ha fatto consistenti investimenti immobiliari) o Santa Lucia (dove hanno sede le società proprietari della famosa casa di Montecarlo, per cui Gianfranco Fini è stato attaccato dai giornali vicini al premier) non sono più dei paradisi fiscali?

Dall'Ocse spiegano che non è così. L'uscita dalla lista grigia quindi è una sorta di promozione "con riserva" per molti paesi che pertanto restano dei sorvegliati speciali da parte del Global Forum on Trasparency, il soggetto che, sotto il cappello dell'Ocse, si occupa della lotta ai paradisi fiscali.

La promozione da parte dell'Ocse è vincolata alla stipula di almeno 12 accordi bilaterali per lo scambio di informazioni. Questo fa capire quanto sia relativa. Un paradiso fiscale è tale a seconda dello stato in cui ci troviamo e se sono stati stipulati accordi bilaterali. Gran parte dei paesi ha quindi una propria black list.

In Italia attualmente ce ne sono in vigore tre: quella del 1999 sulla presunzione di residenza, quella del 2001 relativo alla normativa Cfc - Controlled foreign company - e infine la black list del 23 gennaio 2002 sull'indeducibilità di costi. In questi giorni c'è stata molta attesa per due nuove liste, previste dall'articolo 36 del decreto legge 78 del 2010, che riguardano le fiduciarie (quelle dei paesi a rischio non potranno operare nel nostro paese) e gli appalti internazionali. Secondo indiscrezioni, in questi elenchi potrebbero esserci anche Svizzera e San Marino […]



Il Sole 24 Ore
22 ottobre 2010
Sì allo scudo ripetibile, Pd e Idv sulle barricate

Il Sole 24 Ore
22 ottobre 2010
I no di Fini alla riforma della giustizia
Barbara Fiammeri




Il Sole 24 Ore
22 ottobre 2010
Bankitalia censura lo Ior: “oscilla tra ente e banca”
Donatella Stasio


La Repubblica on line
22 ottobre 2010
Ior, violate le norme anticiclaggio
"Ignorati obblighi trasparenza e tracciabilità"

Depositate le motivazioni del provvedimento con il quale il tribunale del Riesame di Roma ha confermato il sequestro di 23 milioni di euro. "L'istituto è da considerarsi una banca estera extracomunitaria", non applicabile pertanto il regime semplificato. Padre Lombardi: "Presto tutti i chiarimenti"



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B PLUS DIFFIDA "IL FATTO QUOTIDIANO"
Elisa Di Mattia - 07/10/2010 - 12:11
 B Plus al contrattacco. Non c'è pace per il maggior concessionario operante nel settore New Slot, che ora si difende a colpi di querele penali. Oggi è toccato a ‘Il Fatto Quotidiano' cui i legali di B Plus hanno inviato una denuncia penale e una richiesta di risarcimento danni.
Nel mirino dei legali l'articolo apparso sul quotidiano edizione del 6.10.10 dal titolo "Lo stato socio dei corallo's un affare da 10 miliardi" (pag 1) nonché dell'intera pagine 3 intestata "affari di Stato" e "quel paradiso delle slot machine che i monopoli italiani ignorano".
"Trattasi a nostro avviso - scrivono i legali di Bplus - di articoli chiaramente diffamatori e profondamente lesivi della reputazione del maggior concessionario operante nel settore delle new slot, e che arreca  danni gravissimi anche  alla reputazione ed immagine  del Sig. Francesco Corallo".  


Il Fatto Quotidiano
21 ottobre 2010     
Per loro "Il Fatto" ha sbagliato.
Ma non sanno dirci dove 
Antonio Padellaro



ilfattoquotidiano.it
BLOG di Ines Tabusso
21 ottobre 2010
Turisti della diffamazione


L'Occidentale
Giornale on-line della Fondazione Magna Carta
28 aprile 2008
Vittime del vittimismo jihadista: il caso Ehrenfeld
di Elio Bonazzi
[...]
Khalid Bin Mahfouz, miliardario finanziere saudita, è stato coinvolto a più riprese in scandali relativi al finanziamento di Al Qaida e altre organizzazioni terroristiche. La dottoressa Rachel Ehrenfeld, una delle autorità mondiali in materia di finanziamento occulto al terrorismo jihadista, nel suo libro “Funding Evil” (Finanziare il Male) segue le tracce lasciate dalle varie organizzazioni non governative che servono da facciata per l’incanalamento dei fondi occulti verso Al Qaida. Il nome di Khalid Bin Mahfouz è menzionato diverse volte. L’attività del finanziere saudita e il suo ruolo nella vicenda non sono il frutto di sentito dire o di pettegolezzi di persone invidiose della sua fortuna economica. Basti dire che esiste una nota dei servizi segreti francesi, rilasciata il 13 settembre 2001, che afferma che la figura di Mahfouz era ben conosciuta a partire dal 1996 come architetto dell’ingegnoso escamotage bancario creato per riciclare denaro a beneficio di Bin Laden. La nota lascia inoltre intendere che anche i servizi britannici e statunitensi erano a conoscenza delle attività al limite dell’illecito, se non già chiaramente illecite, del Mahfouz. Inoltre, la fondazione “Muwafaq”, l’ente di carità che il finanziere saudita aveva creato dotandola di 30 milioni di dollari, era stata messa fuorilegge dal Dipartimento del Tesoro statunitense nell’ottobre del 2001, come società di copertura per il finanziamento di attività terroristiche ai danni degli USA. Yassin Al-Qadi, cittadino saudita responsabile della conduzione delle attività della fondazione, ha avuto le finanze sue e della Muwafaq congelate in seguito all’accusa di finanziamento ai terroristi.

La dottoressa Ehrenfeld è cittadina americana, il libro “Funding Evil” è stato pubblicato negli USA dalla casa editrice americana Bonus Books. Eppure il 23 gennaio del 2004 Ehrenfeld riceve una e-mail spedita dagli avvocati inglesi di Mahfouz, che le intimavano, fra l’altro, di:

1) togliere dalla circolazione e distruggere tutte le copie invendute del libro;

2)  scrivere un pubblica lettera di scuse;

3)  fare una donazione ad un ente di carità indicato dal Mahfouz;

4)  pagare tutte le spese legali.

Dopo l’iniziale stupore, a Rachel Ehrenfeld sono bastate poche ore di ricerca su Internet e qualche telefonata ad amici nel settore per capire di essere soltanto l’ultima delle vittime di ciò che nel mondo anglosassone è definito “libel tourism”, “turismo della calunnia”. Le leggi che regolano il reato di diffamazione nel Regno Unito sono totalmente sbilanciate in favore del calunniato (o presunto tale). L’onere della prova è  posto sulle spalle dell’accusato, e non dell’accusatore. Come se non bastasse, i criteri di accettazione della giurisdizione del Regno Unito per l’istituzione del processo per diffamazione sono estremamente laschi. Per intentare la causa di diffamazione contro Rachel Ehrenfeld, a Mahfouz è bastato acquistare 23 copie del libro “Funding Evil” su Internet e farsele recapitare in territorio inglese.

La tecnica intimidatoria basata sul “turismo della calunnia” si era dimostrata estremamente efficace per Mahfouz in passato - ben 36 case editrice e autori angloamericani sono stati citati in giudizio da Mahfouz e tutti hanno deciso di soccombere alle sue richieste piuttosto che affrontare il processo, dato l’alto rischio di perdere la causa, il che avrebbe eroso tutto il profitto dei libri pubblicati. Nel 2004 il finanziere saudita era riuscito a far censurare due libri, uno preparato dalla JCB Consulting, società di investigazioni ingaggiata da molti dei famigliari delle vittime dell’attentato alle torri gemelle, con l’intenzione di citare in giudizio per risarcimento i finanziatori di Al Qaida, e l’altro, intitolato “Reaping the whirlwind”, che significa “Soffrire pene causate da malefatte altrui”, scritto  da Michael Griffin e pubblicato nel Regno Unito da Pluto Books. Evidentemente Mahfouz, inebriato dai suoi successi, dei quali si vanta sul suo sito web (www.binmahfouz.info) pensava di poter mettere la museruola anche alla Ehrenfeld, che invece ha deciso di non difendersi in Gran Bretagna (il che le è costato una condanna in contumacia con un risarcimento di 110.000 sterline in favore di Mahfouz), ma di intentare causa contro Mahfouz in una corte statale di New York. La sua linea di difesa si fondava sul fatto che la sentenza inglese non poteva essere applicata a New York perché l’ordinamento britannico che regola diffamazione e calunnie offre meno protezione per la libertà d’espressione che i corrispondenti ordinamenti giuridici a livello federale e statale (USA e stato di New York).

Gli avvocati di Mahfouz, dal canto loro, sostenevano che la causa intentata dalla Ehrenfeld doveva essere dichiarata invalida perché la corte statale di New York non ha giurisdizione sul finanziere saudita (che è anche cittadino irlandese). La battaglia legale, durata due anni, tra altalene emotive, vittorie di pirro e sconfitte non definitive, termina il 20 dicembre del 2007 alla Corte d’Appello dello stato di New York. La sentenza rappresenta una sconfitta per la Ehrenfeld, in quanto la Corte d’Appello stabilisce che non ha giurisdizione su Mahfouz. Ma la motivazione della sentenza lascia aperto uno spiraglio, affermando che le leggi secondo cui la sentenza di non-giurisdizione  si era basata, potevano venire modificate dal parlamento statale [...]




Reuters

venerdì 22 ottobre 2010 14:48
Berlusconi a Faz: mi ricandiderò, su alleanza Fli si vedrà


Frankfurter Allgemeine Zeitung
22/10/2010
Silvio Berlusconi im Gespräch mit der F.A.Z.: Natürlich trete ich wieder an.
„Ich kandidiere auf jeden Fall noch einmal“
Mit dem italienischen Ministerpräsidenten sprachen Jörg Bremer, Klaus-Dieter Frankenberger und Günther Nonnenmacher



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