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 Messo al sicuro il culo al Cavaliere 
 fino alla prossima salita al Colle,
 il capo dello Stato fa l’alfiere
 del bel sogno delle padane folle.

 Mentre “Federalismo!” invoca Bossi,
 Napolitano incontra Calderoli,
 delle riforme uno dei colossi,
 secessionista dai romani suoli.

 Non contento, al Vinitaly si fionda
 dove il sindaco loda, Flavio Tosi,
 il pensator della trovata immonda
 di bus per soli clandestin schifosi,

 colui che il tricolor tirava giù.
 “Le sue parole d’oggi faccio mie,
 la sua Verona è emblema di virtù
 senza razzismo e lotte con le etnie!”

 Zaia sprizza una gran felicità:
 “E’ dei nostri oramai Napolitano
 e il sol di Napoli ci scalderà
 come dei nostri monti il sol padano!”

 Tutto questo è avvenuto di mattina,
 prima d’aver brindato ad Amarone,
 il che vuol dir che corre alla rovina
 la nostra miserevole Nazione.

 La morale? L’arzillo ultraottantenne
 vuol giungere alla fine del mandato
 da angustie e da preoccupazioni indenne.
 “Cuor di leone non si è mai mostrato,

 pertanto non s’impicci di riforme,
 dorma a Napoli, a Capri, a Positano,
 poiché farebbe certo un danno enorme
 giocando allo statista con il nano”.

 Carlo Cornaglia
 Da Il Misfatto, 11 aprile 2010


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