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Hypocrite journaliste, tu fingi di non capire

Il Foglio
25 ottobre 2009
Ora non si può nemmeno fare l’amore in pace con un trans
L'Elefantino


"Il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile. Per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti". 
(Giuliano Ferrara, MicroMega n. 1/2002, pag. 140)


Il Giornale
26 ottobre 2009
Il premier avvisò Marrazzo: c’è un video su di te

Corriere della Sera
26 ottobre 2009
Il retroscena dell'inchiesta
Marrazzo avvertito da Berlusconi: 
a Milano hanno un video contro di te 
Venne offerto alla Mondadori. 
Il governatore cercò di acquistarlo da un’agenzia
Fiorenza Sarzanini

Roma - Tre giorni prima dell’arresto dei carabinieri della Compagnia Trionfale, Silvio Berlusconi ha avvisato Piero Marrazzo che alla Mondadori era stato offerto il video che lo ritraeva in compagnia di un transessuale. E il governatore del Lazio ha contattato l’agenzia fotografica Photo Masi per cercare di recuperare quel filmato. È l’ultimo, clamoroso, retroscena che emerge dall’indagine sul ricatto al presidente della Regione. Rivela infatti come lo stesso Marrazzo — proprio come era avvenuto a luglio quando fu sorpreso nell’appartamento romano di via Gradoli — abbia deciso di non presentare alcuna denuncia, cercando invece di chiudere personalmente la partita. Comincia tutto la scorsa settimana quando l’agenzia Photo Masi di Milano contatta il settimanale Chi e offre il video.
LA CHIAMATA DA ARCORE - Racconta il direttore Alfonso Signorini: «Me l’ha offerto la titolare Carmen Masi e io l’ho preso in visione. Mi disse che il prezzo era di 200.000 euro trat­tabili. Ho spiegato subito che non mi interessava, però — come spesso avviene per vicende così delicate — ho detto che ne avrei parlato con i vertici dell’azienda. Ho subito informato la presidente Marina Berlusconi e l’amministratore delegato Maurizio Costa, con i quali abbiamo concordato di rifiutare la proposta». È a questo punto che, presumibilmente, la stessa Marina Berlusconi avvisa il padre di quanto sta accadendo. Lunedì scorso il presidente del Consiglio visiona le immagini. Poi chiama Marrazzo. Lo confermano ambienti vicini al capo del governo e lo stesso Marrazzo — quando ormai la vicenda è diventata pubblica — lo racconta ad alcuni amici, anche se non specifica a tutti chi sia l’interlocutore che lo ha messo in guardia. Durante la telefonata Berlusconi lo informa che il video è nella mani della Mondadori, gli assicura che la sua azienda non è interessata all’acquisto e gli fornisce i contatti della Photo Masi in modo da cercare un accordo direttamente con loro. L’obiettivo del capo del governo appare chiaro: smarcare il suo gruppo editoriale da eventuali accuse di aver gestito il filmato a fini politici, ma anche mostrare all’opposizione la sua volontà di non sfruttare uno scandalo sessuale. Una mossa che arriva al termine di trattative con altri quotidiani a lui vicini che avevano comunque ritenuto il filmato «non pubblicabile », come ha sottolineato il direttore di Libero , Maurizio Belpietro, quando ha raccontato di averlo visionato.
L'INTERMEDIARIO - In ogni caso il governatore capisce che si è aperta una via d’uscita, probabilmente è convinto di potersi così sottrarre al ricatto dei carabinieri. Telefona alla titolare della società e prende un appuntamento per il mercoledì successivo. L’accordo prevede che sia un suo intermediario ad andare a Milano. È il «metodo Corona», con la vittima che tenta di far sparire dal mercato materiale compromettente. Carmen Masi avverte Max Scarfone, il fotografo che ha avuto il video dai militari del Trionfale e ha incaricato lei di occuparsi della vendita. Gli prenota via Internet un biglietto ferroviario per farlo andare nel capoluogo lombardo e assistere all’incontro. Gli investigatori del Ros capiscono che devono intervenire perché la trattativa è nella fase finale, dunque il filmato rischia di essere distrutto con l’eliminazione della prova dell’estorsione. Alle 23 di martedì scorso bloccano Scarfone alla stazione e lo portano in caserma per l’interrogatorio. Il foto­grafo conferma quanto già emerge dalle intercettazioni telefoniche. All’alba viene perquisita la Photo Masi e sequestrata una copia del video. Alle 18 la stessa squadra del Ros entra nella redazione di Chi per prendere la seconda copia. L’appuntamento con il governatore viene immediatamente annullato.
LO STUPORE DEI PM - Il giorno dopo Marrazzo è convocato in Procura. «Credevo che i magistrati dovessero parlarmi di qualche indagine legata agli appalti», racconterà poi ai collaboratori. E i pubblici ministeri gli comunicano di aver scoperto il ricatto dei carabinieri, lo interrogano come parte lesa. Lui racconta l’irruzione, spiega di aver consegnato gli assegni, ammette anche che nella casa del transessuale c’era cocaina. Ma nulla dice di quanto lui ha tentato di fare per cercare di bloccare la pubblicazione del video. Di fronte ai magistrati si mostra anzi stupito che ci sia un'indagine in corso. Appare sconvolto, impaurito per le conseguenze. A questo punto c’è una sorta di «patto tra gentiluomini» come lo definiscono negli ambienti giudiziari. Si decide che, quando la notizia sarà pubblica con l’arresto dei 4 carabinieri, lui dovrà dire che si tratta di una «vicenda privata» e nessun altro fornirà dettagli. E invece, di fronte al clamore, Marrazzo reagisce in maniera diversa. Parla di una «bufala», addirittura ipotizza che quel filmato sia «un falso» lasciando così intendere che all’interno dell’Arma sia stato ordito un complotto ai suoi danni. Una linea di difesa incomprensibile, visto che lui stesso ha appena ammesso tutto davanti ai magistrati, che alla fine lo costringe alla resa. E adesso i magistrati stanno verificando se quanto è stato scoperto finora — uso dell’auto di servizio, droga nell’appartamento del trans — possa far cambiare la sua posizione giu­diziaria.


Il Giornale
24 ottobre 2009, 
Roma - Il Pdl invita le altre forze politiche a partecipare ad un tavolo sul piano per le riforme della giustizia, una specie di riedizione della Bicamerale del ’97, guidata da Massimo D’Alema... 


Corriere della Sera
22 febbraio 1998
"Le riforme ispirate dalla societa' del ricatto"
Gherardo Colombo: vogliono ridimensionare la magistratura per proseguire nei patti occulti 
"Le tendenze della bozza Boato sono sulla strada del ritorno al passato" 
"Non lanciamo messaggi: il nostro riferimento e' la legge" 
"L'amnistia equivale a oblio: gli accordi sottobanco trovano forza nelle cose non scoperte"
Il pm del Pool: "La strada dell' Italia verso la 'normalità'? Per ora vedo farsi avanti solo il vecchio"
di Giuseppe D' Avanzo 

MILANO - C'e' in Italia una "societa' del ricatto" frutto degli opachi compromessi degli ultimi venti anni della Repubblica. Una "societa" ben viva, ben vegeta, assai vivace. Per nulla convinta di dover cedere il passo. Al contrario, obbligata - per garantirsi il futuro - a riprendere in mano il "gioco" della politica. Il pubblico ministero Gherardo Colombo non parla con impeto. Sceglie le parole, lentissimamente, una dopo l'altra, torturandosi i capelli pazzamente scarruffati. Il suo ragionamento non e' rassicurante: la Bicamerale e' figlia di quella "societa' del ricatto", come la chiama. Il tentativo di riscrivere la seconda parte della Costituzione e' la sola strada a disposizione di quella "societa" per occultare il passato. La conclusione del magistrato inquieta: "La nuova Costituzione puo' avere come fondamento quel ricatto". Gherardo Colombo occupa una stanza appartata nel lungo corridoio della Procura di Milano, lontano dall'elegante ufficio di Francesco Saverio Borrelli. Ogni angolo, nella sua stanza, e' intasato da faldoni giudiziari. Il pubblico ministero ha lo scrittoio assediato dalle "carte". Vi emerge a fatica soltanto il video del computer. La Bicamerale... "Se vuole parlare di Bicamerale bisogna fare un premessa...". Facciamo la premessa... "Le mie considerazioni non vogliono (come e' ovvio) e non potrebbero (come e' giusto) condizionare il lavoro del Parlamento nella riscrittura della seconda parte della Costituzione. Le mie sono soltanto osservazioni di carattere generale sul tema della giustizia e dei modi di amministrarla". Premessa fatta. Cominciamo. I lavori "costituenti" del Parlamento sono lo sforzo di ridefinire, con il rapporto tra i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato, un orizzonte di pacificazione nazionale indicando valori e modi da tutti condivisi. E' il percorso che, per dirla con una fortunata espressione di D'Alema, dovrebbe guidare l'Italia verso la "normalita". Domanda: lei condivide le ragioni di questo tentativo? "Io credo che sia giusto preparare e costruire la "normalita'". Purtuttavia non bisogna dimenticare la storia recente e passata. La ricerca della pacificazione non deve ignorare l'esistenza del conflitto". Lei ritiene necessario il conflitto? "Ritengo necessario che si consideri il conflitto. Le spiego il perche'. Io credo che una societa' moderna e complessa debba vivere cercando l'armonia, ma tenendo conto dell'esistenza di contrapposizioni e rendendole evidenti. La trasparenza del conflitto e' il presupposto essenziale per il suo superamento. Conflitti tra opposti mondi di valori, di interessi e opposti modi di organizzare la societa', lo Stato, la rappresentanza. Al contrario, nella "normalita'" che ci viene agitata sotto gli occhi, io vedo farsi avanti non il nuovo, ma il vecchio. Meglio, l'antico. Non il conflitto trasparente, ma il compromesso opaco". Perche' il compromesso, a suo avviso, e' necessariamente opaco? La "politica non e' il luogo delle cose desiderabili, ma di quelle fattibili" diceva Aldo Moro. La politica e', per definizione, l'arte del possibile e, quindi, del compromesso. "Il compromesso in Italia e' stato sempre opaco e occulto. Le dico di piu', negli ultimi venti anni la storia della nostra Repubblica e' una storia di accordi sottobanco e patti occulti. L'Italia la si puo' raccontare a partire da una parola...". Una parola sola? Quale? "Ricatto". Ricatto? "Mi spiego con qualche esempio. Dallo sbarco degli alleati in Sicilia, e dalla scelta di coinvolgere la mafia per facilitarlo, si e' stabilito un rapporto di "quieto vivere" con questa organizzazione criminale, che ha caratterizzato decenni della nostra storia. E' stato un accordo necessariamente occulto. E ancora piu' occulto e opaco e' stato necessariamente il suo perpetuarsi. Cosa ha potuto produrre se non il ricatto? Il ricatto dei poteri criminali sulla politica. Un altro esempio di quel modo di governare il Paese con il compromesso, e poi con il ricatto, e' il "caso Cirillo". Ricorda? Una parte della Dc si accorda con la camorra di Raffaele Cutolo per la liberazione dell'assessore Ciro Cirillo concedendo, in cambio, l'accesso della criminalita' alle risorse pubbliche della ricostruzione post - sismica. E potrei continuare: i fondi neri dell'Iri; la P2...". Ma lei parla di un passato ormai remoto. "Lei dice?". Lei dice di no? "Io dico di no. Situazioni attuali, sintomo della stessa logica, se ne potrebbero trovare a decine. Io dico che nel metabolismo politico - sociale del Paese ci sono ancora le tossine dei ricatti possibili e sono queste tossine che consigliano di organizzare le nuove regole della Repubblica non intorno al conflitto, ma intorno al compromesso. E un passaggio chiave di questa necessita' della societa' politica e' appunto la Bicamerale". Lei mi sta dicendo, se non capisco male, che la Bicamerale e' la strada obbligata per chi, partecipe degli illeciti di ieri, oggi e' obbligato a scegliere l'accordo perche' non puo' permettersi un conflitto che, con quel passato, sarebbe troppo rischioso? "E' detto in modo un po' brutale, ma e' quel che penso. Ecco perche', a mio avviso, la Bicamerale deve anche affrontare la questione della giustizia. E' evidente, infatti, che oggi molti appartenenti al potere giudiziario non rispondono alle regole del compromesso, e se le regole non valgono per tutti e' come se non esistessero". Dell'oggi parliamo subito dopo, ma anche nel piu' recente passato, perbacco, la magistratura non mi e' sembrata estranea a quel sistema che lei chiama "del ricatto". Anzi credo che la magistratura sia stata uno degli snodi di quella strategia. "Ieri anche la magistratura, salve eccezioni rese inoffensive, ha fatto parte di quella societa' del ricatto che e' stata (e purtroppo e' ancora) l'Italia. Le inchieste erano aperte o rapidamente finivano nel nulla per sostenere il ricatto della politica. Ricorda cosa accadde a Sarcinelli, capo della vigilanza della Banca d'Italia, arrestato quando si opponeva al salvataggio di Michele Sindona? E ricorda come mori' Giorgio Ambrosoli?". E oggi? A suo avviso, oggi la magistratura e' estranea alla "societa' del ricatto", per usare la sua espressione? "Oggi la magistratura e' meno inserita in quella societa'. Magari fa degli errori. Magari scivola in qualche sconfinamento. Magari c'e' chi e' ancora omologo a quel sistema. Per questo, credo, quella "societa'" minaccia la sua indipendenza. Il problema e' tutto li'. La magistratura e' una variabile non coerente con il sistema consociativo. Per questo infastidisce, preoccupa, inquieta. Potere diffuso per antonomasia, puo' rompere in qualsiasi punto e imprevedibilmente il patto del silenzio, della complicita' consociativa che il ricatto consiglia. Ecco la necessita' di ridimensionare l'indipendenza del magistrato. Una magistratura meno indipendente, o addirittura dipendente, non riuscirebbe piu' a svolgere il controllo di legalita' che le e' proprio". Le chiedo, ancora una volta in modo un po' brutale: lei crede che la bozza Boato che sara' discussa dal Parlamento abbia quest'obiettivo? "Questo non lo so, ma con franchezza posso dirle che il sistema di controllo dell'azione giudiziaria, ieri, passava attraverso le scelte dei capi dell'ufficio. La magistratura si e' liberata da questo cappio e Mani Pulite e' stata possibile". E domani? "Per domani le tendenze sono evidenti. L'aumento dei membri del Consiglio superiore nominati dal Parlamento, l'istituzione di un procuratore disciplinare (e cioe' di controllo di ogni singolo magistrato) eletto dal Senato sono sulla strada di un ritorno al passato. Ovvero a un limitato esercizio di verifica dell'applicazione delle leggi. Diventerebbe problematica la possibilita' di svelare le cause del ricatto. La strada da percorrere, a mio avviso, e' un'altra: svelare tutti gli illeciti, indicare tutte le responsabilita'. Solo cosi' la nuova Costituzione non avra' come fondamento il ricatto. Solo cosi' la societa' italiana potra' crescere tra trasparenti conflitti e non accompagnata da occulti accordi". Lei parla di "ricatto", eppure avevamo ricavato l'impressione che Mani Pulite avesse disarticolato il sistema della corruzione... "Disarticolato? Vuole scherzare? Noi abbiamo appena inciso la superficie della crosta. Se avessimo disarticolato qualcosa, dinanzi alle difficolta' di vedere evase le nostre rogatorie internazionali, il ministro di Grazia e Giustizia si sarebbe mosso, avrebbe investito il suo collega degli Affari esteri. Il ministro degli Esteri avrebbe sollecitato i governi stranieri. E invece...". E invece? "E' storia d'oggi. Dopo un anno di impasse, e' la sortita del procuratore confederale Carla Del Ponte a smuovere qualcosa o almeno la promessa di qualcosa. No, ahime', abbiamo toccato soltanto la superficie. Chi non e' stato toccato dall'azione della magistratura e ha scheletri nell'armadio si sente non protetto, debole perche' ricattabile. La societa' del ricatto trova la sua forza, appunto, su cio' che non e' stato scoperto". C'e' chi accusa: Mani Pulite ha colpito soltanto una parte del sistema politico (Dc, Psi) non testando colpevolmente - per interesse, convenienza, appartenenza politica o culturale - le responsabilita' di altri (Pci - Pds). C'e' chi dira': Colombo e, con Colombo il pool, invia un messaggio a D'Alema: "Attento, se passa la riforma verremo a cercare gli scheletri nel tuo armadio e sappiamo che ci sono". "Un discorso di questo genere si basa su una serie di premesse false. Per lo meno tre. Primo, che noi non abbiamo approfondito con la stessa attenzione tutte le responsabilita', da una parte e dall'altra. Secondo, che la Procura di Milano ha la possibilita' di scegliere i temi e le persone da indagare indipendentemente dall'esistenza di una notizia di reato. Terzo, che non siamo indipendenti. Una volta si diceva da questa o quella forza politica. Oggi si dice dalla nostra voglia di potere, dai nostri interessi personali". Bene, e' vero, le premesse di quell'accusa possono essere queste. Lei che risponde? "Che noi abbiamo approfondito tutte le responsabilita', da una parte e dall'altra, e' dimostrabile anche documentalmente. Puo' muovere l'obiezione che le mie parole siano una minaccia solo chi pensa che noi abbiamo delle cose nel cassetto e le sviluppiamo o meno a seconda di quel che succede intorno. Via, la falsita' delle premesse non consentirebbe di affrontare la critica e tuttavia qualche cosa voglio aggiungere". Aggiunga. "Il nostro riferimento esclusivo e' la legge. Pensi quanti, quante volte, e con quali mezzi hanno tentato di dimostrare il contrario senza riuscirci. Le vicende e le soluzioni della Bicamerale, come di qualsiasi altra sede al di fuori di quella giudiziaria, non hanno la capacita' di influire sul nostro lavoro. Voglio dire che tutto cio' e' assolutamente indifferente rispetto all'amministrazione della giustizia". Non le pare che l'amnistia possa essere una soluzione all'esigenza di rimuovere le cause del ricatto? In fondo, se il ricatto si basa sul timore della punizione degli illeciti commessi in passato, che cosa ci potrebbe essere di meglio adesso che evitare la loro punibilita' attraverso un generalizzato provvedimento di clemenza? "Non credo che la forza del ricatto stia nel timore di essere puniti, quanto nella paura di essere scoperti. Per quanto si sia perso il senso dell'onore, i rapporti tra l'opinione pubblica continuano a funzionare con riferimento piu' alla responsabilita' che alla punibilita'. E allora le cose non cambierebbero molto, soprattutto in un Paese come il nostro dove la pena, salvi gli emarginati, e' applicata eccezionalmente. Per dire, la maggioranza dei reati di cui ci occupiamo cadra' in prescrizione. L'amnistia equivale a oblio: produce occultamento del conflitto e diventa generatrice del ricatto. Se vuole, ricominciamo da capo". No, per carita', fermiamoci qui. Puo' bastare, grazie.



Pd: Bersani, saro' leader a modo mio
(Agi) - Roma, 25 ott.
- E' Pier Luigi Bersani il nuovo segretario del Pd. L'annuncio del risultato delle primarie é arrivato poco prima delle 23 e a darlo é stato Dario Franceschini. "Dai dati che abbiamo, anche se geograficamente non omogenei, emerge con chiarezza che Pier Luigi Bersani é il nuovo segretario. L'ho già chiamato per dargli atto della vittoria", ha detto.
  E Bersani si é presentato poco dopo ai microfoni della sala stampa poco dopo. "E' una vittoria di tutti", ha assicurato, "e nella vittoria di tutti c'é anche la mia". Ora, ha spiegato, "farò il leader a modo mio". E il Pd 'made in Bersani' sarà "un partito popolare" e "dell'alternativa" al governo.


"In quell’agosto del 2003 a Bersani toccò non di chiudere il meeting ma di aprirlo, fianco a fianco col più importante dei preti storici di Comunione e Liberazione, autore della prima storia del movimento in tre volumi, don Massimo Camisasca. E conquistò la platea assegnando a Comunione e Liberazione nientemeno che la primogenitura della sinistra italiana passata, presente e futura.“Se vuol rifondarsi, la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra ideale”, disse Bersani. “La vera sinistra non nasce dal bolscevismo ma dalle cooperative bianche dell’Ottocento. Il partito socialista è venuto dopo le cooperative, il partito comunista dopo ancora, e i gruppi nati col ‘68 sono tutti spariti. Solo l’ideale lanciato da CL negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare. È lo stesso ideale che era anche delle cooperative: un fare che è anche un educare. Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito Comunista Italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito ‘Comunità e Libertà’. Perché tra noi e voi le radici sono le stesse”."
(Sandro Magister, "Da Giussani a Bersani", Da “L'espresso” n. 33 del 18-25 agosto 2006) 



Originale

votaberlusconi.it
Laboccetta: Sto preparando 10 domande al presidente Marrazzo 
23 ottobre 2009 ore 16:48
"I contorni e gli scenari della vicenda Marrazzo sono ben più gravi di quello che appare, i giornali purtroppo, fatte alcune eccezioni mostrano una cautela che non é stata affatto adottata in altri casi. 
Sto preparando e inoltrerò al presidente Marrazzo dieci domande, ispirandomi a quelle del quotidiano ’Repubblica’, per sapere cosa c’era in quel video, se ha pagato e con quali soldi ha pagato e con chi intratteneva certi rapporti". Lo ha affermato Amedeo Laboccetta, deputato Pdl e componente della commissione parlamentare Antimafia. "Noto un certo doppiopesismo nella rappresentazione di fatti in cui Marrazzo potrebbe aver esposto l’istituzione che rappresenta".

votaberlusconi.it
Capezzone: il caso Marrazzo insegni alla sinistra ad evitare i doppiopesismi 
23 ottobre 2009 ore 16:33
 "Da cittadino, e da cittadino che vota nel Lazio, ho mille motivi di dissenso da Piero Marrazzo, e mi auguro che dalla prossima primavera non sia piu’ Governatore regionale.Ma oggi gli esprimo totale solidarieta’. 
E` indecente che la lotta politica possa essere basata su ricatti, violazioni della privacy e invasioni nella vita privata". Lo ha affermato Daniele Capezzone, portavoce della Pdl. "La polemica va fatta sulla politica, non certo con questi mezzi. E sarebbe auspicabile che anche la sinistra adottasse questo metodo, sia per I suoi esponenti che per I suoi avversari, senza doppiopesismi"



La Repubblica
25 ottobre 2009
Intervista a Piero Marrazzo. 
"In questa storia ne esco a pezzi, maciullato"
"Non ne ho parlato subito con i magistrati per paura e vergogna"

"Adesso io mi sono autosospeso da presidente della Regione e dal Pd: lo dovevo ai miei elettori, ai cittadini del Lazio, per una forma di estrema coerenza. Vede, il mio caso è diverso da quello di Berlusconi. Non credo che siano storie parallele. Anche perché hanno due epiloghi completamente differenti. Il senso delle dieci domande di Repubblica al presidente del Consiglio è, credo, questo: o racconta la verità o si dimetta. Io ho raccontato la verità ai giudici e poi mi sono dimesso. Come vede, due storie diverse".


http://www.pieromarrazzo.it/
il sito è in fase di aggiornamento



Il tempo libero

pieromarrazzo.it
Due o tre cose che so di me.

Mi chiamo Piero Marrazzo e vorrei raccontarvi due o tre cose che so di me. Ho 46 anni e sono nato a Roma, all'Aventino il 29 luglio 1958.
La famiglia è la mia vera grande passione. Ho tre figlie: Giulia che ha 14 anni, Diletta che ne ha 11 e la più piccolina, Chiara, che da poco ha compiuto tre anni. Con loro e con Roberta, la donna della mia vita, passo tutto il mio tempo libero. 


Cattolico, con un percorso tutto suo

Corriere della Sera
15 dicembre 2004

E' laico o cattolico? 
«Laico, riformista, socialista in politica. Come uomo, ho un mio percorso di fede, da cattolico». 
Perchè il mondo cattolico, per il quale Storace si è dato tanto da fare con leggi e contributi, dovrebbe preferire Marrazzo a chi si propone come suo paladino? 
«Perchè non bastano leggi e dichiarazioni. Contano i valori: come si vivono nella coscienza e nell' attività pubblica. E io credo in grande umiltà di avere dimostrato i miei valori di riferimento». 


Ingelosire i mariti

Corriere della Sera
15 dicembre 2004

Veniamo alla Mussolini. Si dice che il suo 2-3% farà la differenza. Vero o falso? 
«Può sicuramente essere un elemento che cambierà lo scenario dei risultati». Ora Alessandra è in campo. Ma non teme che Berlusconi la convinca a ritirarsi, trasferendo così i suoi voti su Storace? 
«Parliamo di una donna rigorosa e onesta. Non credo che possa essere sensibile a offerte simili. Comunque resta una donna di destra, della stessa area culturale di Storace». 
Cosa farebbe lei per convincerla a restare candidata? 
«Mi hanno consigliato: rose rosse ogni mattina. Ma non vorrei ingelosire il marito».






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