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Vignetta di Bandanas

Ho seguito con interesse la discussione tra i frequentatori di questo blog sull'arrivo di Luca Telese a "Il Fatto". Capisco perfettamente la sorpresa e, in qualche caso, lo sconcerto che l'assunzione di un redattore de "Il Giornale" ha suscitato.

Per quanto mi riguarda sono però felice di avere Luca come collega nel quotidiano dove anch'io andrò tra poco a lavorare. Telese è un cronista politico serio, onesto, dall'ottima penna e, soprattutto, dalle ottime fonti. E questo, per un giornale che vivrà di notizie, è un buon segnale.

Certo, per dieci anni ha ricevuto uno stipendio dalla famiglia Berlusconi. Come scrive qualcuno, non si è occupato di Vittorio Mangano o dei processi del Cavaliere. È tutto vero. Bisogna però ricordare che in Italia, a differenza di quanto accade (qualche volta) in altri Paesi, i giornali - tutti, o quasi - non se la prendono mai con i propri editori. Anzi, di solito li sostengono al di là del lecito e del buon gusto. Ma Telese, pur lavorando per Berlusconi (l'ho fatto pure io, tra il 1987 e il 1994), non ha mai tifato per Berlusconi. E, in ogni caso, i lettori avranno modo di misurare le sue capacità nelle prossime settimane quando "Il Fatto", un quotidiano che non vuole avere né padroni né padrini, arriverà finalmente nelle edicole.

Il dibattito della rete intorno al suo nome spinge comunque a una riflessione politica. Le elezioni del 2008 hanno dato a Silvio Berlusconi una larga vittoria. Per arrivare a cambiare il governo del Paese debbono perciò verificarsi due condizioni. La prima: deve esistere un'alternativa credibile. Un alternativa che oggi non c'è ancora. Nel nostro piccolo noi de "Il Fatto" cercheremo di contribuire alla sua nascita. Come? Non appoggiando questo o quello, ma segnalando, sulla base della cronaca (cioè dei fatti), chi merita e chi no.

La seconda condizione, poi, è per così dire numerica: bisognerà convincere chi vota Berlusconi a non votarlo più. Operazione difficile, ma non impossibile. L'elettorato del premier, infatti, non è formato nella sua maggioranza da pericolosi delinquenti, da evasori fiscali indefessi o da corruttori incalliti. Gli elettori di centro destra non sono nemmeno antropologicamente diversi dal resto dei cittadini o sono tutti soliti aderire in maniera fideistica alla figura del Cavaliere.

Tra questi elettori, invece, ci sono molte persone ancora ancorate alle ideologie del '900 - da qui la continua e non casuale chiamata alle armi del premier contro i comunisti - che per questo evitano di riflettere sulla qualità del loro leader. Ve ne sono poi altre che sono legittimamente disinformate: non si può pretendere che chi si sveglia alle 5 del mattino per andare a lavorare legga più quotidiani, navighi sul web o acquisti libri d'inchiesta. Si deve invece pretendere la completezza dell'informazione televisiva.

Infine nel centro-destra ci sono centinaia di migliaia di uomini e di donne che scelgono Berlusconi perché delusi dalle altre opzioni (per esempio i molti operai che votano Lega). Insomma si tratta di un elettorato composito che, come quello del centro-sinistra, va spinto a ragionare.

Noi de "Il Fatto" cercheremo di farlo con l'unica arma a nostra disposizione: le informazioni. Il nostro compito sarà quello di mettere in circolo notizie vere (oggi troppo spesso nascoste) sulle quali poi incardinare la discussione. Non è molto. Ma di questi tempi, credetemi, non è nemmeno poco.
(Vignetta di Bandanas)


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