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La mafia e i poliziotti dilettanti: nemici o alleati?

From The Economist print edition
Aug 13th 2009 | Naples
Italy's vigilantes 
On the beat
Are the Mafia and the amateur police enemies or allies?

Spronate dalla Lega Nord molte città del Norditalia si sono munite di gruppi di vigilantes, accettati ufficialmente, e regolamentati a partire dall'8 agosto. Il sindaco di Roma crede, invece, che sia meglio lasciare che siano le forze di polizia ad occuparsi dei crimini e della tutela dell'ordine pubblico. Le pattuglie di dilettanti/tutori della legge sono state accolte con ancor meno entusiasmo al Sud. Molte città della Campania, il cui capoluogo é Napoli, hanno deciso che, nelle loro strade, vigilantes dilettanti non se ne vedranno. Tuttavia, Cipriano Cristiano, sindaco di Casal di Principe, cittadina di 22.000 abitanti a nord di Napoli, spera di avere al più presto in azione due pattuglie composte da tre persone. I vigilantes denunceranno violazioni in campo edilizio e nello smaltimento dei rifiuti, e anche la presenza di immigrati clandestini - un impegno pericoloso, se eseguito con scrupolo. Infatti la città e i suoi dintorni sono territorio del clan dei Casalesi, arricchitisi proprio grazie all'edilizia e allo smaltimento clandestino dei rifiuti, e resi famosi in tutto il mondo dal libro e dal film "Gomorra". Antonello Ardituro, magistrato del team specializzato che conduce le indagini sui Casalesi, ipotizza che il clan potrebbe far infiltrare i propri uomini tra i vigilantes, controllando così il territorio ancor più da vicino. "Questa é una città in cui le alte cariche sono state protagoniste di episodi di collusione con la mafia" dice Marco del Gaudio, collega di Ardituro. In un luogo dove la delinquenza minorile non crea problemi, pattugliare le strade può essere rischioso, perchè molte persone sono armate. Quando il sindaco discuterà il suo progetto con la polizia, entrambi potrebbero trovarsi d'accordo con i magistrati. Dove il crimine organizzato spadroneggia anche i reati minori dovrebbero essere una faccenda per professionisti. (trad.   http://www.osservatoriosullalegalita.org/  )

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Quis custodiet ipsos custodes? Quis limitabit ipsos limitatores?

"...da noi i fondamentalismi, anziché correggerli, tendiamo ad alimentarli.da una parte e dall'altra. Davanti all'ennesimo ritorno dei moschettoni, risfoderati per combattere o difendere il valore riconosciuto all'insegnamento della religione cattolica nelle nostre scuole, chiedo con tutte le mie forze ai contendenti di uscire dai loro panni antiquati e di ricostruire il loro rapporto, non sull'antica sfiducia reciproca, ma sulle ragioni nel frattempo insorte di possibile fiducia. Lo chiedo, se posso permettermelo, alla Cei e ai cattolici, perché accettino come segni distintivi del cristiano quelli indicati da Locke, la carità, la mitezza e la benevolenza anche verso coloro che non professano la fede cristiana. E lo chiedo, forse ancor più, ai non credenti, i quali non rimuoveranno la diffidenza della Chiesa sino a quando continueranno a teorizzare che le leggi si fanno solo per dare spazio alle libertà individuali e non anche per porre ad esse quei limiti che corrispondono ai vincoli morali da cui la società è tenuta insieme. Lo so che qui viene subito agitato lo spettro dello Stato etico, ma è uno spettro fuori posto. La verità è che una società che non sa identificare i vincoli morali che la uniscono dimostra di non esistere". 
(Giuliano Amato, Il Sole 24 Ore, 15 agosto 2009)

"Signor Presidente del Consiglio, non vi è nulla di personale da parte mia nei suoi confronti; anzi, le riconosco un'indubbia bravura tecnica, ma il problema sta proprio in questo. Di chi e di quali interessi lei ha messo a disposizione la sua bravura tecnica nel passato e oggi?
Faccio alcuni esempi sui quali possiamo in futuro tornare nuovamente. Perché il 7 gennaio del 1992, inviato dall'onorevole Craxi a Milano per fare il commissario del PSI, a seguito delle inchieste giudiziarie allora in corso definì l'operazione Mani pulite "il classico scandalo montato sul nulla"? Non risponda che in quel periodo non sapeva nulla di come andassero le cose nel suo partito. Più volte ci ha pensato in questi anni lo stesso Craxi a ricordarle il suo ruolo. Ad esempio, il 7 febbraio del 1997, quando egli ricordò agli italiani che lei "in quanto vicesegretario del PSI non poteva non sapere giacché" - sono le parole di Craxi - "con le cattive abitudini del PSI, compreso il finanziamento illegale, è stato a contatto quotidiano e" - continuava Craxi nelle sue esternazioni - "se ne è avvalso (giacché) i suoi rapporti con l'amministratore Balzamo erano diretti ed eccellenti". Craxi ci informava anche che "di questi dettagli si sarebbe tornato a parlare". Egli non può più farlo e lei è tornato a Palazzo Chigi. Come nel 1992. E tutti oggi hanno voglia di dimenticare in fretta. 
Perché ancora sin dal 1983 e soprattutto nel periodo 1992-1993 lei, presidente Amato, si è rapportato con la giustizia - ed è questo il problema vero - sempre in comportamenti omertosi e in omissioni concludenti? (Commenti dai banchi del centro-destra).
Perché nel 1983, quando lei venne mandato da Craxi a Torino per fare il commissario del partito decapitato anche in quel caso dagli arresti per lo scandalo Zampini, lei se la prese così tanto con l'allora sindaco Diego Novelli per essersi rivolto alla magistratura e "non aver risolto politicamente" - sono le sue parole - "la faccenda"? Perché il 27 agosto del 1992 partecipò, nonostante fosse Presidente del Consiglio, alla riunione indetta da Craxi per studiare la strategia di delegittimazione dei magistrati di Mani pulite nonostante ciò fosse, come ha di recente ricordato l'allora ministro di grazia e giustizia Martelli, contrario ai doveri istituzionali? Perché, come ha avuto modo di riferire Craxi nel dicembre del 1992, dopo il primo avviso di garanzia da lui ricevuto, l'allora capo della polizia Parisi prima di andarlo a trovare per consegnargli dei tabulati telefonici illegittimamente acquisiti si recò proprio da lei, signor presidente Amato, per informarlo? E perché lei, che pure era pubblico ufficiale in quanto Presidente del Consiglio, ha taciuto sul fatto che erano state disposte ed effettuate attività di illecite interferenze in violazione della legge? 
Non dica, la prego, che non ne sapeva nulla, altrimenti come si spiegherebbe la ragione per cui nell'estate del 1992 lei, nella sua qualità di Presidente del Consiglio convocò a Roma il suo Ministro dell'ambiente e letteralmente lo aggredì per avere egli espresso parole di solidarietà ai magistrati di Milano con le seguenti testuali parole: "Ma che hai fatto, dovevi prima telefonare a Bettino, dovevi prima consultarti con me, come ti permetti, cosa ti è saltato in mente?".
Soprattutto, come spiegherebbe perché, in particolare il 24 agosto 1992, lei così si espresse con il suo predetto Ministro: "Bettino ha ragione, io ho i rapporti di Parisi e di tutti i Servizi che dicono che bisogna fermare questo pool, che dicono che questi stanno mettendo in pericolo le istituzioni… Questo è il parere unanime della Polizia e dei Servizi… è un disegno eversivo di un settore della magistratura"?
(Antonio Di Pietro, rivolgendosi all'allora presidente del Consiglio, Giuliano Amato, Senato della Repubblica, Roma, 3 maggio 2000)


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