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Al lavoro per mantenere gli impegni:

Il contratto con le italiane 
(e quello con le straniere)


"Un impegno personale e un regalo in denaro alle due giovani ex schiave del sesso cha raccontavano le loro tragiche vicende. Si è concluso così, stamattina, l'incontro privato tra Silvio Berlusconi e don Oreste Benzi, nella residenza del premier a Palazzo Grazioli. Il sacerdote, da anni impegnato nella lotta alla prostituzione, ha chiesto al presidente del Consiglio un impegno preciso: un decreto legge per vietare la consumazione di atti sessuali con le straniere che si prostituiscono (le vere vittime del racket), sia sulla strada sia nei locali. Un provvedimento che renderebbe punibili anche i clienti.
E, per mostrare le drammatiche condizioni di vita delle extracomunitarie ridotte in schiavitù, il prete ha portato al colloquio due donne: una ventenne bulgara e una minorenne albanese, rapite entrambe, all'età di 14 anni, nei rispettivi Paesi. Il racconto delle loro esperienze, secondo quanto raccontato da Don Benzi, ha commosso "fino al pianto" Berlusconi, che, al termine dell'incontro, dopo aver ricordato di avere figlie della stessa età, ha donato loro cinque milioni a testa: un gesto che, secondo il sacerdote, si può interpretare come "un segno contro la povertà di queste ragazze".
Questo sul piano simbolico. Su quello concreto, il premier si è mostrato possibilista sulle proposte di Don Benzi: "Ora me ne occuperò io", ha assicurato. Ecco perché il sacerdote si è detto ottimista: "Lo Stato - ha ricordato - non può essere connivente con la prostituzione, non può mantenere l'appetito sessuale di dieci milioni di clienti. Berlusconi è rimasto sorpreso di quanto gli ho detto. Non si è pronunciato, ha ascoltato, ma mi ha detto che dopo i 100 provvedimenti di questi primi mesi di governo, comincerà con la prostituzione. Mi ha detto che ne parlerà con i suoi collaboratori"".
(La Repubblica, Roma, 17 gennaio 2002)

"GT: Come è andata? PD: Bene, niente busta però. GT: Veramente? PD: Giuro. Come mai? Tu mi avevi detto che c'era una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina. GT: Uhm"
(Titolo: "E la mattina Patrizia disse a Tarantini: "Silvio é affettuoso, ma non mi ha dato la busta", pag.2, La Repubblica, 21 luglio 2009)




Avviso fortissimo ai malintenzionati

La Repubblica Milano.it
8 agosto 2009
Per l'Expo nasce un comitato antimafia
Una torta da 11 milioni di euro che fa gola al crimine organizzato che ha già messo forti radici in Lombardia. Per contrastarlo e anticiparne le mosse nasce un Comitato per la legalità che per superconsulenti a scelto Salvatore Boemi, Giuseppe Grechi, Mario Mori e Giuseppe di Donno
di Rodolfo Sala

In Lombardia ci sono 11 miliardi di euro da spendere in tre anni per realizzare opere, tra cui quelle necessarie per l’Expo: strade, ferrovie, ma anche ospedali. Una montagna di soldi che, parola di Roberto Formigoni, ha già cominciato a fare gola alle organizzazioni criminali, come sempre interessate a mettere le mani sui grandi appalti. Il governatore ne è certo: dice di aver «percepito, da vari segnali, un rischio ambientale notevole». Di qui la decisione di insediare un Comitato per la legalità che affiancherà la Regione ponendosi un duplice obiettivo: vigilanza preventiva e contrasto ai tentativi di infiltrazione di mafia e ‘ ndrangheta negli appalti legati alle grandi opere.
Tanto per far capire che i rischi sono notevoli, e che la risposta deve essere forte, Formigoni cala quattro assi. Sono i nomi dei superconsulenti chiamati a dar vita — con una «disponibilità del tutto gratuita» — al Comitato, quattro «servitori dello Stato» da tempo impegnati sul fronte della lotta alle organizzazioni malavitose: Salvatore Boemi, magistrato amico e collaboratore di Giovanni Falcone; Giuseppe Grechi, presidente emerito della Corte d’ Appello di Milano, per anni ai vertici del Csm; il generale Mario Mori, braccio destro del generale Dalla Chiesa, già capo dei Ros che catturarono Totò Riina ; il colonnello Giuseppe Di Donno, capo di gabinetto di Mori al Sisde. Da settembre tutti impegnati nel monitoraggio sulle procedure di affidamento degli appalti, lo studio dei meccanismi di controllo e prevenzione, forniranno al e alla giunta indicazioni per rendere «ancora più trasparenti» le erogazioni dei regionali.
Formigoni tiene a precisare di non essere tenuto «in termini di legge» a prendere questa iniziativa che dichiara «guerra aperta alla criminalità». Ma aggiunge di ritenerla «assolutamente necessaria». Forse perché pensa che, in particolare a Milano, i rischi di infiltrazione mafiosa sono sottovalutati? Domanda d’obbligo, dopo che Letizia Moratti e la maggioranza di centrodestra del consiglio comunale hanno bloccato la costituzione di una commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in vista degli appalti legati all’Expo. Risposta del governatore: «Non amo interferire e giudicare ciò che fanno altre istituzioni. Però nei miei colloqui con diverse autorità è da tempo che rilevo segnali di grande allarme, così mi sono dato da fare per mandare un avviso fortissimo ai malintenzionati».
Il Comitato per la legalità ha il via libera anche dell’o pposizione. Carlo Porcari, capogruppo del Pd al Pirellone: «Avevamo chiesto di insediare una struttura regionale per vigilare sugli appalti dell’Expo, non possiamo che condividere questa decisione che allarga il campo dei controlli sugli appalti; per il suo ruolo, Formigoni ha antenne più alte delle nostre. Possiamo dire che si tratta di una buona cosa, anche per la qualità delle persone scelte».  


Il Giornale
9 agosto 2009
Grandi opere e criminalità Moratti: «Bene task force ma riferirà al prefetto»
Il commissario straordinario per l’Expo Letizia Moratti «apprezza l’istituzione di un Comitato per la legalità da parte del Tavolo per la Lombardia». Ma conferma che «le sue competenze e prerogative faranno riferimento al costituendo Comitato di Sicurezza e di vigilanza sull’appalto delle opere, già concordato tra me e il governo, e che sarà presieduto dal prefetto di Milano». Una nota sintetica con cui il sindaco ieri ha ridimensionato la task force contro le infiltrazioni criminali nei cantieri presentata due giorni fa dal governatore Roberto Formigoni e di cui faranno parte Salvatore Boemi, pm collaboratore di Giovanni Falcone, Giuseppe Grechi, presidente emerito della Corte d’Appello di Milano, il generale Mario Mori, prefetto della Repubblica, e il colonnello Giuseppe De Donno. Formigoni aveva denunciato il «rischio notevole» che associazioni di stampo mafioso tentino di infiltrarsi nei tanti cantieri che stanno fiorendo nella Regione, in vista dell’Expo 2015 ma non solo». Da qui, la creazione di un comitato per la legalità e la trasparenza, che da settembre vigilerà sugli appalti delle grandi opere regionali.
La Moratti ha voluto puntualizzare che il pool riferirà al prefetto (e quindi al governo). Ma in un botta e risposta attraverso le note, Formigoni a sua volta ieri le ha ricordato che il comitato avrà competenza per tutte le opere, «che siano o non siano in riferimento a Expo o altre manifestazioni» e che gli investimenti su strade, autostrade, ospedali «superano gli 11 miliardi e sono destinati a crescere».



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