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Nel nome di Silvio, di Bondi e del Popolo


Mistero della consustanzialità

Noi e il Popolo siamo uniti con il presidente Berlusconi 
"Il Popolo è una cosa sola con Silvio Berlusconi. Noi siamo una cosa sola con lui. Gli attacchi contro di lui sono attacchi contro di noi."
La sua battaglia per la libertà è anche la nostra. Il suo impegno per cambiare l`Italia è lo stesso che ci anima. Questa unità nessuno la potrà scalfire e rispetto ad essa non faremo nessun passo indietro". Lo ha affermato Sandro Bondi, Coordinatore Nazionale Pdl, che è ritornato a difendere il presidente Silvio Berlusconi dalla campagna stampa della quale è oggetto.
(votaberlusconi.it, 19 giugno 2009, ore 15:16)


Professione di fede

"Egregio direttore sono costretto per la seconda volta in pochi giorni a difendermi dal tentativo di Repubblica di denigrarmi, sia usando il «bastone», cercando di colpirmi negli affetti più cari, sia ricorrendo, come ha fatto Eugenio Scalfari in un articolo pubblicato ieri, a deliberate quanto provocatorie insinuazioni..." 
(Sandro Bondi, Pdl, ministro per i Beni culturali, dall'epistola al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, Il Giornale, 22 giugno 2009)

Martirio

Bondi: Repubblica censura la mia lettera. Questa è la loro democrazia
"E’ paradossale che Repubblica che da mesi getta fango sul premier utilizzando i piu’ sleali mezzi a disposizione del giornalismo, e che quasi in modo ossessivo insiste con le ’10 domande a Berlusconi’, non trovi lo spazio per un intervento di un uomo politico che oltre ad essere ministro, é il coordinatore del partito di maggioranza e governo". Con queste parole Sandro Bondi desidera "richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica democratica riguardo al comportamento scandaloso del quotidiano La Repubblica che ha ignorato una mia lettera indirizzata ieri a Ezio Mauro in cui rispondevo alle illazioni politiche di Eugenio Scalfari. Quello che piu’ mi spiace é la slealta’ di certo giornalismo - conclude Bondi - che usa la clava e poi teme le repliche, dettate dall’amore per il confronto civile e per la verità dei fatti".
(votaberlusconi.it, 22 giugno 2009, ore 15:16)



Ex partibus infidelium

"L'invettiva del ministro Bondi nei confronti di "Repubblica", ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale "un'insidia per la democrazia". Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un'insidia. I cittadini sono avvertiti. Quanto all'accusa di ignorare le repliche vogliamo rammentare all'onorevole Bondi che l'obbligo ai giornali di pubblicare qualsiasi lettera di ministri non è stabilito per legge. Almeno per ora".
(Repubblica.it, 23 giugno 2009)

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Corriere della Sera
23 giugno 2009  
Intercettazioni, il testo in commissione al senato dopo il sì della camera
Il Pdl accelera sulla nuova legge 
Il nodo delle inchieste in corso
Dino Martirano

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La linea editoriale promessa a chi?

"Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa e tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. E' avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E' accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi". (Augusto Minzolini, direttore Tg1, Tg1 edizione delle 20, 22 giugno 2009)


Questa ondata di smentite che arriva alla stampa italiana non si ritorce contro la credibilità dei giornali? 
"Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Il rinnovamento del Parlamento italiano è un fenomeno anche sociologico di cui la stampa deve dare conto: io non dimentico mai che il mio referente è il lettore e non il politico e che il mio compito è quello di rappresentarlo come è senza mediazioni". 
Rappresentarlo anche nei suoi aspetti privati? E' giusto frugare nella vita intima di chi ci governa, è utile? 
"Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico" (Augusto Minzolini, intervista a La Repubblica, 29 ottobre 1994)



Ma dov'é la notizia?

«Le do una notizia: il Tg4 da stasera (ieri ndr.) esce di scena».
Be’ questo è uno scoop: in che senso esce di scena?
«Annuncio che il mio telegiornale non si occuperà mai più di queste storiacce».
Ma il diritto di cronaca?
«Ma cos’è questa? Cronaca? È soltanto un’aggressione indecente. Io non ne parlerò più».
(Emilio Fede, intervista a Il Giornale, 21 giugno 2009)


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