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Te Deum e Thanksgiving

"Mentana scrisse una lettera a Fedele Confalonieri nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2008 - dopo una cena con i vertici di Mediaset e tutti i suoi direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi - chiedendo al presidente di Mediaset di aiutarlo ad uscire dal gruppo. 
"Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale - ha scritto Mentana - dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo". A rivelare della lettera e' proprio l'ex conduttore di Matrix nel suo libro "Passionaccia" (Rizzoli), in uscita domani. Mentana ha anticipato un parte del libro nel corso di un'intervista a "Vanity Fair". Questo il testo della lettera scritta al presidente di Mediaset: "La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine... Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo... Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi". Mentana nell'intervista rivela molte tappe della vicenda che ha portato alla fine del suo rapporto professionale con Mediaset: su quella notte ("Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dependance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi"), su come Confalonieri lo convinse a restare, e sul perchè il 9 febbraio scorso, la sera della morte di Eluana, l'azienda scelse invece la rottura. "L'aspetto della nostra 'rottura' che mi e' dispiaciuto di più - dichiara Mentana - è che Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze". Con Mediaset c'e' tuttora un contenzioso aperto: "Ho presentato una richiesta di reintegro al Tribunale del lavoro - conclude Mentana - La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Dopodichè, anche se dovessi vincere, Mediaset potrebbe "risolvere" immediatamente il contratto. Ma voglio che siano loro a dire che mi mandano via".
(iltempo.ilsole24ore.com, 12 maggio 2009)

"...Al mattino del 26 maggio, di buon’ora un colpo di cannone annunciò al popolo la festa dell’incoronazione. Le artiglierie tuonavano come si trattasse di un bombardamento. I vetri delle case vicine al Foro Bonaparte e di quelle circostanti al Duomo caddero in frantumi. La piazza del Duomo era tutta un grande padiglione ornato di bandiere. Era stata costruita una galleria coperta, delimitata da pali disposti a guisa di colonnato, che dalla porta del palazzo reale conduceva a quella centrale del Duomo. Entrato che fu in Duomo, Napoleone sedette sul piccolo trono, circondato da dignitari civili e militari e quando entrò nel coro, il cardinale arcivescovo intono il Veni Creator; dopo l’orazione il sovrano consegnò ai grandi ufficiali la mano di giustizia, lo scettro, la corona, la collana, il manto e la spada dell’impero. L’arcivescovo di Bologna Carlo Oppizzoni portò allora sull’altare la corona ferrea, che era collocata su d’una credenza situata in cornu Epistolae. Si recitarono le litanie dei santi e il celebrante iniziò la messa e la continuò sino all’epistola, dopo di che benedisse gli ornamenti reali, che furono riconsegnati al sovrano. Sua Maestà ascese quindi all’altare, prese la corona ferrea e se la pose in capo inserendola nella corona imperiale pronunciando la frase: “Dieu me l’a donnée, gare à qui y touchera” (Dio me l’ha data, guai a chi me la toccherà). Depose poi la corona sull’altare, e dal piccolo trono si portò con il suo corteggio al gran trono. Anche l’arcivescovo, attraversata la chiesa, salì presso il trono e proclamò a gran voce: Vivat imperator, rex in aeternum. Il clero tutto ripeté Vivat, imitato da tutti i presenti. Il Vivat eseguito dalla musica destò negli astanti vivissimo entusiasmo. All’elevazione, l’ufficiale addetto alla corona dell’imperatore, gliela tolse per breve tempo dal capo. Sua Maestà s’inginocchiò, ma dopo l’elevazione, si rialzò e riprese la sua corona. Terminata la messa, il grande elemosiniere portò di nuovo al sovrano il libro degli evangeli. L’Imperatore-Re, seduto con la corona in capo e la mano alzata sul vangelo, emise il solenne giuramento, dopodiché il capo degli araldi proclamò ad alta voce: “il gloriosissimo re Napoleone è coronato ed intronizzato. Viva l’imperatore e re”. Una scarica d’artiglieria annunciò alla città l’avvenuta incoronazione di Sua Maestà.
S’intonò il Te Deum, durante il quale il segretario di Stato stese il verbale della prestazione del giuramento. Dopo il Te Deum, il clero tornò ai piedi del trono con il baldacchino per ricondurre il sovrano alla porta.
Nel pomeriggio, un’ora dopo l’incoronazione, Napoleone con Giuseppina “Si portò alla chiesa di S. Ambrogio. Il cardinale arcivescovo presentò l’acqua santa alle Loro Maestà, che furono accompagnate sotto il baldacchino portato dai canonici sino al trono per esse apparecchiato nel presbiterio. L’arcivescovo intonò il Te Deum che si cantò dai musici, quindi pronunciò le orazioni. Intonò quindi il Tantum ergo che si cantò dai musici e diede la benedizione col Santissimo Sacramento. Si chiudeva così una giornata destinata a restare negli annali della storia".
(harmoniagentium.it: le notizie qui riportate, oltre che dalle fonti storiche originali e dai giornali dell’epoca, provengono in particolare dall’esteso articolo “La solenne incoronazione di Napoleone Bonaparte” pubblicato sul periodico «Terra Ambrosiana» (marzo/aprile 2005), a firma di Fausto Ruggeri)



ilgiornale.it
13 maggio 2009
Mentana e quella mail a Confalonieri
di Stefano Zurlo

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Bon ton internazionale

Il Giornale
30 aprile 2009
Lambertow premiato dai giapponesi
Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante. La cerimonia di consegna si svolgerà il 10 giugno nella residenza dell’ambasciatore giapponese in Italia Hirosyasu Ando. I meriti di Dini? «Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia impegnandosi, durante il suo mandato al ministero degli esteri, alla realizzazione di eventi culturali tra 2001-2002». Tempestivi, non c’è che dire. Ma ancor oggi Dini contribuisce «allo sviluppo delle relazioni bilaterali» tanto che è uno dei sei consiglieri del «Praemium imperiale», il Nobel giapponese delle arti.

Ambasciata del Giappone
Roma

Roma, 7 maggio 2009

Gent.mo 
Dott. Mario GIORDANO
Direttore Responsabile
Il Giornale
Via Gaetano Negri, 4
20123 MILANO 

Egregio Direttore,
 
ci riferiamo all'articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato "Lambertow premiato dai giapponesi". Nel medesimo si legge "Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi". 
  E’ ben accetta l'attenzione prestata alla notizia del conferimento dell'onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l'espressione utilizzata per identificarci, ossia "musi gialli", abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l'espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all'altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.
  Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull'espressione "musi gialli giapponesi" come apparsa sul Vostro giornale.
  Attendendo una Sua risposta in merito, Le porgiamo distinti saluti. 
Shinsuke Shimizu, Ministro e Vice Capo Missione  

P.S.- Anticipiamo, inoltre, che la presente lettera sarà pubblicata in ogni caso sul sito della nostra Ambasciata al fine di informare i Vostri numerosi lettori.

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Censura!

votaberlusconi.it
Capezzone: Il Tg1 ha "dimenticato" la copertura del 100% delle spese per la ricostruzione delle case colpite dal terremoto 
13 maggio 2009 ore 16:09
 "Che succede al Tg1? Oggi nell’edizione delle 13.30 il principale telegiornale della Rai e’ riuscito nell’impresa di non comunicare la notizia (diffusa dalle agenzie in tempo assolutamente utile per la messa in onda) dell’emendamento governativo che garantisce la copertura del 100% delle spese per la ricostruzione delle case colpite dal terremoto".
Cosi’ si è espresso Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, che ha osservato: "Vista la professionalita’ di molti giornalisti del servizio pubblico e’ da presumere che la notizia non sia sfuggita: e allora resta da capire chi, e perche’ - si sia assunto la responsabilita’ di censurarla".

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Come viene visto Berlusconi nel resto del mondo: qui

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"ma va là", "ma mi faccia il piacere", "ma la smetta", "ma lasci stare"

La Repubblica
13 maggio 2009
Veronica e le donne
al tempo del Cavaliere
di Natalia Aspesi

"Lui un buon uomo addolorato, un marito ferito, un padre che, pur oberato dai suoi impegni internazionali, passa le serate col figlio e spera solo in una riconciliazione, in nome dell'amore e della famiglia: lei una povera donna che è caduta in una trappola mediatica, una moglie che si è fatta plagiare, una persona fragile, incapace di autonomia, forse addirittura disturbata, per non dire matta. 
La vera trappola mediatica è invece la "rotocalchizzazione", quella che il potente sbarramento di quotidiani, settimanali, mensili, televisioni, siti al servizio del premier, ogni giorno si spalanca su Veronica Lario, per macchiarla, denigrarla, distruggerla. Per fare di lei non una moglie che non sopportando più le umiliazioni e le stranezze del marito, chiede come è suo diritto la separazione, ma una creatura suggestionabile, instabile, irragionevole, soggetta a incubi, forse addirittura pericolosa a sé e agli altri. É come se all'impero della comunicazione di cui il premier è padrone, fosse stato ordinato non tanto di far rilucere le sante ragioni di un marito sofferente per le folli accuse di una moglie, contemporaneamente sottolineando la sventatezza e i torti di lei: ma piuttosto di rendere questa moglie da subito inaffidabile, incapace di intendere e volere, nel caso decidesse prima o poi di dire la sua: perché nessuno conosce, oltre alle virtù di un marito, i suoi segreti, gli errori, le debolezze, i peccati, gli abissi, più di una compagna di trent'anni di vita. 
Ma la signora Lario tace, non reagisce a nessuna provocazione, ha scelto, con grande intelligenza e fermezza, il silenzio... quel silenzio, quell'ombra, quell'invisibilità, mettono a disagio i lanzichenecchi dell'insulto, li fanno sentire impotenti, nell'incapacità di creare un vero e proprio scontro che consenta loro aggressioni sempre più violente e infamanti. 
Il silenzio, per ora, è la lama più affilata...
...Le donne sono tornate a essere il bersaglio del maschilismo più fascistoide, con giornali che delle signore che danno fastidio pubblicano subito foto discinte e rastrellamento di ex amanti, perché la donna torna ad essere solo corpo, solo sesso, da disprezzare, irridere, additare al pubblico ludibrio, oppure, se servizievole, da esaltare e promuovere, soprattutto nella freschezza e stupidaggine della minore età. Bastava vedere nell'ormai celebre puntata di Annozero, con che disprezzo virilista l'avvocato Ghedini al servizio del premier e quindi promosso parlamentare, trattava Emma Bonino, la cui fermezza, e intelligenza, e preparazione, e storia, meritano sempre ascolto; ma non per Ghedini, cresciuto alla scuola che se irridi e parli sulle parole dell'altro, quelle parole preziose vengono cancellate. E nella stessa trasmissione si ha avuto la conferma che anche le donne hanno perso la testa: dopo che Noemi Letizia è stata paragonata a Cenerentola, la direttrice di un settimanale rosa, graziosa anche se non minorenne, ha spiegato il suo appoggio al presidente del consiglio in veste di marito perché "è bellissimo" e pure molto galante. Il boato del pubblico l'ha molto stupita, e amareggiata. Tutti i settimanali di gossip, non solo quelli di proprietà berlusconiana, con qualche distinguo, hanno elogiato, in questa occasione di prezioso pettegolezzo, oltre al politico, il tombeur des femmes, dando vita al nuovo Principe Azzurro che fa impazzire le donne: ultrasettantenne, sempre truccato, con cinque figli e due mogli, simpaticamente donnaiolo, e con un patrimonio e un potere immenso che nessun principe azzurro tradizionale si è mai sognato di possedere... "


La Repubblica
9 maggio 2009
L'amaca
di Michele Serra

Nell' arena di Annozero ci si aspettava una grande prova retorica dell' avvocato Ghedini. Chi più chi meno, siamo tutti cresciuti nel mito del principe del foro. Serata deludente: Ghedini ha messo in campo una raffica incessante di "ma va là", "ma mi faccia il piacere", "ma la smetta", "ma lasci stare", interrompendo chiunque stesse parlando, e a volte anche se stesso. Una specie di squash verbale, la parola ricacciata addosso a chi la pronuncia con una vigorosa racchettata, una prova atletica più che dialettica, come se Ghedini avesse fatto non giurisprudenza, ma l' Isef. La signora Bonino, dio ce la preservi, ha cercato di tenergli testa parlando di politica. O meglio, certificando con la propria presenza l' esistenza di altri politici all' infuori di Berlusconi. Ma anche questa circostanza non rientrava nella percezione del mondo dell' avvocato Ghedini. Il popolo è con Berlusconi, anzi il popolo è Berlusconi. La politica è Berlusconi, la gente è Berlusconi, l' Italia è Berlusconi, la verità è Berlusconi, la realtà è Berlusconi. Il resto è una specie di insensato game-over: pochi e ininfluenti "parrucconi e snob" (parole di Ghedini) la cui unica funzione è tenere allenato Ghedini nelle serate in cui non ha di meglio da fare.


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