.
Annunci online

abbonamento
0
commenti


Raffaele Fitto
Sito ufficiale

Rassegna

08/04/2009
Sole 24 Ore
Piano casa, nuova riflessione

Roma - Il decreto legge con le semplificazioni statali per il piano casa e il rilancio dell'edilizia slitta ancora di una settimana. Lo ha annunciato ieri, a sorpresa, il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, al termine della riunione della Conferenza con i Governatori.

08/04/2009
Repubblica
Slitta il piano casa: Serve una pausa di riflessione

Roma - Slitta il ddl sul piano casa: non sarà all'ordine del giorno del consiglio dei ministri di domani. Decisione presa ieri per consentire una ulteriore riflessione con le Regioni. L'annuncio è del ministro Raffaele Fitto e del presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani. Il ddl dovrebbe approdare in cdm dopo Pasqua.

.


Corriere della Sera
8 aprile 2009
Il «piano casa» riparte dall’Aquila: prima le famiglie e i giovani  
Il premier conferma anche il Ponte di Messina. Ma la Lega: quei 5 miliardi possono servire per l’Abruzzo
Antonella Baccaro
Mario Sensini

Roma — Partirà con la ricostruzione de L’Aquila il progetto di Silvio Berlusconi per le «new town», le nuove città, che diverrà parte integrante del «piano casa» del governo. Lo ha annunciato ieri il presi­dente del Consiglio nella conferenza stampa tenuta nella caserma della Guardia di Finanza a Coppito, nei pressi della città abruzzese devastata dal sisma del 6 aprile. «Chiederemo ai giovani e alle famiglie di prenotare le nuove abitazioni e realizzeremo i nuovi insediamenti a misura delle richieste», a L’Aquila ma anche vicino a tutti gli altri capoluogo di provin­cia in Italia, ha spiegato il premier illustrando quello che ha già chiamato il piano delle «cento città». Per le altre misure, che riguardano l’amplia­mento della cubatura delle abitazioni non condominiali e la demolizione e la ricostruzione di edifici fatiscenti bisognerà, comunque, attendere ancora qualche giorno. Slitta infatti a dopo Pasqua il varo dei provvedimenti.
«Abbiamo parlato con il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e abbiamo deciso di prendere qualche giorno di riflessione» ha detto il ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto, al termine dell’incontro tra l’esecutivo, i governatori e i rappresentanti degli enti locali. Il piano casa dovrebbe articolarsi in un decreto e un disegno di legge, con la semplificazione delle procedure amministrative e, nell’arco di tre mesi, successive leggi regionali che regolino gli ampliamenti di cubatura, l’abbattimento e la ricostruzione di nuovi edifici. Secondo una bozza dei provvedimenti allo studio, sparirebbe la Dia, la Denuncia di inizio attività, e non ci sarebbe bisogno di licenze edilizie o autorizzazioni per abbattere muri, realizzare aperture, creare pareti divisorie o cambiare destinazioni d’uso a casa propria. Tutti i nuovi interventi dovranno comunque rispettare le norme antisismiche nelle zone classificate a rischio, come ha ribadito ieri Berlusconi, che ha ripetuto di non voler rinunciare in alcun modo alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina del costo di 1,3 miliardi. «Ne ho parlato con Tremonti — ha detto —, non ci sono preoccupazioni per reperire i fondi necessari per fare ciò che sarà necessario fare». Il riferimento è probabilmente ai 5 miliardi del fondo istituito dal Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica) e de­stinato ad eventuali emergenze. «Questi soldi potrebbero bastare alla ricostruzione in Abruzzo, che ora è la priorità del governo – spiega il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli –. Ma se così non fosse, allora si dovrà rivedere un po’ tutto il piano delle Grandi Opere». Sulla necessità di mantenere tra i progetti quello del Ponte sullo Stretto, il sottosegretario leghista osserva: «Se Berlusconi dice che i fondi per il Ponte ci sono, bene. L’importante è che non si sacrifichino altre opere come quelle per l’Expo di Milano». Nel frattempo, però, Impregilo, che si è aggiudicata nel 2006 la commessa per la realizzazione del Ponte, attende ancora l’ordine di inizio di attività. Oggi intanto ci sarà una preriunione del Cipe che dovrà stanziare i primi fondi del pacchetto «Grandi Opere» da 10,8 miliardi.


Il Messaggero
10 aprile 2009
Consulenze d’oro:
condannato Castelli

Roma - La Corte dei Conti del Lazio ha condannato al pagamento di circa 100 mila euro l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli e due alti funzionari dello stesso dicastero per danno erariale. L’accusa riguarda la stipula di due contratti di consulenza ad una società, la Global Brain, che era incaricata della misurazione dell'efficienza del sistema giudiziario. Laconico il commento di Castelli: «Si sono limitati a guardare le carte burocratiche, e non si sono minimamente interessati di verificare se il risultato c'era o no. E i risultati della consulenza alla società Global Brain ci sono stati eccome».

Corriere della Sera
10 aprile 2009
Corte dei conti
Castelli dovrà risarcire 100 mila euro
Nei mirino dei magistrati contabili gli incarichi di consulenza dell’allora Guardasigilli alla «Global Brain»
Laura Martellini

ROMA — Una consulenza assegnata in maniera «irrazionale e illegittima». Per questo la Corte dei conti ha condannato l’ex Guardasigilli Roberto Castelli a restituire all’erario 50.000 euro insieme con Settembrino Nebbioso, allora capo di gabinetto del dicastero e che attualmente riveste lo stesso incarico con Angelino Alfano.
La vicenda risale ai primi del Duemila, quando il ministero affidò alla società Global Brain il compito di fare il punto sull’efficienza del sistema giudiziario. «Incarico senza macchie» secondo la difesa, che aveva ottenuto una prima vittoria nel procedimento penale, mai sfociato in un processo perché il Senato negò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Castelli.
La Corte dei conti, però, adesso batte cassa. Non solo per una consulenza assegnata senza alcun bando di gara, ma anche per la nomina tardiva della commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società. E che invece, secondo l’accusa, venne insediata quando il compito era pressoché concluso (per questa ragione, a Nebbioso vengono chiesti ulteriori 8.676 euro). Assolti Daniela Bianchini, Monica Tarchi e Marco Preioni: assegnati alla commissione, è stata accertata la loro estraneità.
Furono due le convenzioni stipulate con la Global Brain, e anche la seconda è costata a Castelli e Nebbioso (assolto invece per un altro capo d’imputazione) una ulteriore richiesta di danni per 47.473 euro (si sfiorano così i 100.000 totali). «Non si capisce l’utilità di un secondo incarico», viene argomentato in sentenza. Risposta: «Il primo studio andava sviluppato, alla società vennero addirittura tagliati i compensi».
Neanche un euro verrà chiesto indietro, invece, a Giovanni Tinebra, assolto «per difetto di colpa grave». Era il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che con la Global Brain stipulò altre due successive convenzioni, per il «miglioramento dell’assetto organizzativo». Riforma secondo l’accusa mai attuata. Ma perché allora spendere più di 100.000 euro? Per la difesa, il motivo è «nella carenza di personale interno qualificato. La decisione fu collegiale».
«Quel che più ci indigna— fa notare uno degli avvocati difensori, Dario Imparato — è che manca una legge che definisca una volta per tutte il ruolo del ministro, se politico o amministrativo. Perché se è la prima definizione a essere vincente, allora Castelli poteva scegliere chiunque, come consulente. E nessuno può dir niente».


Il Messaggero.it

9 aprile 2009
Ma sulle colpe è già scaricabarile
dal nostro inviato Paolo Mastri

L’Aquila - La prima sentenza è della Protezione civile. I tecnici di Bertolaso sono entrati ieri nel ventre collassato del San Salvatore, prima presenza umana dalla mattina di lunedì quando l’ospedale aquilano è stato dichiarato inagibile ed evacuato. Sorpresa: i danni irrimediabili sono quelli dell’”Edificio due”, ad ovest della chiesetta. 
E’ il cuore della struttura, che ospita le otto sale del polo chirurgico e altri servizi essenziali. Il resto lo dice la relazione riservata che il manager della Asl ha inviato al ministro Sacconi: la scossa delle 3,32 ha messo kappaò la parte più moderna e tecnologica del San Salvatore, edificata tra il 2001 e il 2003 con il cosiddetto ”quinto stralcio”, ultimo tassello di una complessa impalcatura di lotti, subappalti, finanziamenti e varianti cominciata nel lontano 1968. 
Un groviglio di atti amministrativi nel quale la Procura della Repubblica dell’Aquila dovrà cercare la bussola dell’inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo aperta martedì. Non crede nella fatalità, di fronte al crollo degli edifici più moderni, il procuratore Alfredo Rosini. Non ci crede neanche Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario nazionale, che annuncia l’apertura di un dossier L’Aquila. E forse fa bene se è vero, come si legge nel documento inviato al ministro, che progetto e cantiere del ”quinto stralcio” hanno dovuto osservare la normativa antisismica più severa prima della tragedia di San Giuliano di Puglia. E’ la famosa legge del ’96, ultimo strato dell’alluvione di norme che a partire dal 1974 ha seminato di molte incertezze la delicatissima materia del rischio sismico in Italia. 
Edificio a classificato ”strategico”, in zona sismica di ”grado due”: questa la carta d’identità del plesso ospedaliero sventrato da venti secondi di terremoto. Significa che il cosiddetto coefficiente di protezione deve essere aumentato del quaranta per cento, circa il doppio di quanto previsto per scuole e caserme. Eppure, tramezzi e solai sono crollati, dai plinti spezzati come grissini spuntano fuori i tondini di ferro. Segno, dicono i tecnici, che il calcestruzzo è di pessima qualità o che l’acciaio è stato armato da maestranze di scarsa professionalità, entrambi ingredienti assai utili ad abbattere i costi.
Letta nelle carte ufficiali, la salute dell’ospedale San Salvatore risulta invece ottima. I documenti che Il Messaggero ha potuto visionare sono già ordinati e pronti per essere consegnati alla procura della Repubblica, appena i magistrati titolari dell’inchiesta avranno un tavolo per lavorare. Carte che spostano l’area dei sospetti dallo studio dei progettisti al fango del cantiere. Il primo collaudo, c’è scritto, è del 1978, riguarda i lotti da uno a tre ed è corredato dalla perizia geomorfologica e dalla classificazione del rischio sismico. Procedura addirittura più scrupolosa quella seguita per gli ultimi collaudi, successivi alla legge del 1996: i progetti, ha ricostruito la direzione generale della Asl, sono stati depositati al Genio civile, che ha svolto le verifiche sui calcoli strutturali. Nel 2003, addirittura, sul San Salvatore si è posato anche il timbro della Commissione grandi rischi. Eppure, tre anni prima, un’inchiesta parlamentare che porta la firma del rettore aquilano Ferdinando Di Orio, allora senatore di maggioranza, bocciò senza appello l’ospedale: una voragine di denaro pubblico, riuscita in 27 anni nel miracolo di moltiplicare i costi per nove e a dividere per tre il numero dei posti letto. Sprechi e ritardi, una classica storia italiana. Sul cui finale pesa il rebus più delicato: è la legge post-San Giuliano del 2005, che ha aumentato al ”grado uno” il rischio sismico dell’Aquila. Norme ancora congelate dalle proroghe, che però sono già operative per gli edifici strategici. Se è esatto quel che sostengono molti tecnici, fatalità e operai distratti c’entrano sempre meno nel crollo dell’ospedale da 200 miliardi di lire.

Il Tempo.it
09 aprile 2009
Il progetto era del 1967
Il nuovo ospedale nato già vecchio
Un ospedale nuovo nato già vecchio. Ci sono voluti più di trent'anni per costruirlo ma è stata necessaria l'evacuazione dopo la forte scossa di terremoto.
Patrizia Pennella
 

La Repubblica
16 febbraio 1993
Le mille tangentopoli d' Abruzzo
dal nostro inviato Claudio Gerino

Chieti - Sembrano ormai inevitabili le elezioni anticipate a Chieti, dove l' intera giunta comunale - un monocolore dc - è finita in cella, accusata di concussione per un giro di tangenti sui lavori pubblici. Ultimi a finire in manette, sabato notte, il sindaco Andrea Burracchio e il consigliere dc Enzo Desiderio. La notizia della cattura del sindaco è stata salutata con un vero tripudio: gente nelle strade e davanti al penitenziario di Madonna del Freddo, tanto che, per evitare possibili disordini, polizia e carabinieri hanno inscenato un finto arresto. Al posto di Burracchio hanno portato in carcere una "controfigura" (un uomo della medesima corporatura che si è nascosto il volto) e solo quando le strade si erano ormai svuotate il vero sindaco è stato trasferito nel penitenziario. Con Burracchio e Desiderio sale a 116 il numero degli arrestati in Abruzzo per reati legati ad appalti, tangenti e truffe. Altro che "Isola felice", come la definì l' allora ministro Remo Gaspari, padre-padrone della regione: l' Abruzzo, in meno di dodici mesi, è entrato di prepotenza nel "Guinness" dei primati della "Tangentopoli" italiana. Sotto inchiesta ci sono oltre 300 amministratori locali e imprenditori. Una decina, poi, i parlamentari indiziati di reato. Un "giro" di miliardi intorno alle opere pubbliche progettate, finanziate, appaltate e, in molti casi rimaste incompiute. Volendo tracciare una "mappa", sia pure incompleta, della Tangentopoli abruzzese si deve partire proprio dall' ex ministro Gaspari: è accusato di peculato e abuso (autorizzazione a procedere concessa) per l' uso illegale di elicotteri dei vigili del fuoco durante la campagna elettorale. Avviso di garanzia per la socialista Elena Marinucci e per il comandante del nucleo elicotteri di Pescara, Silvano Colafigli e di quello dell' Aquila, Giacomo Ruggeri. Ma l' inchiesta principale riguarda la Giunta regionale abruzzese per i fondi destinati alla Formazione professionale distribuiti con criteri che la magistratura dell' Aquila ha definito "clientelari": gli arrestati sono undici, tra questi c' è anche l' allora presidente della Giunta, il dc Rocco Salini. Avvisi di garanzia anche all' attuale presidente, Vincenzo Del Colle e a Mario Pennetta, presidente del Consiglio regionale. Tra gli indagati compaiono anche Luigi Colella, presidente della sezione della Corte dei Conti e un componente del Co.re.co., Ugo Salinas. Sono tutti sotto inchiesta per abuso, falso e tentata truffa. Questi nomi compaiono poi in numerose altre inchieste avviate dalla magistratura abruzzese. L' elenco delle indagini sul "malaffare" concentrato a L' Aquila prosegue con gli acquedotti regionali (due funzionari regionali del Psi finiti in carcere, inchiesta aperta sull' ex assessore psi ai Lavori pubblici Ugo Giannunzio), con la vicenda dell' ospedale di Coppito (appalto alla Cogefar, inquisiti il presidente della Usl Antonio Bove e di un ex assessore comunale del Psi, Romano Fantasia) e con una lunga serie di abusi edilizi il cui principale imputato è, al momento, il deputato del Psdi Romano Ferrauto (otto avvisi di garanzia, otto autorizzazioni a procedere), ma in cui sono coinvolti altri esponenti socialisti ed un senatore dc, Enzo Lombardi. Ci sono poi risvolti inquietanti, come quelli che stanno scaturendo dall' inchiesta sui collegamenti tra politica e massoneria: tra gli indagati il segretario amministrativo regionale del Psi, Feliciano Giardino e il responsabile della Loggia, Maurizio Giuliani. E sui fondi sospetti al Psi c' è un' indagine che ha già portato agli arresti del consigliere comunale Francesco Giugno e dell' ingegner Carlo Papi. Avvisi di garanzia all' onorevole Domenico Susi e al segretario amministrativo Felice Giardino. A Pescara, invece, sono in corso altre scottanti inchieste, come quella sul Centro commerciale di Città Sant' Angelo (indagata la giunta comunale e l' assessore regionale al commercio, il dc Pino Molino), sullo scandalo degli "autobus d' oro" (avviso di garanzia all' ex assessore dc Attilio D' Amico), sui fondi elettorali (inquisito il sindaco dc Pino Ciccantelli), sulla discarica di Spoltore (avviso di garanzia al deputato socialista Piero D' Andreamatteo e al dc Rocco Salini) e su una serie di appalti Usl. Altra città sotto inchiesta è Teramo, dove per i corsi di formazione professionale sono inquisite 23 persone, tra cui l' ex presidente Psi del Consiglio regionale, Dino Di Giuseppe. Ad Avezzano gli arresti sono stati 23, altrettanti gli avvisi di garanzia. E tre le persone già condannate. Per l' appalto della discarica comunale sono finiti in carcere due imprenditori e l' ex assessore ai Lavori pubblici Di Matteo. I soldi, secondo l' accusa, sarebbero finiti nelle casse della Dc, gestiti dall' ex assessore regionale Ezio Stati. E inchieste sono in corso per il terminal degli autobus regionali Arpa e per il Nucleo industriale. E inchieste ancora a Lanciano, Ortona, Vasto... - 


sfoglia marzo        maggio
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0469937625002785]>