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Corriere.it
31 marzo 2009
Rifiuti pericolosi, arrestato Mario Chiesa
L'uomo da cui partì «Mani Pulite»
L'operazione del nucleo operativo ecologico dei carabinieri (Noe) di Milano
L'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio, secondo gli investigatori è l'uomo del 10%

Milano - Mario Chiesa è uno dei dieci destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura di Busto Arsizio per un vasto traffico di rifiuti. Chiesa, 65 anni, di Milano, è coinvolto nella gestione di un traffico illecito di rifiuti. L'accusa per lui è quella di truffa.
L'operazione 
Il nucleo operativo ecologico dei carabinieri (Noe) di Milano, coordinato dal gruppo cc tutela ambiente di Treviso, sta infatti eseguendo, da martedì mattina, dieci provvedimenti restrittivi. Nel servizio sono impegnati oltre 100 militari dell'Arma, anche del comando regione carabinieri Lombardia, con il supporto del secondo nucleo cc elicotteri di Orio al Serio, che stanno eseguendo anche una trentina di perquisizioni e il sequestro di un'importante azienda milanese operante nel settore del trattamento-smaltimento dei rifiuti. Al centro dell'indagine figura uno dei principali protagonisti dell'inchiesta «Mani Pulite» degli anni Novanta, Mario Chiesa, l'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio che con il suo arresto diede il via a «Tangentopoli».
Mani pulite
L'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio, secondo gli investigatori è l'uomo del 10%. Il nome di Chiesa è fortemente legato all'inchiesta di Mani Pulite della magistratura di Milano degli anni '90: è con il suo arresto, avvenuto il 17 gennaio 1992, fatto in flagranza di reato subito dopo avere intascato una busta con sette milioni di lire, una rata di quella che doveva essere la tangente per concedere l'appalto a una impresa di pulizia, che è iniziata la più nota inchiesta di Tangentopoli. Con l'arresto di Chiesa è emerso un vasto retroscena di concussione e corruzioni a largo raggio che ha poi coinvolti numerosi esponenti della politica, della finanza e dell'imprenditoria.

Di Pietro: «L'arresto di Mario Chiesa?
Tangentopoli non è mai morta»
«Sul piano personale mi fa riflettere il fatto che quell'uomo forse non ha capito la lezione»
Così il leader dell'Idv che nel 1992 da pm a Milano ne ordinò la reclusione

Roma - «Ho sempre sostenuto che Tangentopoli non è mai morta e che bisognava alzare la guardia e non abbassarla». Così il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, commenta l'arresto di Mario Chiesa nell'ambito di un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti.
«Sul piano personale - spiega l'ex Pm di Milano - mi fa riflettere il fatto che quell'uomo forse non ha capito la lezione. Ma sul piano etico e sul piano politico non è il solo e non è il primo: la verità è che in tutti questi anni è prevalso il senso dell'impunità, del poter fare quel che si voleva, perché tanto prima o poi sarebbe arrivata una legge, un indulto, un condono una denigrazione del magistrato o un blocco dei processi e di conseguenza una vittoria di chi delinque. Per Di Pietro «non è la stagione di Tangentopoli ad essere archiviata, semmai è finita da anni la stagione di "Mani pulite"». Tangentopoli era la città che bisognava ripulire con la ramazza, mentre "Mani pulite", era la ramazza con cui bisognava pulire il malaffare. A quella ramazza si è impedito di lavorare e in tutti questi anni si è preferito criminalizzare coloro che hanno scoperto i reati e non gli autori dei reati. Il risultato è - conclude il leader di Idv - è che ci ritroviamo sempre qui con gli stessi metodi».



luceraweb
(Portale internet di informazione della città di Lucera, 
comune del Subappennino Dauno in provincia di Foggia)

30 marzo 2009
Europee: Barbara Matera candidata
di Riccardo Zingaro

Dopo un primo tentativo andato a vuoto esattamente un anno fa, questa volta l’annuncio è arrivato direttamente dal congresso che nello scorso week-end ha visto la formazione del Popolo della Libertà: Barbara Matera sarà candidata nelle liste del partito di Berlusconi alle prossime elezioni europee.
A deciderlo è stato lo stesso Cavaliere che già a marzo 2008 la inserì in una “lista segreta” utile per le consultazioni politiche. Di quei 20 nomi, poi, solo alcuni sbarcarono realmente nella composizione delle liste elettorali, mentre per la 28enne lucerina la candidatura fu per il momento accantonata.
Dopo un recente passato da annunciatrice RAI, e prima da ballerina in programmi Mediaset, Barbara Matera ha intrapreso la carriera di attrice recitando nella fiction “Carabinieri” e in altri film per la TV. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione all’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche finalista al concorso Miss Italia.
“Per me è una grandissima occasione di crescita politica e personale – ha spiegato Barbara Matera contattata telefonicamente da Luceraweb – per la quale mi sento molto motivata e sicuramente più pronta rispetto all’anno scorso quando invece non mi ritenevo preparata. Tutti i passi che ho fatto finora sono sempre stati supportati dalle certezze e dalla preparazione. Oggi credo di essere all’altezza di quanto mi è stato chiesto, anche perché ho sempre e comunque coltivato la passione per la politica e per il mio partito, oggi ancora di più in grado di dare spazio ai giovani e al contributo che essi possono dare”. “Della candidatura di Barbara Matera ho appreso sabato a Roma al congresso nazionale del PdL – ha commentato il dirigente locale del partito Fabio Valerio – e a darmene notizia è stato l’onorevole Mario Mauro. Per me è motivo di orgoglio che una lucerina doc, e per giunta giovane, possa portare in alto il nome della nostra città”. 


Affaritaliani.it
25 marzo 2009
Expo, pm Ingroia: "A Milano c'è la Mafia ma viene ignorata". 
Dure repliche di Castelli e di Formigoni

"La mafia sta portando a termine una strategia offensiva al nord approfittando dell'Expo ma ho la sensazione che, da parte degli amministratori del nord, ci si sia abituati a questa convivenza e che si sia sottovalutato il problema". A dirlo è il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia nell' intervista a "Klauscondicio". Come esempio il magistrato ha citato il fatto che "nè Formigoni nè Letizia Moratti hanno mai sentito l'esigenza di contattarci per capire meglio i processi di penetrazione della mafia e dei suoi interessi nel sistema economico del nord". E questo, osserva, "nonostante il campanello d'allarme lanciato dalla Dda a proposito della longa manus della 'ndrangheta sui molteplici progetti in cantiere, prima ancora che siano cominciati i lavori". 
"Mi pare piuttosto - ha sottolineato - che l'approccio degli amministratori lombardi sia, come al solito, di sottovalutazione e convivenza: sottovalutazione, nel senso che si pensa che le organizzazioni e la criminalità organizzata siano fronteggiabili con l'azione della sola magistratura, senza il sostegno della pubblica amministrazione; convivenza, perchè si pensa che un'eventuale presenza di interessi mafiosi sia 'compatibilè con il sistema, senza capire che più tolleri la presenza della mafia e più la mafia ti toglie spazio e ti trasforma in suo strumento". 
Le reazioni - "Nessuno in Lombardia sottovaluta il fenomeno della mafia e della 'ndrangheta. Anzi, siamo angosciati da questo cancro che ci è stato "regalato" da una irresponsabile politica del confino". Lo dice Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture ed esponente della Lega Nord, in replica all' intervista al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia per "KlausCondicio". Castelli bolla come "offensive e sconcertanti" le parole di Ingroia: "In qualità di lombardo e di Sottosegretario alle infrastrutture a cui è stata conferita la delega per l'Expo 2015, mi sento toccato dalle affermazioni di questo magistrato". 
Per il sottosegretario il giudizio "dimostra una evidente ignoranza su come moltissimi enti locali lombardi abbiano sempre combattuto la mafia. Ricordo la lotta che la Lega Nord ha fatto contro la sciagurata legge sul confino che di fatto ha trapiantato la criminalità organizzata nella società lombarda. Ricordo l'azione del comune di Lecco negli anni '93-'94 che ha consentito di sequestrare al clan Coco-Trovato una serie di proprietà acquisite con lo spaccio della droga. Ricordo infine la mia personale azione che ha permesso di smascherare attività poco chiare sulla Statale 36". 
"Da ex Ministro della Giustizia - dice Castelli - ricordo al dottor Ingroia, che da semplice procuratore aggiunto, non ha titolo per ritenere che debba essere interpellato dagli amministratori milanesi. Ricordo che competenti su Milano sono la Direzione nazionale antimafia, la locale sezione distrettuale antimafia e la Procura milanese". Il sottosegretario invita Ingroia a trasmettere alle autorità "tutte le informazioni che possiede sulla attività mafiosa in Lombardia" ma osserva che per combattere il fenomeno "non abbiamo bisogno nè di proclami nè di magistrati in vena di protagonismo, bensì di un meritorio lavoro di indagine e di applicazione del codice penale" 
Il governatore - "Se Ingroia sa qualcosa faccia nomi e cognomi". È questa la prima reazione che giunge da fonti della Regione Lombardia alle parole del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, a 'Klauscondiciò. "È suo dovere istituzionale segnalare reati o ipotesi di reato che - aggiungono le stesse fonti - possono eventualmente non essere conosciute da noi oppure possono anche esserlo. Ma ci sembra che non dimostri una sufficiente conoscenza della realtà delle istituzioni lombarde nè del loro costante e forte impegno contro ogni forma di illegalità". Le stesse fonti regionali assicurano che una risposta ufficiale ci sarà da parte del presidente Formigoni - impegnato in queste ore a Madrid - al suo rientro a Milano, previsto per domani.

Marcello Dell’Utri intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, Corsera Magazine, 23 febbraio 2006:
"Nella intercettazione di una telefonata fra lei e Berlusconi, dopo che era scoppiata una bomba sul cancello degli uffici di via Rovani, voi, credendo che fosse stato Mangano a metterla, la definiste «affettuosa». Mi può spiegare che cosa intende per bomba affettuosa?
«Mangano era stato in villa e si era comportato benissimo! I suoi figli erano amici dei figli di Berlusconi, lui accompagnava Piersilvio e Marina a scuola. Se ci limitiamo alla persona che abbiamo conosciuto in quel periodo il termine giusto per definirlo è disponibile, affettuoso». Berlusconi le ha mai rimproverato di avergli portato in casa un mafioso? «Sarebbe stato crudele. Sapeva che non l’avevo fatto apposta»".

Marcello Dell'Utri intervistato da Klaus Davi per KlausCondicio su YouTube, fonte: corriere.it, 10 aprile 2008:
"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all`ergastolo, è morto per causa mia. Mangano, era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E` un eroe, a modo suo"

Il Manifesto
29 marzo 2009
Madonnina, tutta una mafia
di Davide Milosa

"...Milano, infatti, non è solo la capitale degli affari mafiosi ma è anche città di latitanti. I boss in fuga all'ombra della Madonnina hanno appoggi importanti. E così uno come Gianni Nicchi, l'ultimo vero erede dei Corleonesi, già delfino di Bernardo Provenzano e Nino Rotolo, nel capoluogo lombardo ha vissuto per mesi senza problemi. Dove? «Girava voce - racconta il pentito Andrea Bonaccorso - che Nicchi fosse a Milano protetto da Enrico Di Grusa». Di Grusa è il marito di Loredana Mangano, la figlia di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore. Non solo, secondo un altro pentito, assieme alla moglie gestirebbe una serie di cooperative costituite ad hoc per creare fondi neri utilizzati da Cosa nostra. Di più: Enrico Di Grusa, secondo i magistrati siciliani impegnati oggi nel processo al clan Lo Piccolo, «a Milano costituisce una filiale del mandamento palermitano di Porta Nuova dedita alla tutela di latitanti». Un nucleo, quello di Di Grusa, che da un lato «beneficia di amicizie importanti come quella con Marcello Dell'Ultri», vecchio amico di Vittorio Mangano, e dall'altro aggrega attorno a sé boss di livello come Sandro Mannino, uomo d'onore di Passo di Rigano che si incontra con le figlie dell'ex stalliere del presidente del Consiglio. Su questo lavora oggi il pool di Milano. Tutte vicende che prima si perdevano in mille rivoli, e che invece oggi compongono un unico romanzo criminale tutto da leggere".


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