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ovvero l'incredibile normativa vigente:

"Insomma, quella che in altri tempi si sarebbe giustamente definita una rete spionistica al comitato per la difesa della Repubblica sollecita solo qualche preoccupazione per la privacy dei cittadini richiamando l'attenzione del governo sull'eventualità di apporre il segreto di Stato sui dati finora consegnati. E Rutelli si ferma qui. E meno male che abbiamo un comitato per la difesa della Repubblica, la cui sicurezza, come si vede, rischia davvero di essere messa male, come da tempo peraltro andiamo dicendo. L'onorevole Rutelli, infatti, nel documento «esprime le proprie perplessità su tale situazione, resa possibile dalla normativa vigente». Il riferimento è all'incredibile autorizzazione che dieci anni fa i responsabili del ministero dell'Interno dettero al dottor Genchi, funzionario della Polizia di Stato, a mettersi in aspettativa e fare tutto quel po' po' di lavoro «spionistico» di cui abbiamo avuto finora cognizione solo in minima parte (il dott. Genchi attualmente è stato sospeso dal servizio perché indagato). La domanda che si pone allora è una sola. Perché il ministero dell'Interno, pur avendo nel suo seno una professionalità come quella del dottor Genchi, non ha organizzato una propria struttura che potesse essere al servizio dell'autorità giudiziaria in questo tipo di lavoro e ha di fatto consentito che lo facesse un suo uomo da privato cittadino intascando milioni che sarebbe peraltro utile capire dove sono finiti? Elementare, Watson, direbbe il vecchio ma sempre giovane Sherlock Holmes, quello che fa un privato non può farlo una struttura pubblica. Se si vuole organizzare, partendo da legittime autorizzazioni giudiziarie, una vera e propria rete spionistica al servizio di qualcuno, solo un privato a libro paga può farlo, e consegnarne poi gli elaborati che non si conoscono a chi nell'ombra li vuole. È così che si trasforma una Repubblica moderna in un Paese largamente ricattato. Tutta fantapolitica? Possibile, ma possiamo cominciare a capire chi, autorità politica e/o ministeriale, ha dato il via a Genchi perché diventasse una sorta di 007 al servizio di una «Spectre» paesana, utilizzata spesso anche da qualche potenza straniera, non consentendo la formazione di una struttura pubblica che facesse quel lavoro? Chiedere non è difficile ed evita errori e omissioni, in particolare quando si tratta della sicurezza della Repubblica mentre esprimere le perplessità come fa Rutelli, è solo da teatrino delle marionette, senza neanche avere per un momento la curiosità di conoscere chi é il burattinaio".
(Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino, già esponente della Democrazia Cristiana, deputato alla Camera negli anni dal 1976 al 1994, ministro della Funzione Pubblica nel periodo 1988-1989, ministro del Bilancio nel periodo 1989-1992, Il Giornale, 25 marzo 2009)

"Mi scuso, ma io non ho capito... (rivolgendosi a Genchi) Ma, lei chi é? Genchi é un consulente privato di una procura? Cioé la procura appalta a un privato le intercettaz..., scusi, la registrazione dei tabulati? (...) Ma la radice del problema é già qua eh... é talmente evidente! Ma, scusa, ma tu puoi appaltare una indagine così delicata (...) Quello che io trovo francamente abnorme é che si possa affidare a un privato cittadino un compito di tale delicatezza... Se é la legge, riformatela! Riformatela! Riformatela! ... Ce l'ho con questa regola! Ce l'ho con la regola che affida a un privato cittadino un compito di questa delicatezza..."
(Claudio Martelli, già esponente del PSI, eletto deputato nel 1979, rieletto deputato nel 1987, ministro di Grazia e Giustizia nel 1991, AnnoZero, RaiDue, 5 febbraio 2009)

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando, con l'avvento del nuovo codice di procedura penale, è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure. 
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.
Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano. 
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario
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(Gioacchino Genchi, beppegrillo.it, 27 febbraio 2009)

"La Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato, il Presidente della Repubblica promulga la seguente legge:
art. 1.
1 . Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare il nuovo Codice di procedura penale, secondo i principi e i criteri direttivi e con le procedure previsti dalla presente legge.
art. 2.
1 . Il Codice di procedura penale deve attuare i principi della Costituzione e adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e relative ai diritti della persona e al processo penale. esso inoltre deve attuare nel processo penale i caratteri del sistema accusatorio, secondo i principi ed i criteri che seguono: (...)
10) riordinamento dell'istituto della perizia, assicurando la più idonea competenza tecnica e scientifica dei periti, nonché, nei congrui casi, l'interdisciplinarietà della ricerca peritale e la collegialità dell'organo cui è affidata la perizia; tutela dei diritti delle parti rispetto alle perizie; previsione di sanzioni a carico del perito in caso di ingiustificato ritardo nel deposito della perizia".
(Legge 16 febbraio 1987, n. 81 - gu n. 062 suppl.ord. del 16/03/1987 - delega legislativa al Governo della Repubblica per l'emanazione del nuovo Codice di procedura penale, Roma, addì 16 febbraio 1987, Cossiga, Craxi, presidente del Consiglio dei ministri, Rognoni, ministro di Grazia e Giustizia)

Art. 358.
Attività di indagine del pubblico ministero.
1. Il pubblico ministero compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell'articolo 326 e svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini
Art. 359. 
Consulenti tecnici del pubblico ministero.
1. Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera.
2. Il consulente può essere autorizzato dal pubblico ministero ad assistere a singoli atti di indagine.
Art. 360. 
Accertamenti tecnici non ripetibili.
1. Quando gli accertamenti previsti dall'articolo 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell'ora e del luogo fissati per il conferimento dell'incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 364 comma 2.
3. I difensori nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al conferimento dell'incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve.
4. Qualora, prima del conferimento dell'incarico, la persona sottoposta alle indagini formuli riserva di promuovere incidente probatorio, il pubblico ministero dispone che non si proceda agli accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano più essere utilmente compiuti.
5. Se il pubblico ministero, malgrado l'espressa riserva formulata dalla persona sottoposta alle indagini e pur non sussistendo le condizioni indicate nell'ultima parte del comma 4, ha ugualmente disposto di procedere agli accertamenti, i relativi risultati non possono essere utilizzati nel dibattimento.
(Codice di procedura penale, emanato con decreto del Presidente della Repubblica n. 447 del 22 settembre 1988, in vigore dal 24 ottobre 1989, e successive modifiche)

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Archivio Genchi: Cossiga, consulente ha rispettato la legge
(Ansa) - Roma, 28 gen
- "Dopo aver ascoltato in tv Gioacchino Genchi ed avere letto tutto quanto è stato scritto su di lui e sulla sua attività sia di funzionario della Polizia sia di consulente di numerosissime procure, mi sono convinto che egli ha agito sempre nel rispetto della legge e secondo il mandato conferitogli dai vari magistrati delle procure interessate". Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. "Ancorché si accertasse che egli ha avuto, analizzato, confrontato ed inter-relato tabulati di utenze telefoniche, fisse e mobili, intestate o comunque utilizzate da sedi centrali o periferiche dei servizi di informazione e sicurezza nazionali o di agenti di essi - rileva Cossiga - non vedo quali potrebbero essere i profili penali o anche soltanto di scorrettezza addebitabili non solo al perito ma anche al pubblico ministero che ha disposto l'acquisizione di detti tabulati, dato che sia la procura di Milano sia il giudice del dibattimento nel processo per la 'extraordinary rendition' di Abu Omar hanno dichiarato la perfetta legittimità non soltanto dell'acquisizione dei tabulati delle conversazioni telefoniche, ambientali e telematico-informatiche, ma la intercettazione o l' acquisizione del contenuto delle stesse. E' vero che contro questa posizione i governi Prodi e Berlusconi hanno presentato ben quattro ricorsi alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni, e che ad essi è stato replicato con altri contro-ricorsi da parte dei Pm e del giudice del dibattimento: ma fino a quando la Consulta non si pronunzierà, ogni giudizio sia in sede giudiziaria, sia in sede di Copasir sia eventualmente in sede di Csm deve essere per lo meno sospeso o risolto a favore degli accusati. La classe politica dovrebbe tenere conto che è ormai convinzione comune che la Corte Costituzionale darà ragione alla procura ed al giudice di Milano, secondo la dotta relazione alla corte dell'attuale presidente di essa Flick, che ha sottilmente argomentato essere l'obbligatorietà dell'azione penale e l'esercizio della giurisdizione garantiti dalla Costituzione e la tutela del segreto e le attività che ne derivano sono garantite soltanto da una legge ordinaria che non può 'non cedere' alla legge costituzionale. Che poi, se una qualche responsabilità vi fosse - conclude - essa sarebbe del magistrato e dovrebbe comunque essere accertata dal giudice".

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Carta Canta 
di Marco Travaglio
C'è chi può e chi non può

24 marzo 2009

"'Sono diventato il capro espiatorio di tutto questo casino. Sono amareggiato, per me e per i miei uomini'. Lo ha detto Vincenzo Canterini, ex capo del VII reparto mobile oggi addetto all'ambasciata italiana in Romania, condannato a 4 anni di reclusione per i pestaggi nella scuola Diaz durante il G8 di Genova" (Ansa, 14 novembre 2008). 

"La Polizia di Stato ha sospeso a tempo indeterminato dal servizio Gioacchino Genchi, l'ex consulente informatico del pm Luigi De Magistris. Genchi è indagato per abuso d'ufficio per violazione della privacy dalla Procura di Roma, per l'archivio che avrebbe messo a punto nell'ambito dell'inchiesta Why Not. 
'Cari amici - scrive lo stesso Genchi sul suo blog - poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio dalla polizia di Stato. Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette. Il senso dello Stato e il rispetto che ho per le istituzioni mi impongono di tacere e di subire in silenzio. Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io. Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, che ha adottato il provvedimento di sospensione. Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la fiducia nella giustizia e nelle istituzioni'" (Repubblica.it, 23 marzo 2009). 

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carlovulpio.it
24 marzo 2009
P2, P3, P4... Uno alla volta, nottetempo, casa per casa  
Occhi aperti. Quello su Genchi è solo un esperimento dei soliti noti 

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KlausCondicio 
25 marzo 2009
Klaus Davi intervista il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia

Clip 1
Mafiosi e Camorristi Gay

Clip 2
Saviano e Gomorra


Clip 3
Gomorra, Soprano e manette


Clip 4  
Expo e mafia


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Agenzia che vai, Martino che trovi

“Il Pdl somiglia al colbertismo, al fascismo, al socialismo ma non al liberalismo. La mia tentazione e’ quella di defluire dal Pdl”. Lo afferma l’ex ministro della Difesa, Antonio Martino, intervenendo al convegno dei Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova.
Martino ricorda di essere stato uno dei fondatori di Forza Italia e critica, senza citarlo, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “La ragione per cui sono qui sono due esportazioni valtellinesi: una positiva, l’altra negativa. Quella positiva e’ Benedetto Della Vedova”.
Martino pensa che la crisi economica attuale sia da addebitare alla politica, non ai mercati. “Ci sono stati gravi errori politici che hanno impedito ai mercati di funzionare. Ora resuscitano il corporativismo fascista e Keynes. Tenteranno di resuscitare anche Marx”.
Martino pensa che “l’Italia si salvera’ solo se sapremo essere liberali fino in fondo. Siamo un Paese demograficamente morto. La popolazione diminuisce, abbiamo tanti ultra sessantenni e solo il 14% di questi lavora. Negli Stati Uniti e in Giappone le percentuali degli ultra sessantenni al lavoro sono piu’ alte. In Italia, inoltre, le universita’ sfornano fanatici inoccupabili, perche’ sanno cio’ che non serve. Sono, in sostanza, disertori della vanga”. 
(Agi, Roma, 14 marzo 2009)

”Quando qualcuno mi dice che vuole confluire nel Pdl, io devo reprimere l’idea di defluirne…”. Lo ha detto l’ex ministro della Difesa Antonio Martino parlando all’assemblea dei riformatori liberali di Benedetto Della Vedova che si apprestano a confluire nel Pdl. Martino ricorda di avere avuto la tessera numero 2 di Forza Italia e di aver creduto in quel partito come un possibile partito liberale di massa.
”Berlusconi - aggiunge - ha sempre vinto le elezioni con slogan liberali, la parola liberta’ e’ quella che usa di piu”’. Ma, a suo avviso, ora il Pdl ‘’somiglia al colbertismo, al fascismo, al socialismo, ma non e’ liberalismo”.
Martino sottolinea come l’unica chiave per uscire dalla crisi che e’ stata ”un fallimento dello statalismo e non del mercato” sia una iniezione di liberalismo. Ma, sottolinea come in questo momento si stia andando in direzione opposta: ”Vedrete - ironizza - che cercheranno di resuscitare anche Marx…”. Qualcuno dal pubblico sottolinea come ”Tremonti ci ha gia’ provato”. Martino sorride e prosegue: ”Per favore non parliamo di cose tristi…”. 
(Ansa, Roma, 14 marzo 2009)
 
Martino: Il Pdl è un evoluzione positiva della politica italiana 
"Considero il Popolo della liberta’ un’evoluzione positiva, perche’ il sistema bipartitico favorisce i governi stabili e la democrazia dell’alternanza. Per questo mi preoccupa che dall’altra parte siano ancora molto lontani dal raggiungere questo risultato, viste le divisioni che esistono in cio’ che resta del Pd". Lo ha affermato Antonio Martino, tra i soci fondatori di Forza Italia, che ha ricordato:
"Sono differenze che non mi preoccupano, visto che sono meno profonde rispetto al 1994 e anche al quinquennio 2001-2002".
(votaberlusconi.it, 23 marzo 2009)


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