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Notizie dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT):
ovvero dove trovare i soldi per gli ammortizzatori sociali

Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT)
Primo Rapporto al Parlamento
Roma, febbraio 2009

"...La corruzione è un male vecchio quanto l’uomo. Anche nel più bello dei paradisi terrestri c’è sempre un serpente pronto a corrompere e qualcuno disponibile a farsi corrompere. Il nostro non è un paradiso terrestre e ci sonotremilioni e seicentocinquantamila dipendenti pubblici per la stragrande maggioranza onesti e corretti che per colpa di alcuni vedono rovinare
l’immagine del proprio ambiente di lavoro.
L’impatto economico della corruzione è molto alto: una “tassa immorale ed occulta” pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini, che erode e frena lo sviluppo economico. Se sono attendibili le stime di 50-60 miliardi di euro l’anno come costi della corruzione, stiamo parlando di una tassa di circa 1000 euro l’anno a testa, inclusi i neonati.La corruzione ha però un impatto ancora maggiore sul piano dell’immagine, della morale, della fiducia; un costo non monetizzabile che rischia di ostacolare gli investimenti esteri in Italia, di uccidere la fiducia nelle istituzioni e rubare la speranza nel futuro alle generazioni di giovani, cittadini ed imprese.
Tra gli elementi per combattere la corruzione ce ne sono tre più importanti di altri: volontà politica, pressione dell’opinione pubblica e strumenti tecnici per analizzare, valutare e trattare il rischio di corruzione.
Il SAeT, se potrà disporre di adeguate risorse, si candida a gestire la parte tecnica ed individuare, anche in collaborazione con altri soggetti, gli strumenti per risvegliare la pressione e la passione dell’opinione pubblica italiana (quella internazionale è già molto forte). Si renderà necessario non solo individuare le risorse per promuovere la lotta alla corruzione, ma anche promuovere una riflessione profonda ad ampio raggio. La corruzione passa anche attraverso una rivisitazione del sistema di finanziamento dei partiti, la riaffermazione dei principi dell’integrità e dell’etica pubblica".
leggi il rapporto


Italia Oggi

3 marzo 2009
Cercasi idee per opporsi
Franco Bechis



Corriere della Sera
3 marzo 2009
Bersani: pensioni? Prima di toccarle meglio intervenire sull'evasione
Roma — Dario Franceschini arriva alla guida del Pd e propone un sussidio di disoccupazione per tutti quelli che perdono il lavoro.
È cominciata la campagna elettorale per le Europee?
«No, è che la crisi è molto più seria di quanto il governo racconti — risponde Pier Luigi Bersani, sostenitore della svolta al vertice del partito, alla cui guida lui stesso si candida —. Sono mesi che giro nei luoghi della crisi. Se non c'è qualcuno a dar voce al disagio crescente, si rischia che la situazione vada fuori controllo. Per questo proponiamo di intervenire immediatamente, con un decreto, per dare un assegno a tutti i disoccupati, compresi i precari e i lavoratori della piccola impresa».
Il premier Silvio Berlusconi dice che la vostra proposta costa un punto di Pil: 16 miliardi.
«Non è vero. Ne basterebbero 5-6».
Da trovare come?
«Innanzitutto non capisco perché quando si è trattato di trovare i soldi per togliere l'Ici ai benestanti, per l'Alitalia e per eliminare la tracciabilità dei pagamenti non ci si è posti questo problema. Eppure si trattava di almeno 8-9 miliardi. Noi proponiamo di risparmiare sulla spesa corrente, ad esempio con la centrale acquisti, e di reintrodurre quelle misure di lotta all'evasione eliminate da Tremonti per strizzare l'occhio a qualche milione di contribuenti elettori del Pdl».
Enrico Letta, dirigente del suo partito, dice che bisognerebbe anche rimettere mano alla previdenza.
«Ci può essere un patto tra generazioni sulla previdenza solo dentro un grande patto sociale dove tutti i ceti siano chiamati a fare la propria parte. Perché non può più essere che la solidarietà sia cercata solo dentro i ceti medi e bassi mentre nel nostro Paese c'è il record dell'evasione fiscale e si è abolita l'unica tassa sui patrimoni».
Anche l'Unione Europea ci chiede di portare l'età pensionabile delle donne a 65 anni.
«A Bruxelles si può rispondere che si può fare su base volontaria».

Lei ha detto che la situazione sociale rischia di andare fuori controllo. Che significa?
«Che ci sono non solo fabbriche, ma interi territori dove il disagio si addensa: Torino, Prato, Pomigliano sono solo alcuni esempi. E il peggio deve venire. Nei prossimi mesi la crisi dell'occupazione peggiorerà. E allora potremmo trovarci non dico con la rivoluzione, ma col rischio di fughe populiste».
Sta facendo allarmismo?
«No. Dico che quando la gente misura il distacco tra la sua condizione e le risposte della politica, ripiega sull'amarezza, sulla disperazione, sullo scoramento. E magari non va a votare o dà sfogo a manifestazioni di ribellione. Si rischia insomma un indebolimento del tessuto democratico»...


La Stampa
3 marzo 2009
Madri o figli
Pietro Garibaldi



Corriere della Sera
3 marzo 2009
Le nazionalizzazioni
Allarmare non paga
di Francesco Giavazzi

Il Sole 24 Ore
3 marzo 2009
Il rischio più grande è aumentare la sfiducia
di Alberto Alesina e Ignazio Angeloni


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