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Il Mattino
25 febbraio 2009
Napoli, chiuse indagini su Mastella
Per l'ex ministro sette ipotesi di reato

Napoli - A un anno e un mese dagli arresti e gli avvisi di garanzia che determinarono le dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia e la caduta del governo Prodi, l'inchiesta sulla presunta lobby di potere che avrebbe favorito le nomine targate Udeur è finalmente alle battute finali. I magistrati della procura di Napoli, che il giorno stesso dell'emissione delle misure cautelari avevano ereditato dai colleghi di Santa Maria Capua Vetere il voluminoso fascicolo dopo la dichiarazione di incompetenza territoriale da parte del gip casertano, hanno emesso oggi gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Un atto che consente agli indagati di presentarsi dai pm per rendere dichiarazioni o depositare memorie scritte, prima che la procura si pronunci sulle richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione.
L'avviso è stato notificato oggi a 24 indagati che devono rispondere di accuse che vanno dalla concussione all'abuso di ufficio, dalla turbativa d'asta alla rivelazione del segreto di ufficio. Nel provvedimento, firmato dal procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore e dal sostituto Francesco Curcio, non compare più il principale reato contestato dai pm di Santa Maria Capua Vetere, ovvero l'associazione per delinquere di cui Clemente Mastella era stato ritenuto un promotore. Sono sette comunque le ipotesi di reato formulate a carico di Mastella, nella sua qualità di leader nazionale dell'Udeur.
«Chi è stato ministro della Giustizia ha il dovere, nonostante la grande amarezza di questo ulteriore momento, di accettare le varie fasi del processo alle quali guardo con serenità e fiducia», ha commentato il segretario nazionale dei Popolari Udeur. «Come mi è capitato in questi anni, anzi negli ultimi tre da quando ho assunto la mia funzione istituzionale di Guardasigilli, devo rilevare come nelle sedi giudiziarie di Catanzaro, Roma e Torino, alla fine sia sempre emersa la mia assoluta onestà e sono certo che, anche questa volta, verrà riconfermata la correttezza del mio operato». La prima accusa ipotizzata è di concussione in concorso con il consuocero Carlo Camilleri, esponente campano del partito, e gli ex assessori regionali Luigi Nocera e Andrea Abbamonte per aver costretto, secondo i pm il presidente della Regione Antonio Bassolino ad assicurare la nomina a commissario dell'Area di sviluppo industriale di una persona designata da Mastella.
Un altro episodio di presunta concussione si riferisce ai tentativi di costringere il dirigente di una Asl a concedere appalti, posti di lavoro e incarichi dirigenziali a appartenenti all'Udeur: per tale vicenda risultano indagati Mastella, la Lonardo (unico capo di imputazione contestato al presidente del consiglio regionale), il capogruppo regionale Udeur Fernando Errico, il consulente legale della Lonardo, Felice Casucci, il consigliere regionale Nicola Ferraro e l'assessore Abbamonte.
Abuso di ufficio e rivelazione di segreto di ufficio: l'accusa è contestata a Mastella, Ugo Di Maio, presidente di sezione del Tarr Campania, e a due presunti istigatori, Francesco Trusio e Vincenzo Lucariello. L'accusa si riferisce a un presunto interesse per un ricorso al Tar. Mastella è inoltre indagato per due presunti abusi di ufficio per presunte irregolarità a vantaggio di una Comunità montana. Il leader dell'Udeur è inoltre accusato di concussione per la nomina di un esponente locale del partito ad assessore ai lavori pubblici del comune di Cerreto Sannita.


La Repubblica
ed. Napoli

26 febbraio 2009
"Avvisi" per l´ex ministro, la moglie, il consuocero e altri 21
Mastella dynasty, indagine chiusa
Dario Del Porto
La Procura orientata a chiedere il processo. "Ma io sono sereno"

La Procura chiude con 24 "avvisi" l´inchiesta che decapitò l´Udeur e assestò la spallata definitiva al governo Prodi. Rischiano di finire davanti al giudice l´ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale. Ma l´elenco comprende anche gli ex assessori regionali Andrea Abbamonte e Luigi Nocera, il magistrato del Tar Ugo De Maio, l´ex segretario generale del Tar Vincenzo Lucariello, il consuocero di Mastella, Carlo Camilleri, e i consiglieri regionali Nicola Ferraro e Fernando Errico.
Il procuratore capo Giandomenico Lepore, al quale erano stati trasmessi gli atti per competenza territoriale dal giudice di Santa Maria Capua Vetere, ha firmato gli "avvisi di conclusione delle indagini" insieme al pm Francesco Curcio. Questo significa che la Procura è orientata a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti dei 24 indagati, i quali hanno adesso venti giorni a disposizione per replicare depositando memorie, chiedendo interrogatori o sollecitando ulteriori accertamenti. Rispetto al quadro delineato nel gennaio 2008 dai magistrati sammaritani, non è più contestata l´ipotesi di associazione per delinquere. Nei confronti di Mastella sono però ipotizzati sette capi d´imputazione per reati come concussione e abuso d´ufficio. L´ex ministro della Giustizia, che dopo l´arresto della moglie rassegnò il mandato aprendo la crisi nel governo Prodi, deve rispondere fra l´altro di un episodio di concussione, in concorso con Camilleri e i due ex assessori regionali Abbamonte e Nocera, ritenuto commesso ai danni del governatore Antonio Bassolino alla fine del 2006. Secondo l´accusa, il presidente della Regione (nei cui confronti era stato aperto per questo stesso episodio un fascicolo per abuso d´ufficio poi archiviato) sarebbe stato «costretto» a nominare come commissario dell´Asi di Benevento una persona «gradita» a Mastella attraverso una «pressione politica e amministrativa» sulla Regione. Attività, è la ricostruzione della Procura, articolata sia attraverso l´assenza dei due assessori dalle riunioni della giunta regionale, così da «far ritenere imminente il venir meno della maggioranza politica», sia attraverso «una campagna di stampa nella quale Mastella strumentalmente attaccava il governatore in relazione alla gestione dei rifiuti».
Tentata concussione invece il reato ipotizzato nei confronti di Sandra Lonardo (che per questo episodio finì agli arresti domiciliari) e contestato anche a Mastella, Abbamonte, Ferraro, Errico e al consulente giuridico della Lonardo, Felice Casucci, per le presunte pressioni esercitate sul manager dell´azienda ospedaliera Sant´Anna e Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata, allo scopo di ottenere la nomina di tre primari. Obiettivo che non si concretizzò, rilevano i magistrati, «a causa della fermezza opposta da Annunziata». Di concussione Mastella deve rispondere poi per un´altra nomina, quella di un assessore al Comune di Cerreto Sannita. Un´ipotesi di tentato abuso d´ufficio è contestata all´ex ministro in concorso con il giudice amministrativo De Maio e l´ex segretario del Tar Lucariello per un presunto interessamento, poi non andato a buon fine, relativo all´esito di un ricorso. A Camilleri sono contestate anche le accuse di falso con riferimento a un concorso bandito dall´autorità di bacino del Sele e di turbativa d´asta per due appalti. Tutti gli indagati hanno sin qui sempre respinto le accuse. La conclusione delle indagini era nell´aria dopo la scadenza dell´ultima proroga chiesta sei mesi or sono dagli inquirenti napoletani, che hanno istruito il procedimento aperto dai pm di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano. Uno stralcio di questa indagine ha poi originato un´altra inchiesta esplosiva, quella sugli appalti e il Global Service sulla manutenzione delle strade di Napoli, che tiene da oltre due mesi in carcere l´imprenditore Alfredo Romeo e coinvolge quattro ex assessori della giunta comunale di Napoli.
«Chi è stato ministro della Giustizia - commenta Mastella - ha il dovere, nonostante la grande amarezza di questo ulteriore momento, di accettare le varie fasi del processo alle quali guardo con serenità e fiducia. Come mi è capitato in questi anni, anzi negli ultimi tre da quando ho assunto la mia funzione istituzionale di Guardasigilli, devo rilevare come nelle sedi giudiziarie di Catanzaro, Roma e Torino, alla fine sia sempre emersa la mia assoluta onestà. Sono certo che, anche questa volta, verrà confermata la correttezza del mio operato».

per il passato vedi anche qui e qui


Ilsole24ore.com
28 febbraio 2009
Corte dei Conti, Campania: «Troppi sprechi e illegalità diffusa»
«Un'illegalità diffusa, tanti piccoli e grandi sprechi per una pubblica amministrazione malata». Una fotografia impietosa quella scattata dal procuratore regionale della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della sezione campana. Nel mirino della sezione campana della Corte dei Conti soprattutto 15 anni di gestione dell'emergenza rifiuti con conseguenti danni per l'erario legati soprattutto al nodo irrisolto della raccolta differenziata, il deficit della sanità, la gestione allegra di enti e amministrazioni locali con un occhio particolare al ricorso alla finanza derivata cui sempre più spesso le pubbliche amministrazioni ricorrono in un modo che la Corte giudica talora rischioso rischioso per i contribuenti. «Si spreca ancora troppo - dice il procuratore Scarfizzi - e per alcuni settori come la sanità il dato più preoccupante è legato alla difficoltà di accertare l'effettiva massa debitoria». Sul fronte della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, Scarfizzi ha parlato di una «spesa impressionante di risorse» riferendosi ai 15 anni di gestione commissariale. Anche sui tagli alle spese della politica la magistratura contabile campana si mostra scettica: «Nessun cambio di marcia, la casta è sempre in piedi. Il monito del Capo dello Stato qui mi sembra non sia stato recepito». La relazione racconta di spese di rappresentanza illegittime del Consiglio regionale campano, come la fornitura di 600 piatti destinati al personale dipendente e di 60 medaglie piccole in oro massiccio donate ai consiglieri regionali. «Una spesa, sia pure marginale, di cui - commenta il procuratore - non si sentiva il bisogno. Per questo episodio un atto di citazione per un danno quantificato in 17.940 euro è stato addebitato all'attuale presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo

Il Mattino
1 marzo 2009
Piatti e medaglie d’oro in regalo per Natale
ad. pa.

Per sottolineare gli sprechi di denaro pubblico, il procuratore Arturo Martucci di Scarfizzi si sofferma su un caso in particolare «che - dice - mi ha colpito e che riguarda il consiglio regionale». Non fa nomi il vertice dei giudici contabili napoletani ma il riferimento è a Sandra Mastella per spese di rappresentanza ritenute illegittime. Ovvero 600 piatti destinati al personale dipendente in occasione del Natale e di 60 medaglie in oro massiccio donate ai consiglieri. «Una spesa, sia pure marginale, di cui - commenta il procuratore - non si sentiva il bisogno. E che peraltro non si giustifica con la motivazione della rappresentanza la cui esigenza si spiega solo in occasione di avvenimenti esterni o quando si ricevono personalità provenienti da fuori». Un danno quantificato in 17.940 euro che è stato addebitato alla Lonardo. Una bacchettata non gradita da quest’ultima che fa sapere come «appena appresi i rilievi della Procura, quasi tutti i consiglieri, proprio per evitare speculazioni, hanno provveduto a restituire il controvalore. Mostrando particolare sensibilità perché in realtà la questione deve essere ancora giudicata e al momento rimane mera ipotesi che si tratti di una spesa di rappresentanza non ammissibile». Che sarebbe di circa 200 euro, a medaglia, a quanto è dato sapere. «Quanto ai piattini, si tratta - continua la Lonardo - di un dono natalizio alle famiglie dei dipendenti del valore di 7 euro, in sostituzione del solito panettone». Poi la moglie dell’ex ministro della Giustizia parte all’attacco. «Dispiace dirlo, ma di tanti milioni di euro fatti risparmiare dall’inizio di questa consiliatura, nessuno mai parla. Come pure, si sorvola sui tanti risultati positivi realizzati dall’intero consiglio regionale, a partire dall’approvazione di leggi di sistema, molto complesse, vere e proprie riforme, provvedimenti che i cittadini della Campania attendevano da decenni». Ma sotto la lente della Corte finisce anche il caso di un consigliere regionale (Roberto Conte, ex Dl ora nel misto), su cui pende già un giudizio penale, e di un ex alto dirigente (su cui è attivato un sequestro conservativo per 570 mila euro) ai quali si addebita un danno da 554 mila euro «a causa di una grave attività illecita per la locazione di immobili da parte del consiglio regionale, essendo stati stipulati due contratti di locazione, privilegiando una società appositamente costituita».


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