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"... é ovvio che non possiamo prendere tutti: ci vogliono individui tranquilli che dimostrino il loro spirito padano, anche senza avere la tessera del partito in tasca. Dico di più: siamo pronti ad accogliere anche persone con la pelle molto scura, purché siano regolari e integrate. Ben vengano".

La Stampa
25 febbraio 2009
Borghezio riunisce cinquemila volontari e prepara la scuola.
Intervista a Mario Borghezio
di Francesco Moscatelli

La Stampa
25 febbraio 2009
"Ronde, attenti ai dilettanti"
Francesco Grignetti



Lo spirito prevalente

II decreto votato dal Consiglio dei ministri non dice espressamente che le ronde, o «passeggiate civiche», come preferiscono chiamarle i leghisti, saranno gestite prevalentemente dalle associazioni di carabinieri in congedo e da quelle degli ex agenti di polizia?
"Si, appunto, prevalentemente. Più che le parole bisogna capire lo spirito del decreto. Serve gente preparata. L'ha detto anche Maroni: "Ci vogliono persone che sanno quello che fanno". L'importante è che queste iniziative non si trasformino in occasioni di giustizia sommaria".
(Mario Borghezio, intervista a La Stampa, 25 febbraio 2009)

"I poliziotti non possono sparare piombo quando vengono circondati e aggrediti da folle di tumultuanti. Una bella pallottola di gomma sul sedere direi che ci sta e come".
(Mario Borghezio, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, Sette, 27 novembre 2003)



24ore
24 febbraio 2009
Roma, 20:56
Sicurezza: ronde potranno essere pagate da privati
I 'volontari per la sicurezza' potranno ricevere soldi dai privati. Il decreto legge sulle ronde, in vigore da domani e pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale, stabilisce infatti che i sindaci potranno avvalersi "della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati" al fine di "segnalare" eventi che possano nuocere alla sicurezza. Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovra' avvalersi in via prioritaria delle associazioni composte da personale delle forze dell'ordine in congedo. Le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell'ordine in congedo "sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica". Il decreto legge, pertanto, non esclude che i 'volontari per la sicurezza' possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende.

La Repubblica
26 febbraio 2009
Ronde con sponsor, è polemica
"No ai finanziamenti dei privati"
di Vladimiro Polchi

Roma - Ronde mercenarie, finanziate da privati e sponsorizzate dalle aziende. Il decreto legge anti-stupri cela una falla: la possibilità per i "volontari della sicurezza" di incassare soldi da persone fisiche o giuridiche. Sarebbe la privatizzazione della sicurezza: "Un rischio gravissimo, da evitare a tutti i costi", avverte il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. "Un passo verso l'abisso per lo Stato di diritto", tuona il costituzionalista Stefano Merlini.
Il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, all'articolo 6 prevede che "i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana". Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovrà avvalersi "in via prioritaria" delle associazioni composte da personale delle forze dell'ordine in congedo. Poi al comma 5, il decreto aggiunge: le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell'ordine in congedo "sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica".
Ecco il punto: come si finanzieranno le associazioni tra normali cittadini? Chi provvederà al rimborso delle loro spese? Il decreto legge non esclude che i "volontari per la sicurezza" possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende: se non vorranno rimetterci di tasca propria, potranno farsi sponsorizzare. Nessuno glielo può impedire.
Almeno stando alla lettura del testo. Salvo nuove sorprese che potranno arrivare dal decreto d'attuazione del Viminale, da adottare entro 60 giorni. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, tiene infatti duro: nelle ronde verrà attuato "un controllo fortissimo da parte degli organi di polizia su chi vi partecipa". E su chi le finanzia?
"Giuridicamente non ci sono dubbi - spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze - la norma per come è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall'articolo 18 della Costituzione, possono infatti chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti. Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi". Merlini è caustico: "Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l'abisso".
Il rischio non viene sottovalutato neppure dal presidente del Veneto, Giancarlo Galan. "Non vedo nulla di male nel fatto che ci siano persone che invece di andare a giocare a carte all'osteria si interessino degli altri - premette - vedo invece qualche cosa di male nello spontaneismo esasperato, nel fai da te e nell'utilizzo politico di queste ronde. Credo debbano essere coordinate e fatte da persone istruite e che siano soprattutto carabinieri in pensione e alpini, cioè gente che ha una preparazione. Dilettanti allo sbaraglio in questo paese ne abbiamo visti un po' troppi". Poi sul finanziamento privato delle ronde, aggiunge: "È un rischio da evitare a tutti i costi. La privatizzazione delle ronde non sarebbe una cosa giusta. Il fenomeno deve essere istituzionalizzato e controllato dall'amministrazione pubblica".



Di che ronda sei?

La Repubblica

23 febbraio 2009
Le mani dei partiti sulle ronde
In prima fila Lega, An e Destra
Boom al Centro nord, ed è allarme. La bandiera della sicurezza fa gola
E ora bisogna vedere cosa accadrà con la patente di legittimità del governo
di Vladimiro Polchi

Roma - I City Angels battono le strade milanesi da 14 anni. Gli "assistenti civici" di Livorno sono invece pronti a debuttare in questi giorni. Il decreto anti-stupri del governo non fa che accelerare un processo in corso: decine sono le ronde già attive nei comuni del centro-nord. Il rischio? Le mani dei partiti sulla sicurezza. Una parte delle ronde ha infatti un colore politico: in testa, sventolano le bandiere della Lega Nord, seguite da quelle di An, Destra di Storace, Forza Nuova e Fiamma tricolore. "Il rischio di politicizzazione della sicurezza - avverte l'Associazione nazionale dei funzionari di polizia - è reale e ci riporta alla memoria tempi che credevamo superati".
Quello delle ronde non è un fenomeno omogeneo. Si va dai pensionati con block notes di Firenze, agli studenti-vigilanti di Bologna; dagli storici e apartitici City Angels lombardi, alle ronde targate Carroccio. Se infatti è vero che una parte del fenomeno è trasversale a tutte le amministrazioni comunali, di centrosinistra e centrodestra, un'altra parte mantiene precisi connotati politici.
Molte ronde sfilano oggi sotto le insegne leghiste. Le prime? Le "Ronde padane", nate a Voghera nel 1997: "Stavamo raccogliendo le firme per chiedere una maggiore presenza di polizia nel centro storico - racconta uno dei fondatori, Gigi Fronti - quando ci venne in mente che noi stessi potevamo fare la nostra parte formando squadre che, disarmate, girassero per la città". Quanti sono i volontari padani? Numeri ufficiali non ce ne sono, ma Mario Borghezio, già dieci anni fa, parlava di 8mila persone: "Da Cuneo e Trieste sono una quarantina i comuni coinvolti, anche grandi come Modena, Torino e Monza".
La bandiera della sicurezza porta voti e fa gola a molti. Gli altri partiti non stanno a guardare: si muove Alleanza nazionale, con Azione Giovani a Torino, Padova e Venezia; muovono i primi passi le ronde della Destra di Francesco Storace alla periferia di Roma; la Fiamma Tricolore annuncia di aver cento militanti pronti a Trieste; Forza Nuova è già attiva a Foggia e Pescara.
Bisogna vedere ora cosa cambierà con la patente di legittimità promessa dal governo, sotto la responsabilità del prefetto. "Non solo le ronde sono una maldestra surroga alla mancanza di turn over tra le forze dell'ordine - sostiene Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia - ma costituiscono un rischio reale di politicizzazione della sicurezza. Le ronde - prosegue - sono permeabili all'infiltrazione di organizzazioni criminali, come mafia e camorra e possono nascondere tra le loro fila delle squadracce di esaltati pericolosi". Meno allarmato il giudizio del sociologo Marzio Barbagli: "Non serviranno a granché, ma non credo che siamo in presenza di fenomeni pericolosi, se disarmati e privi di colore politico. Una cosa però è certa: le ronde rappresentano una forma premoderna di sicurezza, di prima che nascesse la polizia. Se le si ritirano fuori, accanto all'uso dei militari in città, si mette in discussione la funzione stessa delle forze dell'ordine".



Rapporto asimmetrico

Corriere della Sera on line

25 febbraio 2009
Archiviazione per Saccà e Berlusconi
Il pm: «Distruggere le intercettazioni»
Il caso Raifiction: L'indagine su presunti favori nei confronti di attrici
Archiviazione per Saccà e Berlusconi
Il pm: «Distruggere le intercettazioni»
La Procura di Roma: «Gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa in un eventuale giudizio»

Roma - La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione del procedimento contro Silvio Berlusconi e Agostino Saccà per la vicenda delle intercettazioni su presunti favori nei confronti di alcune attrici e le presunte trattative per il passaggio all'opposizione di senatori della maggioranza che sosteneva il governo Prodi. Questa la motivazione: «Il quadro probatorio emerso al termine delle indagini e le conclusioni in fatto e in diritto effettuate hanno indotto questo ufficio a ritenere che gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l'accusa in un eventuale giudizio».
Distruggere intercettazioni
- La Procura ha chiesto al gip di distruggere le intercettazioni e tutta la documentazione, anche in formato informatico, riferite al capitolo di inchiesta su Berlusconi e Saccà, ovvero le conversazioni tra i due, le conversazioni private fatte dagli indagati con terze persone, tra cui attrici e politici, non coinvolte nell'indagine e i colloqui di Berlusconi con altre persone e ragazze che orbitavano nel mondo dello spettacolo. Nel motivare la richiesta, i magistrati capitolini spiegano che «le conversazioni appaiono irrilevanti» e che c'è «necessità di assicurare il massimo della tutela possibile alla riservatezza dei soggetti coinvolti». Secondo i pm Angelantonio Racanelli e Sergio Colaiocco non ci sono le prove di un accordo corruttivo nella telefonata tra Berlusconi e Saccà del 6 luglio 2007, quando il primo dice al secondo «sai che poi ti ricambierò dall’altra parte quando tu sarai un libero imprenditore...». Nei verbali si spiega che Saccà ride e Berlusconi aggiunge «mi impegno a... eh, a darti un grande sostegno».
«Non c'è stato do ut des»
- «Non vi è certezza sull'esistenza di un do ut des. Lo stretto legame tra l'onorevole Berlusconi e Saccà, che emerge con l'evidenza dall'attività investigativa, era tale da consentire al primo di effettuare segnalazioni al secondo senza dover promettere o ottenere nulla in cambio - sostiene la Procura di Roma nella richiesta di archiviazione al gup -. Appare verosimile ritenere che l’attenzione prestata alle cortesie richieste, siano state occasionali o sistematiche, sia stata caratteristica di un rapporto asimmetrico nel quale, comunque, l’onorevole Berlusconi non aveva alcuna necessità di garantire indebite utilità per essere ascoltato e per ricevere favori da Saccà». Rispetto alla società che avrebbe dovuto creare Saccà, i magistrati spiegano che «anche l’analitico esame della vicenda relativa al cosiddetto progetto Pegasus non consente di individuare con precisione e con profili di concretezza una promessa da parte dell’onorevole Berlusconi, ma soprattutto non consente di stabilire, con elementi di certezza, un collegamento tra una partecipazione eventuale di società o di soggetti, collegati direttamente o indirettamente all’onorevole Berlusconi, al progetto Pegasus e le segnalazioni effettuate dallo stesso Berlusconi a Saccà in favore di varie attrici e i successivi interventi in tal senso da parte di Saccà».
Attrici raccomandate
- Berlusconi era stato indagato per corruzione per aver raccomandato nel 2007 all'allora direttore di RaiFiction Saccà cinque attrici in cambio di sostegno finanziario, imprenditoriale e politico. I magistrati romani hanno chiesto di archiviare anche l'altro filone relativo a un presunto accordo corruttivo che legava la commercialista Stefania Tucci, il consulente finanziario Giuseppe Proietti e lo stesso Saccà per la presunta promessa di sostegno finanziario ed economico alla società Pegasus, istituita da quest'ultimo. Entrambi i capitoli di inchiesta erano stati aperti dal pm Vincenzo Piscitelli della Procura di Napoli e poi trasferiti nella capitale. Il gip di Napoli Luigi Giordano, che aveva accolto la richiesta dei legali di Berlusconi di dichiarare l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria napoletana, determinò anche la trasmissione delle intercettazioni alla Procura di Roma. Secondo i magistrati partenopei sarebbero cinque o sei le telefonate che proverebbero l'accusa di corruzione nei confronti del premier.
Procedimento disciplinare
- Parallelamente all'indagine della magistratura, la Rai ha aperto a dicembre 2007 un procedimento disciplinare a carico di Saccà, che a dicembre si è autosospeso da direttore di RaiFiction, per valutare le eventuali violazioni del codice etico aziendale. L'azienda intanto ha deciso la sospensione cautelare del dirigente: a giugno 2008 il giudice del lavoro ha ordinato il reintegro di Saccà alla direzione di RaiFiction, decisione impugnata dall'azienda e ribaltata a luglio dal tribunale del lavoro, che ha accolto il ricorso di Viale Mazzini. Sempre a luglio, al dirigente è arrivata una nuova contestazione disciplinare, basata su una nuova tranche di intercettazioni acquisite dalla Procura di Napoli. Nello stesso mese, il cda della Rai ha bocciato la proposta di licenziamento di Saccà avanzata dal direttore generale Claudio Cappon; il 1° agosto è passata invece la proposta di trasferimento di Saccà alla direzione commerciale di Viale Mazzini.



Più lurida é, meglio è

La Repubblica

25 febbraio 2009
Intercettazioni, verso la fiducia
Ma la stretta si allenta
Bongiorno all'Ordine dei giornalisti:
Colpito il diritto di cronaca, l'informazione è utile ai cittadini a prescindere dalla maggioranza che governa in quel momento
di Liana Milella

Roma - Maxi-emendamento e voto di fiducia. Il 10 marzo quando il ddl anti-intercettazioni tornerà in aula alla Camera. Con un ritocco soft alle imposizioni più contestate. I "gravi indizi di colpevolezza", necessari per fare l'ascolto, diventano "sufficienti"; il carcere da uno a tre anni (emendamento Bergamini) per chi pubblica testi da distruggere sostituito con una multa o con una sanzione disciplinare gravissima dell'Ordine; discovery degli atti anticipata dall'inizio del dibattimento alla prima proroga delle indagini (a sei mesi dall'avvio dell'inchiesta); motivazioni più specifiche per allontanare il pm denunciato dalle parti.
Sul maxi-emendamento, presente (forse) lo stesso Berlusconi, discuterà stasera il gruppo del Pdl alla Camera. Con il Guardasigilli Angelino Alfano e il sottosegretario Giacomo Caliendo che ieri ha affrontato la manifestazione di giornalisti ed editori, Ddl Alfano: se lo conosci lo eviti, lanciando un chiaro messaggio: "Non sono venuto per trattare modifiche né per fare accordi, ma vi dico: individuate un limite. Sono qui ad ascoltare". Che segue alla sfida, ma con apertura, di Maurizio Gasparri: "Sul diritto di cronaca serve un'ulteriore riflessione. Perfezioneremo il ddl, ma il carnevale di pubblicare tutto è finito". E all'annuncio di Paolo Bonaiuti: "No al carcere, ma multe salate per i giornalisti a seconda del reato commesso".
Maxi-emendamento dunque. Deciso dopo aver soppesato le tante voci critiche. Ieri il forzista Gaetano Pecorella, oggi la presidente aennina della commissione Giustizia e relatrice del ddl Giulia Bongiorno, autrice di una lettera al presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca. Tutti sanno che la Bongiorno, sulla giustizia, esprime la linea del leader di An Gianfranco Fini. E la lettera trapela in Transatlantico proprio mentre si diffonde la voce della fiducia, ossia lo stop al dibattito. La Bongiorno è secca: il diritto alla riservatezza "non si risolva nella totale compressione" di quello alla cronaca. Stabilire "un generale divieto di pubblicazione potrebbe comportare il rischio di un'eccessiva limitazione non solo del diritto del cittadino a essere informato, ma anche di quello della collettività a controllare il modo in cui la giustizia viene amministrata in nome del popolo".
La lettera non piace ai falchi Pdl. Reagisce Niccolò Ghedini: "Non riesco a capire le sue perplessità, visto che ha contribuito a scrivere il testo". Gli fa eco Enrico Costa: "Ma se aveva dato dei pareri positivi, che succede ora?". La Bongiorno ribadisce quanto ha sempre sostenuto sin da quando il ddl è stato varato. Riassume i dubbi di altri, come il forzista Gaetano Pecorella, o di chi, nelle commissioni Affari costituzionali, Cultura, Affari sociali, vuole modifiche. Pure Famiglia cristiana chiede di "non ridurre i poteri dei giudici" e di cambiare la formula dei "gravi indizi". La Gazzetta del Mezzogiorno è uscita con un avviso ai lettori, sotto ogni pezzo di giudiziaria c'era scritto che non ci sarebbe stato con il ddl Alfano. Fiamme da Fnsi e Fieg. Lì parlano all'unisono i presidenti della Fnsi Roberto Natale e della Fieg Carlo Malinconico. Antonio Di Pietro e Marco Travaglio scelgono la disobbedienza civile, il referendum, il ricorso alla Consulta. "È incostituzionale" dice il primo. "Più lurida é meglio è, perché la bocceranno Consulta e Corte Ue". Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini: "Fate vedere che succederà col ddl: 70-80% dei giornali resterà bianco. Se arresteranno il presidente di una Regione gli elettori non sapranno neppure perché è finito in cella".

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