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Il Sole 24 Ore
7 febbraio 2009
Processo, passo indietro dell'accusa
Donatella Stasio

Indagini esplorative arriva lo stop al pm
D.St.


La Repubblica
7 febbraio 2009
Riforma del processo, norma pro premier
Liana Milella


La Stampa
7 febbraio 2009
Intervista
Bruti Liberati: ''E' solo un messaggio ai pubblici ministeri''

Susanna Marzolla



--Il Velino Sera--
Roma, 6 feb (Velino)
Processo penale, da Cdm più poteri a polizia giudiziaria e difesa

“Questa riforma non sarà completa finché non verrà inserito il tassello dell’abolizione del secondo grado di giudizio per chi è stato assolto in primo grado”. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lo mette in chiaro presentando in conferenza stampa la riforma del processo penale che oggi è stata varata all’unanimità dal Consiglio dei ministri. “E’ un principio di democrazia a cui teniamo molto – dice Berlusconi –: che un cittadino assolto in primo grado non possa essere chiamato da un magistrato, magari per un puntiglio, nel girone infernale di un secondo e terzo giudizio”. Una modifica per cui “vedremo se sarà necessaria una riforma costituzionale – dice Berlusconi -, ma che ci porrà sullo stesso piano delle grandi democrazie occidentali”. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha quindi illustrato i principi base della riforma varata dal Cdm e articolata su cinque deleghe al governo: “Abbiamo fatto un buon lavoro con l’obiettivo di garantire un processo penale più rapido e giusto”, dice il Guardasigilli.
La novità più importante fra quelle introdotte riguarda i poteri di indagine affidati alla polizia giudiziaria, che saranno ampliati “rendendo così più efficace la lotta alla piccola criminalità”, dice Alfano. Il pubblico ministero non potrà più prendere cognizione diretta delle notizie di reato, ma si limiterà a riceverle dalla polizia giudiziaria. Quest’ultima godrà di maggiore autonomia, così da poter svolgere investigazioni anche autonome rispetto a quelle delegate dal pm. La polizia giudiziaria potrà compiere tutti gli atti urgenti anche dopo che il pm ha assunto la direzione delle indagini e svolgere di iniziativa ogni attività necessaria ad accertare i reati. Su delega del pm, potrà poi assumere l’interrogatorio dell’indagato.
(...)
Verrà ampliato il potere dell’imputato di far ammettere le prove a discarico, escludendo solo quelle vietate dalla legge o manifestamente irrilevanti, ma si impone maggiore rigore nell’indicare la rilevanza dei testimoni. Nell’ambito delle investigazioni difensive, l’avvocato potrà ottenere dal giudice l’accompagnamento coattivo della persona informata che intende sentire, salvo legittimi impedimenti.
vedi anche
Repubblica — 15 dicembre 2008 pagina 1 sezione: prima pagina
Giustizia, piano del premier per allungare i processi


ilmessaggero.it
Riforma giustizia, le sentenze non varranno più come prova in tutti i processi
Roma (6 febbraio)
- La riforma della giustizia approvata dal governo riscrive l'articolo 238-bis del Codice di procedura penale: le sentenze passate in giudicato potranno essere così considerate come prova solo nei processi di mafia, terrorismo o per reati gravissimi. Secondo il codice di procedura in vigore, all'articolo 238-bis appunto, in tutti i tipi di processi le sentenze definitive possono avere valore di prova.
Possibili effetti sul caso Mills.
Secondo ambienti parlamentari del centrosinistra l'innovazione potrebbe rivelarsi di una qualche utilità nel processo Mills. Qualora l'avvocato inglese venisse condannato, la sentenza del suo procedimento non potrebbe in alcun modo influire, avendo effetto di prova, nel processo che si dovrebbe ancora celebrare nei confronti del presidente del Consiglio. Per effetto del Lodo Alfano il processo Mills non può continuare nei confronti di Berlusconi fino alla fine del suo mandato al governo. E alla sua ripresa, grazie a questa modifica contenuta nella riforma, l'eventuale condanna di Mills, non potrà avere conseguenze formali sul procedimento che interessa il Cavaliere. L'articolo 238 bis era stato aggiunto nel 1992 per evitare che nei processi di mafia si dovesse ogni volta ricominciare da capo con il dover dimostrare teoremi come quello, ad esempio, della 'Cupola'.


La Stampa
7 febbraio 2009
Processo penale, meno poteri ai pm
Francesco Grignetti

"... Secondo Antonio Di Pietro, la riforma è tutta una scusa di Berlusconi «per inseguire la sua impunità». Un codicillo prevede in effetti che le sentenze definitive non potranno più essere utilizzate come prova in altri procedimenti, salvo che per i reati di mafia e terrorismo. A Di Pietro sembra una norma perfetta per il caso Mills: qualora l’avvocato inglese venga condannato, e se mai il Lodo Alfano fosse bocciato dalla corte costituzionale, questa norma sarebbe un paracadute perfetto per il premier. Si vedrà..."


Giustizia: Di Pietro, Berlusconi procede a sua demolizione
(Asca) - Roma, 6 feb -
''Provvedimento dopo provvedimento si procede a ritmo forsennato alla demolizione della giustizia in Italia da parte del governo Berlusconi. Appena ieri, l'approvazione di un ddl sulle intercettazioni che, se dovesse essere approvato in via definitiva, bloccherebbe ogni possibilita' di contrastare efficacemente la criminalita', e oggi, con le nuove proposte in materia di giustizia, si aggiunge un ulteriore tassello verso lo stato dell'illegalita'''. Ad affermarlo e' il leader di Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
''Contestiamo innanzitutto l'idea - ha spiegato - che si debbano ridurre i gradi di giudizio in caso di assoluzione.
Se e' vero, come e' vero, che un giudice puo' sbagliare una prima volta, puo' sbagliare sia nel condannare che nell'assolvere. Ed e' dunque bene che vi sia un doppio controllo prima di assolvere o condannare qualcuno. Riteniamo assurdo poi che il Parlamento debba concedere ben cinque deleghe legislative al governo, anzi, addirittura a questo governo, per provvedere alla modifica dell'ordinamento giudiziario e del codice di procedura penale. Affidare al governo Berlusconi e, dunque direttamente a lui, interventi in materia giudiziaria e, non al Parlamento, e' come affidare il pronto soccorso a Dracula''. Contestiamo, inoltre, che i magistrati, sia pure vice procuratori onorari, debbano essere eletti dal popolo: cosi' facendo, assisteremmo a un mercimonio di persone che per essere elette, ad una carica cosi' delicata e importante, finirebbero per fare accordi di lobby politica con l'elettorato di riferimento''.
''Infine, e' del tutto anacronistico - sostiene Di Pietro - impedire al pubblico ministero di acquisire autonomamente notizie di reato e relegarlo cosi' al ruolo di notaio delle indagini svolte dalla polizia. Come e' noto, la polizia dipende dal potere esecutivo e, quindi, sara' messa in condizione di svolgere solo quelle indagini che non disturbano chi governa''. min/mcc/alf


La Stampa
7 febbraio 2009
L'uso politico di una tragedia
Lo strapotere della Chiesa lo scivolone del Quirinale il pugno del Cavaliere.
Luigi La Spina
... Nella partita a scacchi tra organi dello Stato che si è svolta ieri resta da notare la determinazione del presidente del Consiglio nell’imboccare consapevolmente la via dello scontro col Quirinale. Non tanto e non solo per piegarsi alle volontà del Vaticano, assumendo il ruolo di difensore della fede e della morale cattolica nella politica italiana, in una versione confessionale dell’eredità democristiana. Quanto per assestare, in modo clamoroso, un colpo al prestigio e al ruolo del Capo dello Stato e a chi, come Fini, ne segue troppo pedissequamente i consigli. Sfogando un risentimento che Berlusconi cova da tempo nei confronti di Napolitano e che, finora, si era acconciato a mimetizzare nella diplomazia istituzionale molto a malincuore. Nella speranza, inoltre, di dimostrare quanto sia necessario un riequilibrio dei poteri a favore della presidenza del Consiglio, manifestatasi così impotente in una questione così delicata. Sarà difficile che una riforma costituzionale quale Berlusconi vagheggia sia realizzabile, almeno in tempi ragionevolmente brevi. Ma in politica, soprattutto in quella italiana, non sempre servono i risultati. Bastano le intenzioni.


La lettera provvidenziale a Tgcom

"Ho letto alcune parti di un libro dal titolo «Con gli occhi sbarrati»* di Salvatore Crisafulli, che racconta come muoveva gli occhi e capiva tutto ciò che si muoveva intorno a lui, ma questo movimento degli occhi veniva considerato dai medici un riflesso nervoso dai medici. Consiglio la lettura di questo libro a chi avesse dubbi al riguardo".
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio cita la storia della famiglia Crisafulli durante la conferenza stampa in cui ha motivato il decreto legge del 6 febbraio, Corriere della Sera, 6 febbraio 2009)

*ed. L'airone Editrice, Roma, 2006
altri titoli in catalogo qui

La redazione di Tgcom ha ricevuto questa lettera da Pietro Crisafulli (fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto dopo un grave incidente stradale) e ha deciso di pubblicarla integralmente:
Catania, 4 Febbraio 2009
Il testo della lettera


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