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Dinoscopus
The home of the weekly columns of Bishop Richard Williamson, of the Society of St Pius X
Saturday, January 24, 2009
The "Re-Incommunication"

La Repubblica
29 gennaio 2009
Quel vescovo non è un alieno
di Gad Lerner

...La crisi del dialogo ebraico-cristiano decisa ieri dal rabbinato d'Israele in seguito alla mancata sanzione del vescovo Richard Williamson, scaturisce certo da un comportamento maldestro del Vaticano, ma evidenzia la difficoltà di Benedetto XVI nel trovare risposta al mistero della persistenza ebraica. Egli fa i conti con un vuoto di dottrina o, se si vuole, un'inadempienza teologica dentro cui i tradizionalisti lefebvriani hanno buon gioco a inserirsi, esprimendo un umore diffuso ben oltre il loro minuscolo drappello. Basti pensare alla potente voce antisemita di Radio Maria in Polonia.
In coerenza con insigni dottori della Chiesa, come Ambrogio e Agostino, riconoscendosi in secoli di predicazione del disprezzo nei confronti dell'imperfezione e della colpevolezza ebraica legittimata da quella "teologia sostitutiva" (la Nuova Israele che soppianta la vecchia), costoro approfittano della mancata trasposizione teologica dei deliberati conciliari.
Negli ultimi quarant'anni i pontefici hanno revocato l'accusa di deicidio, hanno compiuto importanti gesti d'amicizia verso gli ebrei, hanno perfino riconosciuto (solo nei discorsi, mai in un documento teologico) la validità dell'alleanza contratta da Abramo e ribadita sul Sinai. Ma qui, sull'orlo dell'incognito, si sono fermati.
È stato il cardinale Ratzinger nell'agosto 2000, con la "Dominus Jesus", a delimitare la portata della richiesta di perdono agli ebrei voluta da Giovanni Paolo II; precisando che non vi è salvezza possibile senza il riconoscimento del Cristo. La reintrodotta preghiera latina del venerdì santo per "l'illuminazione" degli ebrei, cioè per la loro conversione, è stato il passo successivo che ha indotto i rabbini italiani a sospendere il dialogo. Nel frattempo il Vaticano ha sposato una vulgata storica che separa nettamente l'antigiudaismo cattolico dall'antisemitismo nazifascista, con ciò escludendo - a dispetto di ogni evidenza - che vi sia stata anche una responsabilità cristiana nel concimare il terreno su cui hanno agito gli sterminatori. Basti pensare, solo un mese fa, alla reazione stizzita dell'"Osservatore Romano" nei confronti del presidente della Camera riguardo alle leggi razziali.
Fa male riconoscere che il vescovo Williamson non è un marziano, ma il prodotto degenere di una corrente di pensiero più vasta. Chi, sulla base di una dottrina legittimata dal Nuovo Testamento, vede l'ebreo come un essere imperfetto che ha misconosciuto la Verità fiorita sulla sua radice, necessariamente ha vissuto la nascita dello Stato d'Israele come evento sospetto, se non malefico. Patisce come incomprensibile la riduzione a piccola minoranza dei cristiani nella terra di Gesù. Guarda con ostilità alla trasformazione delle vittime di sempre in combattenti (e ciò spiega anche i riferimenti offensivi a Gaza come "lager"). Infine, non può che rifiutare l'attribuzione di un significato provvidenziale al ritorno degli ebrei nella Terra Promessa.
Questo è un punto delicatissimo, sul quale rischiano di insorgere equivoci pericolosi... è indubbio che la Chiesa stia faticando a elaborare una visione pacificata e amorevole d'Israele anche perché non ha risolto il problema teologico della persistenza ebraica nel mondo, senza conversione.
La netta condanna espressa ieri da Benedetto XVI del negazionismo e del riduzionismo infiltrati nella corrente tradizionalista della Chiesa, giunge benefica a limitare i danni. Ma l'irrisolta questione teologica del suo rapporto con gli ebrei rende evidente come sia dannosa la limitazione proposta dal papa nella sua insolita lettera a Marcello Pera: il dialogo interreligioso derubricato a "dialogo interculturale"; per giunta impraticabile "senza mettere tra parentesi la propria fede".
Assai preferibile è la disposizione d'animo di Amos Oz che scherzando, ma non troppo, confida: "Gesù non è mai andato in Chiesa, non si è mai fatto il segno della croce. Vedo in lui uno dei nostri fratelli". Fu proprio lo zio di Oz, lo studioso gerosolimitano Joseph Klausner, a pubblicare nel 1922 il primo libro su Gesù scritto in ebraico senza intenti di proselitismo. Guardando oltre il male perpetrato nei secoli dai cristiani a danno dei suoi confratelli, Klausner li sollecitava a riconoscere la funzione benefica esercitata da Gesù come diffusore universale delle idee del giudaismo.


E Don Floriano non ha approfondito

"Anno Zero"
trasmissione del 9 novembre 2006
("Padova: figli del Dio maggiore")

Intervista di Paolo Mondani a Don Floriano Abrahamowicz (FSSPX: Fraternità Sacerdotale San Pio X)

La Tribuna di Treviso
29 gennaio 2009
"Le camere a gas? Per disinfettare"
Intervista a don Floriano Abrahamowicz della comunità lefebvriana del Nordest
di Laura Canzian

Le camere a gas? «L’unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare». Una dichiarazione choc, quella del capo della comunità lefebvriana del Nordest, il trevigiano don Floriano Abrahamowicz. Dopo la clamorosa intervista del vescovo Richard Williamson, che nega l’Olocausto, altre affermazioni destinate a rinfocolare la polemica fra la Santa Sede e gli ebrei. Don Abrahamowicz (che il 15 settembre 2007 celebrò messa in latino a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi) rilancia la teoria per cui i numeri della Shoah sono un «problema secondario», accreditati dagli stessi capi delle comunità israeliane subito dopo la liberazione «sull’onda dell’emotività». È la vecchia tesi del «popolo deicida».
Don Floriano, la comunità lefebvriana è antisemita?
È veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche. Anche il mio cognome lo suggerisce. Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l’esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas.
Secondo lei, quello delle camere a gas è solo «un aspetto tecnico»?
Sicuramente è stata un’imprudenza di Williamson addentrarsi nelle questioni tecniche. Nella famosa intervista si vede che il giornalista è andato a parare su quell’aspetto specifico. Ma bisogna capire che tutto il tema dell’Olocausto si colloca a un livello di molto superiore rispetto alla questione di sapere se le vittime sono morte a causa del gas o per altri motivi.
E lei cosa ne pensa? Delle camere a gas, intendo.
Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione.
So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.
Lei mette in dubbio il numero delle vittime dell’Olocausto?
No, non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’esagerazione.
Un’esagerazione? In che senso?
I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere? Per lui la questione importante era che queste vittime sono state uccise ingiustamente per motivi religiosi. La critica che si può fare al modo in cui in cui viene gestita la tragedia dell’Olocausto sta nel dare ad essa una supremazia in confronto ad altri genocidi.
A quali altri stermini si riferisce?
Se monsignor Williamson avesse negato alla televisione il genocidio di un milione e 200 mila armeni da parte dei turchi, non penso che tutti i giornali avrebbero parlato delle sue dichiarazioni nei termini in cui lo stanno facendo ora. Chi ha mai parlato del genocidio anglo-americano nel bombardamento delle città tedesche? Chi ha mai parlato di Churchill che ha ordinato il bombardamento al fosforo di Dresda, dove non c’erano solo moltissimi civili, ma anche molti soldati alleati? Chi ha parlato dell’aviazione inglese, che ha ucciso nei bombardamenti delle città centinaia di migliaia di civili? E gli israeliani non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza, perché loro hanno fatto fuori qualche migliaio di persone, mentre i nazisti ne hanno fatti fuori 6 milioni. È qui che do la colpa all’ebraismo che esaspera invece di onorare decentemente le vittime del genocidio. È come se nella storia vi sia stato un solo genocidio: quello ebraico durante la seconda guerra mondiale. Sembra che si possa dire tutto quello che si vuole su tutti gli altri popoli sterminati, ma nessuno oggi a livello mondiale ha parlato nei termini in cui si sta parlando ora dopo le dichiarazioni di Williamson.
Perché ancora tante persone mettono in dubbio la Shoah? Perché è un tema che divide ancora in modo così viscerale?
Perché tutta la storia dell’umanità è segnata dal popolo di Israele, che in un primo momento era il popolo di Dio, poi è diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà a Gesù Cristo. Dietro tutto ciò c’è un aspetto teologico misterioso, quello del popolo di Dio, che ha rigettato il suo Messia e che lo combatte ancora. È un mistero della dottrina. L’antisemitismo nasce nel mondo illuminato liberale e gnostico. La Chiesa nella storia ha sempre protetto gli ebrei dai pogrom. Come si legge anche nel libro di Domenico Savino sull’omicidio rituale.
Cosa pensa del negazionismo?
Il negazionismo è un falso problema, perché si sofferma su metodi e cifre e non risponde alla sostanza del problema. Non sono antisemiti quelli che hanno studiato i dati tecnici e hanno posto alcuni dubbi sulla versione che troviamo nei libri di storia. Basti pensare che coloro che per primi hanno rilevato i dati sono anche coloro che hanno salvato gli ebrei, vale a dire gli alleati.
Vuole lanciare un messaggio alla comunità ebraica?
Il messaggio è uno: da cristiano cattolico, aggiungendo quel poco di sangue ebraico che corre nelle mie vene, io auguro agli ebrei di abbracciare nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

L'Unità
9 dicembre 2008
La Lega: «Il Cardinale Tettamanzi è un infiltrato»
di Daniele Sensi

...Durante il settimanale appuntamento radiofonico dedicato all’associazione “Padania Cristiana” -di cui è presidente l’eurodeputato Mario Borghezio - il lefebvriano don Floriano Abrahamowicz, celebratore ufficiale di messe dell’associazione cristiana leghista e membro della Fraternità tradizionalista di San Pio X, ha invitato gli ascoltatori a diffidare non solo di Dionigi Tettamanzi («ultimo esempio di quegli infiltrati che durante ogni rivoluzione -inglese, francese, bolscevica e, ora, mondialista- tentano di sovvertire la Chiesa dal suo interno») ma della stessa Santa Sede. «Non crediate che Tettamanzi rappresenti l’ala di sinistra in una Chiesa comunque guidata dal conservatore Ratzinger, perché è la Chiesa conciliare tutta intera ad essere in realtà alleata di quei poteri forti che, tramite l’islamizzazione dell’Europa, mirano al dominio del mondo secondo un disegno anticristico»...


Non c’è scisma, non c’è scomunica, non c'é documento?
Ma allora il Papa che cosa ha rimosso? Che cosa ha ritirato?
Qualcosa che non c'era?
E perché mai dalla Fraternità San Pio X arrivano messaggi che esprimono "riconoscenza"  e  "gratitudine filiale al santo Padre
per questo atto"?
Quale atto?


Fraternità Sacerdotale San Pio X
Risposte ad alcune obiezioni frequenti
- Voi siete scomunicati e scismatici!
Né l’uno né l’altro.
- Non c’è scisma, perché non rifiutiamo l’autorità del Papa e perché Monsignor Lefebvre non ha mai usurpato un potere che non teneva dal suo episcopato. Inoltre non ha mai negato il Primato del romano pontefice.
- Non c’è scomunica, perché la Chiesa si trova in un grave stato di necessità, nel quale le leggi ordinarie lasciano il posto alla legge suprema della salvezza delle anime, che autorizza a lasciare la lettera delle leggi per tenerne lo spirito, cioè il bene della Chiesa.
Inoltre, nessun documento ufficiale del Vaticano ha mai dichiarato l’apertura di un vero e proprio scisma; e nemmeno che la Fraternità ed i suoi sacerdoti siano stati scomunicati. Parecchi cardinali, vescovi, canonisti e teologi negano l’esistenza di uno scisma e di una scomunica, malgrado che la stampa, senza capire niente, continui a ripetere le stesse frasi ad effetto.

Prot. N. 12612009
Congregatio pro episcopis
Decreto

Con lettera del 15 dicembre 2008 indirizzata a Sua Em.za il Sig. Cardinale Dario Castrillôn Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la amozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 10 luglio 1988 (...) Sua Santità Benedetto XVI - paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nelf impegno da loro espresso nella citata lettera di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, cosi da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine - ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta sorta con la loro consacrazione episcopale (...) In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1' luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato.
Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 2I gennaio 2009.
Card. Giovanni Battista Re
Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Menzingen, sabato, 24 gennaio 2009 (Zenit.org)
Comunicato del Superiore generale della Fraternità San Pio X
Monsignor Bernard Fellay

Pubblichiamo il comunicato rilasciato questo sabato dal Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, monsignor Bernard Fellay, in risposta al decreto della Congregazione per i Vescovi, firmato il 21 gennaio dal Cardinale prefetto Giovanni Battista Re, con il quale Benedetto XVI ha accolto la richiesta di rimuovere la scomunica ai quattro Vescovi ordinati nel 1988 da monsignor Marcel Lefebvre.

La scomunica dei vescovi consacrati da Sua Eccellenza Mons. Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, dichiarata dalla Congregazione dei Vescovi con decreto del 1 luglio 1988 e da noi sempre contestata, è stata ritirata con un altro decreto della medesima Congregazione in data 21 gennaio 2009, su mandato del papa Benedetto XVI.
Noi esprimiamo la nostra gratitudine filiale al santo Padre per questo atto che, al di là della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresenterà un beneficio per tutta la Chiesa. La Nostra Fraternità desidera poter aiutare sempre di più il papa nel portare rimedio alla crisi senza precedenti che attualmente investe il mondo cattolico e che il papa Giovanni Paolo II ha definito come situazione di "apostasia silenziosa".
Oltre ad esprimere la nostra riconoscenza verso il Santo Padre e verso tutti coloro che lo hanno aiutato a compiere questo atto coraggioso, ci rallegriamo del fatto che il decreto del 21 Gennaio consideri come necessari dei "colloqui" con la Santa Sede, colloqui che permetteranno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di mettere sul tappeto le ragioni dottrinali di fondo che essa ritiene essere all'origine degli attuali problemi della Chiesa.
In questa nuova situazione, nutriamo la ferma speranza di giungere presto al riconoscimento dei diritti della Tradizione cattolica.
Menzingen, il 24 gennaio 2009
-Bernard Fellay

Citta' del Vaticano, mercoledì, 28 gennaio 2009 (Zenit.org)
Riportiamo il comunicato di monsignor Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, in merito alle dichiarazioni rilasciate da monsignor Richard Williamson circa il genocidio degli ebrei, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede questo martedì sera:

Abbiamo avuto conoscenza di un'intervista rilasciata da Mons. Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese. In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti.
E' evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. E' per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero.
E' con grande dolore che constatiamo quanto la trasgressione di questo mandato può far torto alla nostra missione. Le affermazioni di Mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche.
Noi domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto. Benché noi riconosciamo l'inopportunità di queste dichiarazioni, noi non possiamo che constatare con tristezza che esse hanno colpito direttamente la nostra Fraternità discreditandone la missione.
Questo non possiamo ammetterlo e dichiariamo che continueremo a predicare la dottrina cattolica e di amministrare i sacramenti della grazia di Nostro Signore Gesù Cristo.
Menzingen, 27 gennaio 2009
+ Bernard Fellay, Superiore Generale


National Catholic Reporter
Published: Jan. 26, 2009
Lefebvre movement: long, troubled history with Judaism
By John L. Allen Jr., NCR Staff

trad. stralci:
Una storia tormentata quella dei rapporti con il mondo ebraico del movimento cattolico tradizionalista del vescovo Lefebvre, il quale esprimeva approvazione per il regime di Vichy e per il Fronte Nazionale, e che, in una lettera a Giovanni Paolo II del 31 agosto 1985, identificava i nemici della fede in "ebrei, comunisti e massoni".

Gli esperti fanno notare che, tecnicamente parlando, la negazione dell'Olocausto non costituisce eresia: si tratta della negazione di una verità storica, non di una verità di fede e, quindi, il non riconoscerla non é in contrasto con il decreto della Congregazione dei vescovi che ha revocato la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani. Una sottile distinzione che, però, rischia di non essere capita dalla maggior parte del pubblico, soprattutto se si tiene conto che Williamson é tutt'altro che nuovo a certe uscite.

Per i conservatori populisti europei la difesa della tradizione cristiana é stata spesso associata al sospetto di "contaminazione", in passato da parte degli ebrei e, più di recente, da parte della crescente presenza di musulmani.

Le opinioni di Williamson avevano già dato scandalo ben prima delle ultime esternazioni alla televisione svedese. Nel 1989, in Canada, in un discorso, accusò gli ebrei di essere responsabili di "cambiamenti e corruzione" nella chiesa cattolica, sostenne che "non un solo ebreo" era morto in una camera a gas nazista e che l'Olocausto era un mito creato apposta perchè l'Occidente "approvasse la nascita dello stato di Israele". In quell'occasione la polizia considerò anche la possibilità di incriminarlo in base alla legge canadese che punisce l'istigazione all'odio.

Williamson lodò gli scritti di Ernst Zundel, un tedesco immigrato in Canada che conta tra le sue opere i testi "Davvero morirono in sei milioni?" e "Hitler: perchè l'abbiamo amato", ritenuti due capisaldi della letteratura che nega l'Olocausto.

Nel 1991, Williamson scrisse, in una lettera da Winona, Minnesota, dove era rettore di un seminario lefebvriano: "Finché [gli ebrei] non ritroveranno la loro vera vocazione messianica, c'è da aspettarsi che continuino ad agitarsi in modo fanatico, conformemente alla loro falsa vocazione messianica di dominio ebraico del mondo, per preparare il trono dell'anticristo a Gerusalemme".

Nel 2000 Williamson si fece nuovamente notare sostenendo l'autenticità dei "Protocolli dei Savi di Sion", l'ipotetico piano per la conquista del dominio del mondo da parte degli ebrei, ritenuto dagli storici un falso anti-semita creato nella Russia zarista: "Dio ha posto nelle mani degli uomini i "Protocolli dei Savi di Sion"... se gli uomini vogliono sapere la verità, ma pochi lo vogliono".

Un articolo del 2008 del Catholic Herald documentava le sue tendenze antisemite e riportava il parere di Shimon Samuels, direttore delle relazioni internazionali al Simon Wiesenthal Center, per cui Williamson é “il Borat dell'estrema destra cattolica scismatica”, e non solo "un clown, ma un clown pericoloso". Tuttavia, nello stesso articolo, Williamson negava di essere antisemita spiegando di essere contrario agli "avversari di nostro Signore Gesù Cristo": "Se gli ebrei sono avversari di nostro Signore Gesù Cristo - ovviamente non tutti, ma quelli che lo sono - allora non mi piacciono. Per me antisemitismo significa essere contrario a ogni singolo ebreo solo in quanto ebreo. Non é proprio il mio caso".

Il portavoce della Fraternità San Pio X e altri gruppi cattolici tradizionalisti hanno dichiarato che le opinioni di Williamson non sono rappresentative della linea del movimento.
D'altra parte gli osservatori vaticani sottolineano che le motivazioni che inducono Benedetto XVI a tendere la mano ai tradizionalisti, compreso Williamson, hanno poco a che fare con una canonizzazione delle sue posizioni sul giudaismo e su altre materie, e molto di più con il desiderio di promuovere l'unità della chiesa. Nel corso dei secoli i papi hanno sempre temuto gli scismi a causa di un articolo della teologia cattolica in forza del quale ogni vescovo legittimamente ordinato può ordinare altri vescovi. Dunque uno scisma, se non fermato, può autoreplicarsi producendo una chiesa parallela.


La Repubblica

28 gennaio 2009
Il commento
Ora Ratzinger non può tacere
di Marco Politi

Adesso è bene che parli il Papa. Perché la lettera di scuse di monsignor Fellay, leader dei lefebvriani, chiude una breccia e apre una voragine. Richard Williamson, il vescovo che nega le camere a gas, ha ricevuto l'ordine di tacere e i seguaci del movimento si distanziano dalle sue affermazioni. Ma gli ebrei devono evidentemente fare ribrezzo ai custodi della Tradizione, perché Fellay nella sua missiva chiede perdono al Papa e agli uomini di buona volontà, ma non ce la fa a inchinarsi davanti alle vittime delle Shoah.
Che gli ebrei siano "fratelli maggiori" dei cristiani, come disse Wojtyla, che gli ebrei siano vittime cui chiedere perdono per l'infamia del negazionismo, è qualcosa che non fa parte dell'orizzonte religioso, culturale, storico della Fraternità San Pio X. Hanno chiesto scusa in queste ore alla memoria ebraica i vescovi svizzeri, sul cui territorio sta la sede centrale del movimento scismatico, ma i lefebvriani no.  D'altronde basta leggere cosa fiorisce nella galassia reazionaria e tradizionalista per capire le radici lontane dell'odio antigiudaico. Sacrum Imperium, una delle associazioni così appassionate del rito tridentino in latino, si chiede via internet se ormai un vescovo cattolico debba essere obbligato a "inchinarsi al mondo e avere l'indispensabile assenso del rabbinato".
Ha ragione Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, a dire che il problema non riguarda un singolo negazionista, ma tocca la visione complessiva del movimento lefebvriano che il Vaticano si prepara ad accogliere nella riconciliazione. Si può dire anche di più. Il problema non riguarda solo i lefebvriani o gli ebrei, la questione interpella i cattolici tutti e insieme tutti coloro che considerano la Chiesa cattolica portatrice di un messaggio etico rilevante per la società contemporanea. E che proprio per questo hanno seguito con interesse i dibattiti del Concilio, il cammino di Giovanni Paolo II e il pensiero di Benedetto XVI.
C'è un mondo di credenti e diversamente credenti e anche di non credenti, che ha guardato con attenzione all'assemblea conciliare quando mons. Marcel Lefebvre difendeva la concezione del popolo ebraico "deicida" e questo mondo si è rallegrato con i vescovi nel momento in cui è stata votata la dichiarazione Nostra Aetate, che ha spalancato la porta al dialogo tra la Chiesa e gli ebrei, seppellendo l'antigiudaismo. La "più autorevole svolta cattolica nei confronti dell'ebraismo": parole dell'Osservatore Romano.
Ora i frutti di questa svolta sono in forse.
Non perché la Chiesa cattolica abbia cambiato linea e tantomeno perché Benedetto XVI abbia intenzione di non proseguire il dialogo con il mondo ebraico. Al contrario, il pontefice è intimamente legato al popolo e al retaggio di Abramo e in un lontano discorso a Gerusalemme, da cardinale, delineò con passione l'incontro mistico alla fine dei tempi tra le due tradizioni di fedeltà al Signore.
La crisi nasce dal fatto che tutti oggi si chiedono se Richard Williamson sia o no da considerarsi un vescovo della Chiesa cattolica. Nei giorni passati il portavoce papale, l'Osservatore Romano e la Radio vaticana hanno ben rappresentato la posizione ecclesiale assolutamente contraria ad ogni espressione di negazionismo, che - lo ha scritto efficacemente la storica Anna Foa - é la maschera dell'antisemitismo.
Ma le precisazioni dei media vaticani in questo frangente non sono sufficienti. E' dai massimi livelli della gerarchia che deve arrivare il segnale chiarificatore atteso dal mondo ebraico (e non solo). Il silenzio mantenuto nei giorni passati non è il modo migliore per gestire la seconda grande crisi apertasi, dopo il discorso di Ratisbona, fra la Chiesa e una delle grandi religioni mondiali.
E' dal vertice dell'istituzione ecclesiastica che si aspetta di sapere se un vescovo cattolico può negare la Shoah e soprattutto se questo personaggio sia effettivamente vescovo. Chi è oggi Richard Williamson? Un semplice fedele, cui è stata tolta la scomunica ma che rimane sospeso a divinis e non può esercitare nessuna funzione sacra, come mostra di suggerire l'episcopato svizzero? Oppure è un confratello del vescovo di Roma e membro dell'episcopato mondiale? La risposta può venire soltanto dal palazzo vaticano.


www.vatican.va/archive
Paolo Vescovo  servo dei servi di Dio unitamente ai Padri del sacro Concilio a perpetua memoria
Dichiarazione
Nostra Aetate
sulle relazioni della chiesa con le religioni non-cristiane
28 ottobre 1965

Introduzione
Le diverse religioni
La religione musulmana
La religione ebraica
Fraternità universale
(...)
La religione ebraica

4. Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.

La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.

Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine.

Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo.

Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sof 3,9).

Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.

E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.

E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.

La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.


micromega-online
28 gennaio 2009
Altrachiesa
Il papa, i lefebvriani, il concilio
di don Paolo Farinella




Il vescovo Williamson, Papa Giovanni Paolo II, la Giornata del Perdono, e la confessione delle colpe (Deeply confused, deeply confusing...)

uaar.it
1° settembre 2000
La Giornata del Perdono
Il 12 marzo 2000, nel corso di una spettacolare celebrazione in Vaticano, il papa ha chiesto «scusa» in mondovisione per le colpe passate della Chiesa.

www.vatican.va/news
Domenica 12 marzo 2000, alle ore 9.30, nella Patriarcale Basilica Vaticana il Santo Padre Giovanni Paolo II celebrerà, insieme con gli Em.mi Signori Cardinali, la Santa Messa della I Domenica di Quaresima, Giornata del Perdono dell’Anno Santo 2000.
La celebrazione prevede alcuni momenti rituali particolari:
— processione dal Braccio di Costantino attraverso la Porta Santa nella Basilica Vaticana;
— "statio" davanti all’immagine della "Pietà";
— processione penitenziale con l’Evangeliario verso l’Altare della Confessione;
— liturgia della Parola e professione di fede;
preghiera universale: confessione delle colpe e richiesta di perdono.
— benedizione finale e invio.

www.vatican.va/roman_curia
Commissione teologica internazionale
Memoria e riconciliazione:
La Chiesa e le colpe del passato
7 marzo 2000

Nota preliminare
Lo studio del tema "La Chiesa e le colpe del passato" è stato proposto alla Commissione Teologica Internazionale da parte del suo Presidente, il Card. J. Ratzinger, in vista della celebrazione del Giubileo dell'anno 2000.
(...)
5. Discernimento etico
5.4. Cristiani ed Ebrei
Uno dei campi che esige un particolare esame di coscienza è il rapporto fra cristiani ed ebrei.(81) La relazione della Chiesa con il popolo ebraico è diversa da quella che condivide con ogni altra religione.(82) Eppure, " la storia delle relazioni tra ebrei e cristiani è una storia tormentata [...]. In effetti, il bilancio di queste relazioni durante i due millenni è stato piuttosto negativo ".(83) L'ostilità o la diffidenza di numerosi cristiani verso gli ebrei nel corso del tempo è un fatto storico doloroso ed è causa di profondo rammarico per i cristiani coscienti del fatto che " Gesù era un discendente di Davide; che dal popolo ebraico nacquero la Vergine Maria e gli Apostoli; che la Chiesa trae sostentamento dalle radici di quel buon ulivo a cui sono innestati i rami dell'ulivo selvatico dei Gentili (cf. Rm 11,17-24); che gli ebrei sono nostri cari e amati fratelli, e che, in un certo senso, sono veramente i 'nostri fratelli maggiori' ".(84)
La Shoah fu certamente il risultato di una ideologia pagana, qual era il nazismo, animata da uno spietato antisemitismo, che non solo disprezzava la fede, ma negava anche la stessa dignità umana del popolo ebraico. Tuttavia, " ci si deve chiedere se la persecuzione del nazismo nei confronti degli ebrei non sia stata facilitata dai pregiudizi antigiudaici presenti nelle menti e nei cuori di alcuni cristiani [...]. I cristiani offrirono ogni possibile assistenza ai perseguitati, e in particolare agli ebrei? ".(85) Senza dubbio vi furono molti cristiani che rischiarono la vita per salvare ed assistere i loro conoscenti ebrei. Sembra però anche vero che " accanto a tali coraggiosi uomini e donne, la resistenza spirituale e l'azione concreta di altri cristiani non fu quella che ci si sarebbe potuto aspettare da discepoli di Cristo ".(86) Questo fatto costituisce un richiamo alla coscienza di tutti i cristiani oggi, tale da esigere " un atto di pentimento (teshuva) ",(87) e diventare uno sprone a raddoppiare gli sforzi per essere " trasformati rinnovando la mente " (Rm 12,2) e per mantenere una " memoria morale e religiosa " della ferita inflitta agli ebrei. In questo campo il molto che è già stato fatto potrà essere confermato e approfondito.

www.vatican.va/news
Preghiera universale
Confessione delle colpe e richiesta di perdono

Monizione iniziale
Il Santo Padre:
Fratelli e sorelle,
supplichiamo con fiducia Dio nostro Padre,
misericordioso e compassionevole,
lento all'ira, grande nell'amore e nella fedeltà,
perché accolga il pentimento del suo popolo,
che confessa umilmente le proprie colpe,
e gli conceda la sua misericordia.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.
(...)
IV. CONFESSIONE DELLE COLPE NEI RAPPORTI CON ISRAELE
Un Rappresentante della Curia Romana:
Preghiamo perché, nel ricordo delle sofferenze patite
dal popolo di Israele nella storia,
i cristiani sappiano riconoscere i peccati
commessi da non pochi di loro
contro il popolo dell'alleanza e delle benedizioni,
e così purificare il loro cuore.
Preghiera in silenzio.
Il Santo Padre:
Dio dei nostri padri,
tu hai scelto Abramo e la sua discendenza
perché il tuo Nome fosse portato alle genti:
noi siamo profondamente addolorati
per il comportamento di quanti
nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli,
e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci
in un'autentica fraternità
con il popolo dell'alleanza.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison, Kyrie, eleison.
Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso.


Society of Saint Pius X in Canada
April 2, 2000
Bishop Williamson's Letters
The Pope's millennial apology
Deeply confused, deeply confusing


Dear Friends and Benefactors,
The March 12 ceremony in Rome, known to many of you from the media, when the Pope apologized for all kinds of past sins of the Catholic Church, is so confusing that it will take a long letter to try to sort out the confusion...


Q. What is wrong with apologizing? Catholics are decent people. Is it not a decent and honourable thing to recognize one's past mistakes, and to admit them in public?

To apologize is an honourable thing to do, but on three conditions. Firstly, for anybody at all, it must be for a genuine and not imaginary error or sin. Now a number of sins apologized for by the churchmen on March 12 are highly fashionable but very unclear, eg. "anti-semitism", "racism", "sexism". To apologize for them promotes the unclarity, i.e. confusion.

Secondly, for anybody in authority, he must not apologize in such a way as to undermine his own authority, because that authority exists not for his own benefit but - when properly exercised - for the benefit of all beneath that authority. When on March 12 Pope John Paul II implicitly condemned many of his predecessors (for instance when he referred indirectly to their approving of the Inquisition), he implicitly undermined the Papacy and himself. If we need not listen to previous Popes, why should we listen to him?

Thirdly, for any Catholic, he may apologize for human sinfulness in the Church (on the two conditions above), but he absolutely may not apologize for anything divine in the Church, because that is implicitly to criticize or condemn God, which is blasphemy. So a Catholic apologizing for sins of Catholics must be extra careful that nobody can take him to be apologizing for any of the many divine things in the Catholic Church, for instance its being guided down the ages by the Holy Ghost. But anybody listening to the apologies of March 12 could easily think that Church principles and practice have been wrong for centuries.

(...)

First and foremost, it is clear as clear can be to anybody who has the Catholic Faith that if I undertake to apologize for past errors of the Church, I cannot possibly apologize for anything which is divine in the Church, I can only be apologizing for what is human and sinful, like St. Peter's mistake, mentioned above, of showing too much respect for the religion of the Synagogue after it had perished with Our Lord's death upon the Cross.

Q. But on March 12 the Pope seemed to be apologizing for Catholics having too little respect for the Jews and their Covenant, i.e. the religion of the Synagogue!

Exactly. Instead of drawing the line between human sinfulness and the divine Catholic Church which condemns all other religions, John Paul II gives the impression of drawing the line between the old "judgmental" Church needing to be apologized for, and the postconciliar Newchurch which tolerates and greets all other religions. Put simply, Catholics always used to say, "Eternal (which we know as old) is good, new is bad". John Paul II's apology seems to say "That old Catholic thing is bad, the new is good". He is turning the Church upside down.

(...)

John Paul II instinctively and deliberately chooses words both defendable by Conservatives and pleasing to modern liberals. Instinctively, because he himself lives a double life and breathes it. Deliberately, because he wants the whole Church to get modern without breaking with its roots, as he sees it.

Let us start with John Paul's own words in his sermon of March 12, just preceding the ceremony of apology. He said, for instance, "We beg pardon (1) for the divisions that have arisen amongst Christians, (2) for the resort to violence by some Christians in the service of truth, and (3) for the attitudes of distrust and hostility sometimes shown towards followers of other religions".
...
(3) When he refers to "the attitudes of distrust and hostility sometimes shown towards followers of other religions", does he mean, with the mind of the Church, blameworthy acts of distrust and hostility, or does he mean, with the Newchurch and against all common sense, that centuries-old enemies of the Church are really nice people and are never to be distrusted? We fear he means the second, but the "sometimes" serves as an escape-hatch to allow him still just to be interpreted as meaning the first.



Ma che gli ha consigliato il consigliere?

"Mi sembra si stia usando l'argomento di un inesistente antigiudaismo della chiesa per attaccare in realtà l'apertura di Benedetto XVI al movimento tradizionale per decenni demonizzato dai progressisti cattolici e laici. Inoltre va distinto l'antisemitismo, che è una corrente estranea alla chiesa, da quello che é stato definito antigiudaismo cattolico. L'antisemitismo oggi coincide con l'antisionismo ed è patrimonio di certa sinistra e dell'islamismo radicale. E non si possono certo accusare la chiesa di Benedetto XVI o i tradizionalisti di averci a che fare. Quanto all'antigiudaismo, se lo distinguiamo correttamente dai comportamenti individuali, mi pare che non sia stato 'superato' dal Concilio, ma che non sia mai esistito. A meno di considerare 'antigiudaico' il desiderio che ha per la conversione di tutti gli uomini.”
(Roberto De Mattei, professore di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cassino e di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, Presidente della Fondazione Lepanto, Consigliere per le questioni internazionali dal febbraio 2002 al maggio 2006 per l'allora Vice-Presidente del Consiglio dei Ministri Gianfranco Fini, Il Foglio, 27 gennaio 2009)

"Il giorno della memoria. Fini attacca la Chiesa: "Teorie infami" ...Nel discorso Di Gianfranco Fini si è avvertito, implicito ma evidente il riferimento alla recente scelta del Papa, nel riaccogliere nella Chiesa gli scismatici lefrebviani, di tacere sulla presenza fra loro del vescovo Richard Williamson, il quale dice apertamente che le camere a gas sono un'invenzione degli ebrei. «Le teorie negazioniste sono sempre infami, ma lo sono ancor di più se ad esprimerle è un persona che ha un incarico religioso», ha detto Gianfranco Fini".
(Il Tempo on line, 28 gennaio 2009)



Jerusalem Post
Jan 27, 2009 23:52 | Updated Jan 28, 2009 18:13
Chief Rabbinate cuts ties with Vatican
By Matthew Wagner

The Chief Rabbinate of Israel broke off official ties with the Vatican indefinitely on Tuesday in protest over the Pope's decision to reinstate a known Holocaust denier. The Chief Rabbinate also cancelled a meeting scheduled for March 2-4 in Rome with the Holy See's Commission for Religious Relations with the Jews...
...Pope Benedict XVI insisted on Wednesday that he felt "full and indisputable solidarity" with Jews.
Benedict spoke days after his decision to revoke the excommunication of a bishop who says no Jews were gassed during the Holocaust provoked an outcry among Jews.  Benedict said Wednesday that he hoped the memory of the Holocaust would also serve as a warning against the "unpredictable power of evil when it conquers the hearts of men."  He spoke during a public audience at the Vatican.

Mosaico-Comunità Ebraica di Milano
La critica più dura alla scelta del Vaticano arriva dal rabbino capo David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee for Inter-religious Consultations (Ijcic) e direttore internazionale per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee (Ajc): con la revoca della scomunica ai lefebvriani - tra di essi il vescovo Richard Williamson - il Vaticano "minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico". "Giovanni Paolo II - afferma Rosen interpellato in Israele - ha definito l’antisemitismo un peccato contro Dio. La negazione della traboccante documentazione circostanziata della Shoah è antisemitismo nel modo più sfacciato. Nell’accogliere un negazionista nella Chiesa cattolica senza alcuna ritrattazione da parte sua, il Vaticano si è fatto beffe del ripudio e della condanna commovente e impressionante dell’antisemitismo fatta da Giovanni Paolo II. Spero ardentemente - conclude - che il Vaticano affronterà con urgenza questa materia, nel momento in cui minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico".

Settimo Cielo
22 gennaio 2009
I vescovi lefebvriani assolti dalla scomunica. Ma uno di loro nega la Shoah
di Sandro Magister

La notizia dell’imminente revoca della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale di San Pio X fondata da Marcel Lefebvre ha fatto salire di colpo la temperatura di una polemica riguardante uno di loro.
Nell’occhio del ciclone c’è il vescovo lefebvriano Richard Williamson, inglese di nascita. Lo scorso 1 novembre, festa di Tutti i Santi, Williamson ordinò diacono, in Germania, a Zaitkofen, un giovane svedese convertitosi al cattolicesimo, Sten Sandmark. A seguire la cerimonia c’era una televisione di Stoccolma. Al termine, il reporter intervistò sia il vescovo che il nuovo ordinato.
La conversazione toccò il tema del nazismo. E a questo punto il vescovo Williamson intervenne dicendo di non credere che sei milioni di ebrei fossero stati sterminati. Negò che si fosse fatto uso di camere a gas e disse di associarsi ai “revisionisti” che abbassano il numero degli ebrei uccisi a due-trecentomila.
“Se questo non è antisemitismo, allora cos’è?”, obiettò il giornalista.
E il vescovo: “Se l’antisemitismo è una cosa cattiva, esso è contro la verità. Quando una cosa è vera, essa non è cattiva. La parola anti-semitismo non mi riguarda”.
L’intervista andò in onda, finì anche su internet, e la polemica nei giorni scorsi è salita alle stelle. Il settimanale tedesco “Der Spiegel” vi ha imbastito un articolo. Gli ebrei hanno protestato, i vescovi tedeschi si sono dissociati sdegnati dalle affermazioni del loro confratello, pur scomunicato. E anche la diocesi di Stoccolma ha preso le distanze.
Il 20 gennaio la Fraternità Sacerdotale di San Pio X ha cercato di limitare i danni, con due comunicati emessi dai suoi distretti di Gran Bretagna-Scandinavia e di Germania: “Gesù era ebreo, Maria era ebrea, gli apostoli erano ebrei, e quindi nessun vero cristiano può essere antisemita. Le affermazioni fatte dal vescovo Williamson sono esclusivamente sue e non riflettono le vedute della Società di San Pio X. Inoltre, papa Pio XI nella sua enciclica ‘Mit Brennender Sorge’ condannò il regime senza Dio del nazismo e i suoi crimini”.

Trovi qui la traduzione in inglese dell’articolo di “Der Spiegel”, con il video dell’intervista: “Traditionalist bishop may be charged with holocaust denial in Germany“.

E qui, sempre in inglese, i comunicati della diocesi cattolica di Stoccolma e dei lefebvriani: “Williamson to be Charged? Diocese of Stockholm and SSPX District Superiors Respond“.


L'estrema destra tedesca festeggia la decisione di Benedetto XVI e le parole del vescovo Williamson:

Spiegel on line
01/27/2009
Catholic controversy
German Far-Right Hails Holocaust Denier Williamson
By Peter Wensierski

Germany's far right has welcomed the move by German Pope Benedict XVI to lift the excommunication of British bishop Richard Williamson, who denied the Holocaust in an interview last week. German Jewish leaders are appalled at the decision...

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