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Lettera dei capigruppo Pdl
Via dalla Vigilanza finché Villari non si dimette


Corriere della Sera
11 gennaio 2009
La lettera dei capigruppo del centrodestra
Via dalla Vigilanza finché Villari non si dimette
«Il nostro passo per sbloccare lo stallo Rai»

Caro Direttore,
con l' elezione del senatore Riccardo Villari alla presidenza della Vigilanza Rai, è stato impedito che una prepotenza partitocratica giungesse a compimento. Nell' ambito della democrazia condivisa, infatti, esiste certamente un diritto di proposta, ma nessuno può arrogarsi un diritto d' imposizione: né per l' elezione di un giudice costituzionale, né per l' elezione del presidente di una Commissione di garanzia. Tanto meno tale diritto d' imposizione può essere rivendicato ipocritamente in nome della centralità delle libere scelte parlamentari. Ora, però, è necessario prendere atto che la situazione è giunta in un vicolo cieco. Senza il concorso dell' opposizione, la Commissione di Vigilanza non può procedere né all' elezione del nuovo CdA né a quella del Presidente della Rai. Noi del PdL, quantomeno, non lo potremmo consentire se vogliamo tener fede alla logica di una legge che porta il nome di uno di noi, e che va proprio nel senso di garantire democrazia e pluralismo e impone maggioranze più ampie di quelle politiche per l' elezione del Presidente della Rai. Del resto, siamo stati proprio noi del PdL ad affermare da tempo pubblicamente che senza la partecipazione di tutti il rinnovo dei vertici Rai non può avere luogo. Investendo la Giunta per il Regolamento a fronte di una richiesta esplicita del Pd, il Presidente Schifani ha compiuto correttamente un atto dovuto, anche perché i presupposti minimi per una discussione nel merito della posizione istituzionale in cui si è venuto a trovare il Presidente Villari dopo il suo passaggio al Gruppo Misto certamente sussistono. Non vi è dubbio, infatti, che il cambio di gruppo altera il principio di proporzionalità nella rappresentanza in Commissione. Ed è altrettanto pacifico che una eventuale «decadenza» da parte di Villari come membro della Commissione non renderebbe automaticamente revocabili i presidenti di Commissione o addirittura i presidenti delle Assemblee, perché bisogna tener conto dei differenti principi di legittimazione di questi incarichi istituzionali. Vi sono, tuttavia, anche altri aspetti che devono essere considerati. In primo luogo il fatto che Villari, a seguito di una legittima elezione, non è più solo un semplice membro della Commissione, ma un «potere costituito». Egli, inoltre, non ha cambiato volontariamente gruppo di appartenenza, ma è stato espulso dal Pd e iscritto d' ufficio al Gruppo Misto. Il combinato disposto di queste due situazioni di fatto va meditato attentamente. Non vi è dubbio, infatti, che portando fino in fondo la procedura di revoca, pur nel rispetto dei regolamenti vigenti, si aumenterebbero i poteri dei gruppi a scapito delle garanzie dei singoli parlamentari. Prima di giungere a questo punto, dunque, bisogna esperire ogni altro tentativo: anche gli esponenti più accorti dell' opposizione ne sono consapevoli. Anche perché se la situazione di stallo venisse superata attraverso una soluzione regolamentare, si tratterebbe dell' ennesima sconfitta della politica. Noi crediamo che la maggioranza debba assumersi la responsabilità di non partecipare ai lavori della Commissione. Allo stesso tempo, intendiamo lanciare due appelli. Al senatore Villari chiediamo di tornare a proporsi come soluzione e non più come problema, prendendo atto di una situazione che si è determinata suo malgrado e anche nostro malgrado. All' opposizione chiediamo invece di considerare la nostra buona volontà, e di accettare una sospensione del dibattito nella Giunta per il Regolamento per scegliere finalmente la via della politica dopo i tanti errori che il centrosinistra ha commesso, abbandonando veti e imposizioni e una confusione di linguaggi segno evidente di una linea davvero incerta. D' altro canto, anche in seno all' opposizione sono emerse in questi ultimi giorni proposte che contribuiscono a rendere il dibattito più articolato. Per tutte, ci riferiamo a quella del senatore Follini che suggerisce di giungere in tempi brevi a un' abolizione della Commissione per concentrare i poteri di garanzia nel CdA. Ma queste suggestioni non possono farci dimenticare che esiste un problema più urgente: quello del funzionamento dell' attuale Commissione di Vigilanza. Per questo chiediamo a tutti, a partire dagli organismi in carica: discutiamo dei problemi immediati e delle riforme che si possono prospettare nel medio periodo, e individuiamo rapidamente una soluzione che non faccia perdere la faccia a nessuno. E' un' ottima occasione per dimostrare ai cittadini che la politica serve a risolvere i problemi.
Fabrizio Cicchitto
Maurizio Gasparri
Italo Bocchino
Gaetano Quagliariello
capigruppo e vicecapigruppo vicari del PdL alla Camera e al Senato



La Repubblica
12 gennaio 2009
Pochade Villari
di Sebastiano Messina

Alla luce della grottesca lettera inviata al «Corriere» dai capigruppo e vicecapigruppo del Pdl (tra i quali c´è anche il regista di questa pochade, che anziché chiedere scusa si vanta con gli altri tre di aver «impedito una prepotenza partitocratica»), e tenendo conto delle precedenti dichiarazioni del presidente del Senato e della successiva proposta del ministro Calderoli, l´avventura comica di Riccardo Villari - già soprannominato Vinavillari - può avere tre finali diversi. Il primo è che alla prossima riunione della Vigilanza non si presenti nessuno: solo Villari. Il secondo è che si presentino tutti: ma per sfiduciare Villari. Il terzo, infine, vuole che ci sia un solo assente, Villari, nel frattempo revocato da membro della commissione. Nessuno, al momento, scommette un euro su un quarto finale a sorpresa: le dimissioni immediate di Vinavillari. Chi nasce tondo, dicono a Napoli, non muore quadrato.


Corriere della Sera
12 gennaio 2009
Ma il "consulente" avverte: va via solo se vuole lui
Paolo Tesauro Il giurista che ha preparato la «difesa» di Villari: non so che farà, nessuno può obbligarlo alle dimissioni

Alessandro Trocino

Roma - «Che cosa deciderà politicamente non lo so. Quello che è certo è che, sotto il profilo giuridico, non può essere obbligato alle dimissioni». Paolo Tesauro è ordinario di diritto costituzionale all' Università «Federico II» di Napoli. Ma soprattutto è il giurista che ha aiutato Riccardo Villari a preparare il documento che potrebbe esibire domani alla Giunta per il regolamento. Le sue parole fanno intuire che la soluzione auspicata da molti - le dimissioni di Villari - non sono ancora dietro l' angolo. Per uscire dallo stallo, si era ipotizzato nei giorni scorsi una revoca di Villari sulla base del suo passaggio dal gruppo del Pd al gruppo misto. Passaggio che rappresenta un' alterazione del principio di rappresentanza dei gruppi e che giustificherebbe la revoca. «Niente affatto - ribatte Tesauro - La legge istitutiva della Commissione, che risale al ' 47, non prevede la necessità della proporzionalità. Richiede soltanto che siano rappresentati tutti i gruppi. Che nel gruppo misto ci sia un solo componente o due, non cambia nulla». Non solo, aggiunge Tesauro: «L' altro punto fondamentale è che Villari non è andato volontariamente nel gruppo misto. È stato espulso. C' è un precedente del 1980, quando Nilde Iotti era presidente della Camera. Tommaso Staiti di Cuddia lasciò il suo gruppo e la Iotti provvide a sostituirlo dalla Commissione Stragi: ma spiegando che era necessario, visto che se n' era andato volontariamente. Leggendolo al contrario, si capisce che non è una soluzione ammissibile in caso di espulsione». Tesauro, a proposito dell' impossibilità di un intervento non politico su Villari, cita un altro precedente: «Violante, da presidente della Camera, sostenne che il controllo sulla Commissione può essere fatto solo al momento della composizione. Se si potesse intervenire successivamente, si violerebbe il principio per il quale i parlamentari agiscono senza vincolo di mandato. Sarebbe un far prevalere criteri partitocratici. La Commissione risponde solo a se stessa». Che la presenza di Villari sia ormai ingombrante, lo riconosce anche Tesauro: «Con l' assenza di Pdl e Pd dalla Commissione non ci sarà più numero legale. E questo sarebbe un fatto grave. Ricordiamoci che sono imminenti le elezioni in Sardegna e che deve essere approntato il regolamento per la campagna elettorale». Ma, essendo cambiati gli equilibri politici, non dovrebbe essere lo stesso Villari a farsi da parte? «Politicamente non le so dire. Ricordo però che durante la scorsa legislatura, ben tre vicepresidenti delle Camere hanno cambiato gruppo parlamentare. E nessuno ha ritenuto necessario chiederne la sostituzione».


Il Messaggero
12 gennaio 2009
L’ipotesi: dimissioni e rientro nel Pd, ma Riccardo temporeggia
di Claudio Sardo



Il Messaggero
13 gennaio 2009
Rai, Villari non molla e prepara
le nomine nel cda

di Marco Conti

Roma - A dispetto dei continui annunci e dei più o meno realizzabili piani per farlo fuori, Riccardo Villari continua a rimanere ben saldo nella poltrona di presidente della Commissione di Vigilanza. La circonferenza del cerchio, che per alcuni esponenti del Pd si stringe ormai da giorni intorno al "reprobo", deve essere ancora di dimensioni ragguardevoli. Almeno a giudicare dalle iniziative che intraprende l'ex esponente del Pd, ora presidente.
Ieri, per tutta risposta, invece del tanto auspicato passo indietro, Villari ha infatti convocato per dopodomani la Commissione di Vigilanza, mettendo all'ordine del giorno una serie di argomenti a dir poco pesanti come il regolamento per le elezioni in Sardegna, il rinnovo dell'intero cda della Rai e le tribune politiche. Dopo la decisione della maggioranza di disertare le riunioni unendosi alla protesta del Pd, a difendere le prerogative di Villari sono rimasti i radicali di Marco Pannella e l'Mpa di Raffaele Lombardo, i cui rispettivi esponenti in Vigilanza, Berltrandi e Sardelli, non hanno nessuna intenzione di lasciare solo Villari nella riunione di giovedì.
Nonostante l'intero Parlamento lo inviti a dimettersi, Villari rimane convinto che la Commissione possa e debba funzionare perchè, come ripete oggi Marco Pannella su "Il Messaggero", la Commissione è un organo di rilevanza costituzionale e come tale è chiamata ad alcuni inderogabili adempimenti. Fatto sta che maggioranza e opposizione sulla vicenda paiono nell'angolo. La prima vittima di qualche furbizia di troppo, mentre il Pd sconta le rigidità dovute all'assalto iniziale scatenato contro Villari un secondo dopo la sua elezione. Allo stato le posizioni di tutti i protagonisti della non edificante vicenda non fanno intravvedere soluzioni. Se è sfumata l'ipotesi di una trattativa con l'interessato sulla base di uno scambio tra le dimissioni e la sua possibile riammissione nel gruppo del Pd, si è anche volatilizzata la possibilità di una revoca, iniziativa giudicata tecnicamente impossibile se non pericolosa.
Il braccio di ferro continua e non resta che attendere le prossime 48 ore per verificare se Pdl o Pd continueranno nella scelta aventiniana o se, preoccupati delle scelte che la Vigilanza potrebbe giovedì fare in materia di cda-Rai, non si acconceranno ad una presa d'atto del ruolo e della funzione di Villari, siglando con l'interessato una tregua. Scartata la soluzione di forza, si cerca quindi una via politica per risolvere il nodo, vista la scarsa propensione di Villari alla resa e all'abbandono "spontaneo" e "unilaterale" dell'incarico.


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