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La Stampa on line
7 dicembre 2008
Riforma della giustizia, il Pdl accelera
"Guerra tra procure, fatto gravissimo"
Ghedini: «Toghe fuori controllo».
Gasparri chiama il Pd: serve tavolo.
Udc apre: improrogabile.
No dell'Idv

Roma

Avanti con la riforma della giustizia. E se Pd e Udc si opporranno alla separazione delle carriere di giudici-pm e alla riforma del Csm, allora «questa maggioranza ha le idee chiare e i numeri capaci da portare avanti un percorso di riforma anche da sola». Il Guardasigilli Angelino Alfano fa da eco alle parole del premier Berlusconi. Sullo sfondo la "guerra" tra le procure di Catanzaro e di Salerno che riserva inquietanti retroscena, svelati nel corso delle audizioni davanti al Csm, con tanto di magistrati denudati durante le perquisizioni nelle abitazioni private.
La vicenda è di fatto un assist per chi, come Berlusconi, da sempre invoca una riforma della giustizia. Una minaccia per le "toghe" che con l’Associazione nazionale magistrati si affrettano a lodare la tempestività con cui il Csm ha avviato una pratica di trasferimento d’ufficio dei capi delle procure di Catanzaro e Salerno («è un’ulteriore riprova di come il sistema giudiziario ha al suo interno i mezzi e gli strumenti per poter intervenire anche in situazioni che hanno rischiato di minare la credibilità della magistratura», dicono Luca Palamara e Giuseppe Cascini), ma allo stesso tempo alzano uno steccato: «È dannoso strumentalizzare questa vicenda per riparlare di separazione delle carriere, Csm e obbligatorietà dell’azione penale».
Separazione giudici-pm (con l’ipotesi di concorsi diversi oppure con scelta definitiva su quale carriera intraprendere al momento dell’ingresso in magistratura); doppio Csm (uno per i pm e l’altro per i giudici, con una quota di "toghe" minoritaria in entrambi e forse nessuno dei due presieduto dal Capo dello Stato); azione penale non più obbligatoria per tutti i reati (probabilmente indirizzata dal ministro della Giustizia e dal Parlamento in base a delle priorità): i tre punti chiave della controversa riforma comporteranno inevitabilmente modifiche costituzionali. Da qui la necessità di trovare una maggioranza dei due terzi. Sempre che si intenda evitare la mannaia del referendum confermativo.
L’ufficio legislativo di Alfano è impegnato non tanto sulla "grande riforma" ma su un "pacchetto" di modifiche al codice di procedura penale da portare probabilmente nel Cdm del prossimo 19 dicembre. Si tratta di misure per risolvere l’emergenza sovraffollamento carceri (con modifiche alle norme sulle gare di appalto per costruirne nuove, così da evitare che in caso di contenzioso si blocchino i lavori) e di misure per accelerare il processo penale. Queste ultime avverranno con un ddl: il codice non può essere modificato per decreto, il Quirinale non darebbe mai il via libera, viene fatto notare in ambienti del ministero. Il "cuore" di questo antipasto di riforma sarà svincolare la polizia giudiziaria dal pubblico ministero nell’attività investigativa. Sarà la fine del "pm-superpoliziotto": un assaggio della riforma "ab imis" che arriverà nel 2009.
La maggioranza intanto accelera. Il sistema giustizia «è semidefunto perché non è più un servizio per i cittadini», dice il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno. Ancora più duro il presidente del Pdl al Senato Gasparri: «Stop ai partiti travestiti da correnti di magistrati. E poi certezza della pena, trasparenza dei giudizi, sanzioni rapide contro i magistrati che compiono abusi». Poi l'invito all'opposizione: «Ci auguriamo di trovare un consenso unanime».
Anche Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e legale del premier, parla della necessità di una riforma della giustizia: «Vedremo se andare avanti da soli oppure se le aperture che vengono dalla sinistra ci permetteranno una riforma condivisa». Ghedini apprezza l’apertura di D’Alema («spero non sia isolata») e ribadisce la volontà di «arrivare a una condivisione sulla giustizia», perchè «la magistratura italiana è totalmente fuori controllo».Un'importante apertura al governo arriva dall'Udc. «La riforma della giustizia è improrogabile», dice Luca Volontè. I punti? «Separazione delle carriere,riforma del Csm e dell’accesso alle Supreme Magistrarure e, soprattutto, sanzioni pesanti contro inefficenza e creatività di quei giudici (funzionari pubblici) che inventano le leggi». L'Italia dei Valori frena: la «vera riforma della giustizia di cui il Paese ha bisogno è quella che garantisce innanzitutto certezza e tempestività nella tutela dei diritti dei cittadini. L’idea di Berlusconi, invece, è sempre e solo quella di mettere la magistratura sotto il controllo della politica», dice Massimo Donadi, capogruppo dei dipietristi alla Camera. Silvana Mura, ritiene invece che «la destra e Berlusconi tentino da anni di mettere al guinzaglio del governo la magistratura» e «le ultime vicende relative alle procure di Catanzaro e Salerno gli hanno consentito di riproporre la solita minestra sperando di farla passare agli occhi dell’opinione pubblica come un piatto succulento».
E mentre il Pd prende tempo di fronte agli inviti di dialogo provenienti dalla maggioranza, sulla riforma della giustizia interviene Cossiga. «Ho stima di Niccolò Ghedini come avvocato, ma mi accorgo che di politica non ne capisce molto: adottare ora, e peggio ancora in via di urgenza - ragione l'ex presidente dela Repubblica - , provvedimenti di riforma dell’ordinamento giudiziario significherebbe compattare immediatamente tutta la magistratura e tutte le correnti dell’Anm, il Colle e Palazzo dei Marescialli». «Tutti - rileva il senatore a vita - con il motto: la magistratura non si tocca. Chi vuole una riforma sul modello dei paesi liberali e democratici d’Occidente deve lasciare che i magistrati continuino ad azzuffarsi e scannarsi tra di loro. Solo dopo che si saranno vicendevolmente arrestati e che qualche procura abbia fatto irruzione nella sede del Csm o in quella dell’Anm, facendo magari perquisire la casa di Veltroni, si potrà parlare di riforma della giustizia. Fino ad allora - conclude - teniamoci questi magistrati, e qualche leader della sinistra che già sente di essere nel mirino vada in vacanza alle Maldive o in qualche altro posto da cui non possa essere estradato...».

La Stampa on line
7 dicembre 2008
De Magistris: "Così mi stanno imbavagliando"
Gli appunti dell'ex pm Luigi De Magistris:
dall'inchiesta «Poseidone» al caso «Why not»

Antonio Massari
Catanzaro




PaneLiberale de' noantri/1

"Non siamo forse alla fine della stagione iniziata con la vicenda di Mani Pulite dei primi anni Novanta. Ci sono però due fatti nuovi. Il primo è l'indebolimento di quegli elementari meccanismi di autodifesa che la magistratura usava per tutelare il proprio prestigio sociale e non offrire la gola scoperta a possibili interventi disciplinatori della politica. La furibonda guerra fra le Procure di Salerno e di Catanzaro ha mostrato all'opinione pubblica quanto sia malato il sistema giudiziario. Il rapido intervento del Csm, con drastiche sanzioni a entrambi i contendenti, è un tentativo di impedire un più ampio smottamento.
Anche se spettacolare questa guerra è però solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno eroso il consenso di cui la magistratura godeva presso l'opinione pubblica. Fu grazie a quel consenso che alcune Procure assunsero, a partire dagli anni Novanta, il ruolo (informalmente politico) proprio delle «burocrazie guardiane». Cercarono, cioè, di mettere sotto tutela la classe politica, una cosa che è qualitativamente diversa dal normale controllo di legalità che i singoli magistrati svolgono nei Paesi democratici. La cosiddetta Seconda Repubblica ne fu condizionata. Né poteva essere diversamente. Poiché era stata la «rivoluzione dei giudici», come venne definita in gergo giornalistico, a dare il colpo mortale alla Prima Repubblica, era inevitabile che le Procure si trovassero a svolgere un ruolo politicamente sovraesposto nella Seconda".
(Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 7 dicembre 2008)

"A questo punto é necessario chiarire con precisione quali sono i reati che in questo caso vengono definiti "politici". Se ben capisco l'argomentazione dei richiedenti, essi sostengono che una delle due serie di azioni giudiziarie attualmente in corso in Italia... - per donazioni illecite di 10 miliardi al signor Craxi - é politica [...] I richiedenti sostengono che le cose stanno così per il semplice fatto che si fa riferimento a contributi alla politica. Non sono d'accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria, che é stata promulgata per garantire un corretto ordinamento del processo democratico in Italia - reato in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni. Si tratta certamente di un reato commesso in un contesto politico. A mio giudizio, però, ciò non ne fa un reato politico.
[...]
Respingo la teoria alla base del ricorso dei richiedenti secondo la quale l'eseguire pagamenti a favore di uomini politici o partiti politici (se per mezzo di pagamenti a scopo di corruzione o di donazioni illecite, a mio parere, non rileva) configura un reato di natura politica. Non si tratta di un atto politico in sé, né lo rende tale il fatto che l'autore del reato speri di modificare il corso della politica comprando influenza politica, e neppure il fatto che la magistratura, perseguendolo, speri di far pulizia nell'ambiente politico. In poche parole, non c'è un solo argomento portato dai richiedenti, da solo o in concomitanza con gli altri, che mi induca a ritenere che i reati considerati abbiano natura politica. Non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della politica come 'i Garibaldi di oggi', o cercatori di 'libertà', o 'prigionieri politici'".
(Traduzione di stralci della motivazione della decisione del giudice Simon Brown con la quale la High Court of Justice, Queen's Bench Division, respingeva il ricorso della difesa contro la trasmissione di atti di una commissione rogatoria, Londra, 23 ottobre 1996.
Cfr. Friday 25 October 1996, Before: LORD JUSTICE SIMON BROWN, MR. JUSTICE GAGE, APPLICATION FOR LEAVE TO APPEAL TO THE HOUSE OF LORDS, REGINA - v - THE SECRETARY OF STATE FOR THE HOME DEPARTMENT Ex Parte Finninvest SPA)


PaneLiberale de' noantri/2

"La seconda circostanza è data dal parziale cambiamento dei «bersagli politici ».
Oggi la novità, suscettibile di modificare i rapporti fra politica e magistratura, è costituita dalla pluralità di inchieste su giunte di centrosinistra. L'azione delle Procure, da Mani Pulite in poi, ha sempre contato sul sostegno della sinistra nelle sue varie incarnazioni. Anche l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro ha indirettamente ribadito questa tradizionale posizione. Ma in passato quel sostegno dipendeva dalla constatazione che a «farsi male» erano soprattutto gli avversari della sinistra. Adesso che a farsi male è anche il Partito democratico, è possibile che intervengano (non immediatamente, ma in futuro) cambiamenti di rotta. Le risposte della classe politica sono, al momento, insoddisfacenti. Il Guardasigilli dice, anche con riferimento alla guerra Salerno- Catanzaro, che tutto andrà a posto con le «riforme ».
Ma ammesso, e non concesso, che venga fatta una buona riforma dell'ordinamento giudiziario, solo un pregiudizio legalistico può far credere che cambiare le norme faccia anche cambiare d'incanto atteggiamenti e comportamenti. Gli effetti delle buone riforme si vedono, se si vedono, solo a distanza di anni. Al momento, sarebbe già tanto se passasse la legge sulle intercettazioni telefoniche. La sua assenza spiega perché non sia cessata quella forma di abuso che è la «pesca a strascico» (come l'ha argutamente definita Il Riformista), le intercettazioni diffuse, senza freni né regole. Se pretendiamo di essere una società liberale, la pesca a strascico, per lo meno, dovremmo vietarla.
(Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 7 dicembre 2008)

"E' il momento di tirare le conclusioni sulla questione politica e posso farlo in modo veramente molto rapido. Non accetto in nessun modo che il desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione nella vita pubblica e politica, e il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i politici in quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione in reati politici. E' un uso scorretto del linguaggio definire l'azione dei magistrati come improntata a 'fini politici', o le loro azioni nei confronti del signor Berlusconi come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho letto su questo caso suggerisce piuttosto che la magistratura sta dimostrando al tempo stesso una giusta indipendenza politica dall’esecutivo ed equanimità nel trattare in modo eguale i politici di tutti i partiti... A dire il vero c'é un che di ironico nel fatto che qui i richiedenti stiano tentando di farsi passare per presunti autori di reati politici rispetto a reati commessi, in parte, mentre lo stesso signor Berlusconi era effettivamente in carica".
(Traduzione di stralci della motivazione della decisione del giudice Simon Brown con la quale la High Court of Justice, Queen's Bench Division, respingeva il ricorso della difesa contro la trasmissione di atti di una commissione rogatoria, Londra, 23 ottobre 1996.
Cfr. Friday 25 October 1996, Before: LORD JUSTICE SIMON BROWN, MR. JUSTICE GAGE, APPLICATION FOR LEAVE TO APPEAL TO THE HOUSE OF LORDS, REGINA - v - THE SECRETARY OF STATE FOR THE HOME DEPARTMENT Ex Parte Finninvest SPA)



Il Riformista

6 dicembre 2008
Così è caduto Prodi
Di Pietro: «Il partito anti De Magistris buttò giù il Governo»

L'accusa dell' ex pm: «Quel procuratore è come me, e se l'avessero lasciato indagare la vicenda politica sarebbe andata diversamente. Veltroni farebbe bene a difenderlo»
«C'è un sistema trasversale di partiti, da destra a sinistra, che si è mosso per bloccare Why not, l'inchiesta di De Magistris».
Intervistato dal Riformista sullo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro, Antonio Di Pietro avanza il suo "teorema": «Penso che se quell'inchiesta fosse andata avanti, probabilmente il Governo Prodi sarebbe rimasto in piedi».
di Tommaso Labate


Caso De Magistris, trasferimento per Apicella e Iannelli
Roma, 6 dic. (Adnkronos)
- La prima Commissione del Csm ha deciso all'unanimità di aprire la procedura di trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale nei confronti del procuratore di Salerno Luigi Apicella e del procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli. La decisione è stata presa dalla prima Commissione dopo le audizioni di oggi delle toghe catanzaresi e salernitane, sul caso De Magistris...

Corriere della sera
6 dicembre 2008
Giustizia, D’Alema apre alla riforma
“sì a un grande patto sulle regole”
Roberto Zuccolini


Giustizia/ Di Pietro: Antipolitica e' fare la riforma insieme
Bologna, 6 dic. (Apcom)
- Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, dice no ad ogni forma di collaborazione per mettere mano ad una riforma della giustizia. Da Bologna, per la 'Giornata della legalità' organizzata in occasione della raccolta delle firme contro il Lodo Alfano, attacca: "E' antipolitica mettersi insieme per riformare la giustizia, fa antipolitica chi proprio nel giorno della vicenda De Magistris ha detto di mettere insieme la destra e la sinistra per riformare la giustizia".
Dal palco Di Pietro replica anche a Marco Follini, che è tornato a chiedere al partito di prendere le distanze dall'Italia dei valori. "Non hanno capito che è finito il tempo di andare in barca, forse andando troppo in barca si sono scordati quello che succede a terra. E qui siamo a terra, in tutti i sensi. Dobbiamo liberarci dalla sindrome di Stoccolma". L'ex pm se l'è quindi presa con quelli che "vogliono fare riforme bipartisan, con chi fa intelligenza col nemico, con chi dice a Dracula vieni in ospedale".
Ancora rivolto agli alleati che vogliono allontanarlo, l'ex pm ribadisce: "Che abbiamo fatto di male? Stiamo raccogliendo le firme per sapere se va bene o no una legge, questa è politica non antipolitica".

De Magistris/ Di Pietro: Terzismo ha colpito anche Csm
Si deve decidere da che parte stare, così si ferma indagine
Bologna, 6 dic. (Apcom)
- Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, commenta la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di trasferire il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e del procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, sostenendo che: "Il terzismo ha colpito ancora, è una malattia che va in voga in questi ultimi tempi e ha contagiato anche il Csm".
"E' necessario una volta per tutte - spiega da Bologna, dove ha tenuto un convegno per raccogliere le firme contro il Lodo Alfano - decidere da che parte stare e nel caso di specie, se con quei magistrati che hanno cercato di scoprire fatti e misfatti della cupola di potere politico e affaristico o di coloro che hanno allontanato quei magistrati".
L'ex Pm, per il quale non è possibile che a sbagliare siano stati in due, resta quindi della sua idea: "L'idea che se c'è un modo per fermare l'indagine è proprio quello di prendersela con chi cerca di portarla avanti. Il risultato - dice - è sotto gli occhi di tutti. D'ora in poi si parlerà di guerra tra le Procure e non si parlerà più del contenuto di quell'inchiesta. D'ora in poi - aggiunge Di Pietro - succederà per Why Not quello che è successo per Mani pulite: si parlerà della legittimità dell'inchiesta e nessuno parlerà più della miriade di misfatti che Why Not poteva scoprire e - conclude Di Pietro - non scoprirà più".

De Magistris. Di Pietro: Napolitano ha criminalizzato pm Salerno
Dopo il nostro intervento richiesta a Catanzaro, deve fare così
Bologna, 6 dic. (Apcom)
- "Il presidente della Repubblica ha fatto un primo intervento chiedendo atti alla Procura di Salerno, e lo ha fatto con toni già scontati di criminalizzazione della Procura di Salerno che non abbiamo condiviso". Così Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, torna a ribadire il suo netto giudizio sull'intervento del capo del Stato in merito alle inchieste che stanno coinvolgendo la Procura salernitana e quella di Catanzaro.
"Dopo il nostro intervento il presidente della Repubblica ha fatto un'analoga richiesta alla Procura di Catanzaro con toni diversi. E' così che deve fare perché non conoscendo gli atti non può criminalizzare l'una o l'altra a prescindere", continua Di Pietro.

De Magistris/ Di Pietro: Procura Salerno non va criminalizzata
"Non esiste una guerra tra bande"
Bologna, 6 dic. (Apcom)

- Tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro "non esiste una guerra tra bande", i magistrati salernitani vanno lasciati lavorare "e non vanno criminalizzati". A sostenerlo è il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, che intervenendo a Bologna spiega: "Non esiste una guerra tra bande e male fa l'informazione a mettere sullo stesso piano vicende totalmente diverse".
"C'era un magistrato che ha cercato di fare il suo dovere, De Magistris, e ha pagato le conseguenze, l'ho passato anche io, so cosa vuol dire. La Procura della Repubblica di Salerno - insiste - va lasciata lavorare, non va criminalizzata dicendo che c'è una guerra tra bande. Io sono a favore, senza se e senza ma, di De Magistris: quell'inchiesta dovrebbe andare avanti, e in un Paese civile essere riaffidata a chi è stata tolta".



You formica, me cicala


"...un dato positivo per l’Italia, un dato di cui pochi sono informati e che in questo momento è giusto valorizzare. Gli italiani sono un popolo di risparmiatori, di formiche virtuose e non di cicale, e questa virtù conterà non poco nei prossimi mesi, soprattutto se sapremo indirizzare il risparmio verso gli investimenti produttivi. Cosa che il governo sta incoraggiando con ogni atto".
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, Il Messaggero, 6 dicembre 2008)

"I soldi per detassare le tredicesime non ci sono perchè sono stati spesi per l'operazione Alitalia e per abolire l'Ici... Il governo tende a dire che non ci sono soldi, ma questo perchè il governo stesso ha fatto scelte diverse: per esempio 4 miliardi se ne sono andati sull'operazione Alitalia, altri 3 miliardi circa per l'abolizione dell'Ici per tutti, anche per quelli come me che pur non essendo ricchissimi non ne risentivano. Tutto ciò per rispondere a promesse demagogiche fatte in compagna elettorale, e così oggi rischiamo di fare le nozze con i fichi secchi con quattro o cinquecentomila precari che perderanno il lavoro senza avere ammortizzatori sociali di sorta che in Italia ha solo il 27% dei lavoratori, gli altri sono scoperti».
(Emma Bonino, vicepresidente del Senato, a Radio Radicale, AGI, Roma, 24 novembre 2008)


Il Messaggero
6 dicembre 2008
Berlusconi: l’Italia formica ce la farà
Intervista al premier: siamo un popolo di risparmiatori e non di cicale,
usciremo dalla crisi meglio degli altri
«Va ricalcolato il rating dei Paesi: si conteggino anche i debiti privati»
di Alberto Gentili




Comunicato Commissione Scacchi Democratici

Si sente fuori dal Pd?

"Assolutamente no".
Sono un po’ stalinisti, non trova?"
Qualche venatura l’ho avvertita
. Quelli come me debbono darsi da fare perché le venature sbiadiscano».
(Riccardo Villari, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, "Il Giornale", 27 novembre 2008)

“La Commissione nazionale di Garanzia del Partito Democratico, riunita in Roma il 4 dicembre 2008, ha esaminato ai sensi degli art. 40 e 41 dello Statuto la posizione del sen. Riccardo Villari, eletto Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
Premesso che il Partito Democratico si ispira a rigorosi criteri di rispetto delle regole e di coerenza politica, la Commissione ha ritenuto che il comportamento tenuto dal sen. Riccardo Villari, per il suo reiterato rifiuto di collaborare lealmente con gli organismi del Partito Democratico e per il grande clamore suscitato nella pubblica opinione, è stato ed è gravemente lesivo dell’immagine del PD e dei principi di correttezza che lo Statuto ed il Codice Etico richiedono ai suoi iscritti ed eletti.
Per questo motivo, la Commissione nazionale di Garanzia delibera unanime la cancellazione del sen. Riccardo Villari dall’elenco dei soci fondatori e dall’anagrafe degli iscritti al Partito Democratico”.
La Commissione nazionale di Garanzia
Virginio Rognoni (Presidente)
Luigi Berlinguer (Presidente vicario)
Graziella Falconi
Biancalucina Trillò"
(Comunicato della Commissione Nazionale di Garanzia del Partito Democratico, 5 dicembre 2008)

"Un giorno di questi, pensò Winston con improvvisa, profonda convinzione, Syme sarà vaporizzato. È troppo intelligente. Capisce troppe cose, parla con troppa chiarezza e al Partito questo tipo di persone non piace. Un giorno sparirà, ce l'ha scritto in faccia... Qualcosa non andava in Syme: gli mancavano la discrezione, la capacità di mantenere le distanze, gli mancava quella stupidità che fungeva da baluardo. Si poteva addirittura pensare che non fosse perfettamente ortodosso. Certo, credeva nei principi del Socing, venerava il Grande Fratello, gioiva delle vittorie, odiava gli eretici, e tutto ciò non solo sinceramente, ma animato da uno zelo instancabile, esibendo una capacità nel tenersi aggiornato che gli altri membri del Partito neanche si sognavano, eppure gli aleggiava intorno una dubbia fama. Diceva cose di cui sarebbe stato meglio tacere, leggeva troppi libri... Il solo zelo non era sufficiente. L'ortodossia imponeva la mancanza di autocoscienza... Syme era scomparso. Una mattina non venne in ufficio. Qualcuno accennò distrattamente alla sua assenza, ma il giorno dopo nessuno fece più il suo nome. Il terzo giorno Winston andò nel vestibolo per dare un'occhiata alla bacheca. Uno degli avvisi conteneva l'elenco a stampa di coloro che facevano parte della Commissione Scacchi, di cui Syme era stato membro. A prima vista tutto era come prima, non c'erano correzioni, però mancava un nome. Bastava: Syme aveva cessato di esistere, anzi non era mai esistito... Syme non era semplicemente morto, era stato abolito, era una nonpersona.. Un qualsiasi accenno a lui sarebbe stato pericolosissimo".
(George Orwell, "1984", 1949, traduzione a cura di Stefano Manferlotti, 2000)

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