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Bossi: Stessi insegnanti, dissi a Renzo di non andare
Ogni Regione deve avere i suoi insegnanti
Sarezzo (Brescia), 29 nov. (Apcom)

La nuova bocciatura di Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord Umberto Bossi agli esami di maturità dipende "anche" dal fatto che "gli hanno fatto rifare l'esame con gli stessi insegnanti di prima". Lo afferma lo stesso Umberto Bossi a margine di un incontro della Lega a Sarezzo.
"Io gli avevo suggerito di non andare a fare l'esame - ha aggiunto Bossi - ma lui è voluto andare. E' stato anche bravo, è andato... Però...".
Alla domanda se questa vicenda è in relazione con la sua idea di avere insegnanti del Nord nel settentrione d'Italia Bossi replica: "Ogni Regione deve avere i suoi insegnanti se no questo aspetto c'è sempre".


Nulla poté l'ispettore, la famiglia avvisata telefonicamente

La Stampa on line
29 novembre 2008
Il giorno del giudizio
Renzo Bossi bocciato per la terza volta
A luglio Renzo Bossi aveva preparato una tesina su Cattaneo
La famiglia avvisata telefonicamente


Corriere della Sera
12 settembre 2008
Personaggi
Bossi, il figlio a Palazzo con il placet di Silvio
Renzo erede designato ha già conquistato il premier:
Umberto porta ai vertici il tuo angelo custode

Aldo Cazzullo


Roma — Proprio nei giorni in cui Kim Jong Il si eclissa da Pyongyang, un altro figlio di un capo assoluto si manifesta a Roma. Renzo Bossi è tornato l'altra sera, per la seconda volta in due settimane, a palazzo Grazioli, dove con cinque ministri e i capigruppo del Pdl ha partecipato al vertice sul federalismo tra Bossi (Umberto) e Berlusconi. Ieri il prediletto ha accompagnato il padre pure a palazzo Chigi, ed era al suo fianco quando il Senatur, all'uscita del Consiglio dei ministri, ha salutato a pugno alzato in segno di vittoria.
Bossi quindi non scherzava affatto nel marzo 2005, nella prima intervista a un anno dalla malattia. Parlando di Renzo, disse che «quando passerò la mano, non certo adesso, qualcosa di me resterà. La mia famiglia resterà al servizio della Lega. Avanti, sino alla Padania». La predizione suscitò parecchie gelosie. Il primogenito di Bossi, Riccardo, si lamentò: «E io? Anche io sono attratto dalla politica — disse a Gian Antonio Stella del Corriere —. Ho due modelli: papà e Napoleone ». I colonnelli leghisti in pubblico elogiarono l'erede e in privato protestarono. Bossi ripeté che l'indicazione valeva per un futuro remoto: a lungo avrebbe comandato ancora lui. E ci fu anche chi tacque ma capì di essere tra i destinatari del messaggio, e si mosse di conseguenza.

Silvio Berlusconi non è affatto contrariato dalla presenza di Renzo accanto al padre. Anzi, la sollecita. «Umberto, porta anche tuo figlio, dai!». Il premier capisce che la successione dinastica è un modo per affermare l'indipendenza della Lega: sul Carroccio Berlusconi non metterà le mani. Può sperare però di legarlo a sé anche nelle prossime generazioni. Il Cavaliere sa che Renzo non ha soltanto un effetto benefico sul padre; la sua parola comincia a essere ascoltata. Meglio quindi avere il ragazzo dalla propria parte, farlo sentire importante, guadagnarsene la simpatia. Tra l'altro, è coetaneo — vent'anni — di Luigi Berlusconi, con cui divide la passione per i motori (entrambi vanno spesso a correre all'autodromo di Monza).

«Eccolo, l'angelo custode che veglia su di te» disse il Cavaliere a Bossi quando, il 16 novembre 2005, Renzo venne al Senato con i fratelli Roberto Libertà e Sirio Eridanio e la madre Manuela Marrone — prima signora della Lega, e qualcosa di più — ad assistere al voto sulla devolution. Il battesimo era avvenuto qualche mese prima, quando l'allora minorenne Renzo si era affacciato dalla finestra di casa Cattaneo, a Lugano, urlando: «Padania libera!». Se come giocatore di basket non è andato oltre il Valcuvia di Cuveglio, come segretario generale della nazionale padana di calcio è campione del mondo in carica: i suoi atleti hanno dominato il torneo in Lapponia riservato alle nazioni mancate. Ora gli verrà delegato il rito dell'ampolla, lo sposalizio con il Dio Po, dal Monviso alla Laguna veneta. Il 28 agosto scorso, la prima volta a palazzo Grazioli. Gelosissimo, il fratello maggiore Riccardo commentò: «Speriamo che abbia capito cosa si sono detti nostro padre e Berlusconi. E comunque, io sono stato anche ad Arcore!».

Bossi lo ama al punto da polemizzare con l'intero corpo docente di origine meridionale, prima ancora della detestata Gelmini, quando Renzo fu bocciato — «per il secondo anno di fila!» fece notare perfidamente all'Ansa il senatore del Pd Antonio Rusconi — all'esame di maturità, nonostante avesse preparato una tesina dall'impegnativo titolo Carlo Cattaneo e la valorizzazione romantica dell'appartenenza delle identità. Chi l'ha scritta?, gli chiesero. «Mi sono ispirato ai libri di Cattaneo e di Gianfranco Miglio» fu la risposta. Il fratello maggiore Riccardo, sempre più geloso, infierì: «Strano. Alla biblioteca della Camera nei primi mesi della legislatura non risultano libri chiesti dalla Lega. Prima dell'esame di mio fratello, però, qualcuno ha voluto gli scritti di Miglio e di Cattaneo... ». Commentò La Stampa: «È possibile che tra i compiti dei parlamentari leghisti ci sia pure quello di scrivere la tesina al figlio del capo».

Non è andata senz'altro così, ma anche la svogliatezza scolastica è un tratto di famiglia: il Senatur ha festeggiato per tre volte una laurea mai presa. Il tempo e il male non ne hanno intaccato il carisma, anzi: vedendolo avanzare in Transatlantico con il passo incerto e lo sguardo duro, un parlamentare di buone letture l'ha accostato al generale Dumesnil, amputato a Wagram ma mai domo, al punto da gridare ai prussiani che lo assediavano a Vincennes, alle porte di Parigi: «Vi renderò questo castello quando voi mi renderete la mia gamba!». Ecco, il problema di uomini così è che di rado lasciano veri eredi. Ma questo non frena le decine di leghiste che lasciano messaggi nella sua pagina di Facebook: «Renzo, sei bellissimo; sposami!».



"Pierferdina', muoviamoci, muoviamoci..."

Il Riformista
29 novembre 2008
Int. a Francesco Pionati
Pionati: "Pierferdinando mira a rimpiazzare Prodi"

Tommaso Labate


La Repubblica
29 novembre 2008
L'analisi
Una guerra senza crociate

di Lucio Caracciolo



Il Sole 24 Ore

29 novembre 2008
Bruxelles:
Decisione-quadro sulla xenofobia dei ministri della Giustizia
Carcere fino a tre anni per i reati dl razzismo



La Stampa
29 novembre 2008
Tonino, l'azzecca consensi

Riccardo Barenghi


Il Giornale
29 novembre 2008
Caro Santoro, Milano non è il tuo reality
di Cristiano Gatti



Il Giornale
29 novembre 2008
Finocchiaro, la perdente che vuol far le scarpe al "gemello" Veltroni
di Giancarlo Perna



La Stampa

29 novembre 2008
Berlusconi: non andate
Niente Crozza per i ministri

Pao. Fes.

Non è la prima volta, e probabilmente, non sarà neppure l’ultima. Tant’è che anche ieri durante il consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi ha invitato nuovamente i «suoi» a non partecipare a trasmissioni televisive dove non ci sia contradditorio. Era accaduto già a fine ottobre, con qualche rumorosa scia di polemiche tra Pdl e Pd per il chiaro riferimento ad un puntata del talk show di Raitre «Ballarò», condotto da Giovanni Floris, ed è accaduto di nuovo ieri. Stavolta, dito puntato contro il programma di Maurizio Crozza, «Crozza Italia» trasmesso da La7. «I politici - ha argomentato Silvio Berlusconi, durante la riunione a Palazzo Chigi - che vanno da Crozza hanno un secondo per rispondere, ma chi fa la trasmissione ha una settimana per studiare una domanda che metta in imbarazzo l’ospite». Detta così, la considerazione non fa una grinza, ma che ha certamente offerto il là a Crozza, e non solo, per una immediata replica.
Prima di fioretto: «Ringrazio il capo del governo che nonostante tutte le cose cha ha da fare trova sempre un minuto per me, è davvero carino». Quindi, con una sciabolata di satira: «In ogni caso - ha spiegato il comico genovese, Maurizio Crozza - non voglio sfuggire al dibattito e riconosco che è vero. Preparo le domande con anticipo e un povero ministro deve rispondere al volo. Gli verremo incontro - conclude - domenica prossima in diretta, farò qualche domanda a Berlusconi, e lui avrà una settimana per pensare alle risposte. Lo aspettiamo, dunque, in diretta il prossimo 7 dicembre, ultima puntata del programma». Insomma, un finale con i fiocchi.


Milano Finanza

29 novembre 2008
Il commissario Ue per i media Reding
in merito al duopolio Rai-Mediaset avverte
Cara Italia, devi lavorare sulle tv
di Roberto Sommella

Milano Finanza
29 novembre 2008
Calabro' nuovo direttore generale antitrust

L'Unità
2 febbraio 2008
Agcomiche
Marco Travaglio



Milano Finanza

29 novembre 2008
Il mistero dei soldi di Gelli
Marco Gregoretti



Dialogo sul Paradiso (societario)

Patrimoni
c/o class editore
1 dicembre 2008
Dialoghi su Patrimoni
Cayman e società
R.Lenzi e A.Mainardi



Ma il popolo non ha la toga

leganord.org
28 novembre 2008
Bandiera veneta, Mazzatorta: il Csm usurpa funzioni del Guardasigilli
''La Costituzione dice chiaramente che la giustizia e' amministrata in nome del popolo e la bandiera della Regione Veneto e' per il popolo veneto motivo di fierezza e oggetto di rispetto''.

magistraturademocratica.it
24 gennaio 2003
Cosa significa veramente "in nome del popolo"
di Stefano Erbani 


Vittorio Grevi, professore ordinario di Procedura penale all’Università di Pavia, Corriere della Sera, 3 novembre 2005:
"...su tutte si è levata la voce del ministro guardasigilli Castelli, volta a ricordare che «la giustizia è amministrata in nome del popolo», sicché «chi giudica deve tener presente il comune senso di giustizia avvertito dal popolo». Ancora una volta - come si vede - siamo in piena confusione delle lingue. I nostri uomini politici (o almeno alcuni di essi, ivi compreso però il ministro della Giustizia) mostrano infatti di non aver ancora capito il significato essenziale del principio costituzionale della divisione dei poteri, in forza del quale l' amministrazione della giustizia è affidata alla magistratura, la cui funzione è quella di interpretare e di applicare le leggi. Ne consegue che, nello svolgimento di tale funzione, i magistrati sono soggetti soltanto alla legge, alla quale perciò devono fare esclusivo riferimento nell' emettere le loro decisioni. Dunque senza preoccuparsi di quali possano essere (di consenso o di dissenso) le reazioni dell' opinione pubblica, ed a maggior ragione senza lasciarsi condizionare dagli spiriti del «comune senso di giustizia popolare», bensì ubbidendo unicamente ai testi di legge interpretati secondo scienza e coscienza, sulla base degli elementi probatori raccolti nel procedimento. In realtà in un moderno Stato di diritto, qual è il nostro, la giustizia è certo amministrata «in nome del popolo» (i cui rappresentanti, in Parlamento, hanno contribuito ad approvare le leggi da applicarsi), ma non «dal popolo», che di per sé non è mai stato un giudice saggio (basti pensare alla scelta operata duemila anni fa tra Gesù e Barabba). Essa è invece amministrata da magistrati reclutati «per concorso», come tali slegati da qualunque vincolo di rappresentanza del popolo, o di sue componenti: appunto per evitare, a loro carico, influenze ed interferenze dall' esterno, incompatibili con il primato della legalità. Non a caso, del resto, è tipico dei regimi dittatoriali (dalla Germania nazista alla Russia comunista) l' attribuzione al giudice del potere di pronunciare sentenze non secondo la legge, ma secondo un elastico criterio di conformità dei fatti al «sano sentimento» del popolo. Anche perciò non è questo, e non deve essere questo, il principio cui si ispira il nostro ordinamento".

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