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Yes, they can!

"Il suo motto preferito?

'Ce la possiamo fare'

Cosa le fa più paura?
'Non riuscire a proteggere le persone che mi vogliono bene'"
(Vito Bonsignore, europarlamentare PPE, risponde ad alcune domande ispirate al "Questionario" di Marcel Proust, www.vitobonsignore.eu, sezione 'L'uomo')

"È ancora il 14 luglio, ore 9.46, sempre tramite il telefono di Latorre. Consorte chiede a D’Alema di Vito Bonsignore, socio di Bnl ed europarlamentare Udc: vorrebbe stesse dalla sua parte, ma Bonsignore incorrerebbe in oneri fiscali a vendere.
D’Alema: «Ho parlato con Bonsignore, che dice cosa deve fare, uscire o restare un anno... Se vi serve, resta... Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico».
Consorte: «Chiaro, nessuno fa niente per niente»".
(corriere .it, 12 giugno 2007)

"D' Alema: Parlo con l' uomo del momento.
Consorte: Eh, l' uomo del momento ! Lo sfigato del momento...(ride).
D: A che punto siete?
C: E' tutto chiuso.
D: E' venuto a trovarmi Vito Bonsignore...che dà...un consiglio.
C: Sì. Se rimanere dentro o vendere tutto.
D: No, voleva dirmi...voleva sapere se io gli chiedevo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare, oppure no...(ridacchia).
C: (ride).
D: Che voleva alcune altre cose, diciamo.
C: Ecco, immaginavo. Non era disinteressato.
D: A latere su un tavolo politico. Ti volevo informare che io ho...regolato da parte mia. Lui mi ha detto che lui resta, ha detto che resta... E' disposto a concordare con voi un anno, due anni, il tempo che vi serve».
C: In effetti ho detto: "Guardi, decida come ritiene meglio, se lei vuole uscire noi onoreremo gli impegni come facciamo con gli altri, se lei rimane ci fa piacere».
D: Eh, Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta.
C: Sì, sì, sì, sì. E basta.
D: Poi... noi non ci siamo parlati, eh?
C: No, assolutamente. Lunedì... lunedì lanciamo l' Opa. Abbiamo finito.
D: Io poi ti devo dire una cosa... ah... se tu trovi un secondo... direttamente.
C: Oggi è impossibile, sto in giro per il mondo. Tu domenica sei Roma? O mi devi parlare prima?
D: Beh, volevo dirti... delle prudenze che devi avere. Forse...
C: Uhm.
D: Forse ti è arrivata la voce, diciamo.
C: Uhm.
D: Devi farti un elenco...(ride) delle prudenze che devi avere.
C: Che devo...che devo avere. Uhm.
D: Sì. Delle comunicazioni".
(Telefonata tra Consorte e D' Alema del 14 luglio, ore 9.46: sullo stato dell'Opa su Bnl, su taluni problemi di «comunicazione», e sull' interesse del contropattista Bnl Vito Bonsignore, corriere.it, 21 luglio 2007)

Unipol: Europarlamento respinge revoca immunità D'Alema
Il Parlamento europeo ha deciso di non revocare l'immunità parlamentare al deputato del Pd Massimo D'Alema, non autorizzando l'uso delle intercettazioni telefoniche nell'ambito del processo Unipol, così come aveva richiesto invece la procura di Milano
L'aula di Strasburgo ha approvato con 543 sì, 43 no e 90 astenuti la relazione del popolare tedesco Klaus Heiner Lehne, confermando la decisione della commissione giuridica dell'Europarlamento.
Nella relazione si afferma che il procedimento giudiziario nei confronti dei "terzi intercettati" è comunque "già in fase avanzata", e quindi la richiesta della procura di Milano è "senza oggetto".
Nel luglio 2007 il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo aveva chiesto alla Camera l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni indirette che riguardavano telefonate tra D'Alema e l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte nell'ambito del procedimento sulla tentata scalata alla Bnl del 2005.
Dopo che la Camera si era dichiarata non competente, perché al momento delle intercettazioni D'Alema era europarlamentare, la procura di Milano aveva chiesto l'autorizzazione all'Europarlamento.
La Camera aveva però concesso l'autorizzazione per l'uso di quelle intercettazioni che riguardavano l'allora segretario dei Ds Piero Fassino e il deputato di Fi Salvatore Cicu.
Sia D'Alema che Fassino avevano presentato un memoriale alla Giunta per le autorizzazioni in cui definivano "abnorme" l'atto con cui la Forleo aveva presentato la sua richiesta alla Camera, perché conteneva affermazioni sulla presunta complicità dei due leader diessini con gli indagati nella fallita scalata.
Il 3 giugno scorso, la procura milanese ha chiesto il rinvio a giudizio per 45 indagati, tra persone fisiche e società, nell'ambito dell'inchiesta con le ipotesi di reato, a vario titolo, di aggiotaggio, insider trading e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza.
Fra di essi figurano -- oltre a Consorte e all'ex vice presidente Unipol Ivano Sacchetti -- l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, l'ex capo della vigilanza di Bankitalia Francesco Frasca, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, gli immobiliaristi Danilo Coppola e Stefano Ricucci, l'ex AD dell'allora Banca Popolare Italiana Gianpiero Fiorani, Giovanni Berneschi, presidente di Carige spa, l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, l'europarlamentare Vito Bonsignore, Gianni Zonin e Divo Ronchi, all'epoca dei fatti manager di Banca Popolare Vicenza.
Fra gli indagati, ci sono anche 14 società in base alla legge 231 che impone alle aziende di predisporre modelli organizzativi atti a prevenire reati. Tra queste Unipol, Banca Popolare Vicenza, Banca Carige, Banca Popolare Emilia Romagna, Hopa, Nomura, Deutsche Bank, Credit Suisse international.
(Reuters, Bruxelles, 18 novembre 2008)

"Parlamento Europeo
Processo Verbale
Risultato delle votazioni per appello nominale - Allegato
(+ significa voto favorevole)
da pagina 24:

11. Rapport Lehne A6-0422/2008 - résolution 18/11/2008 12:16:40
543 +
(...)
PPE-DE: Albertini, Andrikien÷, Angelakas, Ashworth, Atkins, Audy, Barsi-Pataky, Bartolozzi, Bauer, Beazley, Becsey, Belet,
Berend, Bodu, Böge, Bonsignore (...)"
(www.europarl.europa.eu, 18 novembre 2008)



La Stampa
18 marzo 2008
Don Vito, affari e politica
dal divo Giulio a D’Alema
Carriera spericolata sotto la Mole
Jacopo Iacoboni



La Stampa
18 marzo 2008
Conti a Vaduz, spunta Bonsignore
Nella banche del Liechtenstein
l'europarlamentare aveva 5,5 milioni
di euro. Nell’inchiesta anche Carlo
Sama. Più due industrie farmaceutiche
Guido Ruotolo




http://www.nicolalatorre.it/
Decidiamo democraticamente sul pizzino del sen. Latorre
Qui trovate le opzioni

- Dimettersi e limitarsi a fare il mozzo sulla barca di D'Alema.
- Impiccarsi (la corda gliela forniamo noi).
- Fare come se niente fosse (D'Alema mode).
- Passare nelle fila del PDL (Capezzone mode).


Puoi usare 1 opzione, però un certo Franz ha giustamente proposto:
"Non si può votare "Dimettersi, fare il mozzo sulla barca di D'Alema e passare nelle fila del PDL"?
Alla luce dell'accaduto, mi pare che le tre cose non siano incompatibili".
Il suggerimento é stato accolto ed é stata aggiunta la quinta opzione:

- Dimettersi, fare il mozzo ed arruolarsi con D'Alema nel PDL

Buon voto! QUI


Comunque, sappiate che l'interessato si é già autoassolto:
"Il pizzino è la ragione per cui chiedo scusa. Ma cattiva politica, questo no, è eccessivo. Ho sbagliato, ma che devo fare: impiccarmi? Non credo sia un errore così drammatico"

vedi:
La Repubblica
24 novembre 2008
Il senatore del Pd Latorre dopo il messaggio scritto all'onorevole Bocchino di An
per attaccare un suo alleato dell'Italia dei valori in diretta a Omnibus
"Chiedo scusa per il pizzino
ma no al reato di lesa maestà"
"Ho sbagliato, ma che devo fare: impiccarmi? Non credo sia un errore così drammatico"
di Goffredo De Marchis


Roma - Senatore Latorre, dopo il messaggio scritto all'onorevole Bocchino per attaccare un suo alleato in diretta a Omnibus, dal forum del suo sito si leva una richiesta chiara: lei se ne deve andare a casa. Seguirà il suggerimento?
"Innanzitutto, sento il dovere di chiedere scusa agli elettori e ai militanti del Pd. Ho commesso una grave leggerezza, ho contribuito ad accreditare un'idea della lotta politica che non corrisponde al mio modo di essere. Non volevo mettere in difficoltà il mio partito, semmai il contrario. Ma ho sbagliato il modo. Dunque, mi scuso e l'ho fatto anche sul sito***. Detto questo, considero un segnale allarmante far derivare da quella vicenda una sequela di iniziative inquisitorie. Chiedere formalmente le mie dimissioni da tutto, sentirmi dire dal gruppo dirigente che ho infangato miseramente la politica, ascoltare Di Pietro invocare misure poliziesche nei miei confronti senza che nessuno del Pd alzi un dito, beh tutto questo mi fa credere che l'episodio in sé c'entri poco. C'entra invece l'idea di un partito in cui il problema è reintrodurre il reato di lesa maestà".
Il pizzino però resta. Non fa di lei un modello negativo, il simbolo della cattiva politica?
"Il pizzino è la ragione per cui chiedo scusa. Ma cattiva politica, questo no, è eccessivo. Ho sbagliato, ma che devo fare: impiccarmi? Non credo sia un errore così drammatico".
Quell'episodio ha alimentato il sospetto che dietro l'elezione di Villari ci fossero i dalemiani e D'Alema.
"Accusa stupefacente. Perché coinvolgere D'Alema che è all'estero da parecchi giorni? Da lui ho ricevuto una sola telefonata in cui mi rimproverava duramente per la leggerezza. Questa del complotto dalemiano è una storia vergognosa, un'inaccettabile provocazione priva di qualsiasi fondamento. Funzionale solo a coprire la responsabilità di una condotta politica fallimentare e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti".
Scalfari ha scritto che la corrente di D'Alema indebolisce il Pd.
"Sono consapevole dell'autorità morale e intellettuale di Scalfari. Ma con tutto il rispetto stavolta ha scritto il falso".
E Red cos'è? Un'associazione culturale o una struttura parallela radicata nel territorio?
"Red sta rendendo un grande servizio al Pd. E' un'associazione in cui si mobilitano anche personalità esterne al partito e dove si può esercitare il diritto di critica senza rischiare di essere espulsi".
Ci vuole un congresso straordinario prima delle Europee per sciogliere i nodi?
"Un gruppo dirigente che alimenta certe tensioni crea un clima odioso, bisogna fermare questa deriva. Va definito perciò un luogo, diciamo una modalità attraverso la quale confrontarsi in modo serio, rigoroso. Ora, tocca a Veltroni trovarla perché è necessario mettere subito ordine in questa situazione, fomentata soprattutto da chi parla di due partiti democratici".
L'obiettivo finale è indebolire Veltroni?
"I leader si cambiano ai congressi, con le forme previste dallo statuto. Al momento c'è bisogno di un chiarimento politico per capire se esistono nel Pd le condizioni minime di vivibilità democratica".
Questo luogo va trovato prima delle elezioni europee?
"Sì. Il 15 dicembre abbiamo una direzione, lì dobbiamo individuare una sede per discutere e prendere alcune decisioni".
Sulla collocazione internazionale del Pd, per esempio. Rutelli dice: mai nel Pse.
"La perentorietà è un approccio sbagliato. Così com'è sbagliato arrivare alle Europee senza aver deciso prima in quale gruppo parlamentare andare. Discutiamone, ma parlando con i socialisti europei".
Il rapporto con Di Pietro è davvero un problema?
"E' uno dei capitoli della discussione sul quale spero si possa avere un'idea diversa. Il rapporto con Di Pietro ha condizionato in maniera negativa l'azione del Pd. E ogni subalternità di una forza politica ad altri soggetti crea danni. Ma il chiarimento deve esserci anche su riforme istituzionali, legge elettorale e referendum, federalismo. E, perché no?, su come si dirige un partito. Il compito di un gruppo di vertice è quello di raccogliere tanti capicorrente o di favorire un processo unitario che diventa confronto di idee? Non è un tema secondario, anzi. Tutto si tiene. Da come immagini il ruolo dei partiti ne deriva la tua idea di lotta politica".
La prossima volta meglio non giocare di sponda con l'avversario o bruciare i pizzini?
"Era un classico dei partiti staliniani liquidare i critici accusandoli di intelligenza con il nemico. Non ho mai giocato di sponda con gli avversari. Faccio politica in modo trasparente pensando però che dall'altra parte non ci siano dirigenti politici paragonabili a Hitler. La prossima volta comunque non farò lo stesso errore e i commenti imparerò a esprimerli ad alta voce".


*** Nicola
Iscritto il: 29/02/2008, 14:33
episodio striscia la notizia. Scusa a tutti voi
Cari amici e care amiche,

credo molto nella rete come luogo di scambio, discussione e contatto tra politica e cittadini, per cui mi fa molto piacere che il dibattito sul forum del mio sito web abbia avuto una partecipazione così nutrita in questi ultimi giorni. Seppure mi rammarica che sia stata questa l'occasione, sono convinto che le critiche, se costruttive, siano sempre foriere di crescita e miglioramento per tutti.
Riconosco sicuramente una sventatezza nel mio gesto, e per questo sento di dover chiedere scusa a tutti voi. Con altrettanta sincerità, tuttavia, mi sento di riaffermare che in più occasioni nelle interviste agli organi di informazione così come nei dibattiti pubblici in giro per l'Italia, ho esternato il contenuto dello sciagurato bigliettino.
Confermo che nello studio televisivo, di fronte a me, mi trovavo di fronte a due avversari politici, e non uno solo. Sin dal principio non ho condiviso l'alleanza con l'Italia dei Valori e dunque respingo fermamente la teoria della politica dell'inciucio. Del resto l'On. Bocchino non ha certamente bisogno dei miei suggerimenti.
Infine, appare sempre più chiaramente l'idea che i media abbiano strombazzato oltre ogni limite l'accaduto, solo per colpire la mia persona e provocare un danno al Partito Democratico.
Confido nel ritrovare in voi stima e fiducia, per un rinnovato impegno a migliorare il nostro Paese.
Nicola Latorre

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