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Alcuni giornalisti italiani trovano strano che l'Associazione Nazionale Magistrati si appelli al relatore speciale per i diritti umani dell’Onu, Leandro Despouy.

Leandro Despouy, relatore speciale per i diritti umani dell’Onu, trova strano che il Sismi abbia svolto "attività di intelligence" per "costituire un archivio di informazioni" su un certo numero di magistrati "inclusi in una lista".
Anzi, più che strano, lo considera "una grave violazione del diritto alla privacy dei citati magistrati" ed esprime "la sua profonda preoccupazione nel notare che tale attività, che non risulta nella sfera di competenza del Sismi, sia stata condotta in Italia per cinque anni" perché essa "corrisponde a una gravissima violazione del principio cardine di indipendenza della magistratura, che é una pietra miliare della Costituzione italiana, del sistema democratico e delle convenzioni sui diritti umani ratificate dall'Italia"

vedi:

UN Human Rights Council
Report of the Special Rapporteur on the independence of judges and lawyers, Leandro Despouy. Addendum: Situations in Specific Countries or Territories
Italy, page 107


e, per il passato:

Il rapporto dell'Onu sull'Italia
Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite
Rapporto del relatore speciale Onu
sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati
Dato's Param Cumaraswamy

(missione svoltasi in Italia tra l'11 e il 14 marzo del 2002)



Pierluigi Battista, "Magistrati e appelli all'Onu. La retorica del gesto estremo", Corriere della Sera, 21 novembre 2008:
"Bisognerà capire perché ... i vertici dell'Associazione nazionale magistrati abbiano sfidato il buon senso in misura tanto considerevole da ispirare loro addirittura un appello al relatore speciale per i diritti umani dell’Onu, Leandro Despouy, invocandone la tutela dai «duri attacchi contro la magistratura del premier e di altri esponenti politici ».
Difficile non cogliere l’effetto di dismisura, di macroscopica sproporzione (e perfino di involontaria ironia, come ha sottolineato Mattia Feltri sulla Stampa prefigurando la bizzarra combinazione di «toghe rosse» e «caschi blu») che promana da questo singolare coinvolgimento delle Nazioni Unite nelle vicende politico-giudiziarie italiane...
Una riluttanza a rientrare nei ranghi che ha dettato nel suo gesto estremo un appello sconclusionato alle Nazioni Unite... il rimpianto di una gloria passata che oggi si sente ridimensionata, se non addirittura declassata. E che non verrà restituita da nessuna commissione delle Nazioni Unite".

Mattia Feltri, "Toghe rosse e caschi blu", La Stampa, 20 novembre 2008:
"Se stamattina, transitando a Roma per via del Plebiscito, o nelle immagini di un tg straordinario, vedete Palazzo Grazioli circondato, sappiate che gli assedianti sono Caschi Blu. Il loro obiettivo è il Grande Dittatore, l’Ultimo Genocida, il Macellaio della Brianza: Silvio Berlusconi. Più avanti ricomparirà ammanettato alla sbarra dell’Aja, forse, finalmente, con la barba lunga e grigia e qualche certezza incrinata sulla sua longevità. E se alla lettura di queste poche righe gli occhi vi si sono sbarrati e la bocca spalancata, considerate che si tratta della medesima reazione, ieri sera, di qualche esponente della maggioranza di governo alla lettura dei dispacci di agenzia: l’Associazione nazionale dei magistrati, il sindacato del potere giudicante, per mano del presidente Luca Palamara e del segretario Giuseppe Cascini, ha chiesto l’intervento dell’Onu per avere protezione dai soprusi del presidente del Consiglio. Non trattandosi di cinematografia, ci sarà preclusa la scena immortale di Palamara e Cascini che stendono la missiva di raccomandazione al rappresentante delle Nazioni Unite, il relatore speciale per i diritti umani, Leandro Despuov, come fosse il Savonarola..."

Gabriele Barberis, "E le toghe chiedono aiuto all'Onu", Il Giornale, 20 novembre 2008:
"Sembra quasi la parodia di un appello drammatico, un collaudato genere umoristico basato sulla sproporzione tra l’offesa ricevuta e il tenore della denuncia effettuata. Il parroco che scrive al Papa perché non gli tornano i conti delle elemosine, il sindaco di un paesello che si rivolge alla Corte di giustizia dell’Aia per un paio di insulti volati in consiglio comunale. E invece le agenzie di stampa erano normalmente serie nell’annunciare una lettera inviata all’Onu dall’Associazione nazionale magistrati per chiedere tutela dei vari attacchi subiti dai giudici, «a cominciare dal presidente del Consiglio». Serio, anzi drammatico, il contenuto della missiva. Serio, anzi serioso, il primo firmatario Luca Palamara sostenuto dal segretario Giuseppe Cascini. La segnalazione del «caso Italia» al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite svolazza oltre Oceano come un appello da fortino assediato, quasi come l’ultimo appello di Radio Praga spento nel ’68 dall’invasione dei carri sovietici..."

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