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"Gli eroi del nostro tempo non vanno lasciati soli"
e
Claudio Sabelli Fioretti annuncia la fondazione del primo Villari Fan Club (VFC):
 
Il Villari Fan Club ha gia' i primi membri
Andare su facebook per credere
http://www.facebook.com/group.php?gid=45515459251#/group.php?gid=45515459251
Stiamo anche studiando il decalogo
Primo: Villari è attaccato alle istituzioni. E non si stacca
E c'è anche un premio annuale. La Coppa Vinavil. (csf)


Corriere della Sera
20 novembre 2008
Rai, nel Pd Latorre sotto accusa
i dalemiani: campagna stalinista

Alessandro Trocino
... «È stato Veltroni a chiamare in mattinata Anna Finocchiaro per chiedere le dimissioni di Latorre». A confermare l’irritazione dei veltroniani, ecco Stefano Ceccanti: «Sono incredulo. Mi attendo che Latorre smentisca. Così è un suggeritore della maggioranza». Il «pizzino » avvalora i sospetti di connivenza con il nemico, già diffusi per il caso Villari. Si ingigantisce l’ombra del complotto dalemiano contro Veltroni, reo di aver difeso troppo a lungo Leoluca Orlando e dunque colpevole di subalternità all’Idv. Gianni Cuperlo non ci sta: «Leggo di Fioroni e Bettini che parlano di attentato sventato contro il segretario. Ma che attentato? A opera di chi? È troppo chiedere di militare in un partito dove l’obiettivo non sia fare pulizia di ciò che non garba? ». Ora a non garbare è Latorre. Il suo posto da vicecapogruppo al Senato traballa. Per questo scatta la contraerea dalemiana. Francesco Boccia (tesserato Red) è irridente: «Stiamo tornando dal mito di Obama a quello di Stalin?». Roberto Gualtieri è implacabile: «Campagna di delegittimazione dal sapore stalinista». Giorgio Tonini, vicino a Veltroni, non porge l’altra guancia: «Ma quale stalinismo, questo partito a volte mi sembra una casa di appuntamenti. Una disciplina democratica è necessaria. Mi ha sorpreso che Latorre non abbia smentito nulla: è una pessima figura della politica » ...


Visita il forum.nicolalatorre.it:
La posta del senatore
Forum dedicato alle comunicazioni col Senatore Nicola Latorre, in cui gli utenti possono postare le proprie richieste, osservazioni, considerazioni di carattere politico.


corriere.it
20 novembre 2008
Il caso vigilanza Rai
Blob Villari, frase per frase:
dall'«ammuina» alla «sceneggiata»

Germano Antonucci


Milano - «Non assumerò decisioni in contrasto con quello che deciderà il mio partito». Così parlò Riccardo Villari, una settimana fa. Pochi minuti dopo il blitz della maggioranza in Vigilanza Rai, e l'elezione a sorpresa del senatore Pd alla presidenza, l'epatologo napoletano convertitosi alla politica aveva subito precisato che lui, di disobbedire a Veltroni, non ci pensava proprio. Solo un'ora dopo, era stato lo stesso leader del Pd a tranquillizzare tutti: «Mi ha telefonato ora il senatore Villari, per comunicarmi che andrà dai presidenti di Camera e Senato per dimettersi». Insomma: un'ora di celebrità, e poi l'oblio? Macché. Villari, in barba alle richieste del suo partito, ha deciso invece di tirare avanti per la sua strada. Prima ha chiesto di incontrare Fini e Schifani (ma il presidente del Senato era a San Pietroburgo, quindi bisognava attendere qualche giorno) e poi ha assicurato che si sarebbe dimesso quando Pd e Pdl avessero trovato un nome condiviso. Ebbene: quel nome è arrivato, è Sergio Zavoli. E Villari che fa? Si dimette? Neanche per sogno. Convoca la commissione di Vigilanza Rai e annuncia di non voler abbandonare il suo incarico. Il Pd, nel frattempo, decide di espellerlo dal partito. Un vero e proprio tira e molla che ha alimentato la cronaca politica degli ultimi giorni. Ecco, frase per frase, le puntate più significative della "telenovela" sulla Vigilanza Rai.

13 novembre

- Riccardo Villari è eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai con i voti della maggioranza. Il senatore del Pd assicura: «Prendo atto dell'esito della votazione, ma non assumerò decisioni in contrasto con quello che deciderà il mio partito».

- Walter Veltroni (Pd): «Mi ha telefonato ora il senatore Villari, per comunicarmi che andrà dai presidenti di Camera e Senato per dimettersi».

- Mario Landolfi (Pdl): «Dopo Obama, ecco Villari Clinton».

14 novembre

- Riccardo Villari: «Voglio svolgere un ruolo di garanzia e ricostruire un dialogo tra maggioranza e opposizione per giungere ad un nome su cui far convergere i propri voti. Solo allora formalizzerò le mie dimissioni».

- Massimo D'Alema (Pd): «Non ho dubbi che Villari si dimetterà».

- Francesco Cossiga (presidente emerito della Repubblica): «Villari? È un ex democristiano doc, che De Mita voleva sindaco di Napoli. E poi ha molti amici ex dc anche loro, passati a Forza Italia...».

- Clemente Mastella (Udeur): «Villari l'ho cresciuto io. È abile ma sfaticato».

15 novembre

- Riccardo Villari annuncia un incontro con il suo segretario, Walter Veltroni: «Non chiedetemi cosa andrò a dirgli perché in queste ore vorrei parlare il meno possibile per tutelarmi. La mia linea è sempre quella che ho già detto. È chiaro che sto lavorando a una soluzione più avanzata, una regressione non avrebbe senso...».

17 novembre

- Riccardo Villari: «Ho chiesto un incontro a Veltroni e gli dirò che, in presenza di una soluzione
condivisa, le mie decisioni saranno conseguenti».

- Francesco Storace (La Destra): «Se Villari si dimette lo denunciamo per aver omesso il proprio dovere: ha l'obbligo di convocare la Vigilanza Rai per varare, finalmente, il regolamento per le elezioni in Abruzzo».

- Riccardo Villari dopo l'incontro con Veltroni: « «C'è stata qualche divergenza e ci siamo parlati con grande franchezza. Il Pd? È casa mia, non me ne vado».

- Paolo Gentiloni (Pd): «Villari ha un solo modo per confermare che è ancora la persona seria che ho conosciuto in questi anni: dimettersi. Anche se ammantata di cortesi motivazioni istituzionali, l'ammuina è sempre ammuina».

- Maurizio Gasparri (Pdl): «L'atteggiamento del presidente Villari mi sembra saggio e costruttivo e molto più equilibrato di quanti lo hanno vanamente aggredito dopo la sua più che legittima elezione avvenuta, lo ricordiamo, con voti di uno schieramento trasversale».

18 novembre

- Intesa Pd-Pdl sul nome di Sergio Zavoli per la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Riccardo Villari: «Pressioni inaudite».

19 novembre

- Villari incontra Fini. «Dimissioni? Non turbiamo questo incontro istituzionale».

- Anna Finocchiaro (Pd): «Villari? Dovrebbe dimettersi domani».

- Barbara D'Urso (presentatrice tv): «Villari è stato il mio primo amore. Avevo 17 anni...».

20 novembre

- Giorgio Merlo (Pd): «Oggi ci aspettiamo le dimissioni del senatore Villari: è un atto dovuto».

- Villari in commissione di Vigilanza Rai: «Zavoli? Nessuno mi ha detto niente. Io non lascio, i partiti facciano un passo indietro. Serve un atto di coraggio».

- Giovanna Melandri (Pd): «Trovo davvero stupefacente che il senatore Villari non abbia tenuto conto di un'intesa che a livello nazionale è ben nota. Bastava leggere i giornali...».

- Paolo Gentiloni (Pd): «Siamo in piena sceneggiata».

- Walter Veltroni (Pd): «Il comportamento di Villari è pazzesco».



Il Sole 24 Ore
20 novembre 2008
Ma alla pena serve credibilità
Guido Neppi Modona



La Stampa
20 novembre 2008
Ministro, evitiamo quella prova
Carlo Federico Grosso


Sul disegno di legge Alfano in materia di sospensione condizionale della pena e di «messa in prova» il governo sembra in affanno. Il provvedimento avrebbe dovuto essere approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Esponenti della Lega e di An l’hanno bloccato. Il progetto intendeva introdurre nel nostro ordinamento giuridico due rilevanti novità: una significativa innovazione della disciplina della sospensione condizionale della pena (e di altri benefici), l’introduzione dell’istituto della «messa in prova». A quanto si è appreso, con la prima novità si sarebbe inteso subordinare l’applicazione della sospensione della pena a una prestazione onerosa da parte del condannato che, grazie alla concessione del beneficio, evitava il carcere.
Oggi è previsto che, nel pronunciare una sentenza di condanna a una pena detentiva per un tempo non superiore a due anni, il giudice possa ordinare che l’esecuzione penale rimanga sospesa per cinque anni; se in tale periodo il condannato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa specie, il reato è estinto. Nonostante che il codice penale disponga che il beneficio possa essere concesso soltanto quando il giudice «presuma che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati», e che possa essere subordinato a determinati adempimenti (ad esempio, al risarcimento del danno cagionato alla vittima del reato), nella prassi la sospensione condizionale è venuta, pian piano, ad assumere quasi la veste di un diritto (gratuito) che non si nega a nessuno che sia condannato, per la prima volta, a una pena non superiore a due anni. In questi termini, è diventato quasi uno scandalo.
Ebbene, il ministro, giustamente, avrebbe inteso incidere su questa prassi non accettabile. Eliminando la gratuità del beneficio, e prevedendo che esso potesse venire concesso soltanto previo l’impegno a lavorare gratis a favore della collettività, si sarebbe reso sicuramente più rigoroso il sistema penale. Un segnale di maggiore severità che avrebbe inevitabilmente giovato alla serietà complessiva del nostro ordinamento giuridico. Per altro verso il ministro Alfano, riesumando un vecchio progetto di Mastella, ha previsto che ogni delinquente potesse giovarsi di un istituto per ora ipotizzato soltanto nei confronti dei minori. Secondo la nuova disciplina prevista, chi, incensurato, è sottoposto a un processo penale con l’accusa d’aver commesso un reato punito con una pena non superiore, nel massimo, a quattro anni di reclusione, può chiedere d’«essere messo alla prova» con obbligo di prestazione di lavoro utile non retribuito per un periodo determinato. Nel caso di tale richiesta, il processo può essere sospeso e la «messa in prova» concessa. Se nel periodo stabilito il soggetto messo alla prova non commette altri reati, e non infrange gli adempimenti previsti, il reato si estingue.
Capisco la ratio di tale provvedimento. Come si ricava dalla lettura della relazione che lo accompagna, in una prospettiva di favore nei confronti delle sanzioni alternative alla detenzione s’intende accentuare il principio secondo cui l’accesso al circuito carcerario deve costituire l’extrema ratio di esecuzione penale. Nello stesso tempo, poiché, nonostante l’indulto di due anni fa, esiste nuovamente, com’era prevedibile, un problema di sovraffollamento carcerario, si può sperare che, attraverso quest’ampliamento della sanzione alternativa, meno soggetti varchino le porte degli istituti di reclusione.
Come si concilia, tuttavia, questa prospettiva di favore nei confronti delle sanzioni alternative, con il rigore penale ripetutamente dichiarato, e talvolta praticato, dall’attuale compagine governativa? Com’è possibile che una maggioranza politica che ha fatto della sicurezza dei cittadini e della repressione inflessibile dei delinquenti una bandiera, improvvisamente si acconci a rinunciare al carcere nei confronti di centinaia di autori di reati, ancorché incensurati? Per altro verso, il ministro è davvero sicuro che il nuovo istituto della «messa in prova» contribuirebbe in modo decisivo a evitare il collasso «per affollamento» delle nostre carceri?
Nei commenti a caldo apparsi ieri sulla stampa è stata, soprattutto, criticata la grandissima estensione della messa in prova. Data l’elevazione della pena massima considerata rispetto a quella ipotizzata dal precedente progetto Mastella (addirittura quattro anni rispetto agli originari due), il nuovo istituto consentirebbe di evitare la condanna alla reclusione, e di estinguere agevolmente il reato, a quanti commettono una massa enorme di illeciti penali: furto semplice, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, falso in bilancio, truffa, frode informatica, appropriazione indebita, corruzione di minorenni, frode in commercio, reati urbanistici, reati ambientali, reati fiscali. L’elenco potrebbe continuare a lungo. Si capisce, a questo punto, perché Lega ed An hanno bloccato il disegno di legge. Ho tuttavia l’impressione che chiunque abbia a cuore il ripristino d’un minimo di certezza nella pena e di effettivo rigore sanzionatorio non potrebbe apprezzare. Prima di tentare improvvide, settoriali, fughe in avanti, si pensi a un’articolata, organica, razionale, rivisitazione complessiva del sistema dei reati e delle pene.

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